Ma che è sta captatio benevolentiae da due spicci?
Che le persone abbiano avuto una parabola esistenziale è una banalità ovvia, non una rivelazione morale. E soprattutto: nessuno tratta qualcuno con condiscendenza a prescindere. La condiscendenza non è anagrafica, è conseguenziale. Si tratta con condiscendenza chi ha scelto di occupare una posizione condiscendente nella vita.
Io stesso ho maestri di novant’anni che continuano a insegnarmi ogni giorno, che studiano, che guardano avanti, che non si sono mai seduti. A quelli porto rispetto vero, non retorico. Perché il rispetto non è un diritto automatico: è il risultato di una traiettoria.
Quello che è intollerabile è il medioman di novant’anni che non ha combinato nulla di significativo, non ha lasciato traccia su niente e nessuno, e pretende deferenza solo perché ha “resistito biologicamente” abbastanza a lungo. Aver limonato col nulla per decenni non genera credito morale, soprattutto se nel frattempo altri – magari più giovani – facevano la differenza.
Questo è il primo punto, ed è fondamentale.
Il secondo è ancora più semplice: se diventi un ostacolo per paura, inerzia, conservazione del tuo piccolo recinto, allora mi stai oggettivamente tra i piedi. E no, non è una colpa essere vecchi; è una colpa usare la propria paura come freno per gli altri.
Ed è un problema enorme in un Paese come il nostro, dove la popolazione è anziana, i bambini non nascono, e soldi, voti, rendite e potere decisionale stanno concentrati negli over 70. Non è una questione emotiva, è una questione strutturale.
La retorica della “tenerezza” verso la vecchiaia serve solo a non affrontare questo nodo. E francamente ha stancato.
E buongiorno eh