Pirandello.

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Simy

WWF
http://keynes.scuole.bo.it/ipertesti/la_maschera/filonietzsche.htm

Conoscete la mia profonda ignoranza no ?
Ma mi piacerebbe leggere le vostre impressioni su quello che andrete a leggere nel link che ho postato.
Se qualcuno dovesse domandarmi, ma che centra col tradimento? io risponderei centra centra, ma la mia ignoranza mi porta a non sapermi esprimere bene tramite scrittura. Quindi a voi i commenti...
Adoro Nietzsche! e' uno dei miei filosofi preferiti! ma perchè hai intitolato il thread "Pirandello"????
cmq si, devo dire che potrebbe avere molte similitudini con il tradimento! ....... ma ti chiedo secondo te chi di noi almeno una volta nella vita non ha portato una maschera? ...... e non parlo solo di tradimenti

 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Incollo il testo perché spesso i testi spariscono e dopo qualche mese/anno questa discussione non fa più senso:
Nietzsche e la sua filosofia hanno accompagnato per mano tutto questo secolo, con le loro contraddizioni, ma anche con le loro acute disillusioni e intuizioni. Il suo aspetto critico del costume e delle ipocrisie della mentalità tradizionale ci pone di fronte ad un atteggiamento di smascheramento della realtà da parte del filosofo. Proprio per questo, buona parte del discorso nietzscheano riguarda implicitamente la maschera. Durante la sua opera viene espressa sotto forma di finzione, illusione, verità divenuta favola, in generale, rapportarsi dell'uomo col mondo dei simboli.

La maschera può essere sostanziale filo conduttore, perché sin dalle opere giovanili, nell'elaborazione di questo problema, Nietzsche va delineando i teoremi della sua filosofia. Da sempre questo, rappresenta il problema tra essere e apparenza, l'impossibilità di raggiungere uno stato di coincidenza assoluta tra essenza e coscienza, tra natura e spirito.

Nietzsche si pone nei confronti di questo problema innanzitutto in qualità di filologo, realizzando pienamente gli obbiettivi della filologia nei confronti dell'antichità classica, assumendola dunque come modello in vista di una critica sul presente. L'equilibrio della classicità, la sua perfezione di forma, il bilanciamento dei suoi contenuti sono stati sempre simbolo di coincidenza tra interno ed esterno, tra cosa in sé e fenomeno. Proprio grazie al suo sguardo critico e ad un primo segno di accordo con le teorie Schopenhaueriane, il filologo trova che non solo non vi è adeguazione reciproca tra essere e apparire, ma oltretutto si fa strada in lui la convinzione che il classico stesso sia una forma di reazione difensiva all'impossibilità oggettiva di questa coincidenza.

Così i caratteri di equilibrio ed armonia, compiutezza e perfezione formale, risultano essere soltanto una maschera, apparenza di una cosa in sè che soffre di profonde dilacerazioni, e cambia il suo ruolo diventando peculiare configurazione dell'inevitabile divergenza tra le due nature della realtà. Nasce così un modo di vedere il mondo classico scisso nei suoi due volti, apollineo e dionisiaco. Ne La nascita della tragedia Nietzsche comincia a considerare infatti anche la natura più oscura delle cose e, sempre nel contesto della classicità, individua gli elementi di squilibrio che si contrappongono alla perfezione ed al rigore ellenico. C'è l'introduzione di una chiave di lettura dualitaria della grecità, che N. scorge già in Natura, espressione di due impulsi dell'anima.

Il dionisiaco, dunque, che scaturisce dalla forza vitale e dal senso caotico del divenire, si esprime artisticamente nella musica. L'apollineo, che scaturisce da un atteggiamento di fuga di fronte al flusso imprevedibile degli eventi, si esprime artisticamente nelle linee armoniche dell'arte plastica e dell'epopea.

N. modifica profondamente il contenuto della nozione di classico, poiché riconosce l'apparente equilibrio nell'apollineo solo come una particolare forma di maschera che l'antica civiltà greca si era costruita per distrarre se stessa da un lato grigio e sempre presente che veniva formalmente rifiutato. Una maschera per nascondersi dall'origine dionisiaca della sensibilità greca, portata a scorgere ovunque il dramma della vita e della morte, e gli aspetti orribili e assurdi della crudele vicenda dell'essere. L'apollineo dunque nasce per N. nel tentativo di sublimare il caos nella forma, esorcizzare la mancanza di certezze e rendere accettabile la vita.

