Essere innamorati e provare attrazione verso altri/e

Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Mi sembra un po' riduttivo.
Il vero egoista credo che metta se stesso al centro dell' Universo, senza domandarsi quali conseguenze possano avere le proprie azioni.



Il fatto di conoscere le proprie pulsioni dovrebbe permetterci di incanalarle verso comportamenti più coretti.
Io vedo il tradimento come una forma di nuova energia generata.
Forse riflettendo sul fatto che potremmo procurare inutilmente dolore a chi non lo merita, potremmo contare fino a 1000 prima di ... così da non sprecare questa nuova energia.
L'egoista di cui parli, è patologico...e infatti è preda di un impulso difensivo. Senza averne coscienza e senza saperlo gestire. Innanzitutto dentro se stesso.

Le pulsioni io penso possano essere condivise...anche il condividerle è incanalarle...farlo insieme per come la vedo, se fatto con presenza a sè, onestà, chiarezza anche brutale se serve, io penso sia arricchimento...non indolore certo...ma non penso il dolore possa essere estromesso...se non nel mulino bianco...ma poi arriva anche lì...

Esporre le pulsioni e condividerle è una via proprio per non doversi inventare sotterfugi e menzogne...che anche reprimere per il reprimere provoca conseguenze...nel sentire...e anche questo si riflette sull'altro...il tradimento ha molte facce, quello sessuale è solo quello che tocca sicurezze più immediate...ma ci sono molti tradimenti che pur apparentemente preservando la coppia la smantellanno lentamente...il tacere di sè secondo me è fra i più gravi.
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
E' quello che si sente per sè stessi, non per l'altro, ad essere toccato in un qualche modo...

Sono i patti con la propria immagine, con il proprio dover essere, con quello che si credeva di sè e si fatica a riconoscere ad essere toccati...l'altro in tutto questo è semplicemente altro...ed è proprio il non condividere tutto questo che crea le bugie i sotterfugi e gli accomodamenti etc etc
Sul condividere non sono d'accordo :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sul condividere non sono d'accordo :)

:rotfl::D...pensa che stavo meditando su quanto l'incertezza mi destabilizzi a volte...e, e giuro che sono serissima, questo tuo intervento mi ha rimessa in bolla...ridacchiando:)....

questa cosa del condividere in effetti è bella complessa, non l'ho mica capita bene neanche io nella pratica...ma per me, il fatto di sapere che le pulsioni esistono, e non vengono condivise, è fonte di ansia e sfiducia...e quindi diffidenza...
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
:rotfl::D...pensa che stavo meditando su quanto l'incertezza mi destabilizzi a volte...e, e giuro che sono serissima, questo tuo intervento mi ha rimessa in bolla...ridacchiando:)....

questa cosa del condividere in effetti è bella complessa, non l'ho mica capita bene neanche io nella pratica...ma per me, il fatto di sapere che le pulsioni esistono, e non vengono condivise, è fonte di ansia e sfiducia...e quindi diffidenza...
Io non parlo di pulsioni. Parlo di perdere la testa per uno . Per come l'ho vissuta io era una cosa mia. Volevo viverla io. Non condividerla, non chiedere un appoggio. Volevo ragionarci e fare quello che sentivo fosse giusto per me. Escludendo l'altro. Perché l'altro era un'altra cosa. Diversa. Più importante. Fondamentale nella mia vita. E dividere questo ci avrebbe allontanato. Per me non aveva senso.
 

Butterflyinacage

Utente di lunga data
Io non parlo di pulsioni. Parlo di perdere la testa per uno . Per come l'ho vissuta io era una cosa mia. Volevo viverla io. Non condividerla, non chiedere un appoggio. Volevo ragionarci e fare quello che sentivo fosse giusto per me. Escludendo l'altro. Perché l'altro era un'altra cosa. Diversa. Più importante. Fondamentale nella mia vita. E dividere questo ci avrebbe allontanato. Per me non aveva senso.
Ma infatti questo e' il punto.Nel 90% dei casi, questa ' condivisione' allontana, consciamente o meno.Ecco perche'non viene praticata
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io non parlo di pulsioni. Parlo di perdere la testa per uno . Per come l'ho vissuta io era una cosa mia. Volevo viverla io. Non condividerla, non chiedere un appoggio. Volevo ragionarci e fare quello che sentivo fosse giusto per me. Escludendo l'altro. Perché l'altro era un'altra cosa. Diversa. Più importante. Fondamentale nella mia vita. E dividere questo ci avrebbe allontanato. Per me non aveva senso.
Sono ancora pulsioni. Perdere la testa è proprio finire nelle pulsioni senza se e senza ma. E io non ci vedo nulla di male.
E capisco anche il resto che hai scritto. E lo condivido anche.

