O
Old Baby Sun
Guest
Voglio raccontarvi tramite l'epistole una storia nata per iscritto.
Riassunto: Dopo 15 anni una che lo aveva lasciato per un altro si rifà viva!
Vi posto la prima risposta di lui che fa seguito ad una mail persa tra gli annali.
Lo so, difficile leggerla tutta.... ma se vi piace leggere armatevi di pazienza ne apprezzerete i toni, come li ho apprezzati io.
Vi assicuro che non ve ne pentirete.
Dove eravamo arrivati?
Kierkegard, nietsche, e la ricerca spasmodica di qualsiasi cosa avesse potuto negare l’esistenza di Dio. Ci avrei creduto anche a leggerlo sulla lattina di una birra. Quello che so e’ che da allora non rividi mai piu’ il sole… non accostai mai piu’ il mio torpido cuore al camino dell’amore… forse nella vita si stabiliscono confini netti tra cio’ che si e’ stati e cio che si sara’, un machiavellico disegno di un Dio incosciente e buffone che allieta la sua mensa ponendo bivi col fine ultimo di segnarti e prepararti allo stesso disegno subdolo di cui egli stesso e’ l’artefice.
E’ proprio vero se Dio esistesse sarebbe egli stesso il primo criminale, solo un Dio efferato avrebbe potuto partorire un mondo del genere, un programmatore folle, tuttavia nel suo disegno noi avremmo dovuto pagare lo scotto di un sistema infame e crudo, salvo poi presentare il conto al sottoscritto… peccato solo che non mi avesse chiesto quanti soldi avevo in tasca… e per tanta grazia non lo avevi fatto neanche tu.
Avevo sbagliato ancora una volta, la seconda.
Per la seconda volta avevo riposto la mia fiducia in qualcuno, per la seconda volta mi ero fidato, per la seconda volta infantilmente avevo aperto braccia e cuore, allo stesso modo dei bimbi quando vogliono essere presi in braccio… e si perdonera’ ad un adolescente se la prima di questa seconda …. fu fidarsi dell’uomo di cui ogni uomo dovrebbe fidarsi piu’ di se stesso, il poprio padre.
Tuttavia me stesso perse quest’indulgenza… non riuscendosi mai a perdonare!
Gli errori si pagano a costi molto alti: rimorsi e fantasmi… ma cara **** se io ho dovuto pagare il conto subito, stai pur certa che, che tu lo sappia o meno… tutti abbiamo pagato … con esistenze infelici…. Brave ragazze che colpite da loro stesse hanno smesso di riconoscersi, consumandosi nella banalità di esistenze comuni che a 18 anni possono sembrare “LA” svolta, ma che prima o poi ricondurranno a vite vuote e convenzionali, una danza attorno a cio’ che non si vorrebbe mai diventare… ma per quante miglia gli si possono percorrere attorno.. quello che della nostra esistenza sara’ e’ sempre davanti a noi, anche dopo migliaia di miglia corse in fuga… ma solo attorno.
E se da un lato questo illude, la contropartita e’ rappresentata dalla certezza di non essersi, alla fine, allontanati cosi’ tanto dal vero proprio io.
Fantasmi hanno percorso le stanze buie della mia coscienza, ombre vaganti, ignare del mondo, dei colori e dell’aria nei polmoni, dei profumi e dei sapori, ombre ignare dello scorrere del tempo… rituali erranti ignoranti del calore che li circonda.
Alla fine anche io diventai un fantasma. I rapporti interpersonali avevano semplicemente preso una semplice e rigida piega verso la tolleranza zero. Non avrei certo permesso a chiunque di ferirmi una terza volta, guscio a riccio, bisognava essere mediocri… come il resto del mondo d’altronde.
[... questa parte omessa conteneva dati sulla vita di lui... ]
Quando fini’ , zaino in spalla e tornato a casa niente era piu’ come lo avevo lasciato. Per gli amici ero diventato grande, per la mia famiglia ero diventato grande … ormai erano solo cazzi tra me e la vita!
Da allora nessuno mi chiese piu’ se avessi i soldi per le sigarette, erano solo cazzi miei.
Allora con un buon linguaggio da caserma avrei potuto asserire: troppo grande per ciucciare il latte dalla mamma e troppo piccolo per scopare! Eta’ infame… Qualsiasi cosa fossi stato prima, ormai ero fuori!
