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Old Rocknroll

Utente di lunga data
...........

Sì , la trovo scorrevole anche se molto occidentalizzata .
Tra quelli che ho letto , ho lasciato a metà solo Honeymoon .
Voglio leggere Kitchen , me l'hanno consigliato .
Ti ricordi quale hai mollato ?


Mi intriga dalla descrizione che hai fatto
Credo che questo autore potrebbe interessarvi: io ho letto solo tokyo blues, discreto, ma l'altro titolo è tutto un programma (soprattutto per chi ama gli scarafaggi di albione
)

http://www.ibs.it/code/9788806183158/murakami-haruki/norwegian-wood-tokyo-blues.html
 

Old Rocknroll

Utente di lunga data
...........

Grazie del consiglio, davvero intrigante! Ricambio, imperdibile!

"Addio ciliegi in fiore"


Il capolavoro di Yoshida Mitsuru, uno dei pochissimi superstiti della tragedia


Aprile 1945. Le forze americane sono sbarcate a Okinawa, da dove sferrano micidiali attacchi contro un Impero giapponese ormai allo stremo delle forze. La guerra in Europa ormai sta finendo, e la conquista del Pacifico serve a delineare lo scacchiere del mondo postbellico.
La Marina imperiale nipponica tenta una sortita finale, ma viene intercettata dalle forze aeree statunitensi che affondano la Corazzata Yamato, la più grande corazzata di tutti i tempi.
Addio ciliegi in fiore, uno dei grandi capolavori della letteratura orientale, narra le vicende che ruotano attorno a quella sortita. Scritto nell’autunno del 1945 da Yoshida Mitsuru, uno dei pochissimi superstiti di quella tragedia, il romanzo ribalta completamente la visione occidentale della guerra nel Pacifico, rendendo onore a una mentalità e a un periodo storico che in Occidente si immagina fatto solo di insano furore bellico e soldati-kamikaze.
Yamato non è solo un mezzo bellico; il termine indica il Giappone nel senso più spirituale del termine. Proprio per questo la nave viene nominata con grande rispetto e devozione – quasi personificandola – e la sua fine coincide con la fine di un Paese, di un determinato periodo storico, ma soprattutto di una mentalità.
Ai posteri rimane l’immagine di un Giappone perduto, che imbocca senza posa la strada di un modernismo sfrenato, perdendo in parte le sue tradizioni, che sembrano inghiottite dai flutti.
Ciò che colpisce nel romanzo è l’assenza di qualsiasi riferimento ostile al nemico: prevalgono invece la compassione, l’altruismo tra commilitoni, il senso del dovere e la ricerca continua del decoro nella tragedia, anche nei momenti fatali. Il protagonista, un giovane guardiamarina di vent'anni, più volte si rapporta alla morte. Non ha mai conosciuto l’amore, e per questo la fine non gli pare intollerabile, al contrario del sentimento destinato a permeare la vita di chi è sopravvissuto alla Yamato.
È per questo che, pur essendo un capolavoro del romanzo storico di guerra, il libro coglie nell’esperienza estrema i sentimenti più profondi dell’animo umano, parlando a tutti noi di vita e di morte. Una frase su tutte lo spiega: “Vivere una vita retta e sincera: non c’è altro modo per avere un confronto diretto con la morte. Fa di te stesso un recipiente vuoto. Fa di questo momento il punto di svolta verso una vita di rettitudine e generosità”.
Su questo argomento è imperdibile "Hagakure, il codice del Samurai", nell'edizione ridotta e rivisitata da Mishima. Però non è un romanzo, ma una serie di norme a cui ci si deve attenere se si vuol vivere seguendo la via del bushido.

Romanzi storici sull'antico Giappone purtroppo non ne conosco, emma...

