Martina Bianchi
Utente di lunga data
Tra un mese mi laureo e sto facendo una tesi su come i composti reprotossici (tossici per la riproduzione, come derivati del piombo, cadmio, solventi, bisfenolo, componenti di plastiche e gomme, e tante altre sostanze presenti in oggetti di uso comune come smalti, deodoranti, contenitori in plastica per alimenti ecc.) possano influire sulla fertilità femminile e maschile dei lavoratori.
Se a qualcuno va di compilare un questionario, mi aiuterebbe ad ampliare il campione di dati raccolti e renderlo statisticamente significativo.
I requisiti sono: >30 anni e in età lavorativa (fino a 69 anni, si spera).
Può essere compilato in maniera ANONIMA inserendo nei dati iniziali un nome di fantasia o addirittura delle sigle.
Grazie a chi lo farà.
Link questionario DONNE
Link questionario UOMINI
La partecipazione a questo questionario è libera e volontaria. Le informazioni raccolte saranno trattate nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali e utilizzate esclusivamente per finalità di ricerca accademica nell’ambito della tesi di laurea. I dati saranno analizzati in forma aggregata e anonima. Proseguendo con la compilazione si esprime il consenso al trattamento dei dati per le finalità indicate.
I composti reprotossici sono sostanze chimiche che possono danneggiare la fertilità umana o lo sviluppo del feto. Possono agire in diversi modi: riducendo la capacità riproduttiva di uomini e donne, alterando la produzione o la qualità delle cellule riproduttive (spermatozoi e ovociti) oppure interferendo con lo sviluppo dell’embrione e del feto durante la gravidanza. Molti di questi composti sono presenti in ambito industriale o in alcuni prodotti chimici e possono entrare nell’organismo tramite inalazione, ingestione o contatto con la pelle.
Anche farmaci come agenti antineoplastici, agenti ormonali, immunosoppressori, antivirali, antidiabetici, antitrombotici e antiepilettici, indicati nella Lista dell'Etui (Lindsley, 2022) possono aumentare il rischio riproduttivo.
Storicamente, i composti reprotossici non sono stati oggetto di una regolamentazione specifica e sono stati inclusi nella più ampia categoria degli agenti chimici pericolosi, con una conseguente sottovalutazione del rischio riproduttivo in ambito occupazionale. Tuttavia, il progressivo consolidarsi delle evidenze scientifiche sui meccanismi di tossicità riproduttiva (quali la disfunzione endocrina, il danno alle cellule germinali, lo stress ossidativo e le alterazioni dei
processi di embriogenesi), ha reso evidente la necessità di un approccio normativo e sanitario più mirato.
Obiettivi primari del presente studio sono: esplorare e descrivere le conoscenze, le percezioni e i comportamenti dei lavoratori rispetto all’esposizione a sostanze nocive per la salute riproduttiva in ambito occupazionale e personale.
Anche farmaci come agenti antineoplastici, agenti ormonali, immunosoppressori, antivirali, antidiabetici, antitrombotici e antiepilettici, indicati nella Lista dell'Etui (Lindsley, 2022) possono aumentare il rischio riproduttivo.
Storicamente, i composti reprotossici non sono stati oggetto di una regolamentazione specifica e sono stati inclusi nella più ampia categoria degli agenti chimici pericolosi, con una conseguente sottovalutazione del rischio riproduttivo in ambito occupazionale. Tuttavia, il progressivo consolidarsi delle evidenze scientifiche sui meccanismi di tossicità riproduttiva (quali la disfunzione endocrina, il danno alle cellule germinali, lo stress ossidativo e le alterazioni dei
processi di embriogenesi), ha reso evidente la necessità di un approccio normativo e sanitario più mirato.
Obiettivi primari del presente studio sono: esplorare e descrivere le conoscenze, le percezioni e i comportamenti dei lavoratori rispetto all’esposizione a sostanze nocive per la salute riproduttiva in ambito occupazionale e personale.
Se a qualcuno va di compilare un questionario, mi aiuterebbe ad ampliare il campione di dati raccolti e renderlo statisticamente significativo.
I requisiti sono: >30 anni e in età lavorativa (fino a 69 anni, si spera).
Può essere compilato in maniera ANONIMA inserendo nei dati iniziali un nome di fantasia o addirittura delle sigle.
Grazie a chi lo farà.
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