[... questa parte omessa conteneva dati personali sulla vita di lui... ]
Magra consolazione, non pensi? Come una madre che oggi ti nega tutto, castiga e richiama, rigida e soppressiva … il duro mestiere del genitore (porca ******* quant’e’ difficile) e di cui scopri solo dopo anni il valore.
Ogni genitore ha un solo desiderio poter tornare bambino insieme al figlio, ma a quanto sembra padre e figlio scendono gia’ dal paradiso divisi da un divario insormontabile, e anche quando questo divario non dovesse esistere e si permettesse ad un genitore d’esser bambino insieme al figlio… allora Dio vuole che non si sia, in tempi successivi, grandi insieme al figlio.
Li capisci che potevi essere uno dei tanti coglioni spensierati del cosmo, uno dei tanti fottutissimi studenti con l’I-pod, invece no! La vita continua ad essere fottutamente egoista relegandoti al ruolo di ********** , ed e’ ancora piu’ bastarda quando ti propina ideali del ***** in cui credi perche’ un altro “fottutissimo ******* ” prima di te ti ha cavato le palle degli occhi e ti ha fottuto il cervello.
L’amore? Neanche l’ombra, storie, storie, storie da tre mesi ad una notte, ma era tutto una notte, era come guardare il tempo da una angolazione non coincidente, che di una retta puoi farne un punto se opportunamente girata.
Per il sentimento, per l’anima ed il cuore era ancora autunno, si autunno … perche se fosse stato inverno, avrei potuto immergere nel pensiero la primavera avvenire, no, era autunno quando cadevano le foglie dell’anima, era autunno quando nessun camino s’accese a scaldarmi le emozioni, era autunno quando l’immagine di un ragazzo tagliava l’aria con lo zaino su una spalla alla stazione di un treno, era autunno nell’ alito dell’ esistenza dove anche la neve cadendo avrebbe fatto rumore (battisti docet), ed era autunno, che se al sabato del villaggio ci si bea gioiosamente all’indomani e’ domenica, all’autunno del seno ci si spegne che all’indomani è inverno.
E riempire l’esistenza di sesso, di droga e di rock … shakerati con del buon bourbon! Dov’e’ finita la felicita’? Nello zaino neanche l’ombra !
Una donna per scaldarmi il cuore, una, ne sarebbe bastata una, ma la lista dei fantasmi crebbe a dismisura, incontrollabile, e insaziabile. Come un vampiro a succhiare non l’anima, ma l’anima dell’anima; una terribile maledizione, la favola terribile del ghiaccio che nella notte, travestito da vento, abbraccia le foglie e spezza i petali.
Il fiore che aveva aperto il suo gambo al vento, per una sola notte, per una sola ora, per un singolo istante adesso si vedeva a supplicasse il ghiaccio di restare.
Come avrebbe fatto il fiore allo scaldar del mattino a restare irto se il ghiaccio stesso che lo rendeva adesso solido e deliziosamente indocile avesse smesso di sostenerlo, come avrebbe fatto il fiore a brillare di brina al mattino quando il ghiaccio aveva reciso ogni sua singola cellula ?
Recidevo ogni donna sul cammino, come un barattolo da aprire per vedere se all'interno vi fosse contenuto amore.... ma non c'era.
E brina al mattino… in lacrime.
Non ho mai illuso nessuno, rimpianti ? Solo per le poche che hanno lasciato figli e mariti, ricordo una volta, non ricordo come si chiamasse lei , ricordo pero’ il nome del marito, Paolo. Volle a tutti i costi parlare con me… voleva conoscermi, assurdo quanto l’orgoglio piu’ che l’amore possa far precipitare l’autostima di un essere. Ci incontrammo, non so con quali intendi fosse venuto… da subito si mise a piangere e mi abbraccio’! Gli dissi di tornare a casa che io per la moglie ero solo un amico, che non capivo perche’ avesse voluto incontrarmi, e gli dissi pure che la moglie .. s’era inventata tutto!
Non seppi mai come ando’ a finire… ma regalai a quel uomo una illusione… un sogno, la fine di un incubo!
Non so se fosse, allora, stato possibile credere alle mie parole, ma a quel ragazzo questo non importava, se ne torno’ tranquillo con la sua scatola di bugie… mascherate da verita’, non gl’importava verificare il contenuto della scatola, ma solo che fosse impacchettata da verita’, una commedia con un solo attore, un copione di un solo monologo… Paolo, assaporai la sua angoscia e vidi che questa nutriva la mia … come le lacrime della moglie quando lasciai le sue lenzuola.