Grazie, provvedo senz'altro. Non ho letto nulla sui kamikaze ma ho letto Caccia Zero dell'asso della caccia saburo sakai e mi sono commosso

Poi avevo messo gli occhi, in tema di kamikaze, su questo, che ha avuto buone recensioni. Ma non ho dubbi e prenderò quello che mi hai consigliato: su alcune cose abbiamo gli stessi gusti


http://www.ibs.it/code/9788830419834/inoguchi-rikihei-nakajima-tadashi/vento-divino-la-vera.html

***
E veniamo al cuore della cosa: il Giappone che "piace a noi"


Io non ho letto l'opera che hai consigliato ad Emma, ma ho letto comunque un'altra delle delle opere - pietre angolari - del Samuraipensiero

I. Nitobe, Bushidô.
Opera essenziale per comprendere, di là da raffigurazioni convenzionali, quell’universo eroico che fu il Giappone dei Samurai.

Mi permetterei di consigliare anche


Junyû Kitayama, Lo Stile eroico. L'eroismo in Giappone, pp. 136. Traduzione a cura di Vittorio Penzo. Collezione Ryû, per i tipi di Sannô-kai, VIII, 2002.
Severa e sublime come quell’incrocio di destini che portò, con Junyû Kitayama, il Giappone in Prussia, quest’opera sfida i limiti delle rappresentazioni occidentali dell’eroicità. È un poema che sgorga da una struttura saggistica: racconto di ‘portamenti’ grandiosi, florilegio di gesta e di gesti magnanimi della personalità. Disegnando una sorta di ‘metafisica dello stile’, l’Autore delinea i profili della condizione eroica.

e
M. Musashi, Il libro dei cinque anelli.
Il libro, scritto nel XVII secolo, è opera di un famoso Samurai, fondatore della scuola delle “due spade”. La terminologia e la struttura dell’opera richiamano la concezione cosmologica buddhista dei cinque elementi nonché influenze taoiste e zen.​

Infine, sapendo che veneri Mishima, ti consiglio vivamente, qualora tu non l'abbia già letto, questo:

Y. Mishima, Ancora intorno al pazzo morire. In esaurimento.
Alcune note di commento allo Hagakure completate da brevi - ma incisivi - scritti e saggi .


Warning MM: questi libri hanno un'unica pecca, enorme. Sono tutti pubblicati dalle edizioni di AR, la casa editrice di Franco Freda ......
Se riesci a passare su questo, non posso che dirti, procurateli e non te ne pentirai
See you Manyways






 

Lettrice

Utente di lunga data
O

Old sperella

Guest
MM suggerisci altro romanzo storico....di epoca + risalente del secolo scorso.

Qualche titolo sulla cultura dei samurai o japanese in generale?
Per i miei gusti sono un pò pesantucci, avevo letto qualcosa ma non ricordo neanche il titolo

Potresti vederti però i 7 samurai ( l'originale , non quello con Cruise )
 

Nobody

Utente di lunga data
Grazie, provvedo senz'altro. Non ho letto nulla sui kamikaze ma ho letto Caccia Zero dell'asso della caccia saburo sakai e mi sono commosso

Poi avevo messo gli occhi, in tema di kamikaze, su questo, che ha avuto buone recensioni. Ma non ho dubbi e prenderò quello che mi hai consigliato: su alcune cose abbiamo gli stessi gusti


http://www.ibs.it/code/9788830419834/inoguchi-rikihei-nakajima-tadashi/vento-divino-la-vera.html

***
E veniamo al cuore della cosa: il Giappone che "piace a noi"


Io non ho letto l'opera che hai consigliato ad Emma, ma ho letto comunque un'altra delle delle opere - pietre angolari - del Samuraipensiero

I. Nitobe, Bushidô.
Opera essenziale per comprendere, di là da raffigurazioni convenzionali, quell’universo eroico che fu il Giappone dei Samurai.

