e certo...e poi ci chiediamo perché molti ragazzetti non sanno gestire relazioni con le proprie coetanee, forse perché hanno padri che fanno loro gli applausi quando si dimostrano scopatori di serie "A", uomini alfa senza sentimenti? l'uomo è uomo quando scopa bene, giusto? non deve fare altro...l'applauso scatta quando si chiava tutto quello che ci passa davanti...spero veramente che stiate scherzando, sul serio.
Risposta seria, da maiale, da uomo e da padre: crescere un maschio e crescere una femmina non é la stessa cosa.
Tutti i maschi problematici che conosco hanno quasi sempre alle spalle la stessa architettura: padre fragile, assente o ridicolo nelle cose importanti; madre iperpresente, ipercompensativa, convinta di poter fare anche il padre solo perché ci mette più energia.
Non funziona.
Una madre può fare benissimo la madre. Può fare anche cento madri, se ha forza. Ma non può fare il padre. Il processo di identificazione maschile non lo fai su tua madre, per quanto sia intelligente, presente, affettuosa o invadente. Lo fai su un uomo. Su come occupa spazio, su come protegge, su come decide, su come regge la pressione, su come dice no, su come paga il prezzo delle proprie scelte.
Invece abbiamo cresciuto generazioni di ragazzini mosci, ansiosi, educati prima di tutto a essere bravi figli, bravi cittadini, brave persone, a non disturbare, a non esagerare, a non fare cazzate. O, peggio, a farle di nascosto, col sotterfugio, con quella logica da “si fa ma non si deve dire” che storicamente apparteneva più alla gestione femminile dell’immagine pubblica.
Perché una differenza, nell’adolescenza, c’è sempre stata.
Quando una ragazza fa una cazzata, spesso il problema diventa come salvarsi la reputazione.
Quando un maschio fa una cazzata, il punto dovrebbe essere farla grossa abbastanza da capire chi è, da che parte cade, quanto regge, dove si rompe e dove invece si scopre vivo.
Poi, per me, da padre di figlia femmina il discorso cambia subito temperatura. Se mia figlia a diciassette anni finisse nelle mani di un quarantenne, io vivrei la cosa come un fallimento mio. Mio. Come padre. Come uomo che avrebbe dovuto proteggerla, darle strumenti, farle sentire prima il confine tra desiderio e predazione. Dentro di me sarebbe l’inferno.
E lo dico io, che se mia figlia a trentacinque anni mi raccontasse di aver fatto qualunque esperienza consapevole, scelta, adulta, non me ne fregherebbe un cazzo. Perché lì c’è un percorso, una testa, una struttura. Le cose nella vita si possono fare quasi tutte, ma non tutte allo stesso tempo e non tutte con la stessa pelle addosso.
Per un maschio adolescente il punto è diverso. La testa spesso non ce l’ha. E quando ce l’ha troppo, in certi passaggi, diventa pure un problema. La mia ex moglie diceva che noi maschi arriviamo all’età adulta per caso. Non aveva tutti i torti.
Io sono quello che sono anche perché sono sopravvissuto a una quantità industriale di scelte idiote. Anche sessuali, ovviamente. Mi sono buttato dentro cose che oggi, col senno di poi, erano cretinate luminose. Però ci sono passato, ho preso schiaffi, mi sono misurato, ho trovato risorse, ho imparato a non chiedere permesso alla vita ogni volta che dovevo fare un passo.
Tanti altri, invece, hanno passato l’esistenza a non far dispiacere la mamma.
E sono rimasti al palo.
Quindi no, non c’entra nulla l’applaudire il maschio alfa che “si chiava tutto”. Qui il discorso è più profondo e più scomodo: un maschio deve imparare anche a fare cose che a mamma farebbero piangere. Deve uscire dal gineceo. Deve capire che non tutto quello che lo rende adulto passerà dal consenso femminile domestico.
Non parlo di diventare tossici, padroncini, predatori o coglioni col petto gonfio.
Parlo di non crescere maschi addomesticati da padri assenti e madri con troppe palle.
Perché poi quei maschi, davanti a una donna vera, non sanno se desiderarla, temerla, compiacerla o chiederle scusa per il fatto stesso di esistere.
E infatti si vede.
Se hai tempo guardati questo.
Stefania Andreoli, psicoterapeuta e scrittrice, nel suo ultimo libro “Io, te, l’amore” esplora le relazioni di giovani e adulti. Le generazioni si intrecciano t - Sky TG24
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