Precedettero e seguirono decine e decine di nomi, tanti, bastava un gesto o una frase e tanto quanto piu’ forte fosse la loro mente tanto piu’ forte era la forza con la quale si piegavano.
E pensavo a te! Mi ero trasformato in te … Te in quel maledettissimo strafottutissimo giorno!
Fredda, insensibile, quasi non fosse colpa tua ma solo lo svago di un destino bastardo di cui eri solo attrice.
Adesso ancora tu! Superata una certa freddezza al primo contatto, adesso mi ritrovo confuso a battere sulla tastiera… cosa ?
Quando mi contattasti pensavo d’esser diventato immune ai sentimenti, che questa volta non mi avresti scalfito… invece ancora una volta come fantasma del passato riesci a penetrare passandomi attraverso.
Nessuno ci e’ mai riuscito! E mi ritrovo indifeso davanti ad un’ombra.
Cerco di controllarmi, devo barricare la mia roccaforte, arcieri pronti sulle mura,sprangate le porte, rinforzare le difese… prima linea in trincea. Tenetevi pronti all’attacco!
Poi una frase battuta di sfuggita su msn mentre andavi via: Non voglio perderti di nuovo…
Parole come pioggia di fulmini, che richiamano musiche epiche di passati mai vissuti, dove il futuro ha un senso, parole clandestine cariche di future e imprevedibili incognite. Parole che al palato sanno di fragola pur con tutto l’amaro che si portano dietro, parole che odorano di campi irlandesi sconfinati e che a percorrerli fino in fondo possono portare a dirupi a strapiombo sull’infinito mare, soffici come il velluto, il vagito di un bimbo tenero e indifeso.
Le difese diventano incapaci, tanta confusione sul campo, la prima linea cade sotto i colpi infami che provengono dall’interno del castello stesso, il mio cuore ha tradito la ragione, il cuore ha tradito le stesse difese per cui lottava, le sue stesse armate, e fa scempio di queste; la frase riecheggia dentro la sala che protegge il Re.
Il signore del castello, padre di mille battaglie portandosi le mani sulle orecchie si lascia cadere sulle ginocchia scuotendo il capo, fissa la porta, l’unica e ultima difesa.
Aspetta solo che tu entri per finire il lavoro sporco che avevi cominciato tanto tempo fa.
Fai pure! Non ho paura di morire una seconda volta.
Riassunto: Dopo 15 anni una che lo aveva lasciato per un altro si rifà viva!
Vi posto la prima risposta di lui che fa seguito ad una mail persa tra gli annali.
Lo so, difficile leggerla tutta.... ma se vi piace leggere armatevi di pazienza ne apprezzerete i toni, come li ho apprezzati io.
Vi assicuro che non ve ne pentirete.
Dove eravamo arrivati?
Kierkegard, nietsche, e la ricerca spasmodica di qualsiasi cosa avesse potuto negare l’esistenza di Dio. Ci avrei creduto anche a leggerlo sulla lattina di una birra. Quello che so e’ che da allora non rividi mai piu’ il sole… non accostai mai piu’ il mio torpido cuore al camino dell’amore… forse nella vita si stabiliscono confini netti tra cio’ che si e’ stati e cio che si sara’, un machiavellico disegno di un Dio incosciente e buffone che allieta la sua mensa ponendo bivi col fine ultimo di segnarti e prepararti allo stesso disegno subdolo di cui egli stesso e’ l’artefice.
E’ proprio vero se Dio esistesse sarebbe egli stesso il primo criminale, solo un Dio efferato avrebbe potuto partorire un mondo del genere, un programmatore folle, tuttavia nel suo disegno noi avremmo dovuto pagare lo scotto di un sistema infame e crudo, salvo poi presentare il conto al sottoscritto… peccato solo che non mi avesse chiesto quanti soldi avevo in tasca… e per tanta grazia non lo avevi fatto neanche tu.
Avevo sbagliato ancora una volta, la seconda.
Per la seconda volta avevo riposto la mia fiducia in qualcuno, per la seconda volta mi ero fidato, per la seconda volta infantilmente avevo aperto braccia e cuore, allo stesso modo dei bimbi quando vogliono essere presi in braccio… e si perdonera’ ad un adolescente se la prima di questa seconda …. fu fidarsi dell’uomo di cui ogni uomo dovrebbe fidarsi piu’ di se stesso, il poprio padre.
Tuttavia me stesso perse quest’indulgenza… non riuscendosi mai a perdonare!
