La sindrome rancorosa del beneficato

Skorpio

Utente di lunga data
Ne soffrite da tempo e non sapete come curarvi?

Oppure conoscete persone che ne soffrono, avendolo sperimentato sulla vostra pelle?
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Cos'è la "sindrome rancorosa del beneficato"? Una forma di ingratitudine? Ben di più. L'eccellenza dell'ingratitudine. Comune, per altro, ai più. Senza che i molti ingrati "beneficati" abbiano la capacità, la forza, la decisionalità interiore, il coraggio e, perfino, l'onestà intellettuale ed etica di prenderne atto. La "sindrome rancorosa del beneficato" è, allora, quel sordo, ingiustificato rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente; altre volte, invece, cosciente) che coglie come una autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente "debito di riconoscenza" nei confronti del suo benefattore. Un beneficio che egli "dovrebbe" spontaneamente riconoscere ma che non riesce, fino in fondo, ad accettare di aver ricevuto. Al punto di arrivare, perfino, a dimenticarlo o a negarlo o a sminuirlo o, addirittura, a trasformarlo in un peso dal quale liberarsi e a trasformare il benefattore stesso in una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare.
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Brunetta

Utente di lunga data
Sì, ho visto accadere qualcosa di simile
 

Lostris

Utente Ludica
Io non riesco a provare rancore nemmeno verso chi mi fa del male, figuriamoci svilupparlo verso chi mi “benefica”..

Non è bontà d’animo.. sono semplicemente pigra e isentimenti negativi cullati e protratti nel tempo sono faticosi, deleteri e controproducenti.
Insomma la mia è una sorta di opportunismo, presumo.

In più non mi piace sentirmi in debito quindi mi muovo in modo da non provare questa sensazione.

Invece mi capita di vedere persone che al rancore si aggrappano e vi puntellano l’esistenza.
Effettivamente in alcuni casi potrebbe essere anche questa sindrome la spiegazione.

Ma ognuno si nutre di quello che più gli piace.. indipendentemente che sia salutare.
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Io non riesco a provare rancore nemmeno verso chi mi fa del male, figuriamoci svilupparlo verso chi mi “benefica”..

Non è bontà d’animo.. sono semplicemente pigra e isentimenti negativi cullati e protratti nel tempo sono faticosi, deleteri e controproducenti.
Insomma la mia è una sorta di opportunismo, presumo.

In più non mi piace sentirmi in debito quindi mi muovo in modo da non provare questa sensazione.

Invece mi capita di vedere persone che al rancore si aggrappano e vi puntellano l’esistenza.
Effettivamente in alcuni casi potrebbe essere anche questa sindrome la spiegazione.

Ma ognuno si nutre di quello che più gli piace.. indipendentemente che sia salutare.
Però provare rancore o rabbia non lo vedo come un sentirsi in debito ma in credito che sai che non riscuoterai. Non so se ho capito quello che intendi
Sulla fatica dipende, per me per esempio sarebbe più faticoso accettare “passivamente “ un torto e dimenticarmene o lasciare perdere. Non è che vivo con il costante pensiero ma se la parte buona (poca :) ) rimasta tenta di farmi dimenticare l’altra parte si risveglia ed impedirlo per non farmi perdere stima in me. Cosa che mi farebbe stare peggio nel tempo
 

Lostris

Utente Ludica
Però provare rancore o rabbia non lo vedo come un sentirsi in debito ma in credito che sai che non riscuoterai. Non so se ho capito quello che intendi
Sulla fatica dipende, per me per esempio sarebbe più faticoso accettare “passivamente “ un torto e dimenticarmene o lasciare perdere. Non è che vivo con il costante pensiero ma se la parte buona (poca :) ) rimasta tenta di farmi dimenticare l’altra parte si risveglia ed impedirlo per non farmi perdere stima in me. Cosa che mi farebbe stare peggio nel tempo
No non linkavo il rancore al sentirsi in debito.
È questa particolare sindrome che lo fa, ho solo scomposto gli elementi e ho spiegato come li vivo io.

Ci siamo già confrontate su questo e siamo diverse. (Mentre sul resto invece..😂)
Credo che ciascuna di noi faccia quello che le viene più naturale per sua indole.

