Fase di riflessione

patroclo

Utente di lunga data
Più leggo le vostre risposte e più comprendo che non riesco a farmi capire da alcuni di voi. O magari siete troppo abituate a non ascoltare. Eppure scrivo in modo sintetico e senza troppi fronzoli. Io non parlo dei ricordi del traditore che non frega nulla a nessuno se non al traditore stesso! Io dico che al tradito è anche doloroso il semplice pensare che il TRADITORE ABBIA I RICORDI (belli o brutti fate voi) della persona con cui veniva tradito. Eppure mi sembra un concetto talmente semplice!
per me ti aiuterebbe rileggerti tutti i post che hai scritto da quando sei qui e contare quelli in cui affermi di non essere stato capito o che ti mettono in bocca parole che non hai detto.
....alla fine rimarranno solo due ipotesi:
- complotto alle tue spalle
- non ti spieghi sempre al meglio
 

Foglia

utente viva e vegeta
Certo che è sano :)

quando è riconosciuto e collocato, e quindi può essere diretto in una prospettiva win win.
Sia che la prospettiva riguardi la relazione con se stessi, sia che la prospettiva riguardi una relazione con qualcun altro.

Nell'egoismo di questo tipo, nasce la gratitudine, fra le altre cose. :)

Che non nasce, per esempio, nelle relazioni strutturate in un sistema win-lose
Si. Capisco. Devo vincere io, ma devi vincere anche tu. Un equilibrio non necessariamente "bilanciato", ma un attivo sempre per entrambi. Credo di vederlo così.
 

Annina123

Utente di lunga data
Glielo diciamo?

Dugongo, l'hai già capito.
Tua moglie ha fatto schifo.
Era insieme a te con l'amante e non si è neanche accorta della tua sofferenza.
Sono sicuro che ti si leggeva in viso,
Non l'ha vista, non ha neanche pensato al tuo dolore.
Sono sicuro che non ci dormivi neppure di notte.
Perché non ti ama più.
Le hai chiesto una prova alla quale sapevi che non avrebbe MAI accettato di sottoporsi.
Le hai chiesta troppo, ma sapevi che comunque non sarebbe neppure bastato.
Perché la prova lei non l'ha superata prima. Quando non ha voluto più l'amante ed è tornata da te, ma per chiedere a te sostegno e così facendo ti ha svuotato. E ti ha lasciato lì, solo, a gestire il tuo dolore.
Tu non volevi una vendetta. Volevi che lei finalmente si prendesse cura di te, ti aspettavi che ricambiasse le cure che tu hai dato a lei.
Ma lei non c'è stata per te.
E ora vuoi che lei stia male, come sei stato male tu. T
E vuoi imparare a odiarla, per poter arrivare a stare bene. Prima o poi.
Lasciala.
Anche secondo me è così...
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Si. Capisco. Devo vincere io, ma devi vincere anche tu. Un equilibrio non necessariamente "bilanciato", ma un attivo sempre per entrambi. Credo di vederlo così.
Un equilibrio dinamico, che quindi comprende oscillazioni e cambiamenti. Mutevole e fluido.
In costante costruzione.
Come sono in costante costruzione gli individui coinvolti.

Un atto intenzionale e consapevole.

La ricerca di un "vincere" (che è poi trovare benessere e serenità che possono anche essere messi in circolo perchè condivisi nel percorso di ricerca) che diventa "vincente" per entrambi.

Ed è vincente non perchè parla di conferme di presenza dell'altro, ma perchè attiva in ognuno apprendimenti importanti ognun per se stesso che possono divenire patrimonio di coppia.
Fatti che non possono essere sfatti.

Un po' come quel che lascia una relazione distruttiva, ma con la costruzione.

Il mio essere me stessa con te, permette a te di essere te stesso con me...e questo libera entrambi e crea spinta e motivazione al camminare insieme.

E la gratitudine nasce esattamente dal riconoscimento dell'impegno nella comprensione dell'essere altro da sè.