Gli stessi dèi olimpici nient'altro sono per lui, che una trasposizione degli uomini mitico-ideale, nata per superare la paura della dolorosa caducità dell'essere-uomo.

Divise inoltre secondo questa nuova chiave di lettura il mondo ellenico in tre periodi:

  • la Grecia presocratica, nella quale dionisiaco e apollineo vissero separati ed opposti
  • il periodo della tragedia attica, apollineo e dionisiaco, si armonizzarono fra di loro dando origine a capolavori sublimi, nella grande tragedia greca convissero infatti musicalità e forma
  • ed infine un terzo periodo nel quale con l'avvento di Euripide scompare dal teatro la figura dell'eroe a favore dell'omuncolo, e con Socrate il mondo prende ad essere visto tramite il pallido ideale della ragione in una visione serena e misurata lasciando decadere il sentimento tragico.

Come già detto, in qualità di studioso dell'antichità, si pone nei suoi confronti con un atteggiamento che sintetizza i tre da lui analizzati: monumentale, archeologico e critico, specialmente utilizzando il primo di questi, che tende a continuare a cercare esempi e modelli nel passato per la vita presente. E' di fronte a questi modelli, seppur criticati, che la vita presente si caratterizza come decadenza. Decadenza come mancanza di un'unità di stile. N. vede l'uomo del suo tempo avvolto da una globale incoerenza tra forma e contenuto, da cui ogni forma risulta poi a tale uomo e al filosofo che osserva nient'altro che travestimento.

Specificatamente nella Nascita della tragedia, la maschera è attribuita al dolore e alla sofferenza stessa dell'uno primordiale, della volontà, in pieno accordo o quasi con la teoria di Schopenhauer.

Più avanti, il pensiero di questo travestimento verrà riformulato, esso non sarebbe qualcosa che ci appartiene naturalmente, ma si assumerebbe deliberatamente in vista di qualche scopo, o da qualche bisogno. Nell'uomo moderno il travestimento viene assunto per combattere uno stato di paura e di debolezza. La malattia storica, cioè la consapevolezza del carattere diveniente delle cose, ha reso l'uomo incapace di creare la storia, per via dell'insicurezza delle proprie decisioni e il terrore di assumersi responsabilità storica.
 
non è che è questo il testo che claudio voleva postare?

