La P2 di Licio Gelli "era una cosa seria"

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All’ombra della Cia. Il terrore creato dai Bush (2)

La prima parte è qui




Posada Carriles, l’altro agente della Cia

Altri cittadini cubani e venezuelani furono indagati ed arrestati nell’ambito del procedimento contro gli esecutori dell’attentato al Dc-8 esploso nei pressi della costa di Barbados. Molti di essi prestavano o avevano prestato servizio presso un’agenzia di vigilanza privata, la “ICI” (Investigaciones Comerciales e Industriales), con sede a Miami e una filiale a Caracas, diretta dall’ex ispettore di polizia del regime di Batista, Luis Posada Carriles, tra i fondatori della nota organizzazione terroristica anticastrista “Alpha 66”. I tabulati provarono una fitta rete di chiamate telefoniche alla vigilia dell’attentato tra i due esecutori materiali, Hernan Ricardo Losano e Freddy Lugo, e il cubano naturalizzato nordamericano. Altra singolare coincidenza, il primo “fotoreporter” aveva lavorato saltuariamente presso l’agenzia d’investigazione privata ICI.

Una serie di criptiche telefonate erano state intercettate infine tra lo stesso Posada Carriles e Orlando Bosh. E come il fondatore del “CORU”, Luis Posada era stata arruolato dalla Cia nel 1960, divenendo presto uno dei suoi maggiori esperti nell’uso di esplosivi e nella gestione di azioni controinsorgenti. Posada Carriles fu poi inviato in Guatemala per partecipare all’addestramento della “Brigada 2506”, composta da mercenari cubani e nordamericani, alla vigilia del fallito sbarco nella Baia dei Porci, il 17 aprile del 1961.

Il tribunale di Caracas chiamato a giudicare sull’attentato di Barbados, condannò Luis Posada Carriles, ma il terrorista riuscì, nel 1985, ad evadere dalla prigione grazie ad un’operazione diretta dalla stazione Cia di Caracas e dai servizi segreti venezuelani (12). A gestire operativamente la fuga di Luis Posada Carriles, fu chiamato un altro dei più accaniti oppositori di Fidel Castro, Jorge Mas Canosa, fondatore a Miami dell’organizzazione di estrema destra “The Cuban Nacional Foundation”
.
Grazie alla rete degli agenti cubani con cui Posada Carriles aveva condiviso negli anni ’60 la partecipazione nella cosiddetta “Operazione Mongosta” (13), il transfuga trovò protezione in Centroamerica, dove la Cia lo reclutò fino al 1990 per alcune azioni clandestine in El Salvador, Guatemala ed Honduras. Più recentemente, nel 1997, il nome di Luis Posada Carriles è apparso nelle cronache dei quotidiani italiani, a seguito del suo coinvolgimento negli attentati ad alcuni importanti hotel dell’Avana, in cui trovò la morte il turista italiano Fabio di Celmo. Posada ha ammesso di aver fornito il denaro agli autori materiali dell’azione terroristica, due cittadini di origine salvadoregna conosciuti durante gli anni trascorsi come agente segreto nel paese centroamericano. “Mi dispiace per lui, ma si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato” ha commentato cinicamente la morte del giovane turista italiano, in un’intervista a un quotidiano di Miami.

Impossibilitato a colpire il leader della rivoluzione cubana nell’isola delle Antille, dopo una lunga serie di attentati falliti o prematuramente abortiti, Luis Posada Carriles ha deciso di agire in occasione delle visite realizzate da Fidel Castro in alcuni paesi centroamericani. Così, alla vigilia dell’arrivo nel novembre 2000 del Capo di Stato cubano a Panama, il terrorista si è trasferito in questo paese per dirigere l’ennesimo attentato dinamitardo contro Castro. Le autorità panamensi, previamente avvertite dai servizi segreti cubani, lo hanno però arrestato qualche ora prima dell’arrivo del leader all’Università di Panama.
La richiesta di estradizione presentata dal governo dell’Avana per i numerosi attentati eseguiti dal terrorista, è stata respinta dalla presidente di Panama, Mireya Moscoso, e attualmente Luis Posada Carriles è detenuto in una prigione della capitale in attesa che si concluda l’indagine sul piano di assassinio di Fidel Castro (14).


Gli agenti cubani e lo scandalo Irangate

Oltre alla partecipazione nella interminabile stagione del terrorismo nero latinoamericano, un’altra sorprendente analogia caratterizza gli agenti Cia di origine cubana: il loro ruolo di protagonista in alcuni dei maggiori scandali della recente storia nordamericana, primo fra tutti il cosiddetto “Irangate” o “Iran-Contra”, l’ingente traffico di armi destinato al regime dell’ayatollah Khomeini, dipinto dall’allora presidente Ronald Reagan come il “principe del male”, in cambio di aiuti militari e finanziari a favore delle organizzazioni in lotta contro la rivoluzione Sandinista trionfata in Nicaragua (15).

Nella più spregiudicata real-politik, grazie all’intermediazione di Israele, gli Stati Uniti armavano il primo Stato fondamentalista islamico, aprendo una trattativa clandestina con gli Hezbollah libanesi, pubblicamente accusati di fornire le basi per l’addestramento dei gruppi del terrorismo internazionale (16).

