Mari'
Utente di lunga data
"L'Italia non farà interventi militari"
IN TUNISIA E IN CIRENAICA
Al via le due missioni umanitarie per la Libia
Frattini: "L'Italia non farà interventi militari"
Il nostro paese allestirà un campo al confine tunisino, occupandosi del rimpatrio di migliaia di cittadini egiziani. "Porteremo anche cibo e medicinali alla popolazione stremata della Cirenaica". Maroni: "Pronti ad un esodo di massa"
ROMA - C'è anche un pacchetto di misure per alleviare la situazione umanitaria nel Nordafrica esconvolto dalle rivolte e la pressione migratoria sulle coste italiane al centro del Consiglio dei ministri tenutosi a Palazzo Chigi. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha anticipato che nelle prossime ore l'Italia porterà aiuti a Bengasi, seconda città libica, e allestirà un campo in Tunisia al confine con la Libia, occupandosi anche del rimpatrio di migliaia di cittadini egiziani.
"Abbiamo deciso due importanti missioni umanitarie. La prima, su richiesta dell'Egitto e della Tunisia, prevede l'aiuto a circa 60mila egiziani che lavoravano in Libia ed ora sono fuggiti in Tunisia. Ci è stato chiesto di assisterli e di fare in modo che possano rientrare in patria sani e salvi. La seconda missione umanitaria si dirigerà in Cirenaica portando cibo e medicinali a una popolazione stremata". E' quanto spiega il ministro degli Esteri, Franco Frattini.
Sulle ipotesi di un'eventuale intervento militare dall'esterno precisa: "è un'ipotesi che ha già sollevato le perplessità della Lega araba. Escludo categoricamente che l'Italia possa partecipare ad un'azione militare in Libia, per ovvi motivi legati al nostro passato coloniale. Al massimo, potremmo dare la disponibilità logistica delle nostre basi, ma anche in questo caso occorre un chiaro mandato internazionale dell'Onu. E, comunque, qualsiasi tipo d'azione deve tener presente il delicato contesto politico e culturale del mondo arabo".
Per coordinare le iniziative in campo umanitario in Libia e fare il punto sugli sviluppi della crisi, il Ministro degli Esteri ha sentito telefonicamente l'alto rappresentante degli Esteri europeo Catherine Ashton e il neo ministro degli Esteri francese Alain Juppè.
Catherine Ashton ha telefonato al titolare della Farnesina anche per sondare la disponibilità italiana ad aiutare logisticamente una eventuale missione dell'Unità di crisi europea, guidata da Agostino Miozzo, a Tripoli. Obiettivo della missione sarebbe una prima ricognizione della situazione della sicurezza dei cittadini europei e di quella umanitaria. Tra i temi affrontati con il rappresentante Ue e il collega francese i vari aspetti della crisi, tra i quali anche la questione della No Fly Zone.
I particolari delle due missioni umanitarie sono stati discussi questa mattina e il reponsabile della Farnesina l'ha spiegata in dettaglio. "Nel giro di 24-48 ore - ha spiegato - sono in grado di partire navi per allestire nella zona di Ras Jejder un campo di assistenza italiano con la collaborazione dell'Acnur (Alto commissariato Onu per i rifugiati) e dell"Oim (Organizzazione internazionale migranti)". "La missione ci è stata richiesta dai governi di Tunisia ed Egitto - dice Frattini - allo stato ci sono 77mila persone in Tunisia, di cui il 70% sono egiziani". "L'Unione Europea sta valutando come partecipare alla missione italiana e sostenerla", ha precisato Frattini che poi ha aggiunto: "Il governo