Il popolo ed il cibo alla fine dell'800 napoletano

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Bruja

Utente di lunga data
Stralcio .... dagli scritti di Matilde Serao
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È vero, infatti: la pizza rientra nella larga categoria dei commestibili che costano un soldo, e di cui è formata la colazione o il pranzo, di moltissima parte del popolo napoletano.
Il pizzaiuolo che ha bottega, nella notte, fa un gran numero di queste schiacciate rotonde, di una pasta densa, che si brucia, ma non si cuoce, cariche di pomidoro quasi crudo, di aglio, di pepe, di origano: queste pizze in tanti settori da un soldo, sono affidate a un garzone, che le va a vendere in qualche angolo di strada, sovra un banchetto ambulante e lì resta quasi tutto il giorno, con questi settori di pizza che si gelano al freddo, che si ingialliscono al sole, mangiati dalle mosche. Vi sono anche delle fette di due centesimi, pei bimbi che vanno a scuola; quando la provvista è finita, il pizzaiuolo la rifornisce, sino a notte.
Vi sono anche, per la notte, dei garzoni che portano sulla testa un grande scudo convesso di stagno, entro cui stanno queste fette di pizza e girano pei vicoli e dànno un grido speciale, dicendo che la pizza ce l'hanno col pomidoro e con l'aglio, con la muzzarella e con le alici salate. Le povere donne sedute sullo scalino del basso, ne comprano e cenano, cioè pranzano, con questo soldo di pizza.
Con un soldo, la scelta è abbastanza varia, pel pranzo del popolo napoletano. Dal friggitore si ha un cartoccetto di pesciolini che si chiamano fragaglia e che sono il fondo del paniere dei pescivendoli: dallo stesso friggitore si hanno per un soldo, quattro o cinque panzarotti, vale a dire delle frittelline in cui vi è un pezzetto di carciofo, quando niuno vuol più saperne di carciofi, o un torsolino di cavolo, o un frammentino di alici. Per un soldo, una vecchia dà nove castagne allesse, denudate della prima buccia e nuotanti in un succo rossastro: in questo brodo il popolo napoletano vi bagna il pane e mangia le castagne, come seconda pietanza; per un soldo, un'altra vecchia, che si trascina dietro un calderottino in un carroccio, dà due spighe di granturco bollite. Dall'oste, per un soldo, si può comperare una porzione di scapece; la scapece è fatta di zucchetti o melanzane fritte nell'olio e poi condite con aceto, pepe, origano, formaggio, pomidoro, ed è esposta in istrada, in un grande vaso profondo, in cui sta intasata, come una conserva e da cui si taglia con un cucchiaio. Il popolo napoletano porta il suo tozzo di pane, lo divide per metà, e l'oste vi versa sopra la scapece. Dall'oste, sempre per un soldo, si compera la spiritosa: la spiritosa è fatta di fette di pastinache gialle, cotte nell'acqua e poi messe in una salsa forte di aceto, pepe, origano e peperoni. L'oste sta sulla porta e grida: addorosa, addorosa, 'a spiritosa! Come è naturale, tutta questa roba è condita in modo piccantissimo, tanto da soddisfare il più atonizzato palato meridionale.

