Mi sono sempre chiesto perché ad un certo punto per definire una coppia funzionale e funzionante sia entrato in uso questo concetto di "partecipanti ad un progetto".
Da queste risposte, un'ipotesi potrebbe essere che la nuova definizione vuole mettersi in contrapposizione con il concetto di "amore" (nel senso di "ammmore", in stile romanzo Harmony), per stare a significare una maggiore consapevolezza, maturità e collaborazione rispetto a qualcosa che "succede come per magia" e ti colpisce come un mattone in testa mentre cammini o come un tumore.
Personalmente trovo triste il concetto di "progetto" applicato ad una coppia, soprattutto perché sposta il fuoco dalle persone ed il loro relazionarsi per metterlo su qualcosa che potrebbe funzionare anche semplicemente tra due sconosciuti che sottoscrivono un accordo finalizzato all'esecuzione del progetto stesso.
In quarant'anni insieme, non ho mai pensato a (quella che adesso è) mia moglie come ad una collaboratrice ad un progetto, anche nei momenti in cui questo sarebbe stato applicabile: comprare casa, fare figli, gestire i due spicci che abbiamo.
Al netto del fatto che faccio fatica a descrivere la funzionalità di una relazione in pochi aggettivi, soprattutto se è molto lunga, "complice" mi sembra comunque molto più appropriato che "collaboratrice di un progetto". Soprattutto, il termine non mi ha mai fatto pensare alla criminalità. In questo, sono supportato dal fatto che le parole hanno quasi sempre più di un significato e la Treccani definisce come "complicità" anche la "perfetta intesa".