La scelta

Etta

Utente di lunga data
Sì, sì, l'avevo capito.
Ma Pincopallino non è affatto male come uomo.
Mi sembra normale che abbia delle qualità per cui piaccia alle donne e a qualcuna in particolare.

Ricorda vagamente mio padre.
All'epoca lui ebbe anche una storia con una Miss Italia di cui non posso fare il nome, ovviamente. Non fu molto lunga, credo che seppure abbia sempre visto tante belle donne al suo fianco in quel caso lei era veramente fuori gara, pero'...
Lui era sicuramente un bell'uomo, alto, magro, ma allo stesso tempo virile e garbato nell'approccio, mai volgare.
Almeno inizialmente, si intende.
Un po' di cose le ho imparate da lui, ma nella vita ho fatto mia una scelta diversa. La priorità per me è sempre stata la famiglia.
Ed è questo che cambia la sostanza delle cose.
Sì ma difatti scherzavo. Non è un brutto uomo esteticamente peccato per il carattere. Tuo babbo come conobbe Miss Italia?
 

bravagiulia75

Annebbiata lombarda DOCG
A meno che questa stima non abbia impatti tangibili sulla mia carriera lavorativa me ne fotto. Ma sai quanti mi considerano un rompicoglioni pure un po' stronzo?
Palesemente stronzo🤣🤣🤣
Guarda chi ti sei scelto come avatar🤣🤣
Io cmq lui l' adoravo quando faceva quella serie TV
 

spleen

utente ?
@PrimaVoce ha aggiornato?
Non ho tempo per leggere tutto...
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Ciao!
Non aggiorno da metà Marzo, in questi due mesi sono successe tante cose - che dovevo vivere e capire, quindi adesso mi (e vi) tocca un post lungo.

Abbiamo continuato la terapia di coppia e il percorso ha fatto emergere molte verità importanti e alcune dolorose. La dinamica era quasi sempre la stessa: arrivavamo alle sedute pieni di rabbia, distanza e ferite aperte, poi parlando succedeva qualcosa. Ci si riconnetteva, emergevano tristezza, tenerezza, perfino vicinanza profonda. Il problema è che tutto questo restava quasi confinato lì dentro o ai giorni immediatamente successivi.

Poi tornavamo a casa e ricominciava il vuoto. Distanza, incapacità di parlare davvero, silenzi enormi. Era come se riuscissimo a toccarci emotivamente solo dentro uno spazio protetto e mediato. La terapeuta lo vedeva chiaramente: ci decomprimevamo in seduta, ci riavvicinavamo, ma non riuscivamo a costruire continuità fuori.

Nel frattempo io ho fatto un lavoro importante su di me. Ho capito che, tolta la rabbia, il disgusto e il dolore del tradimento, continuo a vedere il valore enorme del progetto che avevamo costruito. Non solo per le figlie, ma proprio come scelta di vita. Anzi, più ci avvicinavamo alla separazione più mi rendevo conto che quella e' sempre stata la vita che avevo scelto e continuerei a farlo.

Per questo nell'ultimo mese ho chiesto con forza una cosa molto precisa: se c'era un movimento reciproco verso il progetto, allora serviva una presa di impegno vera. Trasparenza, protezione della relazione, disponibilità a lavorare seriamente sui confini e sulle dinamiche che avevano portato alla crisi. Anche la giudiziale, da parte mia, non era qualcosa di immutabile: l’ho detto più volte: se avessi visto un’intenzione e un impegno reale di ricostruire avrei voluto toglierla e andare in un’altra direzione.

Lei però oscillava continuamente. Diceva di stare male, di sentirsi confusa, di non essere lucida. Diceva che non avrebbe voluto arrivare a questo punto e che quando abbassava la rabbia sentiva il dispiacere. Ma ogni volta che il discorso passava dal dolore all’impegno concreto, si bloccava.