Ora come ora mi piacerebbe che quel perdere la testa possa essere un gioco insieme. E non soltanto mio. O suo.

Ma possa essere nutrimento per il desiderio di noi.

Certo..serve una stabilità individuale e di coppia che so esistere ma non ho mai sperimentato, e penso serva un percorso che vada proprio in quella direzione per ottenerla. Percorso comune.

MA è un percorso che trovo rispondente ai miei bisogni profondi.
 

Eratò

Utente di lunga data
:rotfl::D...pensa che stavo meditando su quanto l'incertezza mi destabilizzi a volte...e, e giuro che sono serissima, questo tuo intervento mi ha rimessa in bolla...ridacchiando:)....

questa cosa del condividere in effetti è bella complessa, non l'ho mica capita bene neanche io nella pratica...ma per me, il fatto di sapere che le pulsioni esistono, e non vengono condivise, è fonte di ansia e sfiducia...e quindi diffidenza...
Ipazia cosa faresti se tuo compagno ti dicesse che vorrebbe farsi tua sorella o la tua migliore amica? Non ti destabilizzeresti neanche un po'?Perché una pulsione potrebbe essere anche questa.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ipazia cosa faresti se tuo compagno ti dicesse vorrebbe farsi tua sorella o la tua migliore amica? Non ti destabilizzeresti neanche un po'?Perché una pulsione potrebbe essere anche questa.
Certo che mi destabilizzerei...ma se devo essere sincera mi destabilizza molto di più intendere e intravedere e non sapere che sapere.

Ovviamente parto dal presupposto che un mio ipotetico compagno sia sulla mia stessa lunghezza d'onda e non in cerca di mulini bianchi o affini...

E in ogni caso mi destabilizzerebbe la paura di perderlo, probabilmente.
Quindi mi destabilizzerebbe qualcosa che riguarda mie insicurezze in me e nella coppia e nel percorso che come coppia si sta facendo.

Penso che potrebbe essere un'occasione per imparare l'uno dall'altro. E ribadisco, ovviamente mi riferisco ad un compagno che vede la relazione come la vedo io....ossia percorso di crescita anche comune. E che quindi è in grado di condividere in modo chiaro ed è quindi interessato a mettere in comune le sue pulsioni. E a non tenerle per sè.

edit: non vorrei, ora come ora, un compagno che non sa condividere le sue pulsioni e che non è interessato ad un percorso di condivisione di questo genere.
 
Ultima modifica:

Butterflyinacage

Utente di lunga data
Certo che mi destabilizzerei...ma se devo essere sincera mi destabilizza molto di più intendere e intravedere e non sapere che sapere.

Ovviamente parto dal presupposto che un mio ipotetico compagno sia sulla mia stessa lunghezza d'onda e non in cerca di mulini bianchi o affini...

E in ogni caso mi destabilizzerebbe la paura di perderlo, probabilmente.
Quindi mi destabilizzerebbe qualcosa che riguarda mie insicurezze in me e nella coppia e nel percorso che come coppia si sta facendo.

Penso che potrebbe essere un'occasione per imparare l'uno dall'altro. E ribadisco, ovviamente mi riferisco ad un compagno che vede la relazione come la vedo io....ossia percorso di crescita anche comune. E che quindi è in grado di condividere in modo chiaro ed è quindi interessato a mettere in comune le sue pulsioni. E a non tenerle per sè.

edit: non vorrei, ora come ora, un compagno che non sa condividere le sue pulsioni e che non è interessato ad un percorso di condivisione di questo genere.
Ma infatti io credo che il peggio del tradimento siano le bugie e i sotterfugi,il non poter condividere.Quindi se si riesce a farlo,ma ben venga! Il problema e' che e' mooolto difficileda realizzare
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ma infatti io credo che il peggio del tradimento siano le bugie e i sotterfugi,il non poter condividere.Quindi se si riesce a farlo,ma ben venga! Il problema e' che e' mooolto difficileda realizzare
Penso che per farlo non si possa partire da pulsioni che vanno fuori dalla coppia.

