Era un caldo pomeriggio estivo di una vita fa, in tv davano un film che non avevo mai visto, uno di quelli con i mostri che si muovono a scatti. Sono rimasta a bocca aperta, divisa tra lo stupore e la paura, catturata dalle immagini, una sensazione incredibile e mai provata prima.
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Jason and the Argonauts
Dopo più di vent'anni certe scene mi sono rimaste impresse dentro con tutte le emozioni che mi scatenavano allora, quando mi coprivo gli occhi con le mani o mi mangiavo le unghie per la tensione. Poi magari avevo gli incubi, disegnavo grottesche creature tra principesse e soli sorridenti, ma la mia "fame di meraviglia" era ed è rimasta enorme, sono stata iniziata fin da giovanissima ad un certo tipo di immaginario e non me ne sono ancora stufata, impossibile. Sono diventata quella strana bambina che muoveva dinosauri di gomma ed altre mostruosità da bancarella all'assalto della casa delle bambole, fino alla sua cacciata dalla mia stanza una volta cresciuta, inghiottita da uno scatolone per poi sparire chissà dove, mentre il mio brutto t-rex deforme è ancora qui che mi guarda con la bocca spalancata e i denti scoloriti.
Ho scoperto solo dopo molti anni a chi devo la maggior parte di questi ricordi, a Ray Harryhausen, maestro della stop-motion e grande artista, uno di quei pochi personaggi che sapeva cosa vuol dire portare davvero la fantasia sul grande schermo.
The Seventh Voyage of Sinbad - disegno preparatorio
Ci ha lasciati pochi giorni fa, il 7 maggio, sono inciampata nella notizia della sua morte proprio ora, durante una pausa dal mio lavoro. E mi sono bloccata, sto vagando da uno spezzone all'altro di film ingenui e dalle trame assurde resi immortali dal lavoro di un uomo che ha lasciato il segno nel cinema e non solo.