Amante single

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
E' una costante di tanta gente che racconta la propria storia negli ultimi mesi.
Nemmeno io riesco a vedere lei, o la moglie o i figli, a seconda dei casi.
Hai ragione....è come se non si intravedesse la connessione, come se non ci fossero spazi bianchi fra le parole.
Mi capita ultimamente anche dal vivo.

Mi affatica moltissimo.
 

Klavier

Utente di lunga data
Ma perchè sai riconoscere cosa è dedicato a te e cosa

.
Il riconoscimento di cosa è dedicato a me e alla famiglia e al valore che attribuiamo a questo non è di per sé rispetto? Scusa se insisto su questo punto perché per me è importante
 
Ultima modifica:

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Perdonatemi ma io davvero non riesco a dare tutta questa importanza alla casa.
E non credo di non saper gestire i miei spazi razionali o non sapere dove sono i "confini" solo perchè l'ho portata a casa.
La mancanza di rispetto che ho verso mia moglie avviene nel momento che la tradisco.
Veramente vi invidio se riuscite ad essere sempre ben razionali e decisi quando si parla di sentimenti.
Se ti fai sgamare poi la vedi meglio l'importanza della casa. Da fuori
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il riconoscimento di cosa è dedicato a me e alla famiglia e al valore che attribuiamo a questo non è di per sé rispetto? Scusa se insisto su questo punto perché per me è importante
Se mi hai letto, scrivo spesso di Cura.

C'è una differenza sottile fra Cura e rispetto, ma è sostanziale.

Il rispetto riguarda il riconoscimento del valore di qualcuno o di qualcosa.
È un atteggiamento che pone un limite: non faccio ciò che nega, umilia o strumentalizza ciò che riconosco come avente valore.
Il rispetto può anche essere "passivo": posso rispettare una persona semplicemente non invadendo il suo spazio.

La Cura, invece, riguarda il farsi carico di quel valore.
Non basta riconoscerlo: agisco affinché possa conservarsi, crescere o non essere danneggiato.
La Cura è sempre attiva.

Il rispetto è prevalentemente una categoria morale.
Ha a che fare con ciò che si ritiene dovuto a qualcuno in quanto persona, o a qualcosa in quanto portatore di un certo valore.
Nella filosofia morale (da Kant in poi, ma non solo), rispettare significa riconoscere un limite: non trattare l'altro come un semplice mezzo, riconoscerne la dignità, i diritti o il valore.

La cura, invece, appartiene a un registro diverso.
È una categoria relazionale ed esistenziale.
Non si limita a dire cosa è giusto o sbagliato fare; riguarda il modo in cui ci si prende carico di qualcosa che si ritiene importante.
La Cura implica attenzione, responsabilità, investimento e mantenimento nel tempo.

Si potrebbe dire che il rispetto risponde alla domanda: "Che cosa devo all'altro?" e la Cura risponde alla domanda: "Di che cosa mi faccio carico?"
Il rispetto è normativo: stabilisce un confine da non oltrepassare.
La Cura è generativa: costruisce, custodisce e alimenta una relazione.

Non è che portare l'amante nella casa coniugale sia problematico perché è irrispettoso.

È problematico perché rivela un'incapacità di riconoscere e custodire l'ordine dei propri investimenti relazionali.
La Cura presuppone il riconoscimento del valore, ma aggiunge qualcosa: l'assunzione di responsabilità verso quel valore.

La Cura non descrive ciò che è giusto fare, ma il modo in cui una relazione esiste e si mantiene.
Una relazione di cui non ci si prende cura perde forma, indipendentemente dal fatto che si dichiari di rispettarla.

In sintesi ecco perchè non sto parlando di rispetto.
Sono una traditrice storica e al tavolo del torto e della ragione delle convenzioni sociali, mi sono seduta dalla parte del torto ben prima di iniziare a tradire.

Ma parlo di Cura invece, che è qualcosa di concreto, misurabile.
Indirizza e delinea le scelte e le loro evoluzioni.

Il rispetto, onestamente, a me non è mai servito a niente, nè come parola nè come significato nè come indirizzo nè come orizzonte.

A maggior ragione se parlo di relazioni: io non ci metterei mai piede in una relazione che sta su sul giusto e sullo sbagliato, sul "cosa devo all'altro" (che implica necessariamente cosa mi deve l'altro), non ci metterei mai piede in una relazione che non sa riconoscere con chiarezza investimenti e custodia di quegli investimenti e che basa entrambi su una norma stabilita nel grande libro della vita.

Poi so che la parola rispetto è diventato un contenitore sociale di un sacco di cose.
A me ha sempre dato l'idea di una parola - casa in cui quello che è a vista appare tutto in ordine e ben pulito, poi apri le ante degli armadietti e trovi polvere, disordine, accumulo. Non a caso rispetto e ipocrisia vanno a braccetto nelle convenzioni sociali.
 

Nicky

Utente di lunga data
Perdonatemi ma io davvero non riesco a dare tutta questa importanza alla casa.
E non credo di non saper gestire i miei spazi razionali o non sapere dove sono i "confini" solo perchè l'ho portata a casa.
La mancanza di rispetto che ho verso mia moglie avviene nel momento che la tradisco.
Veramente vi invidio se riuscite ad essere sempre ben razionali e decisi quando si parla di sentimenti.
Anche a me non importa nulla della casa. In quella in cui vivo mi sento un ospite.
Ma è uno spazio condiviso con mio marito e non mi è mai sembrato "sano" confondere e mischiare gli spazi.
È appunto perchè già tutto tende al caos e all'irrazionale che bisogna mettere in atto delle strategie per mantenere un ordine.
Prima ti aiutavano i mariti delle tue amanti, mi sa, che rappresentavano un argine.
Qui sei debordato e un motivo è che non ti sei dato limiti.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Mio padre ha sempre frequentato donne di almeno dieci anni più giovani, anche 20.
Come la sua ultima.
Non vedo il problema.
E' un problema se vuoi vedere il problema. E qui con una storiella di sesso tra adulti direi che non c'è alcun problema.
Magari lui 60 e loro 40 ?
Che non è come 45 e 25.
 