In uno dei passi più famosi dell'Umorismo, Pirandello analizza la tendenza dell'uomo a fissare in una forma stabile le fluttuazioni della coscienza, per la necessità che ognuno ha di trovare una sua stabilità psichica, un'identità con la quale mettersi in rapporto con gli altri. Tuttavia la mutevolezza dei sentimenti e del flusso vitale nell'animo umano spesso ci costringono ad assumere ruoli canonici e irrigiditi, che diventano solo maschere di ciò che siamo.
La nostra vita, quella che respiriamo ogni giorno, quella che ci accompagna in ogni nostro naturale gesto, nel nostro naturale sviluppo, quanto siamo sicuri che sia così naturale? Quanto possiamo essere soddisfatti del ruolo che ricopriamo quando ci scopriamo diversi da come ci sentiamo veramente? Noi tutti nasciamo e veniamo cresciuti nell'edonismo e nell'egoismo di questa nostra società, immenso spot pubblicitario dell'uomo, ma per Pirandello, è la vita stessa che ci impone la maschera. Pirandello non intende focalizzarsi su una semplice accusa della società, ma anzi afferma sia una cosa naturale nell'uomo, peculiare ad esso, e dalla quale non si può davvero fuggire. L'uomo nasce con la consapevolezza di esistere, e questo lo pone in una condizione diversa da qualsiasi altro essere vivente. E nel momento in cui si vede vivere, qualcosa cambia in lui.Tutto può cominciare in un momento di silenzio interiore, nel quale un'epifania angosciante di pensieri e dubbi sovrasta la sua coscienza, e lascia spazio all'insoddisfazione ed al suo sentimento di oppressione nei confronti della sua quotidianità. Nel momento in cui l'uomo s'affaccia alla sua condizione, staccandosi dalla forma, ha la limpida percezione di aver vissuto una non vita. Di aver filtrato i suoi desideri e persino le sue illusioni tramite schemi precisi e assunti a seconda delle situazioni. La maschera che teneva unita la sua sicurezza, le sue certezze, si frantuma in mille pezzi e in mille speculazioni che lo portano a conoscersi, a morire. Perché per Pirandello conoscersi è morire, vedere la propria forma dall'esterno significa che quella non gli appartiene più, che tutto ciò che aveva ora è permeato da un alone di futilità, inconsistenza, tutto ciò che era la sua vita ora è solo un insieme di maschere nude. Nel momento in cui la vita appare come una catena di convenzioni priva di contenuto, allora la si cerca di rompere, per evitare il suo peso opprimente, con un gesto fuori dall'ordinario e liberatorio, che alla fine risulterà comunque illusorio. L'autoconsapevolezza alla quale un uomo perviene dopo l'accettazione della maschera lo porta inevitabilmente alla solitudine, per via dell'impossibilità di comunicare agli altri le sue considerazioni. Infatti, di solito gli uomini vivono all'interno della loro forma e vanno avanti senza accorgersi di nulla, i più si sono formati un'idea della realtà che credono obbiettiva, ma che invece si fonda su illusioni ed autoinganno. Non comunicano realmente tra di loro, ciascuno è chiuso nella propria monade, nella propria verità. Pirandello crede inoltre che neanche tra coloro che si elevano a un livello superiore di autocoscienza ci sia vera comunicazione. La consapevolezza della fallacia del mondo è incomunicabile, imperscrutabile agli uomini.Inoltre l'uomo che tenta di fuggire dalle sue maschere non ha alternativa a questa situazione. Non esiste una soluzione pacificante alla solitudine esistenziale. L'uomo non può tornare a vivere come prima e le cose più consuete gli appaiono prive di senso. Persino la riflessione impedisce di vivere la vita in quanto chi si sofferma ad analizzare la vita non può viverla davvero, e rimane passivo spettatore di se stesso e del mondo. Per l'uomo che ha visto l'assurdità della vita essa rimane un groviglio di contraddizioni, un enigma insolubile. Non resta che prendere atto che al di fuori della compagine sociale non c'è alternativa. La maschera esercita un ruolo vincolante, non ci si può sottrarre all'ordine fittizio delle cose, o tentare un dialogo con gli altri esseri umani, la società rimane dunque un agglomerato di monadi.Come abbiamo visto, le convenzioni sociali soffocano il vero essere dell'uomo, l'eterno pulsare esplodere e contrarsi della sua essenza e lo costringono alla finzione. Sapere questo può portare alla pazzia o alla morte, comunque alla morte psicologica dell'individuo.Il fulcro della tragedia dell'uomo pirandelliano, è sapere che altro non è se non centomila differenti maschere diverse per tutte le persone che lo circondano, e che dietro questi atteggiamenti, non c'è nulla, perché la costrizione nella forma ha ucciso il divenire della vita.
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Per quanto riguarda Nietsche, scopro ora che lui tratta "essere e apparire" ... interessante analogia dei miei studi attuali, senza però sapere che lo facesse. Infatti ignoro praticamente tutta la filosofia "classica" mentre sono molto attivo, anche personalmente, alla filosofia contemporanea.
 
Su Nietsche!

Al di là del bene e del male.
Quel testo per me è stata una scelta di vita.
Ancora oggi nutro un gran fastidio se uno mi dice: è sbagliato come ti comporti!
 