Tu non riesci a lasciare perdere, io non posso farne a meno. Il che non significa che dimentico o supero indenne eh. Si cambia.

Ma son fatta così🤷‍♀️
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
No non linkavo il rancore al sentirsi in debito.
È questa particolare sindrome che lo fa, ho solo scomposto gli elementi e ho spiegato come li vivo io.

Ci siamo già confrontate su questo e siamo diverse. (Mentre sul resto invece..😂)
Credo che ciascuna di noi faccia quello che le viene più naturale per sua indole.

Tu non riesci a lasciare perdere, io non posso farne a meno. Il che non significa che dimentico o supero indenne eh. Si cambia.

Ma son fatta così🤷‍♀️
Ah siamo diverse, questa è una novità ahahahahah
 

Ulisse

Utente di lunga data
Amico di vecchissima data.
Una decina di anni fa si consiglia con me su una sua idea su come gestire l'acquisto di un immobile ed un presunto affare su dei computer.
Porta il suo ragionamento ed io gli dimostro, numeri alla mano, che stava facendo una cazzata. Pure grossa.
Presuntuoso e pieno di se all'inverosimile si lancia e si trova con le chiappe in acqua...ma nel vero senso della parola.
Senza ritornare sul fatto e senza mai dirgli "te lo avevo detto" mi offro di aiutarlo.
Nessuna garanzia, nessun assegno, cambiale o rete di sicurezza per me.
Mi restituisce i soldi con molta calma ed io mai una volta che li abbia chiesti.
Ho promesso e taciuto sulla cosa con tutti... perfino con mia moglie per evitare il suo eventuale imbarazzo quando tutti insieme.
Il rapporto cambia. Specialmente a debito quasi estinto.
Invece di leggere la cosa come gesto di totale amicizia, nn perde occasione per sminuire qualsiasi mio traguardo lavorativo.
Piccolo o grande che sia.
Allusioni a fortuna, amicizie che nn ho mai avute, evidenziando sempre il potenziale lato negativo della cosa.
Con la nascita di mio figlio, sapendo cosa ho passato, ho ricevuto un secco SMS di auguri e lo ha visto, per puro caso, quando già correva per i tavoli.
Fosse stato per me, mai avrei creato l'occasione...sono gesti di affetto che se non spontanei sono di un fastidio.
Passi le frecciatine lavorative..fastidiose ma niente di piu..tanto che ormai evitavo di condividere quasi tutto...ma sul figlio me la sono legata al dito. È stato per me la classica ultima goccia.
Nn che nn ci si saluti..viviamo vicini...ma il rapporto è di conoscenti quando prima condividevamo tutto.

Non ho più il piacere di passarci una serata insieme o di ascoltarlo nelle sue assurde arringhe contro il sistema lavorativo che nn lo valorizza come meriterebbe.
Ora mi infastidisce dopo 15 minuti.

Lo rifarei?
Sicuramente si. Alla fine mi consola il fatto che un elemento del genere, avrebbe fatto la fortuna di qualche usuraio che per poche migliaia di euro si sarebbe preso pure le mutande.
 

ologramma

Utente di lunga data
Amico di vecchissima data.
Una decina di anni fa si consiglia con me su una sua idea su come gestire l'acquisto di un immobile ed un presunto affare su dei computer.
Porta il suo ragionamento ed io gli dimostro, numeri alla mano, che stava facendo una cazzata. Pure grossa.
Presuntuoso e pieno di se all'inverosimile si lancia e si trova con le chiappe in acqua...ma nel vero senso della parola.
Senza ritornare sul fatto e senza mai dirgli "te lo avevo detto" mi offro di aiutarlo.
Nessuna garanzia, nessun assegno, cambiale o rete di sicurezza per me.
Mi restituisce i soldi con molta calma ed io mai una volta che li abbia chiesti.
Ho promesso e taciuto sulla cosa con tutti... perfino con mia moglie per evitare il suo eventuale imbarazzo quando tutti insieme.
Il rapporto cambia. Specialmente a debito quasi estinto.
Invece di leggere la cosa come gesto di totale amicizia, nn perde occasione per sminuire qualsiasi mio traguardo lavorativo.
Piccolo o grande che sia.
Allusioni a fortuna, amicizie che nn ho mai avute, evidenziando sempre il potenziale lato negativo della cosa.
Con la nascita di mio figlio, sapendo cosa ho passato, ho ricevuto un secco SMS di auguri e lo ha visto, per puro caso, quando già correva per i tavoli.
Fosse stato per me, mai avrei creato l'occasione...sono gesti di affetto che se non spontanei sono di un fastidio.
Passi le frecciatine lavorative..fastidiose ma niente di piu..tanto che ormai evitavo di condividere quasi tutto...ma sul figlio me la sono legata al dito. È stato per me la classica ultima goccia.
Nn che nn ci si saluti..viviamo vicini...ma il rapporto è di conoscenti quando prima condividevamo tutto.

