Io, col tempo, ho anche accettato l’idea che magari, trattandosi di soldi investiti nella casa familiare intestata a nostro figlio, non fosse corretto ragionare come se fossimo due estranei che fanno i conti col centesimo.
Però, mi dirai, allora quella firma che senso aveva?
Perché nel momento in cui sottoscrivi un documento in cui riconosci un debito, stai comunque dando la tua parola su qualcosa che, in quel momento, ritieni giusto e dovuto.
Poi però succede che, quando conviene, ci si trincera dietro il cavillo: 'no, in realtà non te li devo, erano spese per la casa'.
Ed è lì che capisci che per certa gente l’onore semplicemente non esiste.
Esiste soltanto ciò che fa comodo in quel momento.
Ed è anche per questo che, a un certo punto, ho distrutto quella prova: non per negare ciò che era successo, ma perché volevo liberarmi mentalmente e psicologicamente da quel legame e da quella dinamica.
Ho creato un distacco anche rinunciando, di fatto, a un credito che oltretutto - bada bene - sarebbe stato difficile da esigere concretamente.