La chiamavano Coco

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Utente di lunga data
Gabrielle Bonheur Chanel, meglio conosciuta come Coco Chanel è uno dei miti della Francia moderna, insieme a De Gaulle e a Ricasso, come ebbe a dire di lei André Malraux.
E' un mito che ancora resiste perché la ricordiamo come una delle prime donne-manager europee, una donna che, partendo dal nulla, fu abile a 'farsi da sola', a costruire un impero, anche se, chiaramente, ricorse abbondantemente ai suoi mariti e fidanzati per farsi finanziare. In ogni caso, dobbiamo riconoscere a Coco che molte donne nella storia hanno vissuto delle ricchezze dei propri uomini, ma pochissime hanno costruito qualcosa di così importante e duraturo, riuscendo a fare del proprio nome, sconosciuto e plebeo, un punto di riferimento imprescindibile nel campo della moda.
Una donna tenace, sin da quando fu abbandonata per la morte di suo madre e conseguentemente lasciata in un convento da suo padre. Forse fù proprio la durezza affrontata la portò a lottare contro una moda statica francese, costituita da ornamenti stile barocco, pizzi e balze, una moda che doveva lasciare il passo alla valorizzazione della siluette femminile. Tessuti comodi, di basso costo, prendevano piede sulle donne parigine antecedentemente alla seconda guerra mondiale. È infatti ascrivibile al '30 la nascita della celebre borsetta trapuntata con tracolla a catena, copiata da generazioni di produttori. Alla metà di quel decennio, Chanel è al culmine della fama. L'atelier dà lavoro a 4000 addette e vende circa 28 mila modelli l'anno in tutto il mondo. Lo scoppio della seconda guerra mondiale impone per& un'improvvisa battuta di arresto. Chanel è costretta a chiudere la sede di rue de Cambon, lasciando aperto soltanto il negozio per la vendita dei profumi. Nel '54, quando torna nel mondo della moda, Chanel ha 71 anni. La stampa la dà ormai per spacciata e non crede in una possibile ripresa. Ma la nuova creazione di Coco, il tailleur di maglia della collezione N. 5, è un successo. Le donne di tutto il mondo faranno a gara per averne uno. E una di queste è Jacqueline Kennedy. Chanel è di nuovo e solo Chanel e, nel '57, Neiman Marcus consacra la sua creatività conferendole l'Oscar della moda.Finita la guerrò diventò tra le stiliste più in voga del momento, il suo negozio predominava nelle vie di Parigi. L'impronta stilistica di Chanel si fonda sulla apparente ripetitività dei modelli base. Le varianti sono costituite dal disegno dei tessuti e dai dettagli, a conferma del credo, "la moda passa, lo stile resta". Una donna che non aveva paura di dire e fare ciò che pensava, fu questo che espresse durante la sua più famosa intervista.
Coco Chanel: “Una definizione dell’eleganza? E’ difficile, mi fate domande ben difficili… Comporta molte cose. Vi posso dire quello che ripeto continuamente: che le donne sono sempre troppo vestite e che non sono mai abbastanza eleganti”
Intervistatore: “Gli abiti che avete creato l’anno scorso, mademoiselle, sono stati copiati o imitati in tutto il mondo, e i produttori di tutti i paesi del mondo hanno riprodotto i vostri modelli in milioni di esemplari, lo stile Chanel è arrivato in strada, ne siete soddisfatta?”
Coco Chanel: “Ah ne sono felicissima. Ovviamente è quello che cercavo, era il mio obiettivo: creare uno stile. Non ce n’era più uno in Francia, c’è uno stile quando la gente della strada è vestita come te, e credo di essere arrivata a questo. Però non credo nella copia, credo nell’imitazione. E’ già tanto essere arrivata all’imitazione.”
Intervistatore: “Ed è più importante, addirittura…”
Coco Chanel: “La copia è una cosa molto difficile, che non si pratica più. Sapete, abbiamo perseguitato tutte le piccole stiliste per difendere cose inesistenti. Ma quello che mi è sempre sembrato ridicolo è difendere una moda, la moda… non si può difendere la moda, non è moda se nessuno la vede. Ci sono state molte storie di cui non sono del tutto a conoscenza, non mi avete fatto questa domanda ma insomma vi dico che questo è uno dei problemi… Anche, non il mio ma dell’haute couture, è la paura insensata della copia. Quando, per me, la copia è il successo. Non c’è successo senza copia, senza imitazione.”
