Si vuole sapere perché in quei momenti ci si accorge che c'era e c'è un enorme buco nero, uno continuava a uscire la mattina, lavarsi i denti, fare spesa, cucinare, chiacchierare, prendere il caffè...e intanto di là c'era l'inimmaginabile, lo sconosciutissimo, impensabile. Il vuoto totale, rispetto a quello che credevamo di sapere di lui/lei: che stava lavorando, prendendo il caffè, guidando, uscendo per cinema con amici ecc. Invece, un enorme buco nero con dentro l'inimmaginabile, l'inconoscibile. Ti strappano via un enorme pezzo di conosciuto, rendendolo uno sconosciuto, un innominabile. Si vuole sapere perché in quel momento, nel momento della scoperta, quella voragine deve essere colmata, non si può tollerare di vivere se non avendo sotto gli occhi l'altro. Nonostante molti ragionevoli dicano che non se ne deve parlare, che non si deve farsi raccontare, che bisogna sottrarsi col pensiero e praticamente a ogni forma di immagine e di racconto troppo intimo, e che si debbano risparmiare le energie e la dignità per concentrarsi sul recuperabile, quel buco nero può essere veramente terrorizzante e destabilizzante. Per me magari è meno ossessionante la ricerca del sapere dell'incontro sessuale, ma l'idea di non sapere l'altra forma di intimità mi fa impazzire. Ho riletto lettere,mail, sms rischiando di farmi venire l'infarto ogni volta, e poi di lì partendo con scene terrrificanti che volevano spiegazioni e racconti. Bene o male, non so, veramente non so. Forse hanno ragione i ragionevoli, ma per me sapere è recuperare una smembratura, un braccio strappato, è riempire uno sprofondo di sconosciuto minaccioso,è avere notizie anche su cosa si cercava, cosa mancava. Però, ripeto, mi interessano meno le intimità sessuali rispetto ad altre, secondo me pericolosissime, intimità. Anche se queste possono portare a quelle, e viceversa.