La mia storia

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Diletta

Utente di lunga data
Juan

se la tempesta che è scoppiata su di te non ha spento il sentimento per lei, fai bene a provarci.
L'amore, nel tuo caso che non avete famiglia, è il solo motivo valido e quando si parla di sentimenti, ogni decisione è sacrosanta.
Non sarà una passeggiata...e purtroppo ti dico che la domanda che ti sei fatto a proposito di come abbia fatto ad infilarsi poi nel letto con te, te la farai milioni di volte e milioni di volte ci starai male...
Scusa anche me per la durezza.
 

Juanpalambrond

Utente di lunga data
Anche i miei!
Per tornare IT. (in un qualche modo:mexican:)

Io ho tradito. Ma ho tradito innanzitutto me stessa. Lui è venuto dopo.

I patti da noi erano che potevamo uscire fisicamente dalla coppia. Non era mai successo prima del mio ex amante a dire la verità. E non so se lui ha fatto altrettanto o meno. E non mi interessa. A dire il vero. Non è importante.

Il mio ex amante è "arrivato" (e anche qui il Caso ci ha messo non poco zampino) quando io ero arrivata ad un punto di infedeltà ai miei bisogni da sentirmi soffocare.
O prendevo aria, o mi sarei annullata. Del tutto.
E non perchè il mio ex compagno me lo stava chiedendo. Lo stavo facendo io.
Accettando dinamiche relazionali di cui eravamo entrambi responsabili, che semplicemente riproducevano fedelmente l'infedeltà di ognuno a se stesso e di conseguenza una forma di negazione dell'altro.
E l'adesione comune ad un modello come minimo poco "criticato".
Ed eravamo entrambi profondamente infedeli al piacere del vivere e condividere la vita.

Ma non mi sono spiegata per un sacco di tempo perchè utilizzassi continuamente il verbo tradire.
Non tornavano i conti.
Non mi spiegavo perchè mi sentissi di aver tradito.

Sto iniziando a capire, da non molto.

Il tradimento è avvenuto quando ho smesso di ascoltare i miei bisogni. E ho smesso di essere fedele a me stessa in quella coppia.
E lui ha fatto lo stesso.

Una scopata, in tutto questo, o anche più di una, non era il problema. Era semplicemente risposta ad altri problemi.

E in questo senso sono pienamente d'accordo con te quando parli di responsabilità verso se stessi.
Io capisco quello che scrivi ed accetto il tuo punto di vista. Ma non lo condivido affatto. Questo modo "edonista" di ragionare va bene fino ad un certo punto. Nel post precedente mi hai citato pirandello (conoscersi è morire) e adesso parli di ricerca del piacere e soddisfazione dei bisogni personali come unico modo di essere sinceri ed onesti con se stessi.
Io ragiono in maniera diversa. Sebbene sia diventato ateo nel corso degli anni la mia formazione è di stampo cattolico. Credo nella cultura del sacrificio. Credo nel "farsi il culo", perdonerai l'espressione, per ottenere quello che hai sempre voluto. Nella vita di coppia, soprattutto quando la coppia è decennale, soprattutto se si vive insieme, ci vuole impegno costante. Ci vuole la capacità di accettare il partner nella sua totalità e per quello che è quotidianamente. Questa è la mia forma mentis e non sono pronto a cambiarla a 32 anni. Non sono pronto ad abbracciare una filosofia di vita che preveda la soddisfazione, quasi animalesca, di tutti i miei bisogni senza pensare alle conseguenze che questo possa portare. Non fraintendermi, sono uno che si sa "coccolare" ed anche spesso. Ma come in tutte le cose della mia vita tendo a valutare se quella coccola può arrecare danno al prossimo, e se può, evito di farmela.
Questa è la mia fedeltà verso me stesso e verso i miei principi.
Spero che tu, nonostante veda le cose da una prospettiva totalmente diversa, sia in grado di comprendere.

se la tempesta che è scoppiata su di te non ha spento il sentimento per lei, fai bene a provarci.
L'amore, nel tuo caso che non avete famiglia, è il solo motivo valido e quando si parla di sentimenti, ogni decisione è sacrosanta.
Non sarà una passeggiata...e purtroppo ti dico che la domanda che ti sei fatto a proposito di come abbia fatto ad infilarsi poi nel letto con te, te la farai milioni di volte e milioni di volte ci starai male...
Scusa anche me per la durezza.
La durezza serve, a volte :)
Riguardo a quella domanda, so che me la farò. Ma non credo di essere così masochista da arrivare a farmela milioni e milioni di volte. Sono certo che se mi dovessi accorgere che non sono in grado di smettere di pensarci, allora la troncherei li. Farà malissimo, ma preferisco un dolore forte che dura poco, piuttosto che un lento sanguinamento che dura in eterno.
 