Dicevamo di Luis Posada Carriles, che dopo l’evasione dal carcere di San Juan de Los Morros finì per operare presso la base aerea di Ilopango in Salvador, reclutato dalla locale agenzia d’intelligence nordamericana. A capo della struttura clandestina di Ilopango, la Cia aveva posto altri due agenti di origini cubane, Rafael Quintero e Felix Rodriguez, direttamente responsabili del trasferimento di armi e denaro alle organizzazioni antisandiniste e del loro addestramento paramilitare.

Rafael Quintero e Felix Rodriguez operavano congiuntamente sin dal 1960, quando avevano partecipato a Panama ad un corso in operazioni clandestine diretto da personale delle forze armate degli Stati Uniti. Entrambi furono poi inviati per addestrare i controrivoluzionari cubani offertisi per lo sbarco alla Baia dei Porci (17).

Alla vigilia dell’operazione militare contro Cuba, i due si separarono. A Rafael Quintero venne assegnata una funzione di copertura delle operazioni di mobilitazione e partenza dei controrivoluzionari, mentre Felix Rodriguez fece ingresso clandestinamente a Cuba per organizzare le azioni di sabotaggio che furono scatenate simultaneamente all’attacco (18).

A seguito del fallimento dello sbarco, i due fecero rientro negli Stati Uniti per svolgere per conto della Cia altre importanti missioni di supporto alle organizzazioni anticastriste. In particolare Felix Rodriguez, per le sue indiscutibili doti “d’intelligence”, intraprese una fulminea carriera di agente segreto, che gli permetterà di essere uno dei protagonisti delle vicende più oscure della recente storia mondiale. Dopo aver assistito nel 1962 a Fort Benning, in Georgia, ad un corso di specializzazione militare delle truppe d’élite delle forze armate Usa (19), Felix Rodriguez fu trasferito in una base operativa della Cia nel Nicaragua del dittatore Somoza, per eseguire un attacco armato ad una nave spagnola, come rappresaglia per la decisione del governo franchista di continuare le attività commerciali con Cuba.

Risale tuttavia al 1967, l’operazione più spietata portata a termine dall’agente di origini cubane. Entrata in possesso della prova della presenza nella selva della Bolivia di Ernesto Che Guevara alla guida un fronte guerrigliero composto prevalentemente da rivoluzionari cubani, la Cia decise di inviare Felix Rodriguez nel paese sudamericano insieme ad un altro esule dell’Avana, Gustavo Villoldo Sampera, per coordinare la caccia all’eroe della liberazione di Cuba dalla dittatura di Batista. Quando l’esercito fece prigioniero il Che, ferito in un conflitto a fuoco, Rodriguez raggiunse in elicottero il teatro delle operazioni, per trasmettere l’ordine di esecuzione (20).

Superdecorato per il successo dell’operazione in Bolivia, Felix Rodriguez fu inviato in Perù per presiedere ad un corso di formazione della Cia a favore di una unità di paracadutisti anti-guerriglia. Ottenuta la cittadinanza nordamericana Felix Rodriguez partì per il Sud-Est asiatico per operare agli ordini di Theodore Shackley, capo della stazione Cia in Laos (21).

Successivamente, Felix Rodriguez passò in Viet Nam, proprio negli anni più cruenti del conflitto tra gli Stati Uniti e il regime comunista di Hanoi. “A Saigon si dedicò a torturare ed interrogare i prigionieri e si appropriò di alcuni dei loro effetti personali che conserva come trofei”, scrivono i ricercatori Adys Cupull e Froilan Gonzalez, autori di un importante volume sul complotto della Cia per assassinare Ernesto Che Guevara (22).

L’agente Felix e il complotto antisandinista

Tornato negli Stati Uniti nel 1979 dopo la sanguinosa avventura asiatica, Felix Rodriguez decise di dedicarsi al traffico d’armi avviando una società in compagnia dello stesso Theodore Shackley, suo superiore in Laos (23). Successivamente passò a svolgere le funzioni di “consulente” della società israeliana ISDS (Internacional Security and Defense System), particolarmente attiva nel mercato latinoamericano, dove riforniva gli arsenali di numerosi governi dittatoriali.

Negli anni 1980-81 la Cia contattò Felix Rodriguez per differenti missioni in Uruguay, Brasile, Costa Rica, Honduras, Guatemala ed El Salvador; a sua volta, l’esercito cileno lo nominò consigliere in “tattiche di controinsorgenza”. Nel 1982 l’agente fu chiamato a coordinare alcuni attentati terroristici contro unità navali cubane inviate in Nicaragua a sostegno del governo sandinista e alla fine dello stesso anno si recò a Buenos Aires per una breve missione di “preparatore” dell’esercito argentino.

Due anni più tardi il Presidente Ronald Reagan dava l’autorizzazione per l’avvio delle operazioni Iran-Contra e Felix Rodriguez fu inviato in Salvador per assicurare la fornitura di armi agli antisandinisti e collaborare in attività controinsorgenti (24).