Una cosa importante emersa anche in terapia individuale sua è stato il riconoscimento di un suo funzionamento dicotomico: fa enorme fatica a stare in contatto con il mio dolore perché questo l’avrebbe obbligata a vedere una parte che non le piace di sé stessa - ma per la dicotomia una parte "nera" significa essere tutti "neri" - insopportabile. Ed effettivamente questo combaciava con quanto ho vissuto negli ultimi mesi: la sensazione continua che lei riuscisse a sentire il dolore solo a tratti, per poi allontanarsene subito.

Il punto di rottura vero è stato quando lei ha iniziato a dire apertamente che non riusciva a immaginarsi dentro un percorso che comportasse anche piccole rinunce personali — il corso, le cene con i colleghi, certi spazi individuali — perché andava immediatamente in allarme e sentiva di perdere sé stessa.Ed è lì che io ho sentito che stavamo parlando di due cose diverse.

Per me la domanda era: “Questo progetto ha ancora abbastanza valore da meritare uno sforzo straordinario? Perche' il percorso e' gia' difficile di per se, se partiamo senza la volontà' e la consapevolezza dello sforzo richiesto, andiamo a schiantarci subito.
Per lei sembrava diventare: “Riesco a tollerare l’idea che una relazione, specialmente durante un percorso di ricostruzione cosi complesso, richieda limiti, responsabilità e rinunce?”

La seduta finale di Martedi scorso, è stata devastante.

Lei si è presentata con la memoria della giudiziale stampata in mano e piena di rabbia per quello che avevo scritto. L'aveva ritirata proprio il giorno prima (tra l'altro era stata depositata a Febbraio, trovo assurdo che con il suo avvocato non abbia fatto una richiesta di accesso agli atti molto tempo prima).

La terapeuta però ci ha riportati alla domanda centrale sulla quale avremmo dovuto lavorare nella settimana precedente: “Messa da parte la rabbia, vedete ancora un movimento verso l’altro e verso il vostro progetto?”

Io allora ho detto che anche per me ci sono tanti sentimenti negativi (rabbia, disgusto, disprezzo, etc...) ma se li metto da parte vedo il valore del progetto e sono disposto a investire nel percorso.
Lei invece ha detto che, sebbene sappia di non essere lucida e nonostante vorrebbe sentirsi diversamente, non riesce a immaginarsi di rinunciare a delle parti di se (il corso, le cene con i colleghi).

A quel punto abbiamo sostanzialmente dichiarato la fine del percorso. Io ho detto di sentirmi molto in difficoltà all’idea di costruire una co-genitorialità con una persona che, anche in uscita, mi sembrava ancora incapace di dare un senso chiaro a quello che stava facendo e di assumersi davvero il peso delle conseguenze familiari, emotive ed economiche della separazione. Ho espresso anche una forte paura rispetto al futuro: la sensazione di trovarmi a gestire una situazione impegnativa insieme a una persona che vedo in piena crisi identitaria, molto confusa e poco capace di immaginare concretamente come affrontare ciò che aveva contribuito a creare.

Come esempio le porto una cosa successa lo scorso weekend: lei viene avvicinata da un papà molto più anziano (60 anni circa, forse separato ma magari sposato) davanti a scuola che la invita (insieme con le figlie) a vedere il Tennis a un club della mia citta'. Il Sabato ci va da sola, mentre la Domenica porta le figlie e al rientro dice che erano “compagni di scuola della grande” come se fosse tutto normale. Alla sera, mentre metto a letto le mie figlie, la grande si sente in dovere di dirmi che lei quei bambini non li conosce e che il papà è un amico di mamma.
Io controllo sui social e vedo tutti i cuori alle foto dal 2015 a oggi. La sera le chiedo spiegazioni, senza fare escalation, e lei minimizza.

In terapia, approfondisco che per me è molto grave che lei si senta libera di coinvolgere le bambine in una situazione del genere in una fase cosi delicata come quella attuale, sia che lei genuinamente non abbia pensato che fosse un rapporto interessato ad altro o che invece, legittimamente, si voleva vivere un flirt o similia.

