Gli animali intelligenti

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Old Asudem

Guest
Animali culturali
Sull’intelletto dell’animale consapevole



"Temo che gli animali vedano nell’uomo un essere loro uguale che ha perduto in maniera estremamente pericolosa il sano intelletto animale" (Nietzsche, La gaia scienza)


L’attitudine a produrre cultura rimane la caratteristica che più distingue la specie umana benché non ne sia una nostra "esclusiva" (anche gli animali producono ed usano manufatti).
Si è visto da recenti ricerche che numerose specie animali producono forme quantomai elaborate di cultura e le trasmettono ai propri discendenti. L’uomo resta quindi la specie "più culturale", l’unico ad aver sviluppato una complessa tecnologia, ma si avvale ancor di troppi pregiudizi (antropo-euro-centrico) come, tra i tanti, quello relativo all’improprio uso del termine "primitivi" per definire aborigeni, boscimani, etc., che tradisce il suo presunto senso di "superiorità".
Si è da tempo appurato che la cultura di quei popoli ha acquisito conoscenze che a noi ancora sfuggono, come ad esempio sul comportamento degli animali e sulle proprietà delle piante, sviluppando strategie di sopravvivenza per foresta, deserto, tundra, savana e ghiaccio polare con una modestissima tecnologia rispetto a quella cui oggi siamo abituati.
Il limite vero è il nostro, perché non siamo capaci né di comprendere né di accettare la loro cultura: ecco di nuovo la presunzione di essere i migliori, soprattutto nei confronti di altre forme dell’essere come gli animali.
Difatti sebbene "diversi" non siamo affatto "superiori" agli altri animali; è proprio un numero speciale della rivista Etica & Animali a contestare l’equivalenza scontata tra persona ed essere umano, luogo comune che letto criticamente sembra perdere di significato.
Michael Tooley del Dipartimento di Filosofia dell’Università del Colorado, varate le caratteristiche che determinano lo status morale di un’entità, demolisce lo specismo, la concezione secondo cui la morale si ferma entro i confini della specie umana. Così Jhon Searle, dell’Università della California, parlando della mente degli animali, individua in questi ultimi processi di pensiero, intenzionalità e coscienza per avere i quali non è più fondamentale ed esclusiva la presenza del linguaggio. Ancor più interessante un articolo di Juan Carlos Gòmez dell’Università di St. Andrews in Scozia che, rifiutando la concezione astratta e "solipsistica" di persona, contrappone alla teoria della mente l’intersoggettività e la relazione. Le persone si riconoscono reciprocamente con interazioni emotive ed espressive e non solo tramite la rappresentazione degli stati mentali dell’altro: "io non sono una persona in quanto io penso di essere una persona, ma in quanto un altro pensa che io sia una persona", dice Gòmez.
Insomma al quesito "Chi è persona?", la risposta "L’essere umano in quanto tale", fornita dallo Zingarelli è oramai desueta ed equivocamente ambigua: l’attribuzione di personalità cui siamo abituati nei vari rami del sapere, risente effettivamente un po’ troppo di quella biblica anima data da Dio all’uomo che lo rese presumibilmente "superiore".
Così anche nell’ambito legislativo parecchie sono le novità emerse negli ultimi tempi. Valerio Pocar, sociologo del diritto, attraversando i campi della filosofia morale, della filosofia della politica, della bioetica e della neurobiologia ha creato un varco di pressante attualità anche in Italia, seppur con certo ritardo rispetto agli altri paesi anglosassoni, sul tema degli animali non umani.
Si tratta infatti di una "seria situazione di incongruenza etica del nostro ordinamento giuridico" quella che porta di frequente ad una violazione sistematica dei diritti dei non umani e della discriminazione sulla base della differenza di specie. Anche l’estensione della cittadinanza ai non umani - si veda in proposito la celebre ricerca Il Progetto Grande Scimmia - diventerebbe una tappa logica di quel percorso che ha riconosciuto diritti sociali, civili e politici a chi ne era ancor privato, poiché tale percorso è "accessibile a tutti gli individui moralmente simili, umani e non".


Io sono stra-convinta che molti animali siano intelligenti e lo dimostrano in un sacco di cose.
Sono proprio convinta che ragionino. Seguano dei ragionamenti.
Sono inoltre convinta che ci guardino e ridano di noi...
 

brugola

Utente di lunga data
Animali culturali
Sull’intelletto dell’animale consapevole



"Temo che gli animali vedano nell’uomo un essere loro uguale che ha perduto in maniera estremamente pericolosa il sano intelletto animale" (Nietzsche, La gaia scienza)


