Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
Vola via col vento, l’infatuazione per Ashley
ROSS.
Mai pensato a me stessa come a un’eroina da film o da romanzo. Mai, fino a domenica 22 giugno, quando ho rivisto «Via col vento» mentre il mio Rhett Butler guardava Italia-Spagna con gli amici e io pensavo al mio Ashley…
Il mio Ashley si chiamava Marco e l’ho incontrato sul lavoro. Ci siamo fiutati e piaciuti subito o quasi. Abbiamo flirtato davanti a caffè e aperitivi da soli o protetti dal collegame in trasferta al bar. Lui ha una fidanzata storica con cui si prende e lascia, io l’ennesima storia che sta per tramontare. Facciamo un lavoro intellettuale e lui è piuttosto cerebrale. Sento che gli piace la mia testa, lo affascina il mio parlare e ragionare, i miei studi complicati e seri, il mio piglio di donna volitiva. Ma ho presto modo di sentire che gli piace anche il mio corpo. Di più, mi convinco che lui provi per me qualcosa che lo faccia andar fuori controllo.
Lui ha un animo, come dire, malinconico. È spesso triste e io lo rallegro. Anche lei dev’essere un po’ triste, ironica e giovane, ma triste. Lui mi fa capire che la sua per me è più di un’attrazione, più di una storia fra colleghi, potrebbe essere un amore. Ma… c’è lei. Lei che non lascia perché un po’ le è grato, perché ci sta da sempre, perché è più piccola e, forse, a lui sembra indifesa. Però io so che non la ama e questo basta. Finché in un periodo in cui le cose fra loro non vanno, lui mi chiama per dirmi che lei se ne è andata definitivamente.
Mi dice che ha bisogno di parlarmi, di vederci al bar. Io quasi non ci credo, è come se finalmente una finestra a lungo chiusa si fosse spalancata e facesse entrare il sole. Mi vesto al meglio, mi trucco un po’, mi guardo e mi trovo molto bella. Esco, lo raggiungo e lo trovo… in lacrime. Un uomo distrutto che mi piange sulla spalla. Sai l’unica cosa che mi viene da dirgli in quel momento? «Ma come, Ashley, allora l’ami!».
Già. Gli parlavo e mi scorrevano le immagini del film più pesante della storia, Ashley che esce dalla stanza di Melania morta e piange sulla spalla di Rossella. E le dice che Melania era l’unico suo sogno che avesse resistito alla realtà. Io grazie al film capisco quel che rischio e corro alla riconquista del mio Rhett. Che all'improvviso mi sembra pure meglio di Clark Gable - una bellezza più moderna, alla Clive Owen - e soprattutto non mi caccia con un «francamente, me ne infischio».
Risposta
Un po’ te lo saresti meritata. Hai un uomo, il tuo Rhett, che all’inizio della lettera etichetti alla voce «ennesima storia che sta per tramontare». Non sentendoti più troppo attratta da lui, ti invaghisci di questo Ashley malinconico, che smania per te e però rimane avviluppato alla sua ragazza in un afflato di umana pietà. Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò. Di buoni samaritani ne ho conosciuti pochi. In amore e anche nel resto. Ma soprattutto in amore. Non si resta dentro una storia sbagliata per compassione, ma per pigrizia o perché ci fa comodo. Ai suoi occhi tu sei lo svago, la distrazione momentanea, la piccola gioia che strappa un sorriso e non impegna, la pausa che serve a ricaricare le pile per poi rituffarsi nel rapporto che conta: travagliato e sofferto, e forse proprio per questo difficile da spezzare. Infatti a spezzarlo non è lui. È lei. E il tuo Ashley, abbandonato, si sente all’improvviso il più infelice degli uomini.