Gli errori si pagano a costi molto alti: rimorsi e fantasmi… ma cara **** se io ho dovuto pagare il conto subito, stai pur certa che, che tu lo sappia o meno… tutti abbiamo pagato … con esistenze infelici…. Brave ragazze che colpite da loro stesse hanno smesso di riconoscersi, consumandosi nella banalità di esistenze comuni che a 18 anni possono sembrare “LA” svolta, ma che prima o poi ricondurranno a vite vuote e convenzionali, una danza attorno a cio’ che non si vorrebbe mai diventare… ma per quante miglia gli si possono percorrere attorno.. quello che della nostra esistenza sara’ e’ sempre davanti a noi, anche dopo migliaia di miglia corse in fuga… ma solo attorno.
E se da un lato questo illude, la contropartita e’ rappresentata dalla certezza di non essersi, alla fine, allontanati cosi’ tanto dal vero proprio io.
Fantasmi hanno percorso le stanze buie della mia coscienza, ombre vaganti, ignare del mondo, dei colori e dell’aria nei polmoni, dei profumi e dei sapori, ombre ignare dello scorrere del tempo… rituali erranti ignoranti del calore che li circonda.
Alla fine anche io diventai un fantasma. I rapporti interpersonali avevano semplicemente preso una semplice e rigida piega verso la tolleranza zero. Non avrei certo permesso a chiunque di ferirmi una terza volta, guscio a riccio, bisognava essere mediocri… come il resto del mondo d’altronde.
[... questa parte omessa conteneva dati sulla vita di lui... ]
Quando fini’ , zaino in spalla e tornato a casa niente era piu’ come lo avevo lasciato. Per gli amici ero diventato grande, per la mia famiglia ero diventato grande … ormai erano solo cazzi tra me e la vita!
Da allora nessuno mi chiese piu’ se avessi i soldi per le sigarette, erano solo cazzi miei.
Allora con un buon linguaggio da caserma avrei potuto asserire: troppo grande per ciucciare il latte dalla mamma e troppo piccolo per scopare! Eta’ infame… Qualsiasi cosa fossi stato prima, ormai ero fuori!
[... questa parte omessa conteneva dati personali sulla vita di lui... ]
Magra consolazione, non pensi? Come una madre che oggi ti nega tutto, castiga e richiama, rigida e soppressiva … il duro mestiere del genitore (porca ******* quant’e’ difficile) e di cui scopri solo dopo anni il valore.
Ogni genitore ha un solo desiderio poter tornare bambino insieme al figlio, ma a quanto sembra padre e figlio scendono gia’ dal paradiso divisi da un divario insormontabile, e anche quando questo divario non dovesse esistere e si permettesse ad un genitore d’esser bambino insieme al figlio… allora Dio vuole che non si sia, in tempi successivi, grandi insieme al figlio.
Li capisci che potevi essere uno dei tanti coglioni spensierati del cosmo, uno dei tanti fottutissimi studenti con l’I-pod, invece no! La vita continua ad essere fottutamente egoista relegandoti al ruolo di ********** , ed e’ ancora piu’ bastarda quando ti propina ideali del ***** in cui credi perche’ un altro “fottutissimo ******* ” prima di te ti ha cavato le palle degli occhi e ti ha fottuto il cervello.
L’amore? Neanche l’ombra, storie, storie, storie da tre mesi ad una notte, ma era tutto una notte, era come guardare il tempo da una angolazione non coincidente, che di una retta puoi farne un punto se opportunamente girata.
Per il sentimento, per l’anima ed il cuore era ancora autunno, si autunno … perche se fosse stato inverno, avrei potuto immergere nel pensiero la primavera avvenire, no, era autunno quando cadevano le foglie dell’anima, era autunno quando nessun camino s’accese a scaldarmi le emozioni, era autunno quando l’immagine di un ragazzo tagliava l’aria con lo zaino su una spalla alla stazione di un treno, era autunno nell’ alito dell’ esistenza dove anche la neve cadendo avrebbe fatto rumore (battisti docet), ed era autunno, che se al sabato del villaggio ci si bea gioiosamente all’indomani e’ domenica, all’autunno del seno ci si spegne che all’indomani è inverno.
E riempire l’esistenza di sesso, di droga e di rock … shakerati con del buon bourbon! Dov’e’ finita la felicita’? Nello zaino neanche l’ombra !
Una donna per scaldarmi il cuore, una, ne sarebbe bastata una, ma la lista dei fantasmi crebbe a dismisura, incontrollabile, e insaziabile. Come un vampiro a succhiare non l’anima, ma l’anima dell’anima; una terribile maledizione, la favola terribile del ghiaccio che nella notte, travestito da vento, abbraccia le foglie e spezza i petali.
