Nucleare, il sottosegretario Saglia:
“Impianti solo nelle regioni favorevoli”
Il nucleare naufraga prima di partire, visto che solo Piemonte e Campania sono moderatamente favorevole alle centrali. Per il resto è un coro di no
Il sottosegretario alle Attività produttive, Stefano Saglia
Le Commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera hanno dato parere favorevole, con condizioni, allo schema di decreto legislativo correttivo del decreto per la localizzazione dei siti e la costruzione di centrali nucleari.
La proposta di parere è stata votata dalla maggioranza, da Fli, dall’Udc, con l’astensione però di Savino Pezzotta, mentre il Pd è uscito dall’aula della commissione e non ha votato e l’Idv ha votato contro. Il provvedimento deve ora passare all’esame del Senato ma, ha riferito il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, è previsto che mercoledì prossimo torni al Consiglio dei ministri per l’approvazione finale.
Ieri sera il sottosegretario aveva spiegato che le
centrali nucleari non verranno costruite nelle Regioni che negheranno l’assenso alla localizzazione degli impianti nel loro territorio. Di fatto, una contraddizione con l’approvazione odierna e uno stop del nucleare in Italia, la strada che il governo ha battuto anche all’indomani dell’esplosione di Fukushima. Lo blocca perché – se escludiamo il
Piemonte e la Campania – tutte le regioni hanno detto no alla costruzione di impianti nucleari.
Lazio, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna. Tutti i probabili siti che il governo aveva già individuato non hanno dato la loro disponibilità. Saglia ha detto che anche in caso di “escalation dell’emergenza” nucleare in
Giappone, sarebbe un errore bloccare il piano del governo di ritorno all’atomo.
L’intervento di Saglia è avvenuto dopo che numerosi esponenti del
Pd hanno chiesto al governo la “sospensione” del piano alla luce dell’incidente a Fukushima e delle decisioni degli altri paesi Europei. Il sottosegretario però ha risposto dicendo che “la tragedia immane in atto in Giappone non sia connessa con le scelte per il nucleare, ma si tratta di una catastrofe inimmaginabile con conseguenze imprevedibili”. Inoltre “dei 55 reattori nucleari presenti in Giappone, 11 sono stati bloccati secondo le procedure di sicurezza; solo 4 reattori stanno attraversando una fase critica e di questi 4 solo un reattore ha registrato il mancato funzionamento dei sistemi di raffreddamento”. Quindi sarebbe “inopportuna una modifica da parte del Governo delle decisioni già assunte sul piano energetico sull’onda emotiva degli eventi catastrofici del Giappone”. Rispetto alle decisioni degli altri Paesi europei, Saglia ha sottolineato “come la Germania si è limitata a decidere una moratoria sul prolungamento delle centrali nucleari dello stesso modello di quello entrato in crisi in Giappone”.
Quindi Saglia ha detto di ritenere che “anche qualora ci si trovasse di fronte ad un escalation dell’emergenza nucleare, sarebbe sbagliato tornare indietro ed interrompere l’attuazione del programma energetico del
Governo”. “Altra questione – ha osservato – è invece la necessità di un maggior coordinamento delle
Autorità nazionali di sicurezza che, anche alla luce delle decisioni del
Consiglio dell’Unione europea convocato per il prossimo lunedì 21 marzo, dovrà riguardare anche la fissazione di requisiti di sicurezza degli impianti europei”.
Infine Saglia si è soffermato sui rapporti Stato-regioni, visto che il piano prevede sì un parere obbligatorio da parte delle regioni, ma non vincolante: egli ha ribadito “come non si potranno realizzare le centrali nucleari nelle regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio e che il programma energetico nucleare non potrà essere realizzato in assenza di una totale condivisione delle comunità territoriali coinvolte”.
Sul fronte di un eventuale referendum sulla questione nucleare è intervenuta questa mattina l’astrofisica
Margherita Hack definendolo “inutile”. Quindi ha proseguito: “Prima si era fatto un referendum sull’onda di Chernobyl – ora se ne fa un altro sull’onda del Giappone: è perfettamente inutile perché è ovvio che sarà contro il nucleare, visto questo disastro. Le cose invece andrebbero affrontate razionalmente”. Il terremoto nipponico, secondo Hack, è “un evento veramente eccezionale, se ne verifica uno ogni secolo. Se ogni volta che si fa un’innovazione tecnologica ci si tira indietro, si starebbe ancora a vivere nelle caverne. Se poi si vanno a vedere le statistiche ci sono molti meno incidenti e inquinamento nel nucleare che in altre forme di energia”. Secondo l’astrofisica “in Italia il pericolo grosso del nucleare siamo noi italiani, perché si ha l’abitudine di pigliare tutte le cose sotto gamba. Si ha tanta paura del nucleare e poi milioni di abitanti vivono intorno alle falde del Vesuvio, che non è morto, è bello vivo, e se sono decenni che non esplode, il giorno che esploderà sarà un vero disastro. La paura dell’atomo è dovuta all’ignoranza”.
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