Non ho più il piacere di passarci una serata insieme o di ascoltarlo nelle sue assurde arringhe contro il sistema lavorativo che nn lo valorizza come meriterebbe.
Ora mi infastidisce dopo 15 minuti.

Lo rifarei?
Sicuramente si. Alla fine mi consola il fatto che un elemento del genere, avrebbe fatto la fortuna di qualche usuraio che per poche migliaia di euro si sarebbe preso pure le mutande.
Altruista tu ma il tuo amico dovrebbe farsi un esamino di coscienza e dirsi veramente di accendere un cero per avere un amico così.
Di una cosa mi sorprende il fatto che è stato di parola nel restituirti il denaro , spesso piango miseria quelli amici che si comportano come il tuo , pensa che si vergogni per quello che lui ha dovuto chiederti o che gli hai dato e non sa come comportarsi .
 

Ulisse

Utente di lunga data
Altruista tu ma il tuo amico dovrebbe farsi un esamino di coscienza e dirsi veramente di accendere un cero per avere un amico così.
Di una cosa mi sorprende il fatto che è stato di parola nel restituirti il denaro , spesso piango miseria quelli amici che si comportano come il tuo , pensa che si vergogni per quello che lui ha dovuto chiederti o che gli hai dato e non sa come comportarsi .
Sulla restituzione ho avuto qualche piccolo dubbio...più per l'eventuale impossibilità che reale volontà a nn onorare il debito.
E cmq mai sull'intera cifra.
Almeno parzialmente ero sicuro di rientrarci.

Io nn credo sia stata vergogna.
Sono stato io a propormi sicuro della necessità poiché conoscevo all'epoca tutto di lui.
Fra Amici ci si aiuta.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Amico di vecchissima data.
Una decina di anni fa si consiglia con me su una sua idea su come gestire l'acquisto di un immobile ed un presunto affare su dei computer.
Porta il suo ragionamento ed io gli dimostro, numeri alla mano, che stava facendo una cazzata. Pure grossa.
Presuntuoso e pieno di se all'inverosimile si lancia e si trova con le chiappe in acqua...ma nel vero senso della parola.
Senza ritornare sul fatto e senza mai dirgli "te lo avevo detto" mi offro di aiutarlo.
Nessuna garanzia, nessun assegno, cambiale o rete di sicurezza per me.
Mi restituisce i soldi con molta calma ed io mai una volta che li abbia chiesti.
Ho promesso e taciuto sulla cosa con tutti... perfino con mia moglie per evitare il suo eventuale imbarazzo quando tutti insieme.
Il rapporto cambia. Specialmente a debito quasi estinto.
Invece di leggere la cosa come gesto di totale amicizia, nn perde occasione per sminuire qualsiasi mio traguardo lavorativo.
Piccolo o grande che sia.
Allusioni a fortuna, amicizie che nn ho mai avute, evidenziando sempre il potenziale lato negativo della cosa.
Con la nascita di mio figlio, sapendo cosa ho passato, ho ricevuto un secco SMS di auguri e lo ha visto, per puro caso, quando già correva per i tavoli.
Fosse stato per me, mai avrei creato l'occasione...sono gesti di affetto che se non spontanei sono di un fastidio.
Passi le frecciatine lavorative..fastidiose ma niente di piu..tanto che ormai evitavo di condividere quasi tutto...ma sul figlio me la sono legata al dito. È stato per me la classica ultima goccia.
Nn che nn ci si saluti..viviamo vicini...ma il rapporto è di conoscenti quando prima condividevamo tutto.

