Ho sicuramente un primo modesto consiglio per Moltimodi.
L'ho visto stamane in vetrina in una libreria vicino casa. Ristampato dalla Corbaccio
Io credo che chi ami la cultura del Sol levante dovrebbe leggerlo o cmq poosederlo. Anche perché in quegli anni l'aspetto bellico/marziale della tradizione nipponica era particolarmente celebrato.
E poi Maraini è stato un grande giornalista, seppur fascista convinto.
http://www.italialibri.net/opere/oregiapponesi.html
Grazie del consiglio, davvero intrigante! Ricambio, imperdibile!
"Addio ciliegi in fiore"
Il capolavoro di Yoshida Mitsuru, uno dei pochissimi superstiti della tragedia
Aprile 1945. Le forze americane sono sbarcate a
Okinawa, da dove sferrano micidiali attacchi contro un Impero giapponese ormai allo stremo delle forze. La guerra in Europa ormai sta finendo, e la conquista del Pacifico serve a delineare lo scacchiere del mondo postbellico.
La Marina imperiale nipponica tenta una sortita finale, ma viene intercettata dalle forze aeree statunitensi che affondano la
Corazzata Yamato, la più grande corazzata di tutti i tempi.
Addio ciliegi in fiore, uno dei grandi capolavori della letteratura orientale, narra le vicende che ruotano attorno a quella sortita. Scritto nell’autunno del 1945 da
Yoshida Mitsuru, uno dei pochissimi superstiti di quella tragedia, il romanzo ribalta completamente la visione occidentale della guerra nel Pacifico, rendendo onore a una mentalità e a un periodo storico che in Occidente si immagina fatto solo di insano furore bellico e soldati-kamikaze.
Yamato non è solo un mezzo bellico;
il termine indica il Giappone nel senso più spirituale del termine. Proprio per questo la nave viene nominata con grande rispetto e devozione – quasi personificandola – e la sua fine coincide con la fine di un Paese, di un determinato periodo storico, ma soprattutto di una mentalità.
Ai posteri rimane l’immagine di un Giappone perduto, che imbocca senza posa la strada di un modernismo sfrenato, perdendo in parte le sue tradizioni, che sembrano inghiottite dai flutti.
Ciò che colpisce nel romanzo è
l’assenza di qualsiasi riferimento ostile al nemico: prevalgono invece la compassione, l’altruismo tra commilitoni, il senso del dovere e la ricerca continua del decoro nella tragedia, anche nei momenti fatali. Il protagonista, un giovane guardiamarina di vent'anni, più volte si rapporta alla morte. Non ha mai conosciuto l’amore, e per questo la fine non gli pare intollerabile, al contrario del sentimento destinato a permeare la vita di chi è sopravvissuto alla Yamato.
È per questo che, pur essendo un capolavoro del romanzo storico di guerra, il libro coglie nell’esperienza estrema
i sentimenti più profondi dell’animo umano, parlando a tutti noi di vita e di morte. Una frase su tutte lo spiega:
“Vivere una vita retta e sincera: non c’è altro modo per avere un confronto diretto con la morte. Fa di te stesso un recipiente vuoto. Fa di questo momento il punto di svolta verso una vita di rettitudine e generosità”.