Nella pianificazione dell’operazione di sostegno militare della Contra nicaraguense, grazie ai fondi neri lucrati dalla Cia con il trasferimento di armamento pesante all’Iran e agli Hezbollah libanesi, Felix Rodriguez fu secondo solo al colonnello Oliver North, l’uomo prescelto dalla presidenza degli Stati Uniti per dirigere la segreta triangolazione (25).

A Felix Rodriguez, il colonnello delegò uno dei compiti più scottanti di tutta l’operazione, il trasferimento agli antisandinisti di denaro in contante, proveniente da alcuni dei maggiori narcotrafficanti colombiani, che proprio in quegli anni avevano lanciato una vasta campagna terroristica contro politici, magistrati, giornalisti e dirigenti sindacali che si opponevano alla cosiddetta “narcodemocratizzazione” dello Stato colombiano.

Deponendo davanti al “Sottocomitato sul Narcotraffico e il Terrorismo” del Senato degli Stati Uniti, Ramon Milian Rodriguez, accusato di traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco, dichiarò di aver consegnato alla fine del 1983 alla Contra 10 milioni di dollari “grazie all’intermediazione di Felix Rodriguez, che rappresentava la Cia in questa operazione”. “Questo denaro – aggiunse Ramon Milian Rodriguez - era stato messo a disposizione da Pablo Escobar, Jorge Ochoa e Carlos Lehder, i capi del Cartello di Medellin”. A spingere i maggiori boss del narcotraffico a finanziare le operazioni occulte degli Stati Uniti in Nicaragua, sempre secondo la testimonianza, c’era la convinzione che così si sarebbe “comprata un po’ d’amicizia della Cia affinché essa chiudesse gli occhi sugli invii di stupefacenti negli Stati Uniti” (26).

In realtà, la Cia ricompensò ampiamente il Cartello di Medellìn per il contributo alla causa antisandinista, assicurandogli ampia libertà di azione nel trasferimento degli stupefacenti dall’area andina al mercato Usa. Esso fu realizzato grazie all’uso delle maggiori infrastrutture presenti in Centroamerica per l’addestramento e il rifornimento di armi alla Contra e degli stessi velivoli contrattati dal Pentagono per il trasporto del materiale bellico (27).

L’agente della Dea Celerino Castillo, ha rivelato all’autorità giudiziaria di Washington che ingenti quantità di cocaina provenienti dalla Colombia, finivano “negli hangar dell’aeroporto di Ilopango, da dove venivano poi trasportati negli Stati Uniti da piloti che godevano della protezione governativa”. Alcune partite di droga sarebbero giunte direttamente in alcune basi militari della Florida, in particolare quella di Homestead, a sud di Miami (28).

Il ruolo strategico delle basi militari centroamericane nello scambio armi-droga, e più esplicitamente dell’agente Cia chiamato a coordinarne le attività, è stato confermato dalle testimonianze di alcuni dei piloti contrattati per il rifornimento militare alla Contra.

In una dichiarazione resa ai giudici, il pilota Michael Toliver, ha ammesso di aver trasportato alla base di Aguagate, Honduras, 14 tonnellate di apparecchiature militari e di essere rientrato in patria con 12 tonnellate di marihuana. “Ad Aguagate – ha spiegato Michael Toliver - ho ricevuto il denaro per le armi, 75.000 dollari, da una persona che si faceva chiamare Max Gomez”. Non fu difficile per gli inquirenti verificare che “Max Gomez” non era altro che il nome di copertura di Felix Rodriguez.

Il fronte sud dell’offensiva narcoparamilitare contro Managua

L’inchiesta sulla rete Cia realizzata in Centroamerica per sostenere la campagna contro il governo rivoluzionario del Nicaragua, appurò altresì che al fine di potenziare il traffico armi-droga erano stati realizzati alcuni aeroporti clandestini in Costa Rica, paese che aveva dichiarato la propria neutralità nel conflitto, intraprendendo un’importante attività di mediazione tra le parti belligeranti (29). A beneficiarsi particolarmente di queste infrastrutture in Costa Rica fu il gruppo antisandinista dell’ARDE, guidato da Eden Pastora, che ottenne benefici per oltre 250.000 dollari utilizzati per l’acquisto di armi leggere ed un elicottero.

Jesus Garcia, ex funzionario di origini cubane del Ministero della Giustizia degli Stati Uniti, ha ammesso che alcuni voli partiti dall’aeroporto di Fort Lauderdale, a nord di Miami per raggiungere una pista segreta alla frontiera settentrionale del Costa Rica, “facevano rientro con mezza tonnellata di cocaina, che era già impacchettata e pronta per l’imbarco”.

La pista segreta in questione era quella realizzata dalla rete Cia all’interno di un rancho del facoltoso cittadino nordamericano John Hull, che risiedeva nella capitale San José (30). In stretto contatto con Oliver North, John Hull fungeva da intermediario nel finanziamento del “Secondo Fronte Antisandinista” diretto da Adolfo Calero, uno dei più intransigenti capi della controrivoluzione. Dopo la rottura di quest’ultimo con Eden Pastora, accusato di “tradimento” per aver avviato una timida trattativa di dialogo con Managua, John Hull accettò di partecipare nel complotto orchestrato dalla stazione locale della Cia per assassinare il leader dell’ARDE.

