Per quanto invece riguarda il resto...che è quello che conta davvero per me..
Ringrazio Quibbelqurz, Tebe, Sienne...grazie...
Avete descritto quello che sento...grazie davvero:smile:
E Buscopann..che mi ha posto la domanda a cui da più di un anno sto provando a rispondere.
Hai ragione, lui la risposta la sa già...per lui è già tutto chiaro.
Io mi arrovello invece, perchè da dove sono non riesco a trovare risposta.
Credo di dover prima riuscire a vivere e riscoprire chi sono.
Perchè in questi anni mi sono lasciata indietro.
Per provare a farmi capire...la situazione in cui lui era riguardava quella che i più definiscono "forte devianza sociale".
Io ero lì, le nostre esperienze si somigliavano, anche se io non era arrivata ai suoi livelli.
Ero riuscita a fermarmi prima e a trasformare l'impulso distruttivo in qualcosa di costruttivo, per me e per chi invece stava affondando nel pantano.
Ero riuscita a trasformare la devianza, la mia, in oggetto di studio.
Lo studio, e le persone che ho avuto la fortuna di incontrare mi hanno letteralmente salvato la vita.
Quindi quando ci siamo incontrati, parlavamo lo stesso linguaggio, che non era di parole, ma ci permetteva di riconoscerci nell'altro. Io avevo visto lui e lui aveva visto me.
Vedeva perchè capiva, non avevo bisogno di spiegargli nulla.
E non avevo bisogno di difendermi, perchè lui sapeva il significato delle mie cicatrici, non le giudicava e le accettava.
E lo stesso era per me nei suoi confronti.
Lui è partito da una posizione svantaggiata rispetto a me, si era fatto più male per alcuni versi.
Fra i due sono stata io quella forte, una parte del suo percorso l'avevo già fatta...ma lui è stato quello coraggioso perchè ha riaperto le sue ferite e le ha fatte spurgare.
Io no. Ho tenuto botta. Perchè uno dei due non doveva aver paura, almeno uno dei due non poteva permettersi di mostrare debolezza o cedimenti. Quell'uno sono stata io.
Lui piangeva e io lo consolavo.
Io piangevo sola, e mi consolavo da sola, per tornare da lui abbastanza libera e con abbastanza spazio da accoglierlo.
Quella fortezza, quella bolla di cui avete parlato...l'avevo costruita prima di lui, perchè stavo in un mondo in cui mostrare segni di debolezza o cedimento avrebbe significa mettersi in situazioni pericolose.
Quella fortezza, la bolla, in questi anni è diventata il rifugio per entrambi.
Lui però ne è uscito e io sono rimasta imprigionata.
E se prima era rifugio comune, ora è semplicemente muro che divide.