Il fiore che aveva aperto il suo gambo al vento, per una sola notte, per una sola ora, per un singolo istante adesso si vedeva a supplicasse il ghiaccio di restare.
Come avrebbe fatto il fiore allo scaldar del mattino a restare irto se il ghiaccio stesso che lo rendeva adesso solido e deliziosamente indocile avesse smesso di sostenerlo, come avrebbe fatto il fiore a brillare di brina al mattino quando il ghiaccio aveva reciso ogni sua singola cellula ?
Recidevo ogni donna sul cammino, come un barattolo da aprire per vedere se all'interno vi fosse contenuto amore.... ma non c'era.
E brina al mattino… in lacrime.
Non ho mai illuso nessuno, rimpianti ? Solo per le poche che hanno lasciato figli e mariti, ricordo una volta, non ricordo come si chiamasse lei , ricordo pero’ il nome del marito, Paolo. Volle a tutti i costi parlare con me… voleva conoscermi, assurdo quanto l’orgoglio piu’ che l’amore possa far precipitare l’autostima di un essere. Ci incontrammo, non so con quali intendi fosse venuto… da subito si mise a piangere e mi abbraccio’! Gli dissi di tornare a casa che io per la moglie ero solo un amico, che non capivo perche’ avesse voluto incontrarmi, e gli dissi pure che la moglie .. s’era inventata tutto!
Non seppi mai come ando’ a finire… ma regalai a quel uomo una illusione… un sogno, la fine di un incubo!
Non so se fosse, allora, stato possibile credere alle mie parole, ma a quel ragazzo questo non importava, se ne torno’ tranquillo con la sua scatola di bugie… mascherate da verita’, non gl’importava verificare il contenuto della scatola, ma solo che fosse impacchettata da verita’, una commedia con un solo attore, un copione di un solo monologo… Paolo, assaporai la sua angoscia e vidi che questa nutriva la mia … come le lacrime della moglie quando lasciai le sue lenzuola.
Precedettero e seguirono decine e decine di nomi, tanti, bastava un gesto o una frase e tanto quanto piu’ forte fosse la loro mente tanto piu’ forte era la forza con la quale si piegavano.
E pensavo a te! Mi ero trasformato in te … Te in quel maledettissimo strafottutissimo giorno!
Fredda, insensibile, quasi non fosse colpa tua ma solo lo svago di un destino bastardo di cui eri solo attrice.
Adesso ancora tu! Superata una certa freddezza al primo contatto, adesso mi ritrovo confuso a battere sulla tastiera… cosa ?
Quando mi contattasti pensavo d’esser diventato immune ai sentimenti, che questa volta non mi avresti scalfito… invece ancora una volta come fantasma del passato riesci a penetrare passandomi attraverso.
Nessuno ci e’ mai riuscito! E mi ritrovo indifeso davanti ad un’ombra.
Cerco di controllarmi, devo barricare la mia roccaforte, arcieri pronti sulle mura,sprangate le porte, rinforzare le difese… prima linea in trincea. Tenetevi pronti all’attacco!
Poi una frase battuta di sfuggita su msn mentre andavi via: Non voglio perderti di nuovo…
Parole come pioggia di fulmini, che richiamano musiche epiche di passati mai vissuti, dove il futuro ha un senso, parole clandestine cariche di future e imprevedibili incognite. Parole che al palato sanno di fragola pur con tutto l’amaro che si portano dietro, parole che odorano di campi irlandesi sconfinati e che a percorrerli fino in fondo possono portare a dirupi a strapiombo sull’infinito mare, soffici come il velluto, il vagito di un bimbo tenero e indifeso.
Le difese diventano incapaci, tanta confusione sul campo, la prima linea cade sotto i colpi infami che provengono dall’interno del castello stesso, il mio cuore ha tradito la ragione, il cuore ha tradito le stesse difese per cui lottava, le sue stesse armate, e fa scempio di queste; la frase riecheggia dentro la sala che protegge il Re.
Il signore del castello, padre di mille battaglie portandosi le mani sulle orecchie si lascia cadere sulle ginocchia scuotendo il capo, fissa la porta, l’unica e ultima difesa.
Aspetta solo che tu entri per finire il lavoro sporco che avevi cominciato tanto tempo fa.
Fai pure! Non ho paura di morire una seconda volta.