Per eseguire il fallito attentato contro Eden Pastora furono chiamati il cubano-nordamericano Francisco Chanes e il libico naturalizzato cileno Amac Galil. Il primo era uno dei finanziatori di un’organizzazione anticastrista con sede a Miami, la “Brigada 2506” – dal nome della forza paramilitare che sbarcò a Cuba – e dirigeva una società per l’importazione del pesce, presumibilmente utilizzata per l’introduzione in Florida di cocaina colombiana (31). Amac Galil invece, era ritenuto uno dei maggiori terroristi internazionali al soldo dei servizi segreti di Augusto Pinochet (32). Ancora una volta le ombre dell’asse criminale internazionale Cile-Miami costituito dalla Cia dopo il golpe contro Salvador Allende.

Nel rancho di John Hull fu pianificato un altro attentato - poi abortito – contro l’ambasciatore degli Stati Uniti in Costa Rica, Lewis Tamb, che aveva come fine quello di far cadere la responsabilità della morte del diplomatico sui sandinisti per giustificare un’invasione militare Usa in Nicaragua. Il denaro per questo attentato fu promesso direttamente da Pablo Escobar e Jorge Ochoa, come vendetta per le pressioni di Tamb, al tempo in cui ricopriva la carica di ambasciatore a Bogotà, a favore della firma del trattato di estradizione Colombia-Stati Uniti dei maggiori boss del narcotraffico (33). Per eseguire l’attentato contro il diplomatico, era stato contattato l’ex funzionario Usa di origini cubane, Jesus Garcia.

Note

(12) Luis Posada Carriles aveva prestato per anni la propria consulenza a favore della DISIP, l’agenzia che coordinava i servizi segreti venezuelani, responsabile di gravi atti di tortura contro attivisti politici e sindacali.

(13) L’“Operazione Mangosta” comprende la lunga serie di incursioni paramilitari contro Cuba dopo l’avventura della Baia dei Porci e di falliti attentati contro la vita di Fidel Castro e dei maggiori uomini del governo rivoluzionario, primo fra tutti il ‘comandante’ Ernesto Che Guevara.

(14) Per il fallito l’attentato contro Fidel Castro è stato arrestato a Panama anche Gaspar Jimenez Escobedo, sospettato di aver trasferito a Caracas, nel 1985, i soldi raccolti a Miami, per consentire l’evasione di Luis Posada.
(15) In particolare, nel gennaio 1986, furono trasferiti all’Iran 4.000 missili anti-tank, imbarcati in una nave da trasporto a cui furono forniti falsi documenti di carico. Le operazioni d’imbarco furono coordinate dall’allora primo assistente militare del Segretario della Difesa, generale Colin L. Powell. Nel 1991, Powell, sarà comandante delle forze Usa che scateneranno la “Tempesta del Deserto” contro l’Iraq di Saddam Hussein. Nel 2001 assumerà la carica di Segretario di Stato nell’amministrazione di George Bush junior.

(16) La negoziazione con il regime di Teheran, a cui sono stati forniti sistemi missilistici, elicotteri ed altri armamenti pesanti prontamente utilizzati nella sanguinosa guerra contro l’Iraq, è stata realizzata in aperta violazione delle direttive del Congresso degli Stati Uniti, il quale aveva bandito qualsiasi relazione politico-militare ed economica con l’Iran. Parte degli introiti delle commesse d’armi furono dirottati a favore della Contra, che poté incrementare a dismisura le operazioni terroristiche contro obiettivi civili e le infrastrutture vitali del Nicaragua. Infine furono finanziate le operazioni coperte della Cia e delle Forze armate Usa a sostegno della politica di oppressione dei regimi alleati centroamericani (El Salvador, Guatemala, Honduras).

(17) Rafel Quintero e Felix Rodriguez erano membri del gruppo speciale che si era fissato come obiettivo l’assassinio di Fidel Castro e l’infiltrazione nell’isola di Cuba per eseguire attentati terroristici a infrastrutture civili e militari (“Operazione Mangosta”).

(18) Dopo l’annientamento della brigata controrivoluzionaria nella Baia dei Porci, Felix Rodriguez fu costretto a nascondersi nell’isola sino a quando poté fuggire all’estero grazie ad un funzionario dell’ambasciata spagnola a Cuba e all’ambasciatore venezuelano Jose Nuceti Sardi.

(19) A questo corso “avanzato”, Felix Rodriguez partecipò in compagnia di altri terroristi-agenti Cia di origini cubane, tra cui Luis Posada Carriles e Jorge Mas Canosa, leader della “Cuban Nazional Foundation”, la maggiore organizzazione anticastrista presente negli Stati Uniti.

(20) Secondo alcune dichiarazioni stampa dei militari boliviani testimoni dell’esecuzione, lo stesso agente cubano avrebbe sparato sul corpo ormai senza vita del Che.

