Parlare di "diversità" d'indole, ammesso e non concesso che abbia un senso, è un mero esercizio inutilmente dialettico visto che le differenze a monte dei vari eventi sono abissali, quasi imparagonabili, e in ogni caso i comportamenti delle popolazioni a seconda che siano coinvolte direttamente o meno nella ricostruzione sono anch'essi diversi. In ogni parte del mondo chi non vorrebbe, se messo nelle condizioni di farlo, in seguito ad una catastrofe ricostruire la propria abitazione e darsi da fare per il proprio territorio? Le scelte politiche-economiche etc operate per il Friuli si inseriscono in un contesto in cui è stato possibile consentire il controllo dal basso dando così la possibilità (e i mezzi e il potere decisionale) ai cittadini di ricostruire. Non con pochi soldi pubblici, che tra fondi regionali, nazionali e internazioni sono stati erogati qualcosa come 35 miliardi di lire, circa il 3500% in più rispetto a quanto stanziato; utilizzati benissimo, certo, grazie soprattutto al fatto che Zamberletti all'epoca (mi pare su decisione di Moro) ignorò qualsiasi organizzazione dando il denaro direttamente ai sindaci. Un'erogazione di fondi così massiccia oggi è impensabile per tante ragioni; c'è una (due?) generazione di mezzo fra i due eventi ed è cambiata la fattura dei governanti e dei loro delegati che specie in Abruzzo hanno messo in essere misure strategiche ed operative piombate sulla testa del cittadino senza possibilità di replica.
Poi si potrebbe parlare del fatto che nel nord est era presente in grandi forze l'esercito, che era un'area strategica per la NATO, che l'Italia all'epoca era la 5° potenza economica mondiale e che aveva tanti mezzi etc etc, quindi si, oro, siete stati bravi, non più bravi di altri nè diversi.