L'errore che tutti fate è continuare a pensare "alla coppia" dopo un tradimento, e che l'evoluzione debba partire esclusivamente da questa.
Nella realtà, ciò che deve determinare una qualsiasi esperienza negativa è l'aumentata consapevolezza di sè.
Se si resta sempre negli stessi limiti precedenti, si continuerà a vivere male.
Scusa, ma con tutto il rispetto siamo davanti ad un sofismo, un ragionamento apparente che non giunge ad alcuna conclusione concreta, secondo me.
Se parti dalla istituzione "matrimonio", accettazione libera tra due autonomi individui di una regolamentazione che protegge una coppia per farla sviluppare in famiglia, con assunzione di obblighi e diritti reciproci (tra i quali c' è,guarda caso, l' esclusività) un tradimento è un evento che segna rottura di quel patto, accordo o contratto (come lo vuoi definire).
A meno di non autonarcotizzarsi, si rompe un equilibrio di diritti e doveri, perché uno dei partners decide di cambiare unilateralmente le regole del gioco. Chi è rimasto fedele e viene a conoscenza della infedeltà del partners deve fare i conti su una variazione subita del progetto di vita, con molte conseguenze (neanche tutte prevedibili) per sé e per i figli.
Personalmente, ritengo che la via di uscita mentale non sia la tanto magnificata riscoperta dell' IO, che suona come una mezza legittimazione della infedeltà (intendo come semplice recupero della celata precedente affermazione dell' IO ad opera di chi ha scelto la infedeltà), quanto la valutazione della fine del NOI (coppia) e delle conseguenze per sé e prole (se c' è).
E ci si trova di fronte ad una questione di turbolenza emotiva, valoriale, ecc. che, comunque vada, va affrontata con realismo in considerazione del proprio carattere (e valori) nonché delle condizioni economiche al momento della scoperta della infedeltà.
Parlare di "restare entro i limiti precedenti" mi sembra irrealistico, come se fossi stato spinto fuori strada con l' auto in una cunetta e pensi di ragionare come se fossi sempre rimasto a percorrere la strada senza incidente. La situazione precedente non esiste più, credo che siamo tutti d'accordo.
Trovo una forma di cosmetica dialettica pensare di uscire fuori dal tradimento attraverso una non meglio "aumentata consapevolezza di sé". Balle, rimani quello che eri prima, forte o debole, innamorato o no, convinto o non dei principi di vita da seguire,ecc. Così come sei affronti il nuovo scenario. Mica si cambia con uno schiocco di dita. Così come il partner infedele non è mica cambiato in un momento, ha attraversato un processo di cambiamento prima del tradito: in questo senso, dovrebbe trovarsi avanti a lui, con consapevolezza della scelta fatta di tradire ed una certa idea su cosa potrebbe succedere se fosse scoperto/a.
Poi, nel confrontarti con le rovine della coppia, allora si che inizi un processo di progressiva e diversa consapevolezza di te. Le scelte che assumi da tradito concorreranno a sviluppare il nuovo IO e abbandonare la tua parte del relitto del NOI.
Magari , indossi (o ti prepari ad indossare più avanti) un paio di stivali chiodati per dare un calcio al fragile simulacro di coppia che il partner traditore cercava di preservare per sé, facendo il proprio comodo alle tue spalle.
Comunque cerchi di capire come muoverti nell' interesse tuo e della prole, non considerando più il partner come un sodale (non potendo più avere fiducia incondizionata in esso/a).
Sui sentimenti, non credo che non dare una seconda possibilità sia sempre la scelta corretta.
L'importante è che se chiudi a livello sentimentale lo sai che non è la scelta dell'eroe. Lo stai facendo perché egoisticamente non vuoi più trovarti in uno scenario di vita futura in cui poi ogni volta che il telefono squilla a vuoto, ogni volta che lei torna a casa con 20 minuti di ritardo per un qualunque cazzo, il tuo cervello va automaticamente a pensare a quello scenario lì.
D' accordo nel senso che se dai una seconda possibilità (anche se ci sono figli) metti in chiaro che non ce ne sarà una terza.
In altri termini se la nuova coppia non funziona non è previsto l' accanimento terapeutico.