Brunetta

Utente di lunga data
io credo che ce lo siamo dimenticati molto prima. noi almeno.
Penso prima ancora di incontrarci in un qualche modo. Incontrarci è stata una conseguenza.
E all'inizio eravamo persissimi. Parlavo addirittura di amore..sottovoce, ma ne parlavo :D

Entrambi abbiamo sbagliato a valutarci. ma non penso fossimo in grado di fare diversamente. quando ci siamo incontrati. eravamo entrambi molto feriti. e penso abbiamo cercato risposte uno nell'altro. anzichè ognuno in se stesso per poi semmai condividere.

Penso che ci siamo specchiati e abbiamo cercato rassicurazione uno nell'altro. io a mio modo. e lui al suo.
Il sunto è che non potessimo riconoscerci. Perchè nè io nè lui riconoscevamo ognuno se stesso.

A volte ho la sensazione che sono stati tutti quei casini a tenerci insieme per dieci anni. più che il desiderio effettivo di stare. ma forse questa che parla, è una parte non ancora guarita di me. non lo so.

Fatto sta che ora come ora, certe sue caratteristiche mi farebbero fuggire alla velocità della luce. E allora io le avevo viste. all'inizio intendo. ma mi facevano tenerezza. Ora...se dovessi di nuovo sentire quella forma di tenerezza, me ne andrei velocissima. ma proprio veloce. a costo di strisciare via.
Analisi profondissima che potrebbe servire a tutti.

Scrivi un libro.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io capisco quello che scrivi ed accetto il tuo punto di vista. Ma non lo condivido affatto. Questo modo "edonista" di ragionare va bene fino ad un certo punto. Nel post precedente mi hai citato pirandello (conoscersi è morire) e adesso parli di ricerca del piacere e soddisfazione dei bisogni personali come unico modo di essere sinceri ed onesti con se stessi. Aa
Io ragiono in maniera diversa. Sebbene sia diventato ateo nel corso degli anni la mia formazione è di stampo cattolico. Credo nella cultura del sacrificio. Credo nel "farsi il culo", perdonerai l'espressione, per ottenere quello che hai sempre voluto. Nella vita di coppia, soprattutto quando la coppia è decennale, soprattutto se si vive insieme, ci vuole impegno costante. Ci vuole la capacità di accettare il partner nella sua totalità e per quello che è quotidianamente. Questa è la mia forma mentis e non sono pronto a cambiarla a 32 anni. Non sono pronto ad abbracciare una filosofia di vita che preveda la soddisfazione, quasi animalesca, di tutti i miei bisogni senza pensare alle conseguenze che questo possa portare. Non fraintendermi, sono uno che si sa "coccolare" ed anche spesso. Ma come in tutte le cose della mia vita tendo a valutare se quella coccola può arrecare danno al prossimo, e se può, evito di farmela.
Questa è la mia fedeltà verso me stesso e verso i miei principi.
Spero che tu, nonostante veda le cose da una prospettiva totalmente diversa, sia in grado di comprendere.



La durezza serve, a volte :)
Riguardo a quella domanda, so che me la farò. Ma non credo di essere così masochista da arrivare a farmela milioni e milioni di volte. Sono certo che se mi dovessi accorgere che non sono in grado di smettere di pensarci, allora la troncherei li. Farà malissimo, ma preferisco un dolore forte che dura poco, piuttosto che un lento sanguinamento che dura in eterno.

Credo che tu non abbia capito Ipazia.In questo thread ha dato il meglio. Copia tutti i suoi interventi in word e leggilo a fila. Poi capirai Caciottina
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Anche i miei!
Ci sono letteralmente inciampata.

Cercavo altro. Mi aspettavo altro. Volevo altro. E invece....A posteriori mi rendo conto che non poteva che essere come è stato. Che ha un senso. Nella mia Vita, l'ordine con cui le cose sono accadute, che senza una non avrei potuto vivere l'altra. tutte. Nessuna esclusa. Anche quelle che non avrei mai voluto vivere.

Una specie di ordine generale delle cose. indefinibile. :D

Credo che essere consapevoli, sia semplicemente rintracciare quell'ordine, per poter essere in pace.
Aver presente sè, per poter prendere posizioni fedeli. Innanzitutto con se stessi.

In quest'ottica il tradimento prende tutta un'altra prospettiva a mio avviso.

Per tornare IT. (in un qualche modo:mexican:)

Io ho tradito. Ma ho tradito innanzitutto me stessa. Lui è venuto dopo.

I patti da noi erano che potevamo uscire fisicamente dalla coppia. Non era mai successo prima del mio ex amante a dire la verità. E non so se lui ha fatto altrettanto o meno. E non mi interessa. A dire il vero. Non è importante.