Tu caschi dalle nuvole e ne deduci che lui l’aveva sempre amata. Non ne sarei così sicuro: quando si viene lasciati, come nel suo caso, si tende a scambiare per amore anche l’orgoglio ferito e l’interruzione di una lunghissima abitudine. Magari non la amava. Semplicemente non aveva intenzione di lasciarla. Una cosa è certa: non aveva intenzione di lasciarla per te. Ma tu hai preferito non accorgertene, aggrappandoti alle sue parole invece che ai suoi comportamenti, che a differenza delle parole non mentono mai.
Lo avrai intuito, Rossella O’Hara non gode delle mie simpatie più sfrenate. Intanto, pur avendo visto «Via col vento» quelle due o trecento volte come tutti (sempre a spizzichi), non ho mai capito cosa ci trovasse la tua eroina in Ashley. Così privo di energia e di ironia, specie se paragonato al fascino ribaldo e alla generosità di Rhett. Facci caso: per tutto il film Ashley non fa che negarsi e chiedere favori, mentre Rhett è sempre pronto a proporsi e a risolvere problemi. Eppure capisco che sia irresistibile il mix fra il solido pragmatismo con cui Rossella difende la propria terra dalla catastrofe della guerra e la totale assenza di senso comune che anima invece le sue capricciose scelte sentimentali. Rossella rappresenta il prototipo degli innamorati a senso unico, che scambiano per passione romantica le loro ossessioni e amano i fantasmi forse perché non riescono a innamorarsi delle persone vere. Almeno fino a quando non cade il velo dell’illusione e la realtà che tutti, ma proprio tutti, avevano visto fin dall’inizio si mostra finalmente ai loro occhi. Allora, perso per perso, anche «l’ennesima storia che sta per tramontare» si trasforma d’incanto in «Una bellezza più moderna di Clark Gable». Al posto suo, non avrei resistito alla tentazione di imitare l’originale fino in fondo, pronunciando la memorabile frase. Ma evidentemente il ragazzo è ancora molto innamorato. O molto distratto dalle partite di calcio alla tv. E comunque domani è un altro giorno: magari cambia idea.
MASSIMO GRAMELLINIhttp://www.lastampa.it/forum/forum2.asp?IDforum=463
ROSS.
Mai pensato a me stessa come a un’eroina da film o da romanzo. Mai, fino a domenica 22 giugno, quando ho rivisto «Via col vento» mentre il mio Rhett Butler guardava Italia-Spagna con gli amici e io pensavo al mio Ashley…
Il mio Ashley si chiamava Marco e l’ho incontrato sul lavoro. Ci siamo fiutati e piaciuti subito o quasi. Abbiamo flirtato davanti a caffè e aperitivi da soli o protetti dal collegame in trasferta al bar. Lui ha una fidanzata storica con cui si prende e lascia, io l’ennesima storia che sta per tramontare. Facciamo un lavoro intellettuale e lui è piuttosto cerebrale. Sento che gli piace la mia testa, lo affascina il mio parlare e ragionare, i miei studi complicati e seri, il mio piglio di donna volitiva. Ma ho presto modo di sentire che gli piace anche il mio corpo. Di più, mi convinco che lui provi per me qualcosa che lo faccia andar fuori controllo.
Lui ha un animo, come dire, malinconico. È spesso triste e io lo rallegro. Anche lei dev’essere un po’ triste, ironica e giovane, ma triste. Lui mi fa capire che la sua per me è più di un’attrazione, più di una storia fra colleghi, potrebbe essere un amore. Ma… c’è lei. Lei che non lascia perché un po’ le è grato, perché ci sta da sempre, perché è più piccola e, forse, a lui sembra indifesa. Però io so che non la ama e questo basta. Finché in un periodo in cui le cose fra loro non vanno, lui mi chiama per dirmi che lei se ne è andata definitivamente.
Mi dice che ha bisogno di parlarmi, di vederci al bar. Io quasi non ci credo, è come se finalmente una finestra a lungo chiusa si fosse spalancata e facesse entrare il sole. Mi vesto al meglio, mi trucco un po’, mi guardo e mi trovo molto bella. Esco, lo raggiungo e lo trovo… in lacrime. Un uomo distrutto che mi piange sulla spalla. Sai l’unica cosa che mi viene da dirgli in quel momento? «Ma come, Ashley, allora l’ami!».