Non ho più il piacere di passarci una serata insieme o di ascoltarlo nelle sue assurde arringhe contro il sistema lavorativo che nn lo valorizza come meriterebbe.
Ora mi infastidisce dopo 15 minuti.

Lo rifarei?
Sicuramente si. Alla fine mi consola il fatto che un elemento del genere, avrebbe fatto la fortuna di qualche usuraio che per poche migliaia di euro si sarebbe preso pure le mutande.
E' strana questa cosa, è un pò come se sia sia sentito "di meno" rispetto a te. E questa sensazione (lo so perché purtroppo mio padre è così, deve essere "quello superiore", anche se non gli è mai capitato di trovarsi nella situazione del tuo amico) lo abbia portato via via a tagliare i ponti con te, a "ridimensionarti", non so se è chiaro.
Sul cercare di evitare di sentirsi in debito, invece, sono un pò anch'io come @Lostris , cerco in tutti i modi di sdebitarmi se qualcuno mi fa un favore. Quello lo capisco bene :)
 

Ulisse

Utente di lunga data
E' strana questa cosa, è un pò come se sia sia sentito "di meno" rispetto a te. E questa sensazione (lo so perché purtroppo mio padre è così, deve essere "quello superiore", anche se non gli è mai capitato di trovarsi nella situazione del tuo amico) lo abbia portato via via a tagliare i ponti con te, a "ridimensionarti", non so se è chiaro.
Sul cercare di evitare di sentirsi in debito, invece, sono un pò anch'io come @Lostris , cerco in tutti i modi di sdebitarmi se qualcuno mi fa un favore. Quello lo capisco bene :)
Si.
Anche io ho dato questa chiave di lettura.
Il sentirsi "meno".
Sia nel ragionamento e sia nelle conseguenze.
Però non è che volesse tagliare i ponti.
Almeno così credo..altrimenti che ca@@o...buttare volutamente alle ortiche decenni di amicizia significherebbe che in primis io l'ho malriposta.
È stato un lento stillicidio che ha inaridito il rapporto fino al punto di non ritorno.
Non una rottura secca ma tante piccole cose che messe una sopra l'altra mi hanno scocciato.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Si.
Anche io ho dato questa chiave di lettura.
Il sentirsi "meno".
Sia nel ragionamento e sia nelle conseguenze.
Però non è che volesse tagliare i ponti.
Almeno così credo..altrimenti che ca@@o...buttare volutamente alle ortiche decenni di amicizia significherebbe che in primis io l'ho malriposta.
È stato un lento stillicidio che ha inaridito il rapporto fino al punto di non ritorno.
Non una rottura secca ma tante piccole cose che messe una sopra l'altra mi hanno scocciato.
Non è detto che lo volesse :)
Però, ripeto, io ho avuto l'esempio di mio padre (anche se il discorso della riconoscenza con lui non è forse calzante). Ma il meccanismo che si muove in certi soggetti è quello. Ci sono alcuni che per stare bene in un rapporto, e per non sentirsi "da meno".... devono sentirsi "superiori". Se qualcosa intacca quella superiorità, trovano il modo di far critiche. Prima magari su una piccola cosa, poi la mezza frase che viene mal interpretata e rimuginata, e così via. Finché si arriva (nel caso di mio padre ci arriva lui :) ) a dire che l'altra parte è stronza. In tutto questo il sentirsi in debito, o il debito di riconoscenza, non ce lo vedo. Ti faccio l'esempio opposto: avresti potuto chiudere il rapporto tu, ed essere (paradossalmente) tu lo stronzo. Non ovviamente per il prestito fatto, ma metti per un'altra cosa. Uno che ha un debito di riconoscenza (meglio: che sente di avere un debito di riconoscenza) non ti eviterà (se non sarai tu ovviamente a farlo) il giorno di Natale :). Non so come dire: a prescindere da come vanno i rapporti, chi riconosce di essere comunque debitore nei confronti di una persona, tenderà in ogni caso a non vederla come uno stronzo :) E a volersi sdebitare. Non a sminuirlo :), e questo anche al netto del fatto che magari acredini successive facciano sì che eviti di restare il tuo confidente. Ma non ti sminuirà.

In alcuni soggetti capita semplicemente che la voglia di sentirsi "superiore" prevalga su ogni altra cosa.
 

spleen

utente ?
Ne soffrite da tempo e non sapete come curarvi?