Klavier

Utente di lunga data
Se mi hai letto, scrivo spesso di Cura.

C'è una differenza sottile fra Cura e rispetto, ma è sostanziale.

Il rispetto riguarda il riconoscimento del valore di qualcuno o di qualcosa.
È un atteggiamento che pone un limite: non faccio ciò che nega, umilia o strumentalizza ciò che riconosco come avente valore.
Il rispetto può anche essere "passivo": posso rispettare una persona semplicemente non invadendo il suo spazio.

La Cura, invece, riguarda il farsi carico di quel valore.
Non basta riconoscerlo: agisco affinché possa conservarsi, crescere o non essere danneggiato.
La Cura è sempre attiva.

Il rispetto è prevalentemente una categoria morale.
Ha a che fare con ciò che si ritiene dovuto a qualcuno in quanto persona, o a qualcosa in quanto portatore di un certo valore.
Nella filosofia morale (da Kant in poi, ma non solo), rispettare significa riconoscere un limite: non trattare l'altro come un semplice mezzo, riconoscerne la dignità, i diritti o il valore.

La cura, invece, appartiene a un registro diverso.
È una categoria relazionale ed esistenziale.
Non si limita a dire cosa è giusto o sbagliato fare; riguarda il modo in cui ci si prende carico di qualcosa che si ritiene importante.
La Cura implica attenzione, responsabilità, investimento e mantenimento nel tempo.

Si potrebbe dire che il rispetto risponde alla domanda: "Che cosa devo all'altro?" e la Cura risponde alla domanda: "Di che cosa mi faccio carico?"
Il rispetto è normativo: stabilisce un confine da non oltrepassare.
La Cura è generativa: costruisce, custodisce e alimenta una relazione.

Non è che portare l'amante nella casa coniugale sia problematico perché è irrispettoso.

È problematico perché rivela un'incapacità di riconoscere e custodire l'ordine dei propri investimenti relazionali.
La Cura presuppone il riconoscimento del valore, ma aggiunge qualcosa: l'assunzione di responsabilità verso quel valore.

La Cura non descrive ciò che è giusto fare, ma il modo in cui una relazione esiste e si mantiene.
Una relazione di cui non ci si prende cura perde forma, indipendentemente dal fatto che si dichiari di rispettarla.

In sintesi ecco perchè non sto parlando di rispetto.
Sono una traditrice storica e al tavolo del torto e della ragione delle convenzioni sociali, mi sono seduta dalla parte del torto ben prima di iniziare a tradire.

La Cura invece è qualcosa di concreto, misurabile.
Indirizza e delinea le scelte e le loro evoluzioni.

Il rispetto, onestamente, a me non è mai servito a niente, nè come parola nè come significato.

A maggior ragione se parlo di relazioni: io non ci metterei mai piede in una relazione che sta su sul giusto e sullo sbagliato, sul "cosa devo all'altro" (che implica necessariamente cosa mi deve l'altro), non ci metterei mai piede in una relazione che non sa riconoscere con chiarezza investimenti e custodia di quegli investimenti e che basa entrambi su una norma stabilita nel grande libro della vita.

Poi so che la parola rispetto è diventato un contenitore sociale di un sacco di cose.
A me ha sempre dato l'idea di una parola - casa in cui quello che è a vista appare tutto in ordine e ben pulito, poi apri le ante degli armadietti e trovi polvere, disordine, accumulo. Non a caso rispetto e ipocrisia vanno a braccetto nelle convenzioni sociali.
Intanto grazie per L’esaustiva risposta e il riferimento a Kant che non ho mai digerito benissimo 😁
So bene che il rispetto può essere passivo ma può essere attivo. È un sentimento di stima o di dovere. Nel caso di cui parliamo dovrebbero starci sia stima che dovere quindi sia attivo che passivo. Forse ho una visione limitata e quindi per me l’idea di cura è implicita nel rispetto se è sentito nelle due forme sopradette. Tu invece hai nettamente distinto questi due aspetti come separati. Farò comunque una riflessione su quanto hai scritto.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
La mia ex è del 83 e io sono del 72.. Mai pesato il delta degli anni.. Tanto più che il perdaballe è del 70 per cui...
Più che l'età anagrafica, conta la fase della vita. Venti anni di differenza tra una 25enne e un 45enne spesso si percepiscono, perché a 25 anni si è ancora in un percorso di maturazione personale. Tra una donna di 40 anni e un uomo di 60, invece, quella distanza può quasi annullarsi: entrambi hanno già un'identità e un'esperienza di vita consolidate, e non è affatto raro che una quarantenne sia più matura di un sessantenne. Insomma, dopo una certa età i numeri contano molto meno della maturità delle persone.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Più che l'età anagrafica, conta la fase della vita. Venti anni di differenza tra una 25enne e un 45enne spesso si percepiscono, perché a 25 anni si è ancora in un percorso di maturazione personale. Tra una donna di 40 anni e un uomo di 60, invece, quella distanza può quasi annullarsi: entrambi hanno già un'identità e un'esperienza di vita consolidate, e non è affatto raro che una quarantenne sia più matura di un sessantenne. Insomma, dopo una certa età i numeri contano molto meno della maturità delle persone.
E poi si arriva lui 80 e lei 60.
E li di sentono eccome i 20 di differenza
 
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