Ascoltavo un commento della psicologa Schelotto alla trasmissione "Amore criminale" in cui diceva che tutti i legami sono fatti di amore/odio.
Io credo che possa essere proprio l'amore a far reprimere i moti di rabbia e a non esprimerli per paura di perdere il rapporto, per poi uscire quando c'è un fatto scatenante.
Poi ogni tradimento è a sè.
Non credo che una lite possa essere considerata un tradimento.
Una lite completa e "ben fatta", nella nostra amicizia, sarebbe stato un momento purificatore e di chiarimento onesto.
Questo momento è mancato; in realtà il "vaso di Pandora" si è aperto, senza preavviso, con l'arrivo del fratello più piccolo della mia amica. Nelle nostre uscite insieme "a tre" (volute da lei, fra l'altro), la mia amica ha avuto dei comportamenti "inediti" e sgarbati nei miei confronti.
D'un tratto, la vedo comportarsi in modo prepotente, dispettoso, provocatorio. Mi contraddice in qualsiasi cosa dica, sparla con il fratello, in mia presenza, delle abitudini e della cultura degli italiani (lei è sudamericana). Si isola da me ma anche dal mondo (al mare insieme, si impunta per non prendere il sole nella spiaggia, come tutti, ma su uno scoglio del molo che da' sul tratto di mare più inquinato del lido. Perchè? "Così nessuno ci vede e nessuno ha da ridire sul colore della nostra pelle!"). In treno, pur essendo noi in tre, evita gli scompartimenti da 4 posti in cui c'è il rischio che si sieda qualche "estraneo" e opta per due sedili vicini senza finestrino (per lei e il fratello) e mi "suggerisce" a brutto muso di trovare posto da un'altra parte. "Siccome hai un lavoro ben pagato, puoi andare anche in prima classe!"
Last but not least, dà occhiatacce al fratello (senza pudore! apertamente davanti a me) ogni volta che prova a parlarmi, a dire qualcosa per spezzare il silenzio di queste surreali uscite a tre.
Immagino sia riduttivo e semplicistico cercare di giustificarla spiegando il tutto con il suo recente licenziamento, con le sue difficoltà di trovare un nuovo lavoro, con le porte sbattute in faccia per il suo italiano ancora traballante e, forse, per un residuo di diffidenza verso lo straniero da parte di tanti datori di lavoro.
Va detto che, fino all'arrivo "a sorpresa" di suo fratello dal loro Paese lontano, con me aveva sempre avuto cura di mostrare un volto ottimistico, fiducioso verso il futuro, oltre che un atteggiamento aperto al dialogo e più che alla mano verso gli altri.
In tutto ciò, un unico momento di "débacle" in questi anni, che, scioccamente, credevo ormai rientrato: fine 2007, lei che perde "la brocca" per un giovane sfacciatamente attraente - nonchè nostro professore universitario.
Il prof le fa subito capire che non apprezza la sua aperta adorazione, specialmente quella che manifesta nelle ore di lezione in classe (con risatine, sguardi ammiccanti, scollature osé).
Io stessa rimango spiazzata da questa improvvisa metamorfosi ma taccio, assisto alla frustrazione della mia amica, le dò le pacche sulla spalla necessarie e supero l'esame con un 30. Lei elabora la delusione, non supera l'esame ma, con il tempo, tutto sembra ritornare sui binari di prima... fino ad adesso.