Già. Gli parlavo e mi scorrevano le immagini del film più pesante della storia, Ashley che esce dalla stanza di Melania morta e piange sulla spalla di Rossella. E le dice che Melania era l’unico suo sogno che avesse resistito alla realtà. Io grazie al film capisco quel che rischio e corro alla riconquista del mio Rhett. Che all'improvviso mi sembra pure meglio di Clark Gable - una bellezza più moderna, alla Clive Owen - e soprattutto non mi caccia con un «francamente, me ne infischio».
Risposta
Un po’ te lo saresti meritata. Hai un uomo, il tuo Rhett, che all’inizio della lettera etichetti alla voce «ennesima storia che sta per tramontare». Non sentendoti più troppo attratta da lui, ti invaghisci di questo Ashley malinconico, che smania per te e però rimane avviluppato alla sua ragazza in un afflato di umana pietà. Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò. Di buoni samaritani ne ho conosciuti pochi. In amore e anche nel resto. Ma soprattutto in amore. Non si resta dentro una storia sbagliata per compassione, ma per pigrizia o perché ci fa comodo. Ai suoi occhi tu sei lo svago, la distrazione momentanea, la piccola gioia che strappa un sorriso e non impegna, la pausa che serve a ricaricare le pile per poi rituffarsi nel rapporto che conta: travagliato e sofferto, e forse proprio per questo difficile da spezzare. Infatti a spezzarlo non è lui. È lei. E il tuo Ashley, abbandonato, si sente all’improvviso il più infelice degli uomini.
Tu caschi dalle nuvole e ne deduci che lui l’aveva sempre amata. Non ne sarei così sicuro: quando si viene lasciati, come nel suo caso, si tende a scambiare per amore anche l’orgoglio ferito e l’interruzione di una lunghissima abitudine. Magari non la amava. Semplicemente non aveva intenzione di lasciarla. Una cosa è certa: non aveva intenzione di lasciarla per te. Ma tu hai preferito non accorgertene, aggrappandoti alle sue parole invece che ai suoi comportamenti, che a differenza delle parole non mentono mai.
Lo avrai intuito, Rossella O’Hara non gode delle mie simpatie più sfrenate. Intanto, pur avendo visto «Via col vento» quelle due o trecento volte come tutti (sempre a spizzichi), non ho mai capito cosa ci trovasse la tua eroina in Ashley. Così privo di energia e di ironia, specie se paragonato al fascino ribaldo e alla generosità di Rhett. Facci caso: per tutto il film Ashley non fa che negarsi e chiedere favori, mentre Rhett è sempre pronto a proporsi e a risolvere problemi. Eppure capisco che sia irresistibile il mix fra il solido pragmatismo con cui Rossella difende la propria terra dalla catastrofe della guerra e la totale assenza di senso comune che anima invece le sue capricciose scelte sentimentali. Rossella rappresenta il prototipo degli innamorati a senso unico, che scambiano per passione romantica le loro ossessioni e amano i fantasmi forse perché non riescono a innamorarsi delle persone vere. Almeno fino a quando non cade il velo dell’illusione e la realtà che tutti, ma proprio tutti, avevano visto fin dall’inizio si mostra finalmente ai loro occhi. Allora, perso per perso, anche «l’ennesima storia che sta per tramontare» si trasforma d’incanto in «Una bellezza più moderna di Clark Gable». Al posto suo, non avrei resistito alla tentazione di imitare l’originale fino in fondo, pronunciando la memorabile frase. Ma evidentemente il ragazzo è ancora molto innamorato. O molto distratto dalle partite di calcio alla tv. E comunque domani è un altro giorno: magari cambia idea.
MASSIMO GRAMELLINIhttp://www.lastampa.it/forum/forum2.asp?IDforum=463