In questo senso credo debba essere un percorso, comune e intenzionale. Di lento svelamento di sè a sè e poi all'altro, in modo reciproco e circolare.

E so che il dolore non è escluso. Anzi..il dolore è incluso. Insieme al piacere.

Insomma, un percorso così ha la necessità di essere intenzionale e dichiarato, ecco perchè il mulino bianco mi attrae poco se non come condizionamento da guardare e smontare pezzo a pezzo per poi decidere insieme cosa fare dei pezzi.

Fra l'altro fra la dichiarazione della pulsione e il passaggio all'azione, in un sistema di onestà e chiarezza anche brutale, sostiene il non passare agli agiti pulsionali e a imparare insieme come arrivare ad un'azione condivisa.

Una delle questioni della non conoscenza delle proprie pulsioni, che poi porta a reprimerle, è la paura del passaggio all'agito.

Ma quella paura è legata alla considerazione della capacità dell'altro di prendersi cura delle proprie pulsioni, del non esserne schiavo e del non lasciarsene governare come una barchetta al vento.

Che quindi ha poco a che vedere con le pulsioni in sè ma ha a che vedere con la fiducia nella presenza in sè dell'altro.

Che il passaggio all'agito sarebbe grave, dal mio punto di vista, non tanto per l'agito in sè, quando per la dimostrazione di inaffidabilità nella gestione di sè in condivisione con me.
 

Butterflyinacage

Utente di lunga data
Penso che per farlo non si possa partire da pulsioni che vanno fuori dalla coppia.

In questo senso credo debba essere un percorso, comune e intenzionale. Di lento svelamento di sè a sè e poi all'altro, in modo reciproco e circolare.

E so che il dolore non è escluso. Anzi..il dolore è incluso. Insieme al piacere.

Insomma, un percorso così ha la necessità di essere intenzionale e dichiarato, ecco perchè il mulino bianco mi attrae poco se non come condizionamento da guardare e smontare pezzo a pezzo per poi decidere insieme cosa fare dei pezzi.

Fra l'altro fra la dichiarazione della pulsione e il passaggio all'azione, in un sistema di onestà e chiarezza anche brutale, sostiene il non passare agli agiti pulsionali e a imparare insieme come arrivare ad un'azione condivisa.

Una delle questioni della non conoscenza delle proprie pulsioni, che poi porta a reprimerle, è la paura del passaggio all'agito.

Ma quella paura è legata alla considerazione della capacità dell'altro di prendersi cura delle proprie pulsioni, del non esserne schiavo e del non lasciarsene governare come una barchetta al vento.

Che quindi ha poco a che vedere con le pulsioni in sè ma ha a che vedere con la fiducia nella presenza in sè dell'altro.

Che il passaggio all'agito sarebbe grave, dal mio punto di vista, non tanto per l'agito in sè, quando per la dimostrazione di inaffidabilità nella gestione di sè in condivisione con me.
Puo' anche essere pero' in alcuni casi che chi prova queste pulsioni, non accettandole e, in maniera incoerente sicuramente,pensi di non accettare che l' altro segua invece le sue pulsioni.Perche' il punto e', e qui si ritorna all' egoismo,la maggior parte di noi e' egocentrica e il concetto di amore ruota attorno al sentirsi unici e speciali, sentimentalmente e per gli uomini, anche sessualmente.
 

Fantastica

Utente di lunga data
Nel "mio" treddì di là ho scritto qualcosa sulla pulsione. Non mi ripeto, tranquille:D