È uno dei tanti esempi, ma il mio problema è che lei non vede, fa fatica a comprendere cose che per una persona matura emotivamente dovrebbero essere ovvie. Non immagino quanto sarà difficile arrivare a definire un discorso per le figlie sul come ci separeremo preservando sia il valore di dire la verità che il dovere di dare loro una realtà che abbiano gli strumenti per gestire.
E questo apre un problema enorme di gestione di una problematica, da me non aperta e non voluta, ma nella quale mi ritrovo a essere l'unico adulto a gestire le macerie emotive, familiari ed economiche.

Lei incomincia a cercare di giustificarsi, di dire che non è così, che lei organizza tutte le attività delle figlie. Io inizio a spazientirmi e le dico che in lei vedo l'organizzazione di un sacco di attività per le figlie in cui lei non debba avere un secondo di silenzio o di quiete con loro: penso di non ricordare un pomeriggio passato loro tre a fare qualcosa. A questo punto interviene la psicoterapeuta che cerca di spiegarle il punto ma lei proprio non ci arriva...

Io li perdo completamente le staffe, distruggo il mio telefono piegandolo prima e sbattendolo in terra, mi alzo e mi rivesto dico che non ce la faccio più ad affrontare tutto questo come unico adulto nella stanza, dove anche l'ovvio è una fatica nell'essere compreso.

Eppure la storia non si è chiusa davvero nemmeno lì.

La sera stessa mi scrive "mi dispiace" "Per Domenica ho capito e non succederà più" e da li a oggi ha iniziato a scrivermi quotidianamente “mi dispiace”. Mi dice che sono giorni "cosi brutti" per lei, che non vuole che io pensi che non le importi e che soffre moltissimo.

Io non le sto rispondendo. Non per punizione o strategia, ma perché mi sento completamente esausto. Per mesi ho cercato di salvare qualcosa, di spiegare, di proporre, di reggere il peso emotivo della situazione.

Senza inviarlo ho scritto un messaggio, è la mia posizione emotiva, ma io non posso continuare a guidare e questo messaggio mi ri-metterebbe in quella posizione.

"xxxxx, sono giorni terribili per me. Non è la vita che voglio e non è nei miei valori lasciare andare una cosa così importante, rara e profondamente scelta senza aver provato davvero fino in fondo a salvarla.

Per quanto la situazione sia grave e dolorosa, continuo a pensare che valesse la pena tentare con tutto quello che avevamo. Per noi, ma anche per l’esempio che diamo alle nostre figlie: che l’amore non è solo sentimento, ma anche scelta, responsabilità e capacità di attraversare le difficoltà.

Credo di avertelo detto in tutti i modi possibili in questi mesi. A un certo punto però mi sono sentito completamente solo nel portare il peso di tutto questo: il dolore, le conversazioni, i tentativi di dare una direzione, perfino il senso stesso di quello che stavamo vivendo. E ora mi sento semplicemente esausto.

Per me resterà sempre qualcosa di talmente triste da non poter essere espresso a parole. Dentro di me continuo a sentire che quello che avevamo meritava di essere difeso fino in fondo, non demolito e abbandonato"


Adesso la giudiziale sarà a metà Luglio. Il giorno dopo l’ultima seduta lei ha revocato il mandato al suo avvocato, a un mese dalla scadenza per il deposito delle memorie difensive e proprio ora che si va verso la separazione, cercando anche un accordo consensuale (alle mie proposte non ha ancora risposto).

Non so sinceramente cosa succederà da qui ad allora. So solo che oggi provo una tristezza enorme. Non tanto perché una relazione possa finire , ma perché è finita mentre io continuavo a vedere il valore di quello che avevamo costruito e la possibilità concreta di provare a salvarlo davvero. E questa, per me, resta la parte più dolorosa da accettare.
 
Ultima modifica:

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ciao!
Non aggiorno da metà Marzo, in questi due mesi sono successe tante cose - che dovevo vivere e capire, quindi adesso mi (e vi) tocca un post lungo.