Il mio ex amante è "arrivato" (e anche qui il Caso ci ha messo non poco zampino) quando io ero arrivata ad un punto di infedeltà ai miei bisogni da sentirmi soffocare.
O prendevo aria, o mi sarei annullata. Del tutto.
E non perchè il mio ex compagno me lo stava chiedendo. Lo stavo facendo io.
Accettando dinamiche relazionali di cui eravamo entrambi responsabili, che semplicemente riproducevano fedelmente l'infedeltà di ognuno a se stesso e di conseguenza una forma di negazione dell'altro.
E l'adesione comune ad un modello come minimo poco "criticato".
Ed eravamo entrambi profondamente infedeli al piacere del vivere e condividere la vita.

Ma non mi sono spiegata per un sacco di tempo perchè utilizzassi continuamente il verbo tradire.
Non tornavano i conti.
Non mi spiegavo perchè mi sentissi di aver tradito.

Sto iniziando a capire, da non molto.

Il tradimento è avvenuto quando ho smesso di ascoltare i miei bisogni. E ho smesso di essere fedele a me stessa in quella coppia.
E lui ha fatto lo stesso.

Una scopata, in tutto questo, o anche più di una, non era il problema. Era semplicemente risposta ad altri problemi.

E in questo senso sono pienamente d'accordo con te quando parli di responsabilità verso se stessi.
Il tuo ragionamento presuppone un'elevata dose di sincerità, nei confronti di sè stessi e del proprio compagno.
Ed è purtroppo dote assai rara fra i traditori, che normalmente se la raccontano - e la raccontano - come meglio gli conviene.
Al meglio, questa consapevolezza e questa ricerca emergono dopo la fine del tradimento, e generalmente dopo la 'scoperta'. Al meglio.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io capisco quello che scrivi ed accetto il tuo punto di vista. Ma non lo condivido affatto. Questo modo "edonista" di ragionare va bene fino ad un certo punto. Nel post precedente mi hai citato pirandello (conoscersi è morire) e adesso parli di ricerca del piacere e soddisfazione dei bisogni personali come unico modo di essere sinceri ed onesti con se stessi.
Io ragiono in maniera diversa. Sebbene sia diventato ateo nel corso degli anni la mia formazione è di stampo cattolico. Credo nella cultura del sacrificio. Credo nel "farsi il culo", perdonerai l'espressione, per ottenere quello che hai sempre voluto. Nella vita di coppia, soprattutto quando la coppia è decennale, soprattutto se si vive insieme, ci vuole impegno costante. Ci vuole la capacità di accettare il partner nella sua totalità e per quello che è quotidianamente. Questa è la mia forma mentis e non sono pronto a cambiarla a 32 anni. Non sono pronto ad abbracciare una filosofia di vita che preveda la soddisfazione, quasi animalesca, di tutti i miei bisogni senza pensare alle conseguenze che questo possa portare. Non fraintendermi, sono uno che si sa "coccolare" ed anche spesso. Ma come in tutte le cose della mia vita tendo a valutare se quella coccola può arrecare danno al prossimo, e se può, evito di farmela.
Questa è la mia fedeltà verso me stesso e verso i miei principi.
Spero che tu, nonostante veda le cose da una prospettiva totalmente diversa, sia in grado di comprendere.
Tu pensi davvero di poter conoscere nella totalità una persona?

E pensi che sia possibile quando quella stessa persona non conosce se stessa?

Io ne dubito fortemente. E i fatti ti hanno disconfermato nella tua convinzione.
Ecco perchè sei tanto disorientato. E incazzato.
Credevi...e stai facendo i conti con il fatto che "conoscere la totalità" è più un principio che una realtà.

Il tradimento ti ha sbattuto davanti agli occhi una lei che non conosci, e ancora di più il fatto che quello che credevi non è. E il suo tradimento disconferma anche te. Nelle tue capacità di conoscenza. Questa è la rabbia.
Poi c'è l'altra. La delusione. La ferita narcisistica. E il possesso del corpo. Come unico segno di appartenenza l'uno all'altro.
Ma sono tutte questioni che in fondo riguardano te. Che sei tu che ti stai giudicando per aver riposto la tua fiducia in una persona che forse non la merita. E poi giudichi lei. O forse, giudichi te stesso attraverso il giudizio di lei.

Un' affermazione di quel tipo non comprende il vivere. Non comprende il cambiamento. Non comprende l'evoluzione e la crescita.
E non comprende la curiosità di conoscere l'altro mentre vive. L'attenzione e la cura.

Conoscersi, che di conoscenza parlo per poter poi soddisfare con cognizione, significa comprendere e abbracciare la non staticità dell'essere. proprio e dell'altro.

Conoscere significa avere la disponibilità al creare quello spazio in cui ci si può svelare uno all'altro. Se lo si vuole fare. Sinceramente se lo si vuole fare.