Ultimo

Escluso
In uno dei passi più famosi dell'Umorismo, Pirandello analizza la tendenza dell'uomo a fissare in una forma stabile le fluttuazioni della coscienza, per la necessità che ognuno ha di trovare una sua stabilità psichica, un'identità con la quale mettersi in rapporto con gli altri. Tuttavia la mutevolezza dei sentimenti e del flusso vitale nell'animo umano spesso ci costringono ad assumere ruoli canonici e irrigiditi, che diventano solo maschere di ciò che siamo.
La nostra vita, quella che respiriamo ogni giorno, quella che ci accompagna in ogni nostro naturale gesto, nel nostro naturale sviluppo, quanto siamo sicuri che sia così naturale? Quanto possiamo essere soddisfatti del ruolo che ricopriamo quando ci scopriamo diversi da come ci sentiamo veramente? Noi tutti nasciamo e veniamo cresciuti nell'edonismo e nell'egoismo di questa nostra società, immenso spot pubblicitario dell'uomo, ma per Pirandello, è la vita stessa che ci impone la maschera. Pirandello non intende focalizzarsi su una semplice accusa della società, ma anzi afferma sia una cosa naturale nell'uomo, peculiare ad esso, e dalla quale non si può davvero fuggire. L'uomo nasce con la consapevolezza di esistere, e questo lo pone in una condizione diversa da qualsiasi altro essere vivente. E nel momento in cui si vede vivere, qualcosa cambia in lui.Tutto può cominciare in un momento di silenzio interiore, nel quale un'epifania angosciante di pensieri e dubbi sovrasta la sua coscienza, e lascia spazio all'insoddisfazione ed al suo sentimento di oppressione nei confronti della sua quotidianità. Nel momento in cui l'uomo s'affaccia alla sua condizione, staccandosi dalla forma, ha la limpida percezione di aver vissuto una non vita. Di aver filtrato i suoi desideri e persino le sue illusioni tramite schemi precisi e assunti a seconda delle situazioni. La maschera che teneva unita la sua sicurezza, le sue certezze, si frantuma in mille pezzi e in mille speculazioni che lo portano a conoscersi, a morire. Perché per Pirandello conoscersi è morire, vedere la propria forma dall'esterno significa che quella non gli appartiene più, che tutto ciò che aveva ora è permeato da un alone di futilità, inconsistenza, tutto ciò che era la sua vita ora è solo un insieme di maschere nude. Nel momento in cui la vita appare come una catena di convenzioni priva di contenuto, allora la si cerca di rompere, per evitare il suo peso opprimente, con un gesto fuori dall'ordinario e liberatorio, che alla fine risulterà comunque illusorio. L'autoconsapevolezza alla quale un uomo perviene dopo l'accettazione della maschera lo porta inevitabilmente alla solitudine, per via dell'impossibilità di comunicare agli altri le sue considerazioni. Infatti, di solito gli uomini vivono all'interno della loro forma e vanno avanti senza accorgersi di nulla, i più si sono formati un'idea della realtà che credono obbiettiva, ma che invece si fonda su illusioni ed autoinganno. Non comunicano realmente tra di loro, ciascuno è chiuso nella propria monade, nella propria verità. Pirandello crede inoltre che neanche tra coloro che si elevano a un livello superiore di autocoscienza ci sia vera comunicazione. La consapevolezza della fallacia del mondo è incomunicabile, imperscrutabile agli uomini.Inoltre l'uomo che tenta di fuggire dalle sue maschere non ha alternativa a questa situazione. Non esiste una soluzione pacificante alla solitudine esistenziale. L'uomo non può tornare a vivere come prima e le cose più consuete gli appaiono prive di senso. Persino la riflessione impedisce di vivere la vita in quanto chi si sofferma ad analizzare la vita non può viverla davvero, e rimane passivo spettatore di se stesso e del mondo. Per l'uomo che ha visto l'assurdità della vita essa rimane un groviglio di contraddizioni, un enigma insolubile. Non resta che prendere atto che al di fuori della compagine sociale non c'è alternativa. La maschera esercita un ruolo vincolante, non ci si può sottrarre all'ordine fittizio delle cose, o tentare un dialogo con gli altri esseri umani, la società rimane dunque un agglomerato di monadi.Come abbiamo visto, le convenzioni sociali soffocano il vero essere dell'uomo, l'eterno pulsare esplodere e contrarsi della sua essenza e lo costringono alla finzione. Sapere questo può portare alla pazzia o alla morte, comunque alla morte psicologica dell'individuo.Il fulcro della tragedia dell'uomo pirandelliano, è sapere che altro non è se non centomila differenti maschere diverse per tutte le persone che lo circondano, e che dietro questi atteggiamenti, non c'è nulla, perché la costrizione nella forma ha ucciso il divenire della vita.
Si Minerva era questo quello che volevo incollare.
Mi scuso con chi ha letto il link sbagliato auahahaahahahaha madò non mi smentisco mai sono una frana auahhahhaha
Grazie Minerva.
 