Abbiamo continuato la terapia di coppia e il percorso ha fatto emergere molte verità importanti e alcune dolorose. La dinamica era quasi sempre la stessa: arrivavamo alle sedute pieni di rabbia, distanza e ferite aperte, poi parlando succedeva qualcosa. Ci si riconnetteva, emergevano tristezza, tenerezza, perfino vicinanza profonda. Il problema è che tutto questo restava quasi confinato lì dentro o ai giorni immediatamente successivi.

Poi tornavamo a casa e ricominciava il vuoto. Distanza, incapacità di parlare davvero, silenzi enormi. Era come se riuscissimo a toccarci emotivamente solo dentro uno spazio protetto e mediato. La terapeuta lo vedeva chiaramente: ci decomprimevamo in seduta, ci riavvicinavamo, ma non riuscivamo a costruire continuità fuori.

Nel frattempo io ho fatto un lavoro importante su di me. Ho capito che, tolta la rabbia, il disgusto e il dolore del tradimento, continuo a vedere il valore enorme del progetto che avevamo costruito. Non solo per le figlie, ma proprio come scelta di vita. Anzi, più ci avvicinavamo alla separazione più mi rendevo conto che quella e' sempre stata la vita che avevo scelto e continuerei a farlo.

Per questo nell'ultimo mese ho chiesto con forza una cosa molto precisa: se c'era un movimento reciproco verso il progetto, allora serviva una presa di impegno vera. Trasparenza, protezione della relazione, disponibilità a lavorare seriamente sui confini e sulle dinamiche che avevano portato alla crisi. Anche la giudiziale, da parte mia, non era qualcosa di immutabile: l’ho detto più volte: se avessi visto un’intenzione e un impegno reale di ricostruire avrei voluto toglierla e andare in un’altra direzione.

Lei però oscillava continuamente. Diceva di stare male, di sentirsi confusa, di non essere lucida. Diceva che non avrebbe voluto arrivare a questo punto e che quando abbassava la rabbia sentiva il dispiacere. Ma ogni volta che il discorso passava dal dolore all’impegno concreto, si bloccava.

Una cosa importante emersa anche in terapia individuale sua è stato il riconoscimento di un suo funzionamento dicotomico: fa enorme fatica a stare in contatto con il mio dolore perché questo l’avrebbe obbligata a vedere una parte che non le piace di sé stessa - ma per la dicotomia una parte "nera" significa essere tutti "neri" - insopportabile. Ed effettivamente questo combaciava con quanto ho vissuto negli ultimi mesi: la sensazione continua che lei riuscisse a sentire il dolore solo a tratti, per poi allontanarsene subito.

Il punto di rottura vero è stato quando lei ha iniziato a dire apertamente che non riusciva a immaginarsi dentro un percorso che comportasse anche piccole rinunce personali — il corso, le cene con i colleghi, certi spazi individuali — perché andava immediatamente in allarme e sentiva di perdere sé stessa.Ed è lì che io ho sentito che stavamo parlando di due cose diverse.

Per me la domanda era: “Questo progetto ha ancora abbastanza valore da meritare uno sforzo straordinario? Perche' il percorso e' gia' difficile di per se, se partiamo senza la volontà' e la consapevolezza dello sforzo richiesto, andiamo a schiantarci subito.
Per lei sembrava diventare: “Riesco a tollerare l’idea che una relazione, specialmente durante un percorso di ricostruzione cosi complesso, richieda limiti, responsabilità e rinunce?”

La seduta finale di Martedi scorso, è stata devastante.

Lei si è presentata con la memoria della giudiziale stampata in mano e piena di rabbia per quello che avevo scritto. L'aveva ritirata proprio il giorno prima (tra l'altro era stata depositata a Febbraio, trovo assurdo che con il suo avvocato non abbia fatto una richiesta di accesso agli atti molto tempo prima).

La terapeuta però ci ha riportati alla domanda centrale sulla quale avremmo dovuto lavorare nella settimana precedente: “Messa da parte la rabbia, vedete ancora un movimento verso l’altro e verso il vostro progetto?”