Non è robetta avvolgersi uno nell'altro e in quell'avvolgersi rendersi disponibili alla conoscenza dell'altro di sè attraverso sè. Reciprocamente.

non è un semplice compromesso fra le parti. :)
 
Ultima modifica:

danny

Utente di lunga data
Più leggo le vostre risposte e più comprendo che non riesco a farmi capire da alcuni di voi. O magari siete troppo abituate a non ascoltare. Eppure scrivo in modo sintetico e senza troppi fronzoli. Io non parlo dei ricordi del traditore che non frega nulla a nessuno se non al traditore stesso! Io dico che al tradito è anche doloroso il semplice pensare che il TRADITORE ABBIA I RICORDI (belli o brutti fate voi) della persona con cui veniva tradito. Eppure mi sembra un concetto talmente semplice!
Sì, è vero, ma a questo non c'è soluzione.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Non lascia nulla? I ricordi? I luoghi? Le sensazioni? I profumi? Le scopate in allegria? Le emozioni? I sentimenti? Tutto cancellato?Sicura che non lascia nulla? Sicura che magari vedendo tuo marito o tua moglie che hai perdonato dopo il loto tradimento, e le vedi pensierosi, magari non stiano ricordando quei momenti? Tu non hai mai pensato ad un tuo ex e su cosa facevate o magari ti viene in mente un episodio di voi due insieme, se capiti in quel luogo anni dopo? Passione /attrazione momentanea? Sono andati avanti anni.
Hai comunque pensato a quei momenti.
Esatto, quindi vieni al mio discorso. Non si cancella nulla.
Guarda che discutevo sul fatto che si dimentica, quando mi avete tutti confermato che non si cancella un bel niente. Il resto sono cose che stai aggiungendo tu.
a me era parso di capire che tu sostenersi il contrario
 

Foglia

utente viva e vegeta
Un equilibrio dinamico, che quindi comprende oscillazioni e cambiamenti. Mutevole e fluido.
In costante costruzione.
Come sono in costante costruzione gli individui coinvolti.

Un atto intenzionale e consapevole.

La ricerca di un "vincere" (che è poi trovare benessere e serenità che possono anche essere messi in circolo perchè condivisi nel percorso di ricerca) che diventa "vincente" per entrambi.

Il mio essere me stessa con te, permette a te di essere te stesso con me...e questo libera entrambi e crea spinta e motivazione al camminare insieme.

E la gratitudine nasce esattamente dal riconoscimento dell'impegno nella comprensione dell'essere altro da sè.

Non è robetta avvolgersi uno nell'altro e in quell'avvolgersi rendersi disponibili alla conoscenza dell'altro di sè attraverso sè. Reciprocamente.

non è un semplice compromesso fra le parti. :)
Porca miseriaccia. No, non è semplice no :)

Compromesso hai chiamato la mia immagine?
Pensa che stavo in effetti pensando che e' un meccanismo, il mio, che funziona molto bene sul lavoro, segnatamente con le controparti. Ma anche col capo :p Oggi sono riuscita a far sì che da una mia richiesta nascesse un suo piacere, oltre che l'impulso a "rafforzare" la mia richiesta.

Ma in effetti è roba ben diversa da quella che dici :)
Non ce l'ho. Facciamo che me la metto nella lista dei desideri. :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Porca miseriaccia. No, non è semplice no :)

Compromesso hai chiamato la mia immagine?
Pensa che stavo in effetti pensando che e' un meccanismo, il mio, che funziona molto bene sul lavoro, segnatamente con le controparti. Ma anche col capo :p Oggi sono riuscita a far sì che da una mia richiesta nascesse un suo piacere, oltre che l'impulso a "rafforzare" la mia richiesta.

Ma in effetti è roba ben diversa da quella che dici :)
Non ce l'ho. Facciamo che me la metto nella lista dei desideri. :)
Ma è figo...quando riesce :)

E' consolazione e serenità. Pace.
Anche nel pensiero della finitudine.

sul lavoro funziona più agevolmente perchè le parti coinvolte richiedono un minor egoismo in realtà.