Appena ha due soldi, il popolo napoletano compra un piatto di maccheroni cotti e conditi; tutte le strade dei quartieri popolari, hanno una di queste osterie che installano all'aria aperta le loro caldaie, dove i maccheroni bollono sempre, i tegami dove bolle il sugo di pomidoro, le montagne di cacio grattato, un cacio piccante che viene da Cotrone. Anzi tutto, quest'apparato è molto pittoresco, e dei pittori lo hanno dipinto, ed è stato da essi reso lindo e quasi elegante con l'oste che sembra un pastorello di Watteau; e nella collezione di fotografie napoletane, che gl'inglesi comprano, accanto alla monaca di casa, al ladruncolo di fazzoletti, alla famiglia di pidocchiosi, vi è anche il banco del maccaronaro. Questi maccheroni si vendono a piattelli di due e di tre soldi; e il popolo napoletano li chiama brevemente, dal loro prezzo: nu doie e nu tre. La porzione è piccola e il compratore litiga con l'oste, perchè vuole un po' più di sugo, un po' più di formaggio e un po' più di maccheroni.
Con due soldi si compera un pezzo di polipo bollito nell'acqua di mare, condito con peperone fortissimo: questo commercio lo fanno le donne, nella strada, con un focolaretto e una piccola pignatta; con due soldi di maruzze, si hanno le lumache, il brodo e anche un biscotto intriso nel brodo: per due soldi l'oste, da una grande padella dove friggono confusamente ritagli di grasso di maiale e pezzi di coratella, cipolline, e frammenti di seppia, cava una grossa cucchiaiata di questa miscela e la depone sul pane del compratore, badando bene a che l'unto caldo e bruno non coli per terra, che vada tutto sulla mollica, perchè il compratore ci tiene.
Appena ha tre soldi al giorno per pranzare, il buon popolo napoletano, che è corroso dalla nostalgia familiare, non va più dall'oste per comperare i commestibili cotti, pranza a casa sua, per terra, sulla soglia del basso, o sopra una sedia sfiancata.
Con quattro soldi si compone una grande insalata di pomidori crudi verdastri e di cipolle; o un'insalata di patate cotte e di barbabietole, o un'insalata di broccoli di rape; o un'insalata di citrioli freschi.
La gente agiata, quella che può disporre di otto soldi al giorno, mangia dei grandi piatti di minestra verde, indivia, foglie di cavolo, cicoria, o tutte queste erbe insieme, la cosidetta minestra maritata; o una minestra, quando ne è tempo, di zucca gialla con molto pepe; o una minestra di fagiolini verdi, conditi col pomidoro; o una minestra di patate cotte nel pomidoro.
Ma per lo più compra un rotolo di maccheroni, una pasta nerastra, e di tutte le misure e di tutte le grossezze, che è il raccogliticcio, il fondiccio confuso di tutti i cartoni di pasta, e che si chiama efficacemente monnezzaglia: e la condisce con pomidoro e formaggio........

In ogni parola della Serao si sente un immenso amore ed una profonda sofferenza per il suo popolo.

Bruja
 

Mari'

Utente di lunga data
Che bello sto 3d!!!

Lo scugnizzo piu' famoso del rione Sanita' diceva: [FONT=&quot][FONT=&quot][FONT=&quot][FONT=&quot][FONT=&quot][FONT=&quot]Io sono un uomo di mondo... ho fatto tre anni di militare a Cuneo!

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se vai qua troverai foto d'epoca

http://www.sottoilvesuvio.it/mestieri.html



 

Iago

Utente di lunga data
...che meraviglia....e in alcuni quartieri qualcosa ancora si trova, certo la spiritosa forse no:
la spiritosa è fatta di fette di pastinache gialle, cotte nell'acqua e poi messe in una salsa forte di aceto, pepe, origano e peperoni. L'oste sta sulla porta e grida: addorosa, addorosa, 'a spiritosa! Come è naturale, tutta questa roba è condita in modo piccantissimo, tanto da soddisfare il più atonizzato palato meridionale.






Ancora una volta la grande distribuzione ci ha abituati per sua convenienza a ben poche varietà di carote, solitamente dalla forma cilindrica mediamente allungata e dal colore arancione, il cosiddetto color carota appunto.
Non vi stupirà sapere che le cose in natura non stanno così. La biodiversità della carota è decisamente più variabile.