Io allora ho detto che anche per me ci sono tanti sentimenti negativi (rabbia, disgusto, disprezzo, etc...) ma se li metto da parte vedo il valore del progetto e sono disposto a investire nel percorso.
Lei invece ha detto che, sebbene sappia di non essere lucida e nonostante vorrebbe sentirsi diversamente, non riesce a immaginarsi di rinunciare a delle parti di se (il corso, le cene con i colleghi).

A quel punto abbiamo sostanzialmente dichiarato la fine del percorso. Io ho detto di sentirmi molto in difficoltà all’idea di costruire una co-genitorialità con una persona che, anche in uscita, mi sembrava ancora incapace di dare un senso chiaro a quello che stava facendo e di assumersi davvero il peso delle conseguenze familiari, emotive ed economiche della separazione. Ho espresso anche una forte paura rispetto al futuro: la sensazione di trovarmi a gestire una situazione impegnativa insieme a una persona che vedo in piena crisi identitaria, molto confusa e poco capace di immaginare concretamente come affrontare ciò che aveva contribuito a creare.

Come esempio le porto una cosa successa lo scorso weekend: lei viene avvicinata da un papà molto più anziano (60 anni circa, forse separato ma magari sposato) davanti a scuola che la invita (insieme con le figlie) a vedere il Tennis a un club della mia citta'. Il Sabato ci va da sola, mentre la Domenica porta le figlie e al rientro dice che erano “compagni di scuola della grande” come se fosse tutto normale. Alla sera, mentre metto a letto le mie figlie, la grande si sente in dovere di dirmi che lei quei bambini non li conosce e che il papà è un amico di mamma.
Io controllo sui social e vedo tutti i cuori alle foto dal 2015 a oggi. La sera le chiedo spiegazioni, senza fare escalation, e lei minimizza.

In terapia, approfondisco che per me è molto grave che lei si senta libera di coinvolgere le bambine in una situazione del genere in una fase cosi delicata come quella attuale, sia che lei genuinamente non abbia pensato che fosse un rapporto interessato ad altro o che invece, legittimamente, si voleva vivere un flirt o similia.

È uno dei tanti esempi, ma il mio problema è che lei non vede, fa fatica a comprendere cose che per una persona matura emotivamente dovrebbero essere ovvie. Non immagino quanto sarà difficile arrivare a definire un discorso per le figlie sul come ci separeremo preservando sia il valore di dire la verità che il dovere di dare loro una realtà che abbiano gli strumenti per gestire.
E questo apre un problema enorme di gestione di una problematica, da me non aperta e non voluta, ma nella quale mi ritrovo a essere l'unico adulto a gestire le macerie emotive, familiari ed economiche.

Lei incomincia a cercare di giustificarsi, di dire che non è così, che lei organizza tutte le attività delle figlie. Io inizio a spazientirmi e le dico che in lei vedo l'organizzazione di un sacco di attività per le figlie in cui lei non debba avere un secondo di silenzio o di quote con loro: penso di non ricordare un pomeriggio passato loro tre a fare qualcosa. A questo punto interviene la psicoterapeuta che cerca di spiegarle il punto ma lei proprio non ci arriva...

Io li perdo completamente le staffe, distruggo il mio telefono pregandolo prima e sbattendolo in terra, mi alzo e mi rivesto dico che non ce la faccio più ad affrontare tutto questo come unico adulto nella stanza, dove anche l'ovvio è una fatica nell'essere compreso.

Eppure la storia non si è chiusa davvero nemmeno lì.

La sera stessa mi scrive "mi dispiace" "Per Domenica ho capito e non succederà più" e da li a oggi ha iniziato a scrivermi quotidianamente “mi dispiace”. Mi dice che sono giorni terribili anche per lei, che non vuole che io pensi che non le importi, che soffre moltissimo.

Io non le sto rispondendo. Non per punizione o strategia, ma perché mi sento completamente esausto. Per mesi ho cercato di salvare qualcosa, di spiegare, di proporre, di reggere il peso emotivo della situazione.