Mi permetterei di consigliare anche


Junyû Kitayama, Lo Stile eroico. L'eroismo in Giappone, pp. 136. Traduzione a cura di Vittorio Penzo. Collezione Ryû, per i tipi di Sannô-kai, VIII, 2002.
Severa e sublime come quell’incrocio di destini che portò, con Junyû Kitayama, il Giappone in Prussia, quest’opera sfida i limiti delle rappresentazioni occidentali dell’eroicità. È un poema che sgorga da una struttura saggistica: racconto di ‘portamenti’ grandiosi, florilegio di gesta e di gesti magnanimi della personalità. Disegnando una sorta di ‘metafisica dello stile’, l’Autore delinea i profili della condizione eroica.

e
M. Musashi, Il libro dei cinque anelli.
Il libro, scritto nel XVII secolo, è opera di un famoso Samurai, fondatore della scuola delle “due spade”. La terminologia e la struttura dell’opera richiamano la concezione cosmologica buddhista dei cinque elementi nonché influenze taoiste e zen.

Infine, sapendo che veneri Mishima, ti consiglio vivamente, qualora tu non l'abbia già letto, questo:

Y. Mishima, Ancora intorno al pazzo morire. In esaurimento.
Alcune note di commento allo Hagakure completate da brevi - ma incisivi - scritti e saggi .

Warning MM: questi libri hanno un'unica pecca, enorme. Sono tutti pubblicati dalle edizioni di AR, la casa editrice di Franco Freda ......
Se riesci a passare su questo, non posso che dirti, procurateli e non te ne pentirai
See you Manyways
Annotati e presto comprati... non preoccuparti, conosco la casa editrice AR. Libri molto interessanti. Come quelli de Il Settimo Sigillo. E' gente un po' "abbronzata"... ma fa niente

Il libro su Saburo Sakai l'ho letto e mi è piaciuto molto. Come quello su Heinz Rudel e Adolf Galland... mi affascinano le storie degli assi della II guerra mondiale.
 

Old Rocknroll

Utente di lunga data
Angeli ribelli

Probabilmente molti di voi l'avranno letto sull'inserto culturale di Repubblica di venerdì ultimo scorso.

Mi ha colpito, non tanto perché la presentazione é di Saviano e l'autore dell'opera è un grande, ma perché l'argomento mi ha sempre affascinato.
la lotta tra il bene e il male e le sue origini, la difficoltà di discernere tra menzogna e verità,
Per quel poco che costa, credo proprio che lo acquisterò ....


