La storia (riassunta) comincia ca. 4 anni fa con una collega. Entrambi sposati, entrambi con bimbi piccoli.Ci siamo piaciuti da subito ed inizia una piccola passione tra noi, sebbene i tempi per vederci siano molto ristretti. Poi (e qui 'taglio' per non dilungarmi) la passione si affievolisce un po', ma l'attrazione e il feeling tra noi rimangono e la storia va avanti con pochi incontri ma vissuti davvero intensamente. Lei però ha un umore spesso altalenante e inizio a farmi domande su questa sua stranezza. Scopro che ha fatto sesso con un altro uomo, ci sto malissimo, ma ci passo sopra. Poi...poi scopro che non è stato l'unico, ma non glielo dico. Lei dice di amarmi, ma si concede questi 'intermezzi', che io non tollero. Così arriva un giorno in cui la vedo parlare con un tipo in un parcheggio e le chiedo conto. Lei si offende profondamente e non mi parla praticamente più, nè ci frequentiamo. Dice che quel tipo del parcheggio era un normalissimo amico. . Allora io poi le chiedo scusa (ho sbottato l'unica volta in cui non dovevo), perchè lavoriamo insieme e ne sono stato praticamente costretto per 'sopravvivere'. Dice che lei non mi appartiene e io non appartengo a lei e che fa quello che vuole. Le scuse vengono accettate dopo un mese, rimane freddina, e scopro che nel frattempo si è data di nuovo da fare...Cosa fare ? La risposta sarebbe facile se non che sono innamorato di lei nonostante tutto (sto comunque lavorando per farmela passare)...
Ciao!
E' l'ingordigia di quelle donne che ti sorridono nell'ombra il vero dolore dell'uomo che si dispensa con parsimonia.
Ora, tu stai innaffiando l'albero del veleno che uccide i suoi frutti, mentre lei corre spensierata per le vaste pianure erbose dell'Asia centrale.
Così come non si dovrebbero cercar vergini in un bordello o sulle brande di un reparto maternità, allo stesso modo non si dovrebbe restare sorpresi se, rovistando nel cassonetto di fronte al porcile, non ci si ritrova tra le mani nient'altro che immondizia.
Ma l'amore che guasta i cervelli e brucia le vene viene e va come più gli aggrada, ed è un servo pretenzioso che s'atteggia a padrone e, come tale, comanda gli stupidi e viene inviato, negli animi altrui, dai furbi e dagli smagati.
Egli è un cane fedele senza padrone che s'abbranca alla vanagloria prima ancora che alla cupidigia e, con fare guardingo, soffia speranze di fumo e certezze di guano nelle narici dei pachidermi della certezza.
La fede è un gettito cieco del proprio corpo vivo nel vuoto scosceso il cui fondo dev'essere morbidissimo e appagante, la stupidità è invece sperare che sia morbido per la catasta di corpi altrui che ancora mugghiano e soffocano, gli uni sugli altri, bevendosi le lacrime.
Se il volare è un po' come il buttarsi a terra sbagliando bersaglio, il tuo amore è una balena in pieno deserto.
Sei disposto a portare così tanti secchi d'acqua per mantenere umida un'inadatta creatura che nessuno sa come sia arrivata lì e che in quel posto non ci doveva neppure essere?
E non credere che ci siano oasi nelle vicinanze, quella che ti pare di scorgere è semplicemente un miraggio.
Incamminati prima che finisca anche l'acqua nella tua piccola borraccia!
Ciao!