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Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Da bijou a oggetto magico, e ritorno. Ecco i prodigi
promessi a chi li sfoggia. Una singolare mostra a Udine
Amuleti, quei monili "miracolosi"
Il volto segreto dei gioielli rituali


dal nostro inviato MICHELE SMARGIASSI




UDINE - Cosa significa un filo di perle? Strana domanda. È un bijou, se proprio deve avere un significato sarà bellezza, o vanità. Invece no: significa latte. Quel filo con tre perle lattiginose non doveva ornare un bel nulla, non doveva neppure essere visto. La balia friulana a cui appartenne lo portava sotto il corsetto, vicino al capezzolo, per propiziare la lattazione abbondante da cui dipendeva la salute dei pargoli e il suo stesso mestiere. Accessorio magico-professionale, quel ninnolo fu uno dei primi della collezione di Gaetano Perusini, e ribaltò la sua concezione del folclore, aprendo la porta che dalla gioielleria conduce alla magia. Friulano, etnologo del costume in senso lato e stretto, Perusini aveva cominciato raccogliendo abiti. I gioielli, che iniziò a collezionare nel 1966, erano un complemento. Ma quelle tre perline gli esplosero in mano, aprendo un varco tra cultura materiale e credenza soprannaturale. Capì di colpo quello che la nostra generazione ha scordato: che i gioielli sono l'ultimo rifugio del magico nella contemporaneità.

La sua raccolta di oggetti ornamentali, che il Museo etnografico del Friuli e la sua direttrice Tiziana Ribezzi mettono in mostra a 30 anni dalla sua scomparsa (fino a novembre a Palazzo Giacomelli), accorcia la Storia: i 5.500 reperti sono tutti gioielli moderni, dal Settecento al boom economico, ma non sono intimamente diversi dagli ori egizi, persiani, celtici. Anche se non ne siamo più consapevoli, regalando un paio d'orecchini a forma di luna a una ragazzina le auguriamo ancora fertilità. Se nostra moglie indossa un pendente a goccia, scaccia i pensieri funesti. E un sonaglio, anche di plastica, al polso d'un bimbo lo protegge dagli spiriti.

Fanfaluche? Un anello è un anello, e basta? Siamo esseri razionali. Chissà allora perché portiamo al collo delle piccole croci d'oro. Il rispetto per la funzione trascendente dei monili sopravvive solo nell'area del sacro, forse perché la religione ha ancora istituzioni autorevoli, mentre gli sciamani di oggi sono solo imbonitori televisivi. Ma basta retrocedere di un paio di generazioni, e il ninnolo più innocente torna amuleto. Perusini acquistò i suoi gioielli rituali sui banchi dei mercatini: erano oggetti orfani, ma ancora saturi di un senso immateriale che l'etnologo non fece fatica a ricostruire. Oggetti augurali, "efficienti". Amuleti, per proteggere: come gli orecchini, ultimo dei presìdi metallici che in tutte le culture sorvegliano gli accessi al corpo (ma i ragazzi col piercing li stanno rimettendo in uso tutti, proprio tutti). Talismani, per agire: come i braccialetti a serpente, ausili di seduzione. Gli stregoni non sono scomparsi: sono i gioiellieri, "forse gli ultimi custodi del significato recondito degli oggetti ornamentali", conferma l'antropologo Gian Paolo Gri, uno dei curatori della mostra.



Per secoli era un sapere comune. Patrimonio di famiglia, il gioiello è l'unico oggetto della cultura materiale destinato a sopravvivere per generazioni, trasmesso per via matrilineare. E le donne sono state anche le custodi dei loro segreti magici, lo sapevano i torquemada dell'Inquisizione che mandavano al rogo quelle più esperte. Un patrimonio che si accresce per via di doni (non si vende il sacro, lo si regala). Le fiabe tradizionali sono piene di doni magici per i neonati, per proteggerli da un fato avverso: campanellini, o ciondoli d'oro, a unicorno, a sirena, da appendere tra le fasce, vicino all'ombelico, Perusini li trovò nei corredi delle donne friulane. Non c'è tuttora matrimonio senza anello, e che si tratti di un anello della catena che ci lega, forse ci viene ancora in mente; chissà invece se qualcuno, regalando una cintura alla fidanzata, sa che dovrà farsela restituire quando rimarrà in-cinta. I piccoli fan di Moccia non sanno che i lucchetti con cui festonano i ponti facevano già capolino nei portagioie delle loro nonne, assieme all'edera della fedeltà, alla melagrana della longevità, ai fusi della laboriosità. Nodi, grappoli, animaletti: nessuna forma era fusa solo "per bellezza". Ma il significato magico delle forme s'è oscurato, fino a diventare illeggibile per noi: questi orecchini a forma di forbice alludono alle virtù casalinghe, o sono le forbici con cui le Parche tagliano il filo della vita? Solo le pietre sembrano aver ritrovato ultimamente un po' di fascino trascendentale con la voga new-age della cristalloterapia.

La china verso la miscredenza è iniziata sul versante maschile, e non da molto. L'orecchino da uomo era frequente cent'anni fa: a stella quello dei marinai, contro i naufragi. Nelle trincee della Grande guerra era normale vedere al collo di fanti barbuti lo scapolare con un pezzetto della placenta, custodita dalla mamma fin dal giorno del parto: contro la morte improvvisa. Ma da quando la moda maschile s'è messa a lutto, la gioielleria pour homme s'è ritirata ai margini dell'abito: i gemelli della camicia, la catena dell'orologio alla cintura, espulsa poi anche da lì per obsolescenza tecnica.

Non che la superstizione sia scomparsa dal quotidiano. Si è solo trasferita su altri oggetti. Prima di morire, nel 1977, Perusini si divertiva a comprare cornetti di plastica e portachiavi a ferro di cavallo negli autogrill. Aveva intuito che, dal corpo fisico, amuleti e talismani si sono trasferiti sul nostro corpo tecnologico: appesi al retrovisore dell'auto, alla cinghietta del cellulare. Pensava a un libro sugli amuleti della contemporaneità, che purtroppo non scrisse. Chi volesse raccoglierne il testimone non dovrà cercare solo nel cassetto della nonna.

(28 giugno 2008)

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/amuleti-udine/amuleti-udine/amuleti-udine.html
 
O

Old Holly

Guest
E' un vero peccato che non abbia potuto scrivere il libro che aveva in progetto, visto che tratta di un argomento interessante.
Non conosco molto sulle superstizioni e gli amuleti.
Mi ha colpito particolarmente il fatto che i fanti della Grande guerra portassero addosso un pezzo di placenta, che avrebbe dovuto proteggerli dalla morte improvvisa; sapevo che un tempo la placenta veniva sotterrata di nascosto.
 
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