Grazie Coco Chanel per aver dato valore a noi donne nella semplicità.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
Gabrielle Bonheur Chanel, meglio conosciuta come Coco Chanel è uno dei miti della Francia moderna, insieme a De Gaulle e a Ricasso, come ebbe a dire di lei André Malraux.
E' un mito che ancora resiste perché la ricordiamo come una delle prime donne-manager europee, una donna che, partendo dal nulla, fu abile a 'farsi da sola', a costruire un impero, anche se, chiaramente, ricorse abbondantemente ai suoi mariti e fidanzati per farsi finanziare. In ogni caso, dobbiamo riconoscere a Coco che molte donne nella storia hanno vissuto delle ricchezze dei propri uomini, ma pochissime hanno costruito qualcosa di così importante e duraturo, riuscendo a fare del proprio nome, sconosciuto e plebeo, un punto di riferimento imprescindibile nel campo della moda.
Una donna tenace, sin da quando fu abbandonata per la morte di suo madre e conseguentemente lasciata in un convento da suo padre. Forse fù proprio la durezza affrontata la portò a lottare contro una moda statica francese, costituita da ornamenti stile barocco, pizzi e balze, una moda che doveva lasciare il passo alla valorizzazione della siluette femminile. Tessuti comodi, di basso costo, prendevano piede sulle donne parigine antecedentemente alla seconda guerra mondiale. È infatti ascrivibile al '30 la nascita della celebre borsetta trapuntata con tracolla a catena, copiata da generazioni di produttori. Alla metà di quel decennio, Chanel è al culmine della fama. L'atelier dà lavoro a 4000 addette e vende circa 28 mila modelli l'anno in tutto il mondo. Lo scoppio della seconda guerra mondiale impone per& un'improvvisa battuta di arresto. Chanel è costretta a chiudere la sede di rue de Cambon, lasciando aperto soltanto il negozio per la vendita dei profumi. Nel '54, quando torna nel mondo della moda, Chanel ha 71 anni. La stampa la dà ormai per spacciata e non crede in una possibile ripresa. Ma la nuova creazione di Coco, il tailleur di maglia della collezione N. 5, è un successo. Le donne di tutto il mondo faranno a gara per averne uno. E una di queste è Jacqueline Kennedy. Chanel è di nuovo e solo Chanel e, nel '57, Neiman Marcus consacra la sua creatività conferendole l'Oscar della moda.Finita la guerrò diventò tra le stiliste più in voga del momento, il suo negozio predominava nelle vie di Parigi. L'impronta stilistica di Chanel si fonda sulla apparente ripetitività dei modelli base. Le varianti sono costituite dal disegno dei tessuti e dai dettagli, a conferma del credo, "la moda passa, lo stile resta". Una donna che non aveva paura di dire e fare ciò che pensava, fu questo che espresse durante la sua più famosa intervista.
Coco Chanel: “Una definizione dell’eleganza? E’ difficile, mi fate domande ben difficili… Comporta molte cose. Vi posso dire quello che ripeto continuamente: che le donne sono sempre troppo vestite e che non sono mai abbastanza eleganti”
Intervistatore: “Gli abiti che avete creato l’anno scorso, mademoiselle, sono stati copiati o imitati in tutto il mondo, e i produttori di tutti i paesi del mondo hanno riprodotto i vostri modelli in milioni di esemplari, lo stile Chanel è arrivato in strada, ne siete soddisfatta?”
Coco Chanel: “Ah ne sono felicissima. Ovviamente è quello che cercavo, era il mio obiettivo: creare uno stile. Non ce n’era più uno in Francia, c’è uno stile quando la gente della strada è vestita come te, e credo di essere arrivata a questo. Però non credo nella copia, credo nell’imitazione. E’ già tanto essere arrivata all’imitazione.”
Intervistatore: “Ed è più importante, addirittura…”
Coco Chanel: “La copia è una cosa molto difficile, che non si pratica più. Sapete, abbiamo perseguitato tutte le piccole stiliste per difendere cose inesistenti. Ma quello che mi è sempre sembrato ridicolo è difendere una moda, la moda… non si può difendere la moda, non è moda se nessuno la vede. Ci sono state molte storie di cui non sono del tutto a conoscenza, non mi avete fatto questa domanda ma insomma vi dico che questo è uno dei problemi… Anche, non il mio ma dell’haute couture, è la paura insensata della copia. Quando, per me, la copia è il successo. Non c’è successo senza copia, senza imitazione.”
Grazie Coco Chanel per aver dato valore a noi donne nella semplicità.
 
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