QUELLA RIVOLTA IN CIELO

Repubblica — 17 luglio 2009 pagina 51 sezione: CULTURA
Anticipiamo parte dell' introduzione di Roberto Saviano al romanzo "La rivolta degli angeli" di Anatole France, pubblicato da Meridiano Zero (Pagg. 318, euro 9), in libreria da oggi. Mentre le terre di mezza Europa si piagavano di trincee e gli stati nazionali preparavano il grande macello del primo conflitto mondiale, in Francia veniva pubblicato il romanzo La Révolte des Anges. Il settantenne Anatole France aveva iniziato a scrivere le pagine del suo romanzo disturbato dai cori nazionalisti, da un' imprevedibile smania bellicosa, disgustato da rigurgiti di patriottismoe dalle diuturne parate militari. Decise così di raccogliere nella sua mente un progetto vasto, ambizioso, capace non soltanto di arginare, almeno nel perimetro della carta, l' idiozia militare e nazionalista, ma di coinvolgere con la sua scrittura l' intero ordine universale delle cose. Troppo grande era il disastro che di lì a qualche mese sarebbe andato celebrandosi per potersi occupare di lacerti biografici, di letterature intime, di scritture soffuse e romantiche. Scrisse dell' origine dei tempi, riscrisse la battaglia primigenia tra gli eserciti degli angeli di Dio e gli angeli ribelli organizzati da Lucifero, ne argomentò le teorie e le motivazioni della rivolta, cercò di comprendere le cause della disfatta delle truppe rivoltose e le abilità dei vincitori. Propose una nuova interpretazione della storia delle civiltà umane, trovò un nuovo senso all' ordine religioso, sondòe descrisse la struttura dei cieli, tentò di inchiodare il Dio monoteista dinanzi alle sue irrimediabili colpe. Tutto questo France l' ottenne usando la letteratura come laboratorio immaginifico capace di sussumere senza regola alcuna ogni nozione e ogni conoscenza. La rivolta degli angeli è un testo che raccoglie in sé la tradizione dell' angelistica scolastica, episodi biblici, influenze gnostiche, derivazioni manichee, suggestioni ordinarie, comuni pregiudizi sugli angeli e demòni. Il romanzo riesce nella titanica impresa di rovesciare le categorie della teologia e della politica attraverso la foggiatura letteraria del possibile. La fantasia dismette la sua consistenza metafisica e assume nelle pagine di France una concretezza palpabile. Il sogno di riformulare la vita, di svelare il midollo della natura e la realtà delle cose diviene reale attraverso la costruttiva potenza delle parole. La letteratura, pur essendo libera dalla menzogna di essere vera, quando dismette il ruolo di prosseneta tra realtà e invenzione, aggredisce ferina la realtà trasformando la struttura molecolare della materia in composizioni radicalmente nuove, rese possibili dalla sola ragione sufficiente d' essere pensabili. In questo romanzo France discute sul merito di Dio, sulla giustezza del suo agire, sulla fallacia delle sue decisioni, sulla brutalità della vita così com' è stata organizzata. Perché la morte, la malattia, il dolore? Perché la fragilità del corpo, la necessità del lavoro, il dolore del parto? Non più quindi il cercare, religiosamente, i motivi del dolore, il senso della sofferenza per trovarne consolazione, non più comprendere le volontà divine per ossequiarle né il sottoporsi alle leggi del Libro. Assaltare la fonte dell' ordine della vita è il compito delle pagine di Anatole France, scrivere una fenomenologia della vita felice è il bellicoso metodo che adopera. L' ateismo diviene così una militante battaglia contro il potere divino, una razionale e appassionata rivolta contro le menzogne che Dio impone agli uomini come verità. France racconta degli angeli, esseri creati per custodire l' ordine di Dio, che rifiutando il loro compito sono divenuti terribili ribelli. Il bene angelico è una imperitura vita incosciente che attraverso la conoscenza rompe le sue catene, cosciente di non aver nulla da perdere e più mondi da guadagnare. Gli angeli ribelli comprendono attraverso il dubbio, il pensiero, la riflessione che il mondo, l' universo, il cosmo tutto esiste indipendentemente da Dio e ciò che da questi viene considerato come sua creazione è soltanto una menzogna per giustificare la sua egemonia, la sua autorità morale sulla materia. Le leggi di Dio sono ordini menzogneri, gabbie morali imposte sulle verità libere della naturae le volontà degli esseri umani. Il sapere permette al protagonista, l' angelo custode Arcade, il più basso grado della gerarchia celeste, un membro del proletariato angelico, di organizzare la più grande impresa mai tentata dopo la creazione dell' universo: la sovversione dei cieli. - ROBERTO SAVIANO
 

Old Rocknroll

Utente di lunga data
Una zia fuori dal comune

Pare sia un piccolo caso letterario "di nicchia".
Umorismo, non sense, compassione.
Quando leggendo un libro si riesce a ridere e riflettere allo stesso tempo, allora vuole dire che l'autore ha fatto un buon lavoro ...