(21) L’agente Cia Theodore Shackley era stato capo sezione dell’agenzia d’intelligence a Miami quando fu avviata la cosiddetta “Operazione Mangosta” contro il governo rivoluzionario di Cuba; in seguito fu trasferito in Italia per dirigere la stazione Cia di Roma. Durante gli anni trascorsi in Viet Nam, Shackley prese parte all’esecuzione del cosiddetto “Piano Phoenix”, il programma di eliminazione fisica di 40.000 tra civili e rappresentanti dell’opposizione politica del Viet Nam del Sud, realizzato dalle forze paramilitari del regime di Hanoi. Per eseguire il programma, Shackley creò ad hoc il cosiddetto “Gruppo per le Operazioni Speciali” SOG, di cui furono membri il colonnello Oliver North, il generale John Singlaud e l’ufficiale Richard Secord, tra i maggiori protagonisti dieci anni più tardi dell’affaire Iran-Contra. Dopo il Sud-est asiatico, Theodore Schakley fu inviato in Iran per addestrare gli uomini del “Savak”, il servizio segreto dello Scià. Congedatosi ufficialmente dalla Cia, insieme ad altri ex colleghi (Frank Terpil, Thomas Clines, Richard Secord), intraprese l’attività di finanziere e di trafficante d’armi, giungendo ad impossessarsi di un importante istituto bancario, la “Nugan Hand Bank” di Sidney, implicata nel 1980 in un grande scandalo internazionale relativo a transazioni clandestine di armi a paesi sotto embargo. Shackley, in particolare, fu l’uomo che presentò a fine anni ‘60 (grazie a Frank Terpil) Licio Gelli ad Alexander Haig, viceconsigliere di Nixon per la sicurezza mondiale. Nell’occasione Haig diede l’approvazione per l’affiliazione alla loggia P2 di oltre 400 ufficiali delle forze armate italiane e della Nato. Alla P2 aderirono anche alcuni dei piú alti vertici delle forze armate argentine ed uruguayane, implicati nell’esecuzione del “Plan Condor”.

(22) A. Cupull, F. Gonzalez, “La Cia contra el Che”, Editora Politica, La Habana, 1992.

(23) Sempre nel 1979, Rodriguez fu implicato nell’indagine relativa all’attentato contro l’ex presidente honduregno Roberto Suazo Cordoba, insieme ad un suo socio nella vendita di armamenti, Gerard Latchinian. Rodriguez e Latchinian erano titolari della “Giro Aviation Corp.” di Miami. Mentre quest’ultimo fu condannato a 35 anni di prigione, Felix Rodriguez fu assolto in quanto le prove che erano state raccolte, sparirono misteriosamente alla vigilia del processo.Gerard Lactninian fu arrestato nel novembre 1983 quando tentava di introdurre negli Stati Uniti cocaina per un valore superiore ai 10 milioni di dollari.

(24) La sua base operativa fu l’aeroporto di Ilopango, anche se Felix Rodriguez si sposterà continuamente in Honduras e Guatemala, dirigendo importanti operazioni a fianco dei militari di questi due paesi. In particolare, presso la base delle forze speciali honduregne di Tamara, Tegucigalpa, l’agente avrebbe coordinato l’addestramento degli uomini degli “squadroni della morte” impegnati a “ripulire” il paese dalle organizzazioni della sinistra.

(25) Il colonnello Oliver North è stato uno degli artefici della crociata del Presidente Ronald Reagan, contro il “terrorismo internazionale”, nella prima metà degli anni ’80. Egli ha diretto l’operazione di liberazione dell’equipaggio del TWA 847 sequestrato da un commando libanese nel 1985 a Beirut e il bombardamento di Tripoli e Bengasi contro il leader libico Gheddafi, il “demonio” di turno degli Stati Uniti. Oliver North è stato responsabile, inoltre, delle operazioni militari nordamericane nel Mediterraneo durante i giorni del sequestro della nave da crociera “Achille Lauro” e del fallito tentativo di condurre negli Stati Uniti i sequestratori e il leader del Fronte di Liberazione Palestinese, Abul Abbas. La vicenda rappresentò una grave violazione dei principi cardine del diritto internazionale: alcuni caccia Usa “dirottarono” in volo l’aereo che li stava trasferendo in Egitto, costringendolo ad atterrare nella base aeronavale siciliana di Sigonella. Per qualche ora si rischiò il conflitto a fuoco tra gli uomini dell’Aeronautica Militare italiana e la Delta Force degli Stati Uniti. L’intervento del governo italiano impedì il trasferimento dei cittadini mediorientali e i sequestratori furono giudicati in Italia.

(26) Il trafficante Ramon Milian Rodriguez era stato per anni un fedele contribuente delle campagne elettorali del Partito Repubblicano. Ha partecipato nel 1981 come invitato alla cerimonia di insediamento dell’amministrazione Reagan-Bush. Due anni più tardi fu arrestato dall’Fbi a Panama, dove era giunto con un aereo privato e 5 milioni di dollari in contanti che intendeva “lavare” in una delle tante banche locali.