Hai raccontato di una donna che va talmente in ansia da scottarsi mentre prende la pizza dal forno.
Talmente "preoccupata" dal risultato da non pensare all'incolumità delle proprie dita.
Sembrano sciocchezze. Non lo sono.

Dimostrano assenza di sè nel proprio fare.

Ti sei mai chiesto dove fosse mentre si scottava le dita? Cosa l'ha spinta a non pensare alle proprie dita pur di salvare una pizza?
Senza semplificare nella distrazione. Senza giustificare.

Questo è conoscere nel quotidiano. Ed hai ragione. Significa impegno. Significa non voltare lo sguardo e non svolazzare sulle situazioni semplificandole dentro alle parole.

Hai parlato di una ragazza ansiosa. Che nelle situazioni di stress (e quindi di prestazione) si agitava molto.
Da dove veniva quell'ansia?

E l'ansia non ha soltanto manifestazioni esasperate. Quelle arrivano quando si è ad un punto di non ritorno.
E' il corpo che si è stufato di aspettare e urla allarmi.

l'ansia ha mille piccole manifestazioni. Che parlano nella quotidianità. E tendenzialmente parlano di insicurezza e ricerca di riconoscimento. Per semplificare.

Io parlo di questo tipo di bisogni.

Non conoscerli significa finire animalescamente :)D) a soddisfare quelli superficiali per mettere momentaneamente a tacere gli altri.

E comprendo la tua prospettiva. Non ti voglio convincere di niente.
E' stata anche la mia per certi versi. E nessuno avrebbe potuto convincermi del contrario. Allora.
Però è passato qualche anno da quando di anni ne avevo 32 (non troppi :D).
E sto imparando che a volte certi giri sono proprio necessari per poter comprendere e comprendersi. A volerlo fare.
Anche se fa male.

Ti racconto semplicemente del mio. A te prenderne quello che ti può servire. :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il tuo ragionamento presuppone un'elevata dose di sincerità, nei confronti di sè stessi e del proprio compagno.
Ed è purtroppo dote assai rara fra i traditori, che normalmente se la raccontano - e la raccontano - come meglio gli conviene.
Al meglio, questa consapevolezza e questa ricerca emergono dopo la fine del tradimento, e generalmente dopo la 'scoperta'. Al meglio.
non mi piacciono i ruoli jim.

Li trovo inutili semplificazioni. molto lontane dalla realtà fra l'altro.

Non penso le persone siano riassumibili in un ruolo. E che in quel ruolo ci sia un habitus comportamentale.

Certo, è una comoda semplificazione. Del mondo e delle persone. E rassicura. Tutti.

Dipende quello che si desidera. Per se stessi e dall'altro.

Che anche assumendo il ruolo di traditore (e non lo assumo) il fatto problematico diventa non il tradire, ma il raccontarsela. Il tradire a quel punto è mera conseguenza di una atteggiamento nei confronti della vita.

E allora la questione è, voglio essere, e voglio vicino, una persona che se la racconta?

E semplificare è già raccontarsela.

che va bene eh. Non ci vedo nulla di male. l'importante è saperlo.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
non mi piacciono i ruoli jim.

Li trovo inutili semplificazioni. molto lontane dalla realtà fra l'altro.

Non penso le persone siano riassumibili in un ruolo. E che in quel ruolo ci sia un habitus comportamentale.

Certo, è una comoda semplificazione. Del mondo e delle persone. E rassicura. Tutti.

Dipende quello che si desidera. Per se stessi e dall'altro.

Che anche assumendo il ruolo di traditore (e non lo assumo) il fatto problematico diventa non il tradire, ma il raccontarsela. Il tradire a quel punto è mera conseguenza di una atteggiamento nei confronti della vita.

E allora la questione è, voglio essere, e voglio vicino, una persona che se la racconta?

E semplificare è già raccontarsela.

che va bene eh. Non ci vedo nulla di male. l'importante è saperlo.
Non ho parlato di 'ruoli' ma di attteggiamenti, più semplicemente di comportamenti conseguenti ad una data azione.
D'accordo con te che "il tradire a quel punto è mera conseguenza di una atteggiamento nei confronti della vita" ma non vedo alcuna semplificazione. Vedo 'il' punto, e cioè "voglio essere, e voglio vicino, una persona che se la racconta?".
 