Senza inviarlo ho scritto un messaggio, è la mia posizione emotiva, ma io non posso continuare a guidare e questo messaggio mi ri-metterebbe in quella posizione.
Ma il corso e le cene con i colleghi sarebbero il tizio che era stato messo in stand by? Comunque, se non ricordo male, ti era stato detto che avevi messo troppa carne al fuoco a fare terapia di coppia con spada di Damocle di una giudiziale sulla testa di lei
 

Delfi1999

Utente di lunga data
MI dispiace. Hai fatto il possibile, ma ti trovi di fronte una persona instabile, confusa che non sa quello che vuole. A questo punto non ti resta che procedere con la giudiziale.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Ma il corso e le cene con i colleghi sarebbero il tizio che era stato messo in stand by? Comunque, se non ricordo male, ti era stato detto che avevi messo troppa carne al fuoco a fare terapia di coppia con spada di Damocle di una giudiziale sulla testa di lei
Si, io come una protezione del percorso, avevo chiesto che lei terminasse ogni contatto con l'ex-amante che non fosse strettamente lavorativo.
Questo si sarebbe tradotto inizilamente nell'evitare i contesti in cui anche lui era presente (un corso nel quale lui era insegnante e gli aperitivi / cene aziendali) e successivamente cambiare lavoro.

Si si mi era stato detto, e se da un lato capisco la contraddizione, continuo a comprendere anche la dualità' della mia posizione.
Tradimento grave, nessuna proposta di consensuale, apro la giudiziale.
Mi proponi un percorso di coppia: lo inizio, ma devo vedere un movimento reale nel percorso prima di posticipare o eliminare la richiesta di separazione.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Si, io come una protezione del percorso, avevo chiesto che lei terminasse ogni contatto con l'ex-amante che non fosse strettamente lavorativo.
Questo si sarebbe tradotto inizilamente nell'evitare i contesti in cui anche lui era presente (un corso nel quale lui era insegnante e gli aperitivi / cene aziendali) e successivamente cambiare lavoro.

Si si mi era stato detto, e se da un lato capisco la contraddizione, continuo a comprendere anche la dualità' della mia posizione.
Mi sa che non è mica tanto ex, per cui a sto punto.. ci hai provato come hai ritenuto opportuno.. che giudiziale sia
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Mi dispiace ma penso che a questo punto l'unica cosa fattibile sia effettivamente prendere le distanze, farà bene anche a lei, forse riuscirà a fare chiarezza dentro di sé.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Mi sa che non è mica tanto ex, per cui a sto punto.. ci hai provato come hai ritenuto opportuno.. che giudiziale sia
Ma sai che invece io penso che quella situazione sia terminata.
Comunque non ha nessuna importanza adesso.
Detto questo, abbiamo ancora un mese e mezzo per trovare un accordo consensuale, ci spero ancora ma la strada adesso e' nettamente separazione.
Ci ho provato con tutto me stesso, avrei voluto funzionasse ma non ci siamo riusciti.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ma sai che invece io penso che quella situazione sia terminata.
Comunque non ha nessuna importanza adesso.
Detto questo, abbiamo ancora un mese e mezzo per trovare un accordo consensuale, ci spero ancora ma la strada adesso e' nettamente separazione.
Ci ho provato con tutto me stesso, avrei voluto funzionasse ma non ci siamo riusciti.
Non è ricordo se l'avevi detto, ma nel ricorso hai chiesto anche addebito?
 

jack-jackson

Utente di lunga data
I cuoricini e like potrebbero aver giocato un brutto scherzo in un periodo come questo ma è la riconferma della persona che è, ma non per dire che è una brutta persona ma per far notare che è cosi e non ci potrai fare nulla a quanto pare. Sarà doloroso ma fattene una ragione e vai avanti, le bimbe staranno bene visto il contesto più o meno serio nella fase di valutazione della possibilità di riconciliazione
 
Ultima modifica:

PrimaVoce

Utente di lunga data
I cuoricini e like potrebbero aver giocato un brutto scherzo in un periodo come questo ma è la riconferma della persona che è, ma non per dire che è una brutta persona ma per far notare che è cosi e non ci potrai fare nulla a quanto pare. Sarà doloroso ma fattene una ragione e vai avanti, le bimbe staranno bene visto il contesto più o meno serio nella fase di valutazione della possibilità di continuazione
Ma quelli glieli aveva messi lui.
Per me cio' che e' grave e' non renderti conto di una situazione di flirt evidente e coinvolgere le figlie in un momento delicato.
Ancor peggio se se ne fosse accorta e avesse coinvolto lo stesso le figlie.