Intanto in Europa la carota è di casa essendo coltivata a partire da esemplari selvatici e addomesticati dagli agricoltori del nord fin dai tempi dei Romani che la chiamavano con due nomi: Pastinaca, oggi attribuito alla Pastinaca sativa, un ortaggio molto più antico ma pur simile, almeno nella forma, appartenente alla stessa Famiglia botanica, e Carota dal greco Karoton, derivante a sua volta da un termine sanscrito. Ma a quei tempi l'unica carota coltivata ed utilizzata era bianca. Le carote gialle e violette sono invece originarie dell'Afganistan e dell'Asia e giungeranno in Europa solo con le invasioni arabe diffondendosi dalla Spagna. Nel 1300 infatti la carota violetta è già coltivata in Italia, mangiata condita con miele. Sarà comunque solo nel 1500 che le varie forme saranno coltivate un po' in tutta Europa. La biodiversità della carota non è molto ampia eppure i seed savers in Europa vantano circa 400 varietà conservate.
Oggi le carote violette e bianche non si trovano più nei nostri mercati sostituite esclusivamente da carote gialle non tradizionali. Un uso frequente delle carote bianche fu anche la produzione di foraggio, essendo molto facili da coltivare e molto produttive, ma anche questo utilizzo si è ormai estinto nelle campagne italiane. Anche le varietà più antiche, la corta tonda parigina o la rossa ottusa di Guerande, sono scomparse gradualmente dai cataloghi per lasciare posto alle varietà moderne, più produttive solo con i sistemi di agricoltura industriale, adatte per la raccolta meccanizzata e meno profumate.
La carota violetta è ancora coltivata in qualche zona del Lazio per la preparazione di sott'olio casalinghi tradizionali ed è invece ancora prodotta in qualche zona della Spagna in maniera più estensiva, dove è possibile trovare anche del seme commerciale. Pare sia senza dubbio la più ricca di vitamine aggiungendo al carotene, fonte di protavitamina A, il licopene, vitamina normalmente presente nel pomodoro. Alcune varietà gialle o rosse furono selezionate in passato e di recente per la loro ricchezza di vit. A, ma non ebbero mai molta fortuna commerciale, forse per il loro sapore più dolce e meno profumato, e al momento sembrano essere state abbandonate, almeno per la distribuzione alimentare.
Riproduzione dei semi
Alla fine di ogni coltivazione, dopo aver estratto il raccolto dal terreno, si giudicano le carote e si scelgono quelle più belle e più sane e soprattutto quelle che rispondono alla forma, al colore e alla dimensione della varietà coltivata. Cimate del fogliame, senza assolutamente lavarle, le si conserva sotto sabbia fino a che il gelo non sia passato e le si ripianta affinché vadano in fiore.
I fiori della carota sono ermafroditi, cioè possiedono sia organi maschili che femminili, ma la percentuale di autoimpollinazione è molto bassa in ragione del maturare prima delle antere rispetto al pistillo. Per questo motivo le impollinazioni incrociate sono molto frequenti e sono aiutate da una larga schiera di insetti che visitano il tipico fiore a ombrello della carota, da cui viene il nome della famiglia botanica a cui appartiene: le ombrellifere.
Se si vuole conservare la purezza di una varietà e moltiplicarsi in proprio i semi occorre isolare due varietà fra di loro almeno un chilometro e controllare che fra le erbe selvatiche non esistano delle carote selvatiche in fiore, con le quali l'incrocio è altrettanto facile.
La raccolta del seme si effettua a fiore secco, al mattino presto quando ancora la rugiada inumidisce i semi, che così si staccano meno facilmente, raccogliendo con tutte e due le mani il fiore. Li si scuoterà poi in un sacco di carta per separare i semi.
Il seme di carota si mantiene germinativo una media di 5 anni e in un grammo ci sono ben 800 grani.
Olivucci Alberto
 
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Mari'

Utente di lunga data
In onore alla Mia Napoli!!!

