Zia, tu sai che nel momento in cui la coppia smette di essere un rifugio, non ha più senso essere in due vero?
Sempre partendo dal presupposto che bisogna imparare a stare da soli per poter stare in due, comunque la coppia nasce per fare casa. Casa non come zucchero filato emotivo, ma come luogo in cui puoi tornare quando fuori c’è rumore, giudizio, fatica, e ti serve un posto dove abbassare la guardia.
Se quel posto smette di esistere, se stare insieme diventa un lavoro permanente di negoziazione, vivisezione, prove di forza e “vediamo quanto reggi”, allora stai costruendo un tribunale.
La coppia regge quando ha due cose insieme: verità e riparo. La verità senza riparo è macelleria (e te lo dico riconoscendo che è il mio difetto peggiore); il riparo senza verità è una recita. E se mi dici che l’essenza è “morire a se stessi” ogni volta, io ti dico che sì, si cambia, si cresce, si rompe e si ricuce. Ma non si può vivere in una demolizione continua sperando che, per magia, resti in piedi anche il tetto.
Il tetto è la fiducia. Se quella cosa non c’è più, chiamala come vuoi: progetto, paradigma, nuovo inizio. Ma non chiamarla coppia. Perché una coppia che non è rifugio non è “evoluta”. È semplicemente due persone che si fanno compagnia mentre si perdono.