spleen

utente ?
Io capisco quello che scrivi ed accetto il tuo punto di vista. Ma non lo condivido affatto. Questo modo "edonista" di ragionare va bene fino ad un certo punto. Nel post precedente mi hai citato pirandello (conoscersi è morire) e adesso parli di ricerca del piacere e soddisfazione dei bisogni personali come unico modo di essere sinceri ed onesti con se stessi.
Io ragiono in maniera diversa. Sebbene sia diventato ateo nel corso degli anni la mia formazione è di stampo cattolico. Credo nella cultura del sacrificio. Credo nel "farsi il culo", perdonerai l'espressione, per ottenere quello che hai sempre voluto. Nella vita di coppia, soprattutto quando la coppia è decennale, soprattutto se si vive insieme, ci vuole impegno costante. Ci vuole la capacità di accettare il partner nella sua totalità e per quello che è quotidianamente. Questa è la mia forma mentis e non sono pronto a cambiarla a 32 anni. Non sono pronto ad abbracciare una filosofia di vita che preveda la soddisfazione, quasi animalesca, di tutti i miei bisogni senza pensare alle conseguenze che questo possa portare. Non fraintendermi, sono uno che si sa "coccolare" ed anche spesso. Ma come in tutte le cose della mia vita tendo a valutare se quella coccola può arrecare danno al prossimo, e se può, evito di farmela.
Questa è la mia fedeltà verso me stesso e verso i miei principi.
Spero che tu, nonostante veda le cose da una prospettiva totalmente diversa, sia in grado di comprendere.




Non esserne così certo, Se pensi che Ipazia intendesse di ripiegarsi su se stessi per soddisfare tutti i capricci del proprio ego credo che tu non abbia capito. Parlare di edonismo è una comoda scorciatoia a volte.

Quello che penso lei abbia scritto è "saper ascoltarsi", nei propri bisogni e nei propri moti d' animo. E' una conquista sai riuscire a capire qualcosa di se' stessi, importante se vogliamo per capire qualcosa anche degli altri. A prescindere da quella che è stata la tua formazione che, credimi, in molti condividiamo più o meno consciamente in questo postaccio.

Talvolta per uscire da certe situazioni ci vuole coraggio, non quello che ci hanno raccontato di grandi e nobili azioni, ma coraggio di mettere in discussione quello che crediamo, quello che pensiamo, quello che siamo, e non darti per scontato, come tutti, non credo che tu lo sia.
 
Ultima modifica da un moderatore:

Juanpalambrond

Utente di lunga data
Tu pensi davvero di poter conoscere nella totalità una persona?E pensi che sia possibile quando quella stessa persona non conosce se stessa?

Io ne dubito fortemente. E i fatti ti hanno disconfermato nella tua convinzione.
Ecco perchè sei tanto disorientato. E incazzato.
Credevi...e stai facendo i conti con il fatto che "conoscere la totalità" è più un principio che una realtà.

Il tradimento ti ha sbattuto davanti agli occhi una lei che non conosci, e ancora di più il fatto che quello che credevi non è. E il suo tradimento disconferma anche te. Nelle tue capacità di conoscenza. Questa è la rabbia.
Poi c'è l'altra. La delusione. La ferita narcisistica. E il possesso del corpo. Come unico segno di appartenenza l'uno all'altro.
Ma sono tutte questioni che in fondo riguardano te. Che sei tu che ti stai giudicando per aver riposto la tua fiducia in una persona che forse non la merita. E poi giudichi lei. O forse, giudichi te stesso attraverso il giudizio di lei.
Un' affermazione di quel tipo non comprende il vivere. Non comprende il cambiamento. Non comprende l'evoluzione e la crescita.
E non comprende la curiosità di conoscere l'altro mentre vive. L'attenzione e la cura.

Conoscersi, che di conoscenza parlo per poter poi soddisfare con cognizione, significa comprendere e abbracciare la non staticità dell'essere. proprio e dell'altro.

Conoscere significa avere la disponibilità al creare quello spazio in cui ci si può svelare uno all'altro. Se lo si vuole fare. Sinceramente se lo si vuole fare.
Ecco che si ritorna a farne una questione di semantica. Perdonami, ma io faccio l'ingegnere e tendo a vedere le cose per quello che sono. Sarà deformazione professionale ma per poter veramente capire qualcosa, ho bisogno di schematizzarla. In questo caso il nodo della questione è il termine totalità. Non voglio mettermi a discutere di semantica. Ognuno di noi ha diversi strati di coscienza e di conoscenza di se stesso. E' evidente d'altronde che nel mio caso non avessi il grado di conoscenza che pensavo di avere. O per lo meno, che escludessi a priori un tipo di comportamento che poi in effetti ha adottato. Ma questo non vuol dire è impossibile conoscere una persona.
Ho amato Pirandello e tutte le sue opere, ma conoscersi è morire non è qualcosa che nella pratica può trovare un riscontro. Accettare e comprendere la non staticità dell'essere (parole tue) è una cosa, ma se quell'essere nella sua evoluzione diventa qualcosa che non mi piace più, non starò lì ad osannarlo perchè tramite il cambiamento ha ingannato la morte (pirandelliana).