MANDULINATA A NAPULE

E. Murolo - Tagliaferri

Sera d'está! Pusilleco lucente
canta canzone e addora d'erba 'e mare...
Voglio 'e pparole cchiù d'ammore ardente,
voglio 'e pparole cchiù gentile e care
pe' dí "te voglio bene" a chi mme sente.

Ma d''e pparole cchiù carnale e doce,
ne sceglio sulo tre: "Te voglio bene..."
Bella, 'int''o core tujo sacc'io chi tiene...
chi sta int''o core mio saje pure tu...

P''o mare 'e Napule
quant'armunia!
Saglie 'ncielo e, 'ncielo, sentono,
tutt''e stelle, 'a voce mia:
voce, ca tènnera,
st'ammore fa.

Notte d'está! Se só' addurmute 'e ccase...
e 'o cielo, a mare, nu scenario ha stiso!
Staje 'mbracci'a me, 'nnucente só' sti vase...
Bella, stanotte, te só' frato e sposo...
Stanotte, Ammore e Dio, sóngo una cosa...

Canta: e da 'o suonno Napule se sceta...
ridono 'e vvocche ca se só' vasate...
tutt''e suspire 'e tutt''e 'nnammurate,
suspirano, stanotte, attuorno a te...

P''o mare 'e Napule
.................................

Si dice che un giorno qualcuno passando per Napoli dira': E qui fu Napoli ... mi piange il cuore a dirlo/pensarlo, ma purtroppo da quel che si legge e si vede mi sa proprio ... ... ...


QUI FU NAPOLI

E. Murolo - E. Tagliaferri

Va cu te stu core amato
pe' 'sta via ca porta a mare...
Llá sta Napule allummato...
Mo ca scinne chesti ggrare
vide 'o mare accumparé...

Spanne ll'aria nu sapore
d'erba 'e scoglie e de magná'...
Na cantina 'e piscatore
tene 'o lume pronto giá...

Fuoco e zuccaro 'o mellone:
ce stennimmo 'nterr'â rena...
Neve 'e 'sprinia 'int''o giarrone,
'ncielo 'e stelle e 'a luna chiena...

E io canto: Qui fu Napoli!...
Nisciuno è meglio 'e me...
Dimane penzo ê diebbete
stasera só' nu rre!

Sentarraje 'ncopp'a la rena
voce a stesa 'e marenare:
"Tira, ohé...ch''a rezza vène..."
"forza ohé...ch'aónna 'o mare..."
"Tira...arranca...venga a me!"

Cu chitarre e lume a giorno
na varchetta passa e va...
rossa e verde è ll'acqua, attuorno...
tu nun mange, pe' guardá...

E i' te vaso 'sta vucchella
cu cchiù sfizio e passione...
'sta vucchella sciuliarella
'nfosa 'e vino e de mellone...

E io canto: Qui fu Napoli!...
.............................

Vintun'ore...ccá vicino,
nu rilorgio, ll'ora sona...
Forse è 'ammore, forse è 'o vino...
'sta faccella s'abbandona:
tu t'adduorme 'mbracci'a me...

Pe' cuperta tiene 'e stelle,
pe' cuscino chistu core...
Nonna - nonna a st'uocchie belle
só' sti vvoce 'e piscatore...

Dint''o suonno, smaniosa,
mo mme vuó'...mo mme ne cacce...
Po' te scite e, vrucculosa,
t'annascunne 'int'a sti bbracce...

E io canto: Qui fu Napoli!...
.............................