(27) Secondo la Dea, alcuni dei velivoli incaricati del trasporto di armi alla Contra rientravano negli Stati Uniti con ingenti carichi di cocaina. In questa maniera il Cartello di Medellìn assicurò al mercato nordamericano l’ingresso di una tonnellata di cocaina alla settimana, con un valore oscillante tra i 26 e i 50 milioni di dollari. È stato altresì accertato l’utilizzo per il traffico di droga, degli stessi velivoli impiegati per la distribuzione di “aiuti umanitari” alle organizzazioni antisandiniste. La società “Vortex”, ad esempio, con sede a Miami, di proprietà del finanziere Alberto Herreros, contattata dall’Ufficio per gli Aiuti Umanitari per il Nicaragua del Dipartimento di Stato, introdusse in Florida 500 chili di marihuana prodotta in Colombia.

(28) Tra i piloti Castillo ricorda il trafficante di droga ed armi William Brasher, che godeva “di credenziali della Cia e dell’Fbi e la sua jeep era intestata all’ambasciata Usa in Salvador”. William Brasher agiva in strettissimo collegamento con Felix Rodriguez, ed era uno degli uomini di maggior fiducia del colonnello Oliver North.

(29) Le basi dei gruppi antisandinisti in Costa Rica rappresentarono un punto ideale per il rifornimento dei velivoli utilizzati dai narcotrafficanti colombiani che pagavano tra i 10 e i 25.000 dollari per ogni atterraggio delle avionette dedite al trasporto della cocaina verso il mercato nordamericano.

(30) Secondo quanto appurato dalla Dea, John Hull era entrato in contatto con i boss colombiani Pablo Escobar e Jorge Ochoa attraverso due esiliati cubani, René Corbo e Felipe Vidal, che nel 1961 con la “Brigada 2506” avevano partecipato allo sbarco nella Baia dei Porci, e che al tempo dell’Irangate curavano il rifornimento di gasolio per i velivoli che trasportavano la cocaina via Costa Rica.

(31) In questa società di Francisco Chanes “sarebbero forti gli interessi di Rolando Martinez, che nel 1960 fu membro di un gruppo incaricato di assassinare Fidel Castro” (fonte: “Le Monde Diplomatique”, settembre 1987).

(32) Lo stesso Amac Galil si sarebbe incaricato di preparare l’attentato dinamitardo in un hotel di San José che ospitava una conferenza stampa di Eden Pastora. Il leader della Contra si salvò dall’esplosione, riportando lievi ferite, mentre risultarono morte due persone e gravemente feriti due giornalisti statunitensi.

(33) Il ruolo anti-narcos di Lewis Tumb in Colombia fu tuttavia molto più ambiguo e contraddittorio. Fu lui infatti a coniare il termine di “narcoguerriglia” per enfatizzare le responsabilità delle organizzazioni guerrigliere nelle operazioni di produzione della cocaina, mentre al contrario preferì non pronunciarsi sugli oggettivi legami tra le organizzazioni paramilitari di estrema destra e gli uomini dei cartelli della cocaina.


http://www.agoravox.it/All-ombra-della-Cia-Il-terrore,21469.html


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Mari'

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Mari'

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"La massoneria dietro B."
di Fabrizio Gatti

«I 'grembiuli' sono schierati con il premier e contro Fini. Licio Gelli è finito, ma sopra di lui c'è sempre stato e c'è ancora un livello superiore di affari e di trame, con contatti nei servizi». A 92 anni, parla Bruno Rozera, enciclopedia vivente delle logge italiane
(24 gennaio 2011)




Bruno RozeraTra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, con chi sta la massoneria? Bruno Rozera, 92 anni, il massone più anziano d'Italia, ha la risposta pronta: "La massoneria è schierata con Berlusconi". Per questo giornali storicamente amici del Grande Oriente come "l'Avanti", ora di Aldo Chiarle e Valter Lavitola, ci avrebbero dato dentro con l'inchiesta sul presidente della Camera e la famosa casa a Monte Carlo di suo cognato, Giancarlo Tulliani. Ma anche sui misteri che hanno accompagnato la prima e questa morente seconda Repubblica, non è ancora detta l'ultima parola. A cominciare dai capi occulti della P2: secondo Rozera, la storia non finisce con le indagini della commissione parlamentare di Tina Anselmi.

Prefetto in pensione e fratello di 33 grado in sonno per ragioni di età, Bruno Rozera può parlarne in prima persona. La sua testimonianza è un'enciclopedia. Vissuta in diretta. Dalle trincee in Libia come ufficiale di artiglieria alle cronache sul bunga-bunga nelle notti calde di Arcore, non si è perso nulla. Ha partecipato alla difesa di Roma dopo l'8 settembre. Ha combattuto con gli inglesi a Montecassino. È sopravvissuto allo sbarco ad Anzio. Ha operato come agente dell'Office of strategic services nella guerra di Liberazione. È diventato ispettore generale nel ministero dell'Interno dell'Italia repubblicana e sovrano ispettore del Grande Oriente d'Italia. Amico di Licio Gelli e degli italo-americani che per decenni hanno giocato al colpo di Stato sulla pelle degli italiani. Antifascista dichiarato, ha avuto il tempo di prenderne le distanze. Privilegio di chi, nato il 15 luglio 1918, mantiene la lucidità di un ragazzino.