Ultimo

Escluso
Adoro Nietzsche! e' uno dei miei filosofi preferiti! ma perchè hai intitolato il thread "Pirandello"????
cmq si, devo dire che potrebbe avere molte similitudini con il tradimento! ....... ma ti chiedo secondo te chi di noi almeno una volta nella vita non ha portato una maschera? ...... e non parlo solo di tradimenti

Il problema forse cara simy, sta nel fatto che probabilmente il nostro vero essere nemmeno noi siamo più in grado di conoscerlo, forse siamo abituati sin da piccoli ad assumere atteggiamenti che non sono nostri? e forse col passare del tempo, e degli eventi e delle situazioni che, a volte costringono ad indossare maschere non nostre per poter cercare di vivere una parvenza di realtà condizionata dalla società e dal nostro passato?
Ora dico, perchè quando noi pensiamo a delle situazioni, una situazione qualsiasi che ci coinvolge e riflettere, perchè dopo, nel momento in cui la devi esporre con qualcuno, anche negli atteggiamenti e non solo nelle parole tutto viene filtrato? sembra quasi aver paura di apparire quello che realmente si pensa e si è.
E questo accade anche nel momento in cui sei pronto per uscire di casa, ed arrivi al bar, ecco la cominci ad essere un'altro.
 

Ultimo

Escluso
Do una motivazione alla discussione che ho iniziato.
Da quando sono stato tradito, la visione di tutto quello che mi circonda sembra essere stato messo sotto una lente di ingrandimento.
 

Simy

WWF
Il problema forse cara simy, sta nel fatto che probabilmente il nostro vero essere nemmeno noi siamo più in grado di conoscerlo, forse siamo abituati sin da piccoli ad assumere atteggiamenti che non sono nostri? e forse col passare del tempo, e degli eventi e delle situazioni che, a volte costringono ad indossare maschere non nostre per poter cercare di vivere una parvenza di realtà condizionata dalla società e dal nostro passato?
Ora dico, perchè quando noi pensiamo a delle situazioni, una situazione qualsiasi che ci coinvolge e riflettere, perchè dopo, nel momento in cui la devi esporre con qualcuno, anche negli atteggiamenti e non solo nelle parole tutto viene filtrato? sembra quasi aver paura di apparire quello che realmente si pensa e si è.
E questo accade anche nel momento in cui sei pronto per uscire di casa, ed arrivi al bar, ecco la cominci ad essere un'altro.
in parte è vero.... ma è triste
 
è interessante: quanto siamo veramente naturali o quanto le maschere che la vita ci impone diventano automatiche?
riflettendoci penso che molti degli atteggiamenti quotidiani siano maschere di protezione e difesa .
chi ne è privo viene definito borderline con difficoltà sociali; un po' come la mancanza di freni inibitori .
 
è interessante: quanto siamo veramente naturali o quanto le maschere che la vita ci impone diventano automatiche?
riflettendoci penso che molti degli atteggiamenti quotidiani siano maschere di protezione e difesa .
chi ne è privo viene definito borderline con difficoltà sociali; un po' come la mancanza di freni inibitori .
Il conte mia cara è fatto come una cipolla...
Continui a tirar via strati...
E ad ogni strato...
Ti fa piangere...

Oppure è come un caleidoscopio...
Continua a cambiare forma...

Oppure è come un barbapapà:carneval::carneval:

Mia cara...
Nella vita ci vogliono le maschere sia di protezione e sia di difesa eh?

Ma esiste una maschera terrificante, essa è in realtà una prigione con le sbarre invisibili...
Passi la vita convinta di essere libera e non lo sei...

SI chiama incapacità di mettersi in discussione.
Passi la vita a compiere magari ogni sorta di crimini e misfatti convinta di aver operato il bene.
Di essere nel giusto.

Questa maschera è dipinta benissimo in ogni film di Ingmar Bergaman.

Ne parla Cristo nel vangelo di Matteo...
Ed è questa la vera ragione per cui fu messo a morte!
 
Il conte mia cara è fatto come una cipolla...
Continui a tirar via strati...
E ad ogni strato...
Ti fa piangere...

Oppure è come un caleidoscopio...
Continua a cambiare forma...