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Miciolidia

Utente di lunga data
Stralcio .... dagli scritti di Matilde Serao
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È vero, infatti: la pizza rientra nella larga categoria dei commestibili che costano un soldo, e di cui è formata la colazione o il pranzo, di moltissima parte del popolo napoletano.
Il pizzaiuolo che ha bottega, nella notte, fa un gran numero di queste schiacciate rotonde, di una pasta densa, che si brucia, ma non si cuoce, cariche di pomidoro quasi crudo, di aglio, di pepe, di origano: queste pizze in tanti settori da un soldo, sono affidate a un garzone, che le va a vendere in qualche angolo di strada, sovra un banchetto ambulante e lì resta quasi tutto il giorno, con questi settori di pizza che si gelano al freddo, che si ingialliscono al sole, mangiati dalle mosche. Vi sono anche delle fette di due centesimi, pei bimbi che vanno a scuola; quando la provvista è finita, il pizzaiuolo la rifornisce, sino a notte.
Vi sono anche, per la notte, dei garzoni che portano sulla testa un grande scudo convesso di stagno, entro cui stanno queste fette di pizza e girano pei vicoli e dànno un grido speciale, dicendo che la pizza ce l'hanno col pomidoro e con l'aglio, con la muzzarella e con le alici salate. Le povere donne sedute sullo scalino del basso, ne comprano e cenano, cioè pranzano, con questo soldo di pizza.
Con un soldo, la scelta è abbastanza varia, pel pranzo del popolo napoletano. Dal friggitore si ha un cartoccetto di pesciolini che si chiamano fragaglia e che sono il fondo del paniere dei pescivendoli: dallo stesso friggitore si hanno per un soldo, quattro o cinque panzarotti, vale a dire delle frittelline in cui vi è un pezzetto di carciofo, quando niuno vuol più saperne di carciofi, o un torsolino di cavolo, o un frammentino di alici. Per un soldo, una vecchia dà nove castagne allesse, denudate della prima buccia e nuotanti in un succo rossastro: in questo brodo il popolo napoletano vi bagna il pane e mangia le castagne, come seconda pietanza; per un soldo, un'altra vecchia, che si trascina dietro un calderottino in un carroccio, dà due spighe di granturco bollite. Dall'oste, per un soldo, si può comperare una porzione di scapece; la scapece è fatta di zucchetti o melanzane fritte nell'olio e poi condite con aceto, pepe, origano, formaggio, pomidoro, ed è esposta in istrada, in un grande vaso profondo, in cui sta intasata, come una conserva e da cui si taglia con un cucchiaio. Il popolo napoletano porta il suo tozzo di pane, lo divide per metà, e l'oste vi versa sopra la scapece. Dall'oste, sempre per un soldo, si compera la spiritosa: la spiritosa è fatta di fette di pastinache gialle, cotte nell'acqua e poi messe in una salsa forte di aceto, pepe, origano e peperoni. L'oste sta sulla porta e grida: addorosa, addorosa, 'a spiritosa! Come è naturale, tutta questa roba è condita in modo piccantissimo, tanto da soddisfare il più atonizzato palato meridionale.