Qui voglio dire prima di tutto che capisco perfettamente quello che dice Farfalla, di più.
Credo che la pulsione sia affare davvero tutto individuale, perché proviene dalla nostra casa (intesa come metafora del nostro io) e per quante persone in quella casa noi abbiamo accolto, loro non sono i muri, né le stanze della casa, ma, appunto, i suoi graditi, deliziosi ospiti, o inquilini (che non pagano l'affitto s'intende), così come noi siamo inquilini nella casa altrui quando vi veniamo "ospitati", anche tutta la vita, se piace.
Intendo dire che condividere una pulsione è cadere nell'illusione che la si possa verbalizzare, quando invece la pulsione è essenzialmente un fare che solo l'abitante di quella casa non solo può, ma deve affrontare. E' scoprire che nel bellissimo palazzo in cui abitiamo c'è un passaggio segreto che porta a una stanza che ci ricordavamo vagamente di aver forse visitato una volta da bambini, ma della cui esistenza ci eravamo completamente dimenticati.
Fa paura attraversare la porta di quella stanza "ritrovata".. ma non possiamo che farlo, se vogliamo ri-conoscere tutta la nostra casa, da soli.
La misura della pericolosità dell'attraversamento di quella porta dà anche la misura dell'oblio, del rimosso della nostra coscienza. Solo dopo che si è entrati in quella stanza da soli, si può, forse, comunicare a chi sta in salotto e che NON conosce quella stanza (noi invece ce ne ricordavamo vagamente) cosa ci abbiamo trovato.
Farlo prima, chiedere aiuto per varcare quella soglia trasforma l'esperienza del disvelamento in una simpatica passeggiata e cambia radicalmente l'esperienza. Insomma, certi inferni si attraversano da soli.
 

Butterflyinacage

Utente di lunga data
Nel "mio" treddì di là ho scritto qualcosa sulla pulsione. Non mi ripeto, tranquille:D

Qui voglio dire prima di tutto che capisco perfettamente quello che dice Farfalla, di più.
Credo che la pulsione sia affare davvero tutto individuale, perché proviene dalla nostra casa (intesa come metafora del nostro io) e per quante persone in quella casa noi abbiamo accolto, loro non sono i muri, né le stanze della casa, ma, appunto, i suoi graditi, deliziosi ospiti, o inquilini (che non pagano l'affitto s'intende), così come noi siamo inquilini nella casa altrui quando vi veniamo "ospitati", anche tutta la vita, se piace.
Intendo dire che condividere una pulsione è cadere nell'illusione che la si possa verbalizzare, quando invece la pulsione è essenzialmente un fare che solo l'abitante di quella casa non solo può, ma deve affrontare. E' scoprire che nel bellissimo palazzo in cui abitiamo c'è un passaggio segreto che porta a una stanza che ci ricordavamo vagamente di aver forse visitato una volta da bambini, ma della cui esistenza ci eravamo completamente dimenticati.
Fa paura attraversare la porta di quella stanza "ritrovata".. ma non possiamo che farlo, se vogliamo ri-conoscere tutta la nostra casa, da soli.
La misura della pericolosità dell'attraversamento di quella porta dà anche la misura dell'oblio, del rimosso della nostra coscienza. Solo dopo che si è entrati in quella stanza da soli, si può, forse, comunicare a chi sta in salotto e che NON conosce quella stanza (noi invece ce ne ricordavamo vagamente) cosa ci abbiamo trovato.
Farlo prima, chiedere aiuto per varcare quella soglia trasforma l'esperienza del disvelamento in una simpatica passeggiata e cambia radicalmente l'esperienza. Insomma, certi inferni si attraversano da soli.
Ma cosa e' la condivisione di un progetto di vita, se si mente all' altro? Voglio dire, normalmente e' anche necessario, ma se si ha una persona con la giusta apertura mentale perche' non farlo?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Nel "mio" treddì di là ho scritto qualcosa sulla pulsione. Non mi ripeto, tranquille:D

Qui voglio dire prima di tutto che capisco perfettamente quello che dice Farfalla, di più.
Credo che la pulsione sia affare davvero tutto individuale, perché proviene dalla nostra casa (intesa come metafora del nostro io) e per quante persone in quella casa noi abbiamo accolto, loro non sono i muri, né le stanze della casa, ma, appunto, i suoi graditi, deliziosi ospiti, o inquilini (che non pagano l'affitto s'intende), così come noi siamo inquilini nella casa altrui quando vi veniamo "ospitati", anche tutta la vita, se piace.
Intendo dire che condividere una pulsione è cadere nell'illusione che la si possa verbalizzare, quando invece la pulsione è essenzialmente un fare che solo l'abitante di quella casa non solo può, ma deve affrontare. E' scoprire che nel bellissimo palazzo in cui abitiamo c'è un passaggio segreto che porta a una stanza che ci ricordavamo vagamente di aver forse visitato una volta da bambini, ma della cui esistenza ci eravamo completamente dimenticati.
Fa paura attraversare la porta di quella stanza "ritrovata".. ma non possiamo che farlo, se vogliamo ri-conoscere tutta la nostra casa, da soli.
La misura della pericolosità dell'attraversamento di quella porta dà anche la misura dell'oblio, del rimosso della nostra coscienza. Solo dopo che si è entrati in quella stanza da soli, si può, forse, comunicare a chi sta in salotto e che NON conosce quella stanza (noi invece ce ne ricordavamo vagamente) cosa ci abbiamo trovato.
Farlo prima, chiedere aiuto per varcare quella soglia trasforma l'esperienza del disvelamento in una simpatica passeggiata e cambia radicalmente l'esperienza. Insomma, certi inferni si attraversano da soli.
condividere le pulsioni non è verbalizzare....è un fare...che può anche richiedere verbalizzazioni...ma è un fare...profondo