Hai raccontato di una donna che va talmente in ansia da scottarsi mentre prende la pizza dal forno.
Talmente "preoccupata" dal risultato da non pensare all'incolumità delle proprie dita.
Sembrano sciocchezze. Non lo sono.

Dimostrano assenza di sè nel proprio fare.

Ti sei mai chiesto dove fosse mentre si scottava le dita? Cosa l'ha spinta a non pensare alle proprie dita pur di salvare una pizza?
Senza semplificare nella distrazione. Senza giustificare.

Questo è conoscere nel quotidiano. Ed hai ragione. Significa impegno. Significa non voltare lo sguardo e non svolazzare sulle situazioni semplificandole dentro alle parole.

Hai parlato di una ragazza ansiosa. Che nelle situazioni di stress (e quindi di prestazione) si agitava molto.
Da dove veniva quell'ansia?

E l'ansia non ha soltanto manifestazioni esasperate. Quelle arrivano quando si è ad un punto di non ritorno.
E' il corpo che si è stufato di aspettare e urla allarmi.

l'ansia ha mille piccole manifestazioni. Che parlano nella quotidianità. E tendenzialmente parlano di insicurezza e ricerca di riconoscimento. Per semplificare.

Io parlo di questo tipo di bisogni.

Non conoscerli significa finire animalescamente :)D) a soddisfare quelli superficiali per mettere momentaneamente a tacere gli altri.
So benissimo da dove venisse quell'ansia, ma non ne parlerò in questa sede. Un conto è sbandierare ai quattro venti cose personali, un contro è farlo con i fatti degli altri.
Come vedi, la conosco (conoscevo). Ed il fatto che questo tipo di bisogni allevia-ansia non siano stati soddisfatti da me, ma dal primo stronzo che le ha mostrato un po' di attenzione, può solo farmi incazzare di più. Animalescamente o no, dettato dall'ansia, dalla scarsa conoscenza di se stessa o da chissà cos'altro, l'errore è stato suo. Ed io sono abituato a ragionare sui fatti concreti non sui bisogni inconsci che non soddisfatti hanno provocato un malessere interiore che non esternato ha provocato uno sfogo animalesco che è scaturito in una scopata. Io vedo la scopata, su tutto il resto non ho chissà quale colpa...

E comprendo la tua prospettiva. Non ti voglio convincere di niente.
E' stata anche la mia per certi versi. E nessuno avrebbe potuto convincermi del contrario. Allora.
Però è passato qualche anno da quando di anni ne avevo 32 (non troppi :D).
E sto imparando che a volte certi giri sono proprio necessari per poter comprendere e comprendersi. A volerlo fare.
Anche se fa male.

Ti racconto semplicemente del mio. A te prenderne quello che ti può servire. :)
In realtà mi sta servendo molto. Ma resto dell'idea che analizzare e comprendere le cause non sminuisce il fatto in se. Il fulcro rimane sempre quello.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non ho parlato di 'ruoli' ma di attteggiamenti, più semplicemente di comportamenti conseguenti ad una data azione.
D'accordo con te che "il tradire a quel punto è mera conseguenza di una atteggiamento nei confronti della vita" ma non vedo alcuna semplificazione. Vedo 'il' punto, e cioè "voglio essere, e voglio vicino, una persona che se la racconta?".
Beh..dal momento in cui affermi quello che ti ho grassettato, ossia metti in un contenitore linguistico (i traditori) determinate caratteristiche (che normalmente se la raccontano ...) hai creato ruolo e funzioni di quel ruolo.

Ed è una semplificazione della realtà. Rassicurante. E a volte serve.
Ma penso sia importante sapere che è uno strumento di lettura della realtà e non la realtà nella sua complessità.

Che quello strumento ha il risvolto di rendere difficile vedere le particolarità degli individui. E conoscere. Che il rischio è finire a guardare ed ascoltare attraverso il filtro della definizione.

Il punto in effetti è chiedersi cosa si desidera. E essersi fedeli nel seguirsi.
Senza cadere nella trappola di "annullare i cambiamenti" nel rimanere aggrappati alle credenze, su se stessi e sull'altro.
 

oceansize

Utente di lunga data
Ecco che si ritorna a farne una questione di semantica. Perdonami, ma io faccio l'ingegnere e tendo a vedere le cose per quello che sono. Sarà deformazione professionale ma per poter veramente capire qualcosa, ho bisogno di schematizzarla. In questo caso il nodo della questione è il termine totalità. Non voglio mettermi a discutere di semantica. Ognuno di noi ha diversi strati di coscienza e di conoscenza di se stesso. E' evidente d'altronde che nel mio caso non avessi il grado di conoscenza che pensavo di avere. O per lo meno, che escludessi a priori un tipo di comportamento che poi in effetti ha adottato. Ma questo non vuol dire è impossibile conoscere una persona.
Ho amato Pirandello e tutte le sue opere, ma conoscersi è morire non è qualcosa che nella pratica può trovare un riscontro. Accettare e comprendere la non staticità dell'essere (parole tue) è una cosa, ma se quell'essere nella sua evoluzione diventa qualcosa che non mi piace più, non starò lì ad osannarlo perchè tramite il cambiamento ha ingannato la morte (pirandelliana).