Zia Mame, il romanzo per un' estate da ridere

Repubblica — 17 giugno 2009 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINA
QUANDO (nel 1955) Zia Mame di Patrick Dennis venne pubblicato negli Stati Uniti, vendette due milioni di copie (oggi sarebbero almeno cinque), e rimase per 122 settimane nelle classifiche dei best seller. Mi auguro che un successo simile bened i c a l ' e d i z i o n e i t a l i a n a (Adelphi, a cura di Matteo Codignola, pagg. 380, euro 19,50). Zia Mame incanta, seduce, diverte sia i lettori colti sia la grande massa dei cosiddetti lettori comuni. Da molti anni non ridevo tanto. Patrick Dennis abolisce (sembra abolire) tutto ciò che è pensiero, sentimento, dolore;e si abbandona a una grandiosa esaltazione e glorificazione del comico, come se nulla d' altro esistesse nella vita. Quasi sempre i libri che fanno ridere sono belli: perché il riso è una delle massime divinità dell' esistenza e della letteratura. Qui sono presenti quasi tutte le forme del comico: il rabelaisano, il dickensiano, la farsa, il vaudeville, il film con le torte in faccia, sebbene quella dickensiana sia di gran lunga preponderante. Ora Zia Mame è una torta di marzapane, piena di liquorie di marmellate: una torta pesantissima, che all' improvviso balza nell' aria e vola velocissima e senza peso. Ora è un timido squillo: il riso sembra vergognarsi di sé stesso, e poi si scatena, viola qualsiasi limite, e ci lascia esausti e con gli occhi pieni di lacrime. Patrick Dennis ama moltissimo le chiacchere dei suoi personaggi: i dialoghi dissennati, che non finiscono mai; i passi dove la lingua è più mobile, vivace ed assurda. "Grandi sorsate di parole sono per lui" (Chesterton lo diceva di Dickens) "come grandi sorsate di vino, pungenti e rinfrescanti". "Quando racconta, continua a parlare: pensa che il racconto sia una forma superiore di conversazione, e cerca di comunicarci l' estro della parola parlata, il suo vagabondare, perdersi, dimenticarsi, esplodere. Sebbene non lo dica mai chiaramente, cerca di persuadere i suoi lettori che la vita è una cosa infinitamente allegra, lieta e festosa. Sa benissimo che è una menzogna: molto di rado la vitaè lieta,e non lo fu certo per lui, se andò a finire in un ospedale psichiatrico. Ma, per tutto il libro, perseverò eroicamente nella sua menzogna, facendo sobbalzare ogni forma di riso. Fino ad oggi, certo per mia colpa, non avevo mai sentito parlare di Patrick Dennis. In realtà, aveva un nome molto più pomposo, Edward Everett Tanner III, che lo faceva assomigliare ad un imperatore del Sacro Romano Impero. Lui lo sveltì e lo alleggerì. Non era quel che si chiama uno scrittore di professione: non apparteneva al corteo di geni che da Omero conduce sino a Proust e a Kafka. Era una di quelle figure pittoresche, così frequenti negli Stati Uniti, che vivono contemporaneamente nel mondo dell' editoria, del teatro, del giornalismo, della letteratura e del cinema, e sembrano badare soltanto a far soldi. Solo che, per lui, fare soldi era una cosa estremamente seria e grave, ed impegnava il suo grande talento e la sua cultura. Dopo aver combattuto in Italia nella seconda guerra mondiale, Patrick Dennis entrò in un' agenzia letteraria, dove preparava schede di lettura. Lavorò per una piccola casa editrice. Scrisse, a nome di altri, romanzi e raccolte di aneddoti. Preparò articoli serissimi per una rivista serissima come Foreign Affairs, e un libro sulle tattiche del comunismo. Quando scrisse Zia Mame, il libro venne rifiutato da diciannove editori, che lo giudicavano invendibile, e che dovettero ricredersi amaramente quando rimase per più di due anni nella classifica dei best seller. Trasformato in commedia, e interpretato a Broadway da Rosalind Russell, Zia Mame ebbe un grandissimo incasso. Poi Dennis compose l' autobiografia di una diva del burlesque, del muto, di Broadway e di Hollywood, col titolo Belle Poitrine; e Genius, dove si prese gioco dei film troppo colti. Tentò il suicidio: venne ricoverato d' urgenza in un ospedale psichiatrico: si diede il nome di Psychopatrick: si trasferì a Città del Messico, gestì una galleria d' arte, e finalmente fece il maggiordomo, certo squisito e competentissimo, col nome di Edward Tanner. Quanto mi sarebbe piaciuto vederlo. * * * Sullo sfondo