Noi eravamo in un momento relazionale complicato, pochi giorni prima di quella che e' poi stata l'ultima seduta.
Sebbene sarebbe stato piu' maturo attendere, non e' che potrei farle una colpa per questo.

Comunque si, per me rimane un grandissimo dolore, ma ricostruirò' qualcosa di bello e di valore sia per me stesso che nel rapporto con le mie figlie.
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Ma quelli glieli aveva messi lui.
Per me cio' che e' grave e' non renderti conto di una situazione di flirt evidente e coinvolgere le figlie in un momento delicato.
Ancor peggio se se ne fosse accorta e avesse coinvolto lo stesso le figlie.

Noi eravamo in un momento relazionale complicato, pochi giorni prima di quella che e' poi stata l'ultima seduta.
Sebbene sarebbe stato piu' maturo attendere, non e' che potrei farle una colpa per questo.

Comunque si, per me rimane un grandissimo dolore, ma ricostruirò' qualcosa di bello e di valore sia per me stesso che nel rapporto con le mie figlie.
Leggendo store qui mi pare sia "normale" da parte del traditore sgammato far sembrare tutto come se non fosse successo nulla, sarà comune a tutti.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Leggendo store qui mi pare sia "normale" da parte del traditore sgammato far sembrare tutto come se non fosse successo nulla, sarà comune a tutti.
Quello che voglio dire e' che non ha alcuna importanza se ci fosse o non ci fosse qualcosa vista la fase relazionale conclusa tra di noi.
Di fatto due giorni dopo abbiamo pure interrotto la terapia di coppia, non e' che ci fosse un patto di fedelta' solido ecco.

A me cio' che preoccupa e' una persona che non si fa remore a portarsi le figlie, piccole e in un momento complicato come la separazione dei genitori, in una situazione di questo tipo (che poi fosse un interesse non corrisposto, una vera e propria storia o altro sono dettagli che non mi riguardano).

Io prima di sentirmi di introdurle in questo tipo di situazioni penso che dovrei avere una relazione stabile da almeno un anno (e con determinati obiettivi dichiarati), altrimenti meglio tenere separate le cose.
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Quello che voglio dire e' che non ha alcuna importanza se ci fosse o non ci fosse qualcosa vista la fase relazionale conclusa tra di noi.
Di fatto due giorni dopo abbiamo pure interrotto la terapia di coppia, non e' che ci fosse un patto di fedelta' solido ecco.

A me cio' che preoccupa e' una persona che non si fa remore a portarsi le figlie, piccole e in un momento complicato come la separazione dei genitori, in una situazione di questo tipo (che poi fosse un interesse non corrisposto, una vera e propria storia o altro sono dettagli che non mi riguardano).

Io prima di sentirmi di introdurle in questo tipo di situazioni penso che dovrei avere una relazione stabile da almeno un anno (e con determinati obiettivi dichiarati), altrimenti meglio tenere separate le cose.
Questa è la riconferma della persona che è, ripeto mi spiace perché in una situazione famigliare le difficoltà si quadriplicano ma questi sono i fatti, prima te ne farai una ragione prima vieni in qua. Tu ti sei illuso nel cambiamento che già a naso ti pareva difficile e ora ne hai la riconferma. Ma non è per augurarti il peggio ma per dirti che prima ne esci mentalmente prima riuscirai a far quadrare il tutto. È questo che dovresti fare secondo me
 
Ultima modifica:
Top