So benissimo da dove venisse quell'ansia, ma non ne parlerò in questa sede. Un conto è sbandierare ai quattro venti cose personali, un contro è farlo con i fatti degli altri.
Come vedi, la conosco (conoscevo). Ed il fatto che questo tipo di bisogni allevia-ansia non siano stati soddisfatti da me, ma dal primo stronzo che le ha mostrato un po' di attenzione, può solo farmi incazzare di più. Animalescamente o no, dettato dall'ansia, dalla scarsa conoscenza di se stessa o da chissà cos'altro, l'errore è stato suo. Ed io sono abituato a ragionare sui fatti concreti non sui bisogni inconsci che non soddisfatti hanno provocato un malessere interiore che non esternato ha provocato uno sfogo animalesco che è scaturito in una scopata. Io vedo la scopata, su tutto il resto non ho chissà quale colpa...



In realtà mi sta servendo molto. Ma resto dell'idea che analizzare e comprendere le cause non sminuisce il fatto in se. Il fulcro rimane sempre quello.
Certo, il tradimento è il fatto concreto fatto da lei, ma penso che per capire, superare e ricostruire insieme, se lo vorrai, dovrai scendere dal tuo piedistallo precisino razionale da ingegnere tutto bianco o nero. Ed ampliare un po' la vvisuale e sforzarti di comprendere che l'interiorità è un qualcosa che non può essere più di tanto schematizzata. E quella degli altri può essere tanto diversa dalla nostra.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ecco che si ritorna a farne una questione di semantica. Perdonami, ma io faccio l'ingegnere e tendo a vedere le cose per quello che sono. Sarà deformazione professionale ma per poter veramente capire qualcosa, ho bisogno di schematizzarla. In questo caso il nodo della questione è il termine totalità. Non voglio mettermi a discutere di semantica. Ognuno di noi ha diversi strati di coscienza e di conoscenza di se stesso. E' evidente d'altronde che nel mio caso non avessi il grado di conoscenza che pensavo di avere. O per lo meno, che escludessi a priori un tipo di comportamento che poi in effetti ha adottato. Ma questo non vuol dire è impossibile conoscere una persona.
Ho amato Pirandello e tutte le sue opere, ma conoscersi è morire non è qualcosa che nella pratica può trovare un riscontro. Accettare e comprendere la non staticità dell'essere (parole tue) è una cosa, ma se quell'essere nella sua evoluzione diventa qualcosa che non mi piace più, non starò lì ad osannarlo perchè tramite il cambiamento ha ingannato la morte (pirandelliana).

non è semplicemente semantica. :) si possono schematizzare i fatti e i comportamenti.
Ma un individuo, è molto più di questo. E anche un comportamento, se volessimo andare nello specifico, è molto di più della sua espressione nel mondo.
Potrei essere molto tecnica in questo, ma basti già tu di tecnico
:D(immaginavo avessi una formazione prettamente tecnica).
Un comportamento si esprime in seguito, semplificando di mooolto, a spinte motivazionali. Più o meno consapevoli da parte di chi poi agisce. La questione del conoscere, comprende ma anche esce dal semplice comportarsi. Ecco perchè parlo non di impossibilità, ma di non possibilità della totalità della conoscenza. Una volta per tutte.

Un discorso è conoscere un fatto statico. Altro discorso è conoscere un'evoluzione mentre accade. Di questo sto parlando. Ed è esattamente riuscire a seguire la mutevolezza dell'essere, in presenza, che permette ad un IO e un TU di rimanere aggiornati o perdersi ma ritrovarsi.

Ed è esattamente seguire la mutevolezza che mette in condizione di sentire chiaramente quando il cambiamento non è più sopportabile.

Lascia perdere Pirandello, non sono tanto acculturata, io ho semplicemente imparato sulla mia pelle che rimanere agganciati al "credevo che..." porta a finire in casini inenarrabili. E dolorosi. E sto imparando che seguire la mutevolezza mette in condizione di essere abbastanza presenti da poter prendere una posizione fedele a se stessi di fronte agli stravolgimenti che la Vita porta.

io penso si possa conoscere se stessi e l'altro. Ma penso sia un percorso, un viaggio, che dura una vita. Che non ha garanzie, e non ha certezze. E il fascino, la meraviglia e anche l'orrifico è esattamente qui.