L’attitudine a produrre cultura rimane la caratteristica che più distingue la specie umana benché non ne sia una nostra "esclusiva" (anche gli animali producono ed usano manufatti).
Si è visto da recenti ricerche che numerose specie animali producono forme quantomai elaborate di cultura e le trasmettono ai propri discendenti. L’uomo resta quindi la specie "più culturale", l’unico ad aver sviluppato una complessa tecnologia, ma si avvale ancor di troppi pregiudizi (antropo-euro-centrico) come, tra i tanti, quello relativo all’improprio uso del termine "primitivi" per definire aborigeni, boscimani, etc., che tradisce il suo presunto senso di "superiorità".
Si è da tempo appurato che la cultura di quei popoli ha acquisito conoscenze che a noi ancora sfuggono, come ad esempio sul comportamento degli animali e sulle proprietà delle piante, sviluppando strategie di sopravvivenza per foresta, deserto, tundra, savana e ghiaccio polare con una modestissima tecnologia rispetto a quella cui oggi siamo abituati.
Il limite vero è il nostro, perché non siamo capaci né di comprendere né di accettare la loro cultura: ecco di nuovo la presunzione di essere i migliori, soprattutto nei confronti di altre forme dell’essere come gli animali.
Difatti sebbene "diversi" non siamo affatto "superiori" agli altri animali; è proprio un numero speciale della rivista Etica & Animali a contestare l’equivalenza scontata tra persona ed essere umano, luogo comune che letto criticamente sembra perdere di significato.
Michael Tooley del Dipartimento di Filosofia dell’Università del Colorado, varate le caratteristiche che determinano lo status morale di un’entità, demolisce lo specismo, la concezione secondo cui la morale si ferma entro i confini della specie umana. Così Jhon Searle, dell’Università della California, parlando della mente degli animali, individua in questi ultimi processi di pensiero, intenzionalità e coscienza per avere i quali non è più fondamentale ed esclusiva la presenza del linguaggio. Ancor più interessante un articolo di Juan Carlos Gòmez dell’Università di St. Andrews in Scozia che, rifiutando la concezione astratta e "solipsistica" di persona, contrappone alla teoria della mente l’intersoggettività e la relazione. Le persone si riconoscono reciprocamente con interazioni emotive ed espressive e non solo tramite la rappresentazione degli stati mentali dell’altro: "io non sono una persona in quanto io penso di essere una persona, ma in quanto un altro pensa che io sia una persona", dice Gòmez.
Insomma al quesito "Chi è persona?", la risposta "L’essere umano in quanto tale", fornita dallo Zingarelli è oramai desueta ed equivocamente ambigua: l’attribuzione di personalità cui siamo abituati nei vari rami del sapere, risente effettivamente un po’ troppo di quella biblica anima data da Dio all’uomo che lo rese presumibilmente "superiore".
Così anche nell’ambito legislativo parecchie sono le novità emerse negli ultimi tempi. Valerio Pocar, sociologo del diritto, attraversando i campi della filosofia morale, della filosofia della politica, della bioetica e della neurobiologia ha creato un varco di pressante attualità anche in Italia, seppur con certo ritardo rispetto agli altri paesi anglosassoni, sul tema degli animali non umani.
Si tratta infatti di una "seria situazione di incongruenza etica del nostro ordinamento giuridico" quella che porta di frequente ad una violazione sistematica dei diritti dei non umani e della discriminazione sulla base della differenza di specie. Anche l’estensione della cittadinanza ai non umani - si veda in proposito la celebre ricerca Il Progetto Grande Scimmia - diventerebbe una tappa logica di quel percorso che ha riconosciuto diritti sociali, civili e politici a chi ne era ancor privato, poiché tale percorso è "accessibile a tutti gli individui moralmente simili, umani e non".

Io sono stra-convinta che molti animali siano intelligenti e lo dimostrano in un sacco di cose.
Sono proprio convinta che ragionino. Seguano dei ragionamenti.
Sono inoltre convinta che ci guardino e ridano di noi...
oh perozzina
sparisci per giorni e poi ti ripresenti e parli del tempo?
 

brugola

Utente di lunga data
che il mio gatto rida di me è certo.
sopratutto quando appena alzata dal letto mi giro e la guardo.
Ma non un ghigno...proprio una risata a chiappe strette
 
O

Old Holly

Guest
Ho le tue stesse convinzioni.
Il mio gatto mi prende addirittura per i fondelli...
Inoltre mi fanno più feste loro che mio figlio... ho detto tutto
 
O

Old Asudem

Guest
a me spesso dan l'idea di guardarci come se fossimo tutti una manica di pirla..

Inizio ad invidiare il loro modo di prendere la vita.


 

Nobody

Utente di lunga data
che il mio gatto rida di me è certo.
sopratutto quando appena alzata dal letto mi giro e la guardo.
Ma non un ghigno...proprio una risata a chiappe strette
Noi pensiamo di far giocare il gatto...ma io ho il sopetto che sia lui che pensa di far giocare noi.
 
O

Old Asudem

Guest
comunque, cricetini teleguidati a parte.., ci sono dei moomenti in cui ho la nettissima sensazione che il pilù pensi..
A volte mi guarda con un'intensità e con uno sguardo così attento che mi lascia basita
E poi, quando lo chiamo (lo lascio sempre libero) a volte si ferma, mi guarda, guarda dove voleva andare e si rigira verso di me. Come se stesse pensando cosa vale la pena di fare.
Insomma sembra valuti che decisione prendere

 
Ultima modifica:

Nobody

Utente di lunga data
comunque, cricietini teleguidati a parte.., ci sono dei moomenti in cui ho la nettissima sensazione che il pilù pensi..
A volte mi guarda con un'intensità e con uno sguardo così attento che mi lascia basita
E poi, quando lo chiamo (lo lascio sempre libero) a volte si ferma, mi guarda, guarda dove voleva andare e si rigira verso di me. Come se stesse pensando cosa vale la pena di fare.
Insomma sembra valuti che decisione prendere
Credo che arriverà un tempo nel quale mangiare animali sara un tabù...così come è oggi la guerra o la schiavitù.
 
O

Old Asudem

Guest
Credo che arriverà un tempo nel quale mangiare animali sara un tabù...così come è oggi la guerra o la schiavitù.
a parte i ragni ovviamente......
quelli bisogna portarli tutti allo sterminio totale

un mondo senza ragni per tutti!! ( pure le schifosissime cavallette giganti..)
 
Stato
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