Serve una buona dose di egoismo per non "aver pietà" dell'altro nell'esporre se stessi a prescindere dal risultato, solo per se stessi, ma contemporaneamente confidando, e non alla cieca ma per lenta co-costruzione, che l'altro sarà aperto. Assumendo contemporaneamente anche il fatto che potrebbe non esserlo. In quel momento o mai.

E richiede una buona dose di egoismo concedere tempo all'altro. (e farlo non perchè si aspetta qualcosa, ma perchè quel tempo che serve all'altro serve primariamente a sè )
E concederlo a se stessi.

Tenendo l'occhio su quanto si scrive dentro in termini di conoscenza di sè.

Se la spinta è l'appropriazione dell'altro, il bisogno della sua presenza, non funziona.
Si diventa egoisti al contrario.
Ossia si trattengono parti di sè, non ci si afferma per trattenere l'altro a sè.

E la relazione non è un obiettivo a questo punto.
Ma un prodotto. Di cui esser fieri in due.
E anche qui...una fierezza credo come quella che si prova verso una creazione che per essere tale vive anche di vita propria ed è sottoposta alla mutevolezza e alle variabili del tempo.

E comporta il saper lasciar andare.

Che il buco di cui si parlava si trasformi, e da buco-rifugio, divenga stanza accogliente e arredata al proprio gusto per raccogliersi e godere di sè.

Credo si parta da quel buco.
E dalla cura.
 
Ultima modifica:

ologramma

Utente di lunga data
Glielo diciamo?

Dugongo, l'hai già capito.
Tua moglie ha fatto schifo.
Era insieme a te con l'amante e non si è neanche accorta della tua sofferenza.
Sono sicuro che ti si leggeva in viso,
Non l'ha vista, non ha neanche pensato al tuo dolore.
Sono sicuro che non ci dormivi neppure di notte.
Perché non ti ama più.
Le hai chiesto una prova alla quale sapevi che non avrebbe MAI accettato di sottoporsi.
Le hai chiesta troppo, ma sapevi che comunque non sarebbe neppure bastato.
Perché la prova lei non l'ha superata prima. Quando non ha voluto più l'amante ed è tornata da te, ma per chiedere a te sostegno e così facendo ti ha svuotato. E ti ha lasciato lì, solo, a gestire il tuo dolore.
Tu non volevi una vendetta. Volevi che lei finalmente si prendesse cura di te, ti aspettavi che ricambiasse le cure che tu hai dato a lei.
Ma lei non c'è stata per te.
E ora vuoi che lei stia male, come sei stato male tu. T
E vuoi imparare a odiarla, per poter arrivare a stare bene. Prima o poi.
Lasciala.
l'ho detto all'inizio:up:
 

oriente70

Utente di lunga data
Sicuramente non si è curata di lui.

Ma fra il non percepire e il decidere di non aver cura di quel che si percepisce c'è un universo....

Ed è in quell'universo che si colloca, almeno un po', la distorsione che porta a cercare soluzioni fittizie (la prova) e fondamentalmente ancora rispondenti alle regole di quell'universo. E il fatto che si risponda ancora a quelle regole è qualcosa di cui occuparsi. A mio parere.

EDIT: per dirla facile, come si può risolvere un problema usando i dati di un altro problema?
Non è che non si è curata di lui.
Se non ci fosse stato lui - lei quelle emozioni non le avrebbe provate[emoji41].
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non è che non si è curata di lui.
Se non ci fosse stato lui - lei quelle emozioni non le avrebbe provate[emoji41].
Beh....quelle emozioni, se si fosse curata di lui, non le avrebbe provate.
Quindi per paradosso la non cura di lui è una cura di lei.
Quindi per aver cura di se stessa in quella situazione era necessario non avesse cura di lui.
E che lui avesse cura di lei, proprio la lei che non aveva cura di lui, senza aver cura di se stesso.