sono d'accordo su una cosa fondamentale...quella casa, per aprirla all'altro bisogna averla girata bene, ma proprio bene da soli. solo poi si può parlare di condivisione...

la comunicazione, che si svolge non solo nel verbale ha la necessità di essere profondamente curata...quasi a riscrivere il vocabolario e la sintassi, la semantica e la pragmatica...anche questo è parte del percorso...e anche questo non è indolore...per niente...ma ne vale la pena...per la mia poca esperienza della cosa...
 

Eratò

Utente di lunga data
Certo che mi destabilizzerei...ma se devo essere sincera mi destabilizza molto di più intendere e intravedere e non sapere che sapere.

Ovviamente parto dal presupposto che un mio ipotetico compagno sia sulla mia stessa lunghezza d'onda e non in cerca di mulini bianchi o affini...

E in ogni caso mi destabilizzerebbe la paura di perderlo, probabilmente.
Quindi mi destabilizzerebbe qualcosa che riguarda mie insicurezze in me e nella coppia e nel percorso che come coppia si sta facendo.

Penso che potrebbe essere un'occasione per imparare l'uno dall'altro. E ribadisco, ovviamente mi riferisco ad un compagno che vede la relazione come la vedo io....ossia percorso di crescita anche comune. E che quindi è in grado di condividere in modo chiaro ed è quindi interessato a mettere in comune le sue pulsioni. E a non tenerle per sè.

edit: non vorrei, ora come ora, un compagno che non sa condividere le sue pulsioni e che non è interessato ad un percorso di condivisione di questo genere.
Io la vedo in modo leggermente diverso... È pur vero che la condivisione delle pulsioni potrebbe portare alla crescita ma è anche vero che ogni individuo è libero di condividere ciò che vuole. A parte che certi tipi di condivisione li colloco più nello spazio amicale e io non sono la sua amica ma la sua donna. Per cui non diventerei diffidente. Il discorso cambia quando le pulsioni diventano azioni che coinvolgono il mio di spazio in modo doloroso.Quello che più mi ha fatto incazzare nel mio tradimento non era la mancata condivisione delle pulsioni, considero umano il fatto che non mi abbia detto "io quella me la farei in 1000 modi". Mi ha fatto incazzare la negazione del evidenza. L'averlo fattto, essere stato scoperto e continuare a negarlo... Li diventai diffidente e lo considerai "nemico" ed estraneo.
 
Ultima modifica:

Fantastica

Utente di lunga data
Io la vedo in modo leggermente diverso... È pur vero che la condivisione delle pulsioni potrebbe portare alla crescita ma è anche vero che ogni individuo è libero di condividere ciò che vuole condividere. È un suo spazio, è una sua libertà individuale. Per cui non diventerei diffidente. Il discorso cambia quando le pulsioni diventano azioni che coinvolgono il mio di spazio in modo doloroso.Quello che più mi ha fatto incazzare nel mio tradimento non era la mancata condivisione delle pulsioni, considero umano il fatto che non mi abbia detto "io quella me la farei in 1000 modi". Mi ha fatto incazzare la negazione del evidenza. L'averlo fattto, essere stato scoperto e continuare a negarlo... Li diventai diffidente e lo considerai "nemico" ed estraneo.
Ecco, secondo me questo post centra la questione. È il mentire contro il sospetto, o, nel caso tuo, contro l'evidenza che veramente è distruttivo SEMPRE.
Se il tuo spazio non è occupato dolorosamente da quell'inquilino che lo abita e addirittura l'ha abbellito e ora invece si mette a spaccare i mobili che avete comprato insieme (per dire che mente contro il sospetto e contro addirittura l'evidenza), ripeto, se quella tua casa in cui lui abita non viene intaccata dall'esplorazione della sua propria casa, in cui abiti tu (ma nessuno dei due ne è una stanza o un muro), esplorazione che sente di "dover fare" (se no che pulsione sarebbe, se potesse essere addomesticata?), allora paradossalmente la "menzogna", il nascondimento non sono sgambetti crudeli perpetrati allo scopo di spaccare la casa dell'altro, ma diventano i soli strumenti perché si riesca ad attraversare la,pulsione senza troppi danni. Quando parlo di fedeltà a se stessi, intendo che si deve a volte avere il coraggio di riconoscere che quella stanza della nostra casa esiste e ci tocca passarci dentro. Certo, se uno vive l'infedeltà come una passeggiata, o una gita, lasciamo stare le pulsioni, eh.. parliamo piuttosto di attività ludiche... ma significa allora che la casa in cui abitiamo non ha solo una soffitta misteriosa, ma tante stanze le cui porte non sono mai state nemmeno aperte per disinteresse o distrazione...
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io la vedo in modo leggermente diverso... È pur vero che la condivisione delle pulsioni potrebbe portare alla crescita ma è anche vero che ogni individuo è libero di condividere ciò che vuole condividere. È un suo spazio, è una sua libertà individuale. Per cui non diventerei diffidente. Il discorso cambia quando le pulsioni diventano azioni che coinvolgono il mio di spazio in modo doloroso.Quello che più mi ha fatto incazzare nel mio tradimento non era la mancata condivisione delle pulsioni, considero umano il fatto che non mi abbia detto "io quella me la farei in 1000 modi". Mi ha fatto incazzare la negazione del evidenza. L'averlo fattto, essere stato scoperto e continuare a negarlo... Li diventai diffidente e lo considerai "nemico" ed estraneo.
Eratò...io sono diffidente di default. Profondamente diffidente. Quasi una definizione di me. Non credo che smetterò mai di esserlo. Poi non so...ora come ora è un tratto che mi definisce profondamente.

Sono pienamente d'accordo con te sul fatto che ogni individuo è libero di condividere ciò che vuole condividere.

Ma io so quello che voglio condividere io. E non è leggero il mio condividere. Non è indolore.
Io non sono nè leggera nè indolore.
E non sono di facile "gestione".

Ecco perchè il condividere dell'Altro, le sue capacità a riguardo, la sua Forza e il suo Volere sono parametri di scelta per me. Molto, molto più importanti dell'amore o dell'innamoramento.

E non è questioni di spazi...io ho bisogno di uno spazio molto ampio intorno a me..sia interiore sia nel mondo, e non solo voglio, ma pretendo che un Altro con cui mi accompagno non ne sia preoccupato ma lo veda come spazio di nutrimento mio che poi riporto all'interno dello spazio del Noi (che quello faccio)...e voglio, pretendo, che l'altro abbia altrettanto spazio e altrettanto lo "usi" per nutrirsi e riportare nutrimento nel Noi...

Il tutto in una visione di coppia che i vincoli, i ruoli li usa per giocare...quel mulino bianco da smontare pezzo per pezzo per poi decidere insieme cosa fare dei pezzi...giocare al meccano, insieme, coi condizionamenti, il tribunale interiore, le pulsioni...

In tutto questo la monogamia, la poligamia, il poliamore, le diverse pratiche sessuali...sono semplicemente strumenti e indirizzi, spunti, per giocare insieme nella vita.

E il tradimento è ad un altro livello per come la vedo io...non è, scopi o non scopi con un altra, ma è tradimento dell'intenzione al cercare ognun per sè e anche poi insieme Conoscenza. Di sè e del mondo.

Un uomo che non è in grado di rispondere a queste mie richieste, o che non abbia obiezioni e alternative valide e interessanti e ben argomentate, nel fare, non mi interessa. In termini di percorso.

Potrebbe interessarmi in termini di attrazione. Ma sarebbe un topolino. E non avrei la minima intenzione e desiderio di condividere io alcunchè.
Ma a questo punto l'attrazione sarebbe fine a se stessa, autocompiacimento, e finalizzata semplicemente a soddisfare pulsioni del mio ego o stimoli sessuali superficiali. Cosa che ora come ora mi interessa poco e mi annoia molto.
 