Oppure conoscete persone che ne soffrono, avendolo sperimentato sulla vostra pelle?
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Cos'è la "sindrome rancorosa del beneficato"? Una forma di ingratitudine? Ben di più. L'eccellenza dell'ingratitudine. Comune, per altro, ai più. Senza che i molti ingrati "beneficati" abbiano la capacità, la forza, la decisionalità interiore, il coraggio e, perfino, l'onestà intellettuale ed etica di prenderne atto. La "sindrome rancorosa del beneficato" è, allora, quel sordo, ingiustificato rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente; altre volte, invece, cosciente) che coglie come una autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente "debito di riconoscenza" nei confronti del suo benefattore. Un beneficio che egli "dovrebbe" spontaneamente riconoscere ma che non riesce, fino in fondo, ad accettare di aver ricevuto. Al punto di arrivare, perfino, a dimenticarlo o a negarlo o a sminuirlo o, addirittura, a trasformarlo in un peso dal quale liberarsi e a trasformare il benefattore stesso in una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare.
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Si, ho anche subito, sul posto di lavoro qualcosa di simile.
Una sostanziale conferma della pochezza di certe persone.
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Ne soffrite da tempo e non sapete come curarvi?

Oppure conoscete persone che ne soffrono, avendolo sperimentato sulla vostra pelle?
---
Cos'è la "sindrome rancorosa del beneficato"? Una forma di ingratitudine? Ben di più. L'eccellenza dell'ingratitudine. Comune, per altro, ai più. Senza che i molti ingrati "beneficati" abbiano la capacità, la forza, la decisionalità interiore, il coraggio e, perfino, l'onestà intellettuale ed etica di prenderne atto. La "sindrome rancorosa del beneficato" è, allora, quel sordo, ingiustificato rancore (il più delle volte covato inconsapevolmente; altre volte, invece, cosciente) che coglie come una autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente "debito di riconoscenza" nei confronti del suo benefattore. Un beneficio che egli "dovrebbe" spontaneamente riconoscere ma che non riesce, fino in fondo, ad accettare di aver ricevuto. Al punto di arrivare, perfino, a dimenticarlo o a negarlo o a sminuirlo o, addirittura, a trasformarlo in un peso dal quale liberarsi e a trasformare il benefattore stesso in una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare.
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A me piace aiutare le persone a fondo perduto.
Faccio favori a chiunque, senza che mi si chieda nulla.
Se vedo un bisognoso o comunque uno che a mia totale discrezione reputo più sfigato di me in qualcosa di specifico cerco di aiutarlo in quel qualcosa Di specifico.
E non accetto per alcun motivo di venire ripagato, poiché io elargisco il mio aiuto, favore, regalo, perché fa bene a me prima di tutto.
Sapere di avere contribuito a rendere felice o meno triste una persona, rende felice anche me.
Chi mi chiede perché lo faccio rispondo sempre la medesima frase, anche se a volte non è vera: perché tempo fa qualcuno fece lo stesso gesto con me.
Ho anch’io conosciuto persone, che dopo essere state aiutate, soprattutto in ambito lavorativo, visto che come scritto in precedenza sono profondamente favorevole alle raccomandazioni e contrario alle pari opportunità, si sono come dire allontanate, come se si sentissero imbarazzate a vedermi tutti i giorni senza potermi o volermi ringraziare.
Ma chi ha chiesto loro mai nulla?
Ho persone che mi devono favori, ma non mi ricordo nemmeno più che faccia hanno e sinceramente nemmeno mi importa.
Ho prestato 25000 euro a mio fratello minore, il quale ora essendo più povero di prima evita di telefonarmi da sei anni per paura glieli chieda.
Riferito da mia cognata a mia moglie, il ragazzo è imbarazzato per non essere stato capace di riprendersi economicamente.
Se non potevo darglieli non glieli davo, quindi che minkia è sta roba dello sparire per la vergogna? Ma resta con me e ripagami con affetto fraterno zioporco che già la vita famigliare è stata avara con noi in gioventù.
A chi ha cercato di sdebitarsi ho sempre negato la possibilità.
Non voglio nulla da nessuno.
Quando avrò bisogno chiederò io.
 
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