Prefetto Rozera, alla fine chi ha beneficiato di trame e complotti?
"Servivano a stabilizzare la Dc. Il colpo di Stato credo che sia stato fatto in epoche successive. Con l'appoggio di certe persone. Anche con forze che vorrei dire mafiose, ma non certo statali".

Veniamo allora all'attualità. I massoni italiani stanno sostenendo Berlusconi?
"Posso rispondere che c'è massone e massone. Come c'è uomo e uomo".

E tra Berlusconi e Fini, la massoneria con chi si è schierata?
"La massoneria è con Berlusconi".

Per questo "l'Avanti" avrebbe indagato sul presidente della Camera?

"Non conosco personalmente Valter Lavitola. Ma Chiarle è un caro amico. Ha amicizie nella massoneria".

Perché sostenere Berlusconi?
"Perché Berlusconi qualche aiuto lo dà. Io non vedrei misteri dove non stanno".

Rozera e Berlusconi hanno almeno una cosa in comune: l'elenco della P2
.
"Zero porta a zero. Con me niente".

Il suo nome c'è, numero 76.

"Certo, l'elenco lo conosco. Ho chiesto a Giuseppe Telaro di togliere il mio nome immediatamente".

Chi?
"Telaro. Si occupava della segreteria dell'ordine massonico. Curava i fascicoli e così tanta gente si è trovata iscritta alla P2. Il professor Telaro era un dipendente del ministero della Pubblica istruzione. Aveva rapporti con la Sicilia. Grazie ai suoi contatti incontrai un giorno il boss Frank Tre dita Coppola, al confino in provincia di Roma. Costruiva palazzi. A quel pranzo c'era un sindaco di allora della capitale. Telaro aveva amicizie ben qualificate. Anche con Franco Restivo, ministro dell'Interno nel 1970".

Torniamo a Gelli.
"Gelli mi ha stimato. E gli devo chiedere scusa perché un giorno, interrogato da un magistrato, risposi che era un arteriosclerotico. Gelli voleva affidarmi la Lega italiana. E forse ho fatto male a non prenderla, con le mie modeste capacità sarebbe diventato un partito".

La Lega italiana, il 1991, i misteri tra la prima e la seconda Repubblica e anche un'indagine, poi archiviata, della Procura di Palermo. Chi ne era l'ispiratore?
"L'ispiratore è stato Gelli".

Qual era lo scopo della Lega italiana?
"Quello che avrei scelto io. Antitesi alla Lega Nord, un partito patriottico. Con gente che capisse di economia politica. Con gente per bene. Gelli mi disse: arriveranno pure i finanziamenti. Me ne sono andato perché mi sono scocciato. L'ambiente era un po' ridicolo. E poi c'era un senatore socialista che era stato condannato. Stare con lui non mi piaceva. Gelli era rimasto dispiaciuto".

(pagina 1 di 3)


(pagina 2)

Nata Forza Italia, della Lega italiana non se ne fece più nulla. Che rapporti aveva con Gelli?
"Per la verità non l'ho mai frequentato assiduamente. Gelli è finito quando l'ambasciata americana l'ha mollato. Punto e basta. Un giorno eravamo io e lui e un esponente dell'Ordine dei giornalisti in via Veneto. E Gelli, indicando l'ambasciata, dice: "M'hanno mollato". Era a Roma per fare la tessera da pubblicista".

Non è mai stato informato di essere iscritto alla P2. Dicono tutti così, no?
"Della mia iscrizione sono venuto a saperlo dai documenti delle indagini".

Dunque Telaro avrebbe passato gli elenchi anagrafici della massoneria a Gelli.
"È logico. A quell'epoca c'era molta gente della massoneria che, per avere un incarico, passava da Gelli".

Perché la massoneria comincia a frequentare i servizi segreti?
"Erano i servizi segreti a frequentare la massoneria. Chiamavano al telefono il dottor Firenze, il gran maestro Lino Salvini. Cercavano informazioni per fare carriera, avere raccomandazioni e compagnia bella. I militari si iscrivevano alla P2 per fare carriera".

Gelli negli anni dello scandalo parlò di una loggia P2 composta da 2.400 persone. L'elenco scoperto però si ferma a meno di mille. Esiste un elenco segreto della massoneria?

"No".

Ma c'è qualcuno, iscritto alla P2, più potente di Gelli?
"Ovvio che al di sopra di Gelli ci fossero altri livelli. I livelli si trovavano sia nel partito politico, la Dc, sia nei servizi segreti. Tanti personaggi che ora stanno per andarsene al Creatore queste cose le sanno. L'opera monumentale della commissione Anselmi serve come prefazione. Ma bisogna studiare i personaggi uno per uno".

Quindi esiste un livello superiore?
"C'è sempre stato un livello superiore a Gelli".