Lo vedi l'inghippo?

A me pare lampante. :)
 
Ultima modifica:

oriente70

Utente di lunga data
Beh....quelle emozioni, se si fosse curata di lui, non le avrebbe provate.
Quindi per paradosso la non cura di lui è una cura di lei.
Quindi per aver cura di se stessa in quella situazione era necessario non avesse cura di lui.
E che lui avesse cura di lei senza aver cura di sè.

Lo vedi l'inghippo?

A me pare lampante. :)
Inghippo? Io lo chiamerei ........
 

Foglia

utente viva e vegeta
Ma è figo...quando riesce :)

E' consolazione e serenità. Pace.
Anche nel pensiero della finitudine.

sul lavoro funziona più agevolmente perchè le parti coinvolte richiedono un minor egoismo in realtà.

Serve una buona dose di egoismo per non "aver pietà" dell'altro nell'esporre se stessi a prescindere dal risultato, solo per se stessi, ma contemporaneamente confidando, e non alla cieca ma per lenta co-costruzione, che l'altro sarà aperto. Assumendo contemporaneamente anche il fatto che potrebbe non esserlo. In quel momento o mai.

E richiede una buona dose di egoismo concedere tempo all'altro. (e farlo non perchè si aspetta qualcosa, ma perchè quel tempo che serve all'altro serve primariamente a sè )
E concederlo a se stessi.

Tenendo l'occhio su quanto si scrive dentro in termini di conoscenza di sè.

Se la spinta è l'appropriazione dell'altro, il bisogno della sua presenza, non funziona.
Si diventa egoisti al contrario.
Ossia si trattengono parti di sè, non ci si afferma per trattenere l'altro a sè.

E la relazione non è un obiettivo a questo punto.
Ma un prodotto. Di cui esser fieri in due.
E anche qui...una fierezza credo come quella che si prova verso una creazione che per essere tale vive anche di vita propria ed è sottoposta alla mutevolezza e alle variabili del tempo.

E comporta il saper lasciar andare.

Che il buco di cui si parlava si trasformi, e da buco-rifugio, divenga stanza accogliente e arredata al proprio gusto per raccogliersi e godere di sè.

Credo si parta da quel buco.
E dalla cura.
Un po' come vedere due mari uno di fronte all'altro :)

Credo però che malgrado tutto avrei paura del quotidiano.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Più leggo le vostre risposte e più comprendo che non riesco a farmi capire da alcuni di voi. O magari siete troppo abituate a non ascoltare. Eppure scrivo in modo sintetico e senza troppi fronzoli. Io non parlo dei ricordi del traditore che non frega nulla a nessuno se non al traditore stesso! Io dico che al tradito è anche doloroso il semplice pensare che il TRADITORE ABBIA I RICORDI (belli o brutti fate voi) della persona con cui veniva tradito. Eppure mi sembra un concetto talmente semplice!
ma vale lo stesso discorso quando ti leghi a qualcuno che ha avuto una relazione precedente. Ha dei ricordi, ma non ci si può far condizionare, altrimenti è. Tutto finito ancora prima di iniziare
 

ologramma

Utente di lunga data
All'inizio ero ancora in dubbio sulla sua volontà di ricostruire.
lo so ti ho seguito dall'inizio e so cosa hai passato una volta scoperti i traditori che rimangono ci fanno balenare tutte le ipotesi possibili
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Un po' come vedere due mari uno di fronte all'altro :)

Credo però che malgrado tutto avrei paura del quotidiano.
Non penso che la paura possa essere esclusa.

Se la si esclude, non funziona.

La si può collocare però.

Ecco perchè serve che il buco non sia un rifugio ma una Casa.
E anche la gratitudine slegata dal bisogno della presenza. Che diventa "arredamento" della Casa stessa.

Fatti che non possono essere sfatti.
G. li chiama così. :)
 
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