So benissimo da dove venisse quell'ansia, ma non ne parlerò in questa sede. Un conto è sbandierare ai quattro venti cose personali, un contro è farlo con i fatti degli altri.
Come vedi, la conosco (conoscevo). Ed il fatto che questo tipo di bisogni allevia-ansia non siano stati soddisfatti da me, ma dal primo stronzo che le ha mostrato un po' di attenzione, può solo farmi incazzare di più. Animalescamente o no, dettato dall'ansia, dalla scarsa conoscenza di se stessa o da chissà cos'altro, l'errore è stato suo. Ed io sono abituato a ragionare sui fatti concreti non sui bisogni inconsci che non soddisfatti hanno provocato un malessere interiore che non esternato ha provocato uno sfogo animalesco che è scaturito in una scopata. Io vedo la scopata, su tutto il resto non ho chissà quale colpa...

Ti capisco. non è necessario dire tutto. Io penso sia importante dire quello che serve a te.
Il punto è che anche conoscendola, hai scoperto che no. Non la conoscevi. Che quello che tu credevi di conoscere non è abbastanza. Che ti ha stupito. Malamente.

E in ogni caso io mi chiedo quanto lei conosca se stessa....quando c'è ansia, c'è non conoscenza. E paura di andare a vedere. L'ansia è un meccanismo difensivo. Che serve a mantenere una sorta di equilibrio. Semplificando.

Il comportamento della tua compagna ti ha ferito. Hai parlato di pugnalata.
Quello che ferisce è quando un comportamento è inspiegabile ed escludente. La tua compagna ha agito esattamente un comportamento di questo tipo.
L'animalescamente è il segno tangibile. Che richiama la ferita più profonda. E la ferita profonda è al tuo ego. Di uomo e maschio.

E ci credo ti faccia incazzare ancora di più. Lei è uscita dal vostro NOI, costruito con fatica, ed è andata in un altro NOI, fittizio e nuovo, a cercare quello che tu credevi lei avrebbe cercato solo da te.
Ma io uscirei dal concetto di colpa e entrerei invece nelle responsabilità. Ognuno le sue. Separatamente. per poi potervi raccontare. A prescindere eh dal rimanere insieme o meno. Quello è una conseguenza. Cura la tua ferita. Non è questione di colpe. Ti sto invitando ad uscire dall'idea del corpo per poter andare dentro al corpo. Non per escluderlo. Per poter includerlo invece e non assolutizzarlo. Se resti legato solo a quello, alla tua idea, non potrai capire ciò che hai bisogno di capire.



In realtà mi sta servendo molto. Ma resto dell'idea che analizzare e comprendere le cause non sminuisce il fatto in se. Il fulcro rimane sempre quello.
Analizzare e comprendere non serve per sminuire. O giustificare.
Anzi. Serve proprio per mettere il faro sul fulcro.

Che quel fulcro è solo la punta dell'iceberg.
Allora. C'è chi riesce a fermarsi alla punta e su quella prendere posizioni nette e definitive.

C'è è chi invece non riesce, ha bisogno di vederlo l'iceberg per poter fare pace e poter prendere posizioni fedeli a se stessi innanzitutto.

Tu di cosa hai bisogno per prendere posizione?

Credo sia questo il punto. Al netto di tutto il resto.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non esserne così certo, Se pensi che Ipazia intendesse di ripiegarsi su se stessi per soddisfare tutti i capricci del proprio ego credo che tu non abbia capito. Parlare di edonismo è una comoda scorciatoia a volte.

Quello che penso lei abbia scritto è "saper ascoltarsi", nei propri bisogni e nei propri moti d' animo. E' una conquista sai riuscire a capire qualcosa di se' stessi, importante se vogliamo per capire qualcosa anche degli altri. A prescindere da quella che è stata la tua formazione che, credimi, in molti condividiamo più o meno consciamente in questo postaccio.

Talvolta per uscire da certe situazioni ci vuole coraggio, non quello che ci hanno raccontato di grandi e nobili azioni, ma coraggio di mettere in discussione quello che crediamo, quello che pensiamo, quello che siamo, e non darti per scontato, come tutti, non credo che tu lo sia.


hai inteso esattamente...e hai aggiunto anche quello che non so ancora spiegare:)
 

spleen

utente ?
Analizzare e comprendere non serve per sminuire. O giustificare.
Anzi. Serve proprio per mettere il faro sul fulcro.


Che quel fulcro è solo la punta dell'iceberg.
Allora. C'è chi riesce a fermarsi alla punta e su quella prendere posizioni nette e definitive.

C'è è chi invece non riesce, ha bisogno di vederlo l'iceberg per poter fare pace e poter prendere posizioni fedeli a se stessi innanzitutto.

Tu di cosa hai bisogno per prendere posizione?

Credo sia questo il punto. Al netto di tutto il resto.
Il neretto, è importantissimo, non esistono schemi mentali o semplificazioni che tengano. La realtà per la realtà. :up:
 
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