Lei indica un grand commis degli affari, ex democristiano ed ex piduista, intervenuto anche nell'inchiesta su Guido Bertolaso e i grandi appalti, promettendo protezione ad Angelo Balducci, il presidente del Consiglio dei lavori pubblici prima del suo arresto. Fa parte del Grande Oriente d'Italia?
"Nella maniera più categorica, no".

Senza documenti di prova non ne pubblicheremo il nome.
"Basta chiedere in giro. Si può sapere chi è più potente di questi? Gelli certo no. Anzi Gelli lo temeva".

Lei è stato viceprefetto a Frosinone, il collegio elettorale di Giulio Andreotti...
"Per i ciociari Andreotti era tutto. Facevo una bella figura pure io quando arrivava lui. Era una cosa... altro che Mussolini".

C'è un altro nome che in quegli anni si è mosso tra massoneria e trame italiane: Elvio Sciubba, l'ha conosciuto?
"È morto purtroppo. Sono stato molto amico di Sciubba. Fino a che non c'è stata una rottura, per il suo punto di vista ideologico. Sciubba era amico del generale dei carabinieri Giuseppe Pièche che credo l'abbia istigato. Pièche andava dal ministro Scelba ogni mattina a rompergli i medesimi: parlava sempre di colpi di Stato, degli jugoslavi che avrebbero occupato l'Italia. E Scelba l'ha chiamato come direttore generale dell'antincendi dove lavoravo io. Arrivato Pièche sono dovuto uscire. Mi mandarono a dirigere il fondo per il culto. Distribuivo il dovuto a vescovi e prelati".

Niente male per un massone. E Sciubba?

"Aveva i suoi amici fascisti. Gli americani più deleteri, non quelli che hanno combattuto la guerra. Li ha portati Sciubba a Roma. Qualche generale gli fece credere al colpo di Stato. Gli fece anche credere che in caso di vittoria sarebbe stato nominato ministro del Tesoro. Penso che Andreotti conoscesse tutto. Ma questa cosa qui non l'ha fatta passare. L'amico Sciubba, che era un funzionario del ministero del Tesoro, venne trasferito a Parigi. Ma su Sciubba c'è un fatto molto più importante".

Quale?
"Ha portato Frank Gigliotti in Italia".

Un altro massone, italo-americano, reverendo metodista, membro di una rete di italo-americani fascisti e anticomunisti, artefice delle reti clandestine che porteranno alla struttura di Gladio...
"Proprio lui. Credo sia venuto a Roma a spese del generale Pièche, o di Sciubba o della massoneria stessa. E Gigliotti ha preso contatto con Malfatti, Francesco Malfatti, consigliere diplomatico del presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat".



(pagina 3 di 3)
I massoni non badano mai alla reputazione dei confratelli?
"Qua le porcherie più grosse sono state fatte contro il comunismo. Questa è stata una specie di scudo per fare le più grandi porcherie in Italia".

Da quando è nella massoneria?
"5 dicembre 1944, loggia Cola di Rienzo, Roma. Avevo 26 anni. Sono stato anche nella Colosseum. Mio padre, avvocato e antifascista, era massone".

La pagina più bella nella guerra di Liberazione?

"Lo sbarco ad Anzio. Veramente mi ha fatto tremare i polsi. Combattevo tra il fiume Garigliano e Montecassino con gli inglesi della 56ma divisione. Una notte ci hanno caricati su un autocarro, non sapevamo dove andavamo. Verso le undici di sera siamo arrivati a Pozzuoli. Ci hanno imbarcato e il giorno dopo, poco dopo l'alba, siamo sbarcati ad Anzio. Ci siamo incamminati. Da lì è cominciata una gragnuola di colpi. Questo obice sparava continuamente e siamo rimasti inchiodati in piccole fosse per un mese, un mese e mezzo. I tedeschi stavano in alto e sparavano a noi che stavamo in basso".

Come ha raggiunto gli inglesi, dopo l'8 settembre?

"L'8 ottobre del 1943 ho ascoltato l'inno reale su radio Bari e mi sono sentito un verme. Il giorno dopo ho salutato mia sorella a Roma, ho attraversato le linee tedesche. Le ho passate a Garigliano. C'era una piccola zattera, una signora la mattina mi ha fatto passare. Ci ha portato un fiasco di vino a me e a un soldato tedesco in servizio. Quella sera con questo soldato mi sono ubriacato. Abbiamo cantato l'Internazionale".

Questi sono anni di revisionismo storico. Che effetto le fa?

"Voglio cominciare dalla nomina di Ignazio La Russa a ministro della Difesa: con la sua storia personale, secondo me è la più grave offesa che si potesse fare ai caduti della guerra di Liberazione e soprattutto al personale in servizio nell'esercito. L'Italia l'abbiamo liberata noi, non so se è chiaro? Il più grande amico mio, uno dei più grandi italiani, Giuliano Vassalli, diceva che non ci può essere un parallelismo fra quelli di Salò e quelli che non stavano a Salò".

Il sindaco della sua città, Gianni Alemanno, la sera della sua elezione è stato accolto da saluti fascisti. Che cosa ha provato?
"Schifo".


http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-massoneria-dietro-b/2142880

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Amoremio

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la moltiplicazione delle sottosezioni


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