Oppure è come un barbapapà:carneval::carneval:

Mia cara...
Nella vita ci vogliono le maschere sia di protezione e sia di difesa eh?

Ma esiste una maschera terrificante, essa è in realtà una prigione con le sbarre invisibili...
Passi la vita convinta di essere libera e non lo sei...

SI chiama incapacità di mettersi in discussione.
Passi la vita a compiere magari ogni sorta di crimini e misfatti convinta di aver operato il bene.
Di essere nel giusto.

Questa maschera è dipinta benissimo in ogni film di Ingmar Bergaman.

Ne parla Cristo nel vangelo di Matteo...
Ed è questa la vera ragione per cui fu messo a morte!
e chissenefrega.
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Il conte mia cara è fatto come una cipolla...
Continui a tirar via strati...
E ad ogni strato...
Ti fa piangere...

Oppure è come un caleidoscopio...
Continua a cambiare forma...

Oppure è come un barbapapà:carneval::carneval:

Mia cara...
Nella vita ci vogliono le maschere sia di protezione e sia di difesa eh?

Ma esiste una maschera terrificante, essa è in realtà una prigione con le sbarre invisibili...
Passi la vita convinta di essere libera e non lo sei...

SI chiama incapacità di mettersi in discussione.
Passi la vita a compiere magari ogni sorta di crimini e misfatti convinta di aver operato il bene.
Di essere nel giusto.

Questa maschera è dipinta benissimo in ogni film di Ingmar Bergaman.

Ne parla Cristo nel vangelo di Matteo...
Ed è questa la vera ragione per cui fu messo a morte!
Anche tu sei un orco? :rotfl:
 
Anche tu sei un orco? :rotfl:
Si sono un orco buono...eh?
Pensa perdieci...

In mille e più mille ci hanno provato a trasformarmi in un principe azzurro...sul cavallo bianco...

ma niente da fare...

Cioè io sono un porco...travestito da maiale no?

Ma ultimamente mi sono messo a fare il gatto!
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Si sono un orco buono...eh?
Pensa perdieci...

In mille e più mille ci hanno provato a trasformarmi in un principe azzurro...sul cavallo bianco...

ma niente da fare...

Cioè io sono un porco...travestito da maiale no?

Ma ultimamente mi sono messo a fare il gatto!
Con gli stivali? :carneval:
 

Ultimo

Escluso
è interessante: quanto siamo veramente naturali o quanto le maschere che la vita ci impone diventano automatiche?
riflettendoci penso che molti degli atteggiamenti quotidiani siano maschere di protezione e difesa .
chi ne è privo viene definito borderline con difficoltà sociali; un po' come la mancanza di freni inibitori .
Già, chi assume un comportamento che non porti la maschera, diventa diverso.
Fa paura la semplicità? o fa paura la verità?
 
Già, chi assume un comportamento che non porti la maschera, diventa diverso.
Fa paura la semplicità? o fa paura la verità?
non è questione di semplicità, secondo me.
alcune maschere servono a non urtare la sensibilità degli altri, a proteggerci e a darci la forza per superare momenti che ci vedrebbero troppo deboli.
la troppa sincerità, la mancanza di filtri non è sempre una cosa positiva per se stessi e per gli altri
 

Ultimo

Escluso
non è questione di semplicità, secondo me.
alcune maschere servono a non urtare la sensibilità degli altri, a proteggerci e a darci la forza per superare momenti che ci vedrebbero troppo deboli.
la troppa sincerità, la mancanza di filtri non è sempre una cosa positiva per se stessi e per gli altri
Si sono daccordo.
Ma perchè la troppa sincerità, la mancanza di filtri non è sempre una cosa positiva per se stessi e per gli altri
 
Si sono daccordo.
Ma perchè la troppa sincerità, la mancanza di filtri non è sempre una cosa positiva per se stessi e per gli altri

ci sono verità sbattute in faccia con volgarità e compiacimento; situazioni nelle quali ,se si è in possesso di sensibiltà , si filtra quello che sarebbe un inutile cazzotto allo stomaco.
il buon senso fa scindere quello che risulta essere verità utile da quella sincerità che hanno i bambini , a volte crudele e inopportuna proprio perché senza i filtri della maturità.
 
Stato
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