Ultima modifica:

Eratò

Utente di lunga data
Ecco, secondo me questo post centra la questione. È il mentire contro il sospetto, o, nel caso tuo, contro l'evidenza che veramente è distruttivo SEMPRE.
Se il tuo spazio non è occupato dolorosamente da quell'inquilino che lo abita e addirittura l'ha abbellito e ora invece si mette a spaccare i mobili che avete comprato insieme (per dire che mente contro il sospetto e contro addirittura l'evidenza), ripeto, se quella tua casa in cui lui abita non viene intaccata dall'esplorazione della sua propria casa, in cui abiti tu (ma nessuno dei due ne è una stanza o un muro), esplorazione che sente di "dover fare" (se no che pulsione sarebbe, se potesse essere addomesticata?), allora paradossalmente la "menzogna", il nascondimento non sono sgambetti crudeli perpetrati allo scopo di spaccare la casa dell'altro, ma diventano i soli strumenti perché si riesca ad attraversare la,pulsione senza troppi danni. Quando parlo di fedeltà a se stessi, intendo che si deve a volte avere il coraggio di riconoscere che quella stanza della nostra casa esiste e ci tocca passarci dentro. Certo, se uno vive l'infedeltà come una passeggiata, o una gita, lasciamo stare le pulsioni, eh.. parliamo piuttosto di attività ludiche... ma significa allora che la casa in cui abitiamo non ha solo una soffitta misteriosa, ma tante stanze le cui porte non sono mai state nemmeno aperte per disinteresse o distrazione...
Sai che non ho capito?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ecco, secondo me questo post centra la questione. È il mentire contro il sospetto, o, nel caso tuo, contro l'evidenza che veramente è distruttivo SEMPRE.
Se il tuo spazio non è occupato dolorosamente da quell'inquilino che lo abita e addirittura l'ha abbellito e ora invece si mette a spaccare i mobili che avete comprato insieme (per dire che mente contro il sospetto e contro addirittura l'evidenza), ripeto, se quella tua casa in cui lui abita non viene intaccata dall'esplorazione della sua propria casa, in cui abiti tu (ma nessuno dei due ne è una stanza o un muro), esplorazione che sente di "dover fare" (se no che pulsione sarebbe, se potesse essere addomesticata?), allora paradossalmente la "menzogna", il nascondimento non sono sgambetti crudeli perpetrati allo scopo di spaccare la casa dell'altro, ma diventano i soli strumenti perché si riesca ad attraversare la,pulsione senza troppi danni. Quando parlo di fedeltà a se stessi, intendo che si deve a volte avere il coraggio di riconoscere che quella stanza della nostra casa esiste e ci tocca passarci dentro. Certo, se uno vive l'infedeltà come una passeggiata, o una gita, lasciamo stare le pulsioni, eh.. parliamo piuttosto di attività ludiche... ma significa allora che la casa in cui abitiamo non ha solo una soffitta misteriosa, ma tante stanze le cui porte non sono mai state nemmeno aperte per disinteresse o distrazione...
Io la tua Casa la immagino come una radura in mezzo al bosco, dove posso ballare a piedi nudi e da sola...devo rileggere bene i giri che fai nei salotti e nelle stanze...ho inteso quello che intendi...ma ho proprio bisogno di tradurmelo nel bosco...si può andare a piedi nudi in casa tua?
 

Fantastica

Utente di lunga data
Ma cosa e' la condivisione di un progetto di vita, se si mente all' altro? Voglio dire, normalmente e' anche necessario, ma se si ha una persona con la giusta apertura mentale perche' non farlo?
Sarò radicale: perché le parole RI - VELANO le cose, cioè, mentre le svelano alla coscienza e le maneggiano e le fanno capire a se stessi e agli altri, anche le velano di nuovo. Il linguaggio serve prima di tutto a trattare l'intrattabile. Ma l'intrattabile, invece, andrebbe rispettato per quello che è e cioè non andrebbe detto.
Le parole mentre salvano, anche uccidono le esperienze, perché sempre quando parliamo comincia quel processo che si chiama interpretazione, che è un accomodamento. Per me il sacro esiste, e nin è un dio, ma è il mistero proprio della vita incarnato in modi diversi da ciascuno di noi.
Enjoy the silence.
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
Top