Ciao a tutti. Sono nuovo del forum, ho letto un po’ le vostre testimonianze e, in alcune, ho ritrovato la mia storia. Quindi bando alle ciance, e inziamo.
Storia di 12 anni di cui gli ultimi due da conviventi. Entrambi oltre i 30, entrambi lavoratori (il mio un po’ più stabile, il suo precario) ed indipendenti economicamente. La cosa è cominciata all’università: lei molto presa, io più distaccato ci ho messo un anno per innamorarmi. Come tutte le coppie ultradecennali, abbiamo avuto alti e bassi ma si può dire che siamo cresciuti insieme. L’ho vista passare da una tipetta tutto pepe ma fondamentalmente insicura ad una donna consapevole di se stessa e dei suoi conseguimenti. Non sono uno che crede nel matrimonio come istituzione e non ne ho mai fatto mistero. La cosa, a suo dire, le stava bene. A quanto pare anche i suoi tradizionalisti genitori se n’erano fatti una ragione e ci avevano aiutato ad arredare la nostra (ora solo mia) casa. Negli ultimi mesi si parlava anche di un figlio. Io l’avrei fatto subito ma lei tentennava e prendeva tempo. Adduceva come motivazione il suo lavoro precario ed altre (pseudo)motivazioni familiari. Poi un bel giorno, più di un mese fa, mi trovo per le mani il suo smartphone. Premetto che non sono tipo da controllare sms, mail o altro. Non ho mai dimostrato di essere eccessivamente geloso e lei godeva, come è giusto che sia, della libertà di uscire con amiche, colleghi ed altra gente, senza di me. Fatto sta che la contingenza del momento ha voluto che io avessi da poco installato delle app su quello smartphone e che fossi sinceramente interessato a vedere come funzionavano. Ovviamente dopo aver visto numerose chiamate in uscita ed entrata ad un suo collega, è stato un attimo per me aprire whatsapp e scoprire tutto. In verità ho fatto in tempo a leggere giusto due messaggi prima di farmi scoprire a mia volta e far scoppiare il finimondo. Sulle prime ha negato, poi è passata al “è stato solo un bacio”, quando ho detto di aver letto cose ben più esplicite ha vuotato il sacco. Lì per lì, io l’ho messa alla porta ed è tornata a casa dei suoi. Poi, complice il fatto che avesse bisogno di vestiti ed oggetti che erano ancora a casa, ci siamo rivisti e mi ha spiegato le sue “ragioni”. A quanto pare lei non stava bene da mesi, piangeva spesso ed io non mi sono accorto di nulla. Le motivazioni sono sempre le solite: lavoro precario, ed altre situazioni in famiglia che potevano verificarsi di lì a breve ma che non si sono verificate (pippe mentali?). Questa persona le si è avvicinata, le faceva complimenti, la ascoltava e lei ha pensato bene di ricompensarlo. Lei dice che il tradimento vero e proprio c’è stato una sola volta e che, a seguito di questa scopata (scusate il termine), lei ha pensato per un paio di giorni di potersi innamorare di questo tizio. L’infatuazione però, è durata poco e quando io ho scoperto i messaggi aveva già detto al tipo che voleva troncare. Adesso è passato un mese ed io cerco di ignorare gli sms in cui lei mi implora di ripensarci e darle una seconda chance. Dice che mi ama, che ha fatto una cazzata, che questo tizio l’ha abbindolata con paroline dolci e complimenti. Gli amici (dopo 12 anni, quasi tutti in comune ed accoppiati da lungo tempo) dicono che lei sta malissimo e che si sta infliggendo una sorta di autopunizione non mangiando, non dormendo e piangendo tutto il giorno.
Ed io come sto? Mi è crollato il mondo addosso, mi è successa l’ultima cosa che mai mi sarei aspettato. Lei è sempre stata quella affettuosa, espansiva mentre io sono, per mia natura, più schivo. Questa cosa era assodata, consolidata, un punto fermo, come ogni altra cosa nella nostra storia. Probabilmente è vero che io l’ho data per scontata ma, da parte mia, c’è sempre stato il desiderio di portare la relazione allo step successivo. Prima la convivenza, poi il figlio, poi boh… io ero solito prenderla in giro dicendo che ci saremmo sposati a 60 anni. Adesso mi sento vuoto. La rabbia per il torto subito va scemando ma non è del tutto scomparsa. Quello che mi sento addosso, invece, è la responsabilità di dover prendere una decisione e di doverlo fare da solo. Da un lato ci sono 12 anni insieme, una vita. Ogni cosa che ho fatto, ogni luogo che ho visitato in questo periodo mi porta alla mente un ricordo legato a lei. Dall’altro lato c’è la consapevolezza che niente sarà più come prima. La fiducia non è cosa che si concede facilmente, specialmente se il colpo subito è stato forte. Sono arrivato a dubitare di tutti i colleghi che ha avuto in precedenza, continuo a dubitare della versione che lei mi ha fornito, anche se non ho prove e se apparentemente non c’è niente che la possa confutare. Sarei capace di ricominciare senza pensare più a quello che è successo? Sarei capace di non rinfacciare la cosa alla prima lite?