di Zia Mame, appare la fine degli anni venti: quel periodo folle e leggendario, che Dennis rievoca con grande fedeltà e precisione. Tutti, allora, erano (o sembravano) ricchi: tutto era ostentata e smisurata ricchezza; ma questo eccesso di vita e di oggetti assume, nel libro, una graziosa e futile leggerezza. Era il mondo di Zia Mame, che ne trasse il suo nutrimento. Ora Zia Mame ci appare come una signora dagli occhi sfavillanti, avvolta in una mantella spagnola, e con una rosa dietro l' orecchio: ora come una bambola giapponese, coi capelli cortissimi, la frangetta dritta che lambisce l' arco accentuato delle sopracciglia, con un abito di seta a ricami d' oro, pantofoline d' oro, e unghie lunghissime coperte da un delicato smalto verde acqua: ora indossa un abito scarlatto e ha i polsi avviluppati in spire di braccialetti indiani; ora sembra una romantica Signora del Sud, con organza e balze, crinolina e orchidee. Passa la giornata in un turbine di acquisti, intrattenimenti, feste in casa e fuori, adeguati alla rutilante moda dell' epoca: sempre a teatro, specialmente nei teatri sperimentali,o a cene offerte da signori molto à la page, o in gallerie di statue e dipinti quasi incomprensibili. Zia Mame è incantevole. Dal principio alla fine del libro, incanta l' autore, che a tratti si confonde con lei, le domestiche nere e irlandesi, i bambini, i vecchi, gli americani del Nord e del Sud, gli stranieri e, naturalmente, incanterà tutti i lettori. Nessuno resiste al suo fascino. Appena la vede, ciascuno cade ai suoi piedi come una vittima indifesa, e farebbe qualsiasi sacrificio per lei. E' polimorfa. Recita col massimo estro tutte la parti possibili, tranne quella della donna virtuosa. Non sta mai ferma: si agita, si sposta: è quasi sempre allegra e ridente; ma, se piange, uno non riesce ad immaginare che un corpo umano possa contenere tante lacrime. Adora gli altri esseri umani; ed è sempre prontissima ad abbandonare la propria vita per gettarsi a capofitto in quella di un altro. Come Patrick Dennis, chiacchera in modo insaziabile. Impersona la parte della vittima innocente, meglio ancora dell' innocente brutalizzata, mentre macchina di nascosto le più efferate malvagità. Nessuno direbbe che è candida o ingenua: eppure lo è; e proprio questo candore e una generosità commovente la legano per sempre a tutti coloro che incontra. Quando esplose la grande crisi del 1929-1930, Zia Mame non aveva mai fatto niente: salvo lavorare come ballerina di fila in un riadattamento della rivista Chu Chin Chow. Colla crisi perse tutto. Di buona o cattiva voglia, dovette lavorare (cosa terribile) e lo fece con lo spirito, i successi e le catastrofi di Edward Everett Tanner III. Venne assunta a Vanity Fair: diventò lettrice di un editore: si occupò di decorazioni d' interni in stile rococò: divenne una f e r v i d a s o s t e n i t r i c e d e l Bauhaus: aprì un punto vendite, "dedicato a tutto ciò che è coraggioso, sperimentale, elettrizzante, nuovo, moderno": lavorò come vendeuse di vestiti: aprì un locale estremamente esclusivo, con uno chef francese, un' orchestra inglese, un portiere irlandese, un capocameriere italiano e una ballerina spagnola; vendette porta a porta pentole d' alluminio: si impegnò come segretaria di un venditore di stringhe: scrisse una tragedia greca in trenta scene, con un coro di duecento voci; vendette pattini nel reparto giocattoli di un grande magazzino. Infine sposò un bellissimo gentiluomo del Sud, Beauregard Jackson Pickett Burnside, che discendeva da quattro generali sudisti, e possedeva petrolio texano, zucchero di Cuba, moltissime azioni a New York, e miniere in Canada. Per la gioia dei suoi lettori, le avventure di Zia Mame non finiscono qui. Non oserei mai raccontarle tutte. La vediamo per l' ultima volta vestita da principessa indiana, con un sari elaboratissimo, i capelli color pervinca, molto kohl intorno agli occhi, e un segno di casta sulla fronte. Non sappiamo cosa farà: forse si incarnerà in altre zie Mame, immaginate da altri scrittori. Certo non morirà mai, immortale come Shahrazade: mentre Edward Everett Tanner III, ovvero Patrick Dennis, era morto nel 1976, a soli cinquantasei anni, "facendo conversazione". - PIETRO CITATI
 
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