Appena ha due soldi, il popolo napoletano compra un piatto di maccheroni cotti e conditi; tutte le strade dei quartieri popolari, hanno una di queste osterie che installano all'aria aperta le loro caldaie, dove i maccheroni bollono sempre, i tegami dove bolle il sugo di pomidoro, le montagne di cacio grattato, un cacio piccante che viene da Cotrone. Anzi tutto, quest'apparato è molto pittoresco, e dei pittori lo hanno dipinto, ed è stato da essi reso lindo e quasi elegante con l'oste che sembra un pastorello di Watteau; e nella collezione di fotografie napoletane, che gl'inglesi comprano, accanto alla monaca di casa, al ladruncolo di fazzoletti, alla famiglia di pidocchiosi, vi è anche il banco del maccaronaro. Questi maccheroni si vendono a piattelli di due e di tre soldi; e il popolo napoletano li chiama brevemente, dal loro prezzo: nu doie e nu tre. La porzione è piccola e il compratore litiga con l'oste, perchè vuole un po' più di sugo, un po' più di formaggio e un po' più di maccheroni.
Con due soldi si compera un pezzo di polipo bollito nell'acqua di mare, condito con peperone fortissimo: questo commercio lo fanno le donne, nella strada, con un focolaretto e una piccola pignatta; con due soldi di maruzze, si hanno le lumache, il brodo e anche un biscotto intriso nel brodo: per due soldi l'oste, da una grande padella dove friggono confusamente ritagli di grasso di maiale e pezzi di coratella, cipolline, e frammenti di seppia, cava una grossa cucchiaiata di questa miscela e la depone sul pane del compratore, badando bene a che l'unto caldo e bruno non coli per terra, che vada tutto sulla mollica, perchè il compratore ci tiene.
Appena ha tre soldi al giorno per pranzare, il buon popolo napoletano, che è corroso dalla nostalgia familiare, non va più dall'oste per comperare i commestibili cotti, pranza a casa sua, per terra, sulla soglia del basso, o sopra una sedia sfiancata.
Con quattro soldi si compone una grande insalata di pomidori crudi verdastri e di cipolle; o un'insalata di patate cotte e di barbabietole, o un'insalata di broccoli di rape; o un'insalata di citrioli freschi.
La gente agiata, quella che può disporre di otto soldi al giorno, mangia dei grandi piatti di minestra verde, indivia, foglie di cavolo, cicoria, o tutte queste erbe insieme, la cosidetta minestra maritata; o una minestra, quando ne è tempo, di zucca gialla con molto pepe; o una minestra di fagiolini verdi, conditi col pomidoro; o una minestra di patate cotte nel pomidoro.
Ma per lo più compra un rotolo di maccheroni, una pasta nerastra, e di tutte le misure e di tutte le grossezze, che è il raccogliticcio, il fondiccio confuso di tutti i cartoni di pasta, e che si chiama efficacemente monnezzaglia: e la condisce con pomidoro e formaggio........

In ogni parola della Serao si sente un immenso amore ed una profonda sofferenza per il suo popolo.

Bruja
che carezza questa pagina..grazie bruia.
 

Mari'

Utente di lunga data
PASSEGGIANDO NEL WEB

Vir Napule e poi muori: Nennella

Essere napoletano e non conoscere Nennella è come ignorare l’esistenza del cornetto del Ciottolo o della macedonia di frutta dello Chalet Ciro a Mergellina o del Buondì Notte del Gran Bar Riviera o della pizza metro da Gigino a Vico Equense.
Nennella è un tipico, tipicissimo, ristorante napoletano dove regna il caos completo, i camerieri urlano come degli ossessi, prendono e si fanno prendere per il culo, maneano allegramente capezzoli e palle al momento della richiesta del conto che viene fatto molto sciuè sciuè, cucinano con una quantità di olio da riepire un autoclave da 500 litri e una volta finita la cena si è materialmente cacciati dal locale, a fatti e a parole.

Abbiamo ordinato:
3 spaghetti con le vongole.
1 bistecca con contorno di patatine fritte.
1 salsiccia alla brace con contorno di patatine fritte.
1 mozzarella impanata e fritta con contorno di patatine fritte.
1 melenzana grigliata.
1 scarola in padella.
1 pastenache (carote).
2 vino bianco.
1 acqua.

Totale 35€
Indigestione da olio (una nottata insonne) e cagotto da campioni compreso nel prezzo.
Ovviamente a fine serata è uscito un bottiglione da 3 litri di limoncello ghiacchiato che veniva offerto a tutti a patto di levarci dai coglioni. Detto in napoletano ovviamente.

maggio 23rd, 2008

fonte: www.italianpsycho.net

 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data

Mari'

Utente di lunga data
A che tempo che fa

Lui (Erri De Luca) pensa di aver messo la distanza tra se stesso e Napoli
ma la napoletanita' ce l'ha nel sangue, tatuata in fronte e nel cuore ... lo si sente nella personale ed originale intervista di Fazio del 15 febbraio 2009.

http://www.chetempochefa.rai.it/TE_videoteca/1,10916,,00.html


Napoli o la ami o la odi ... non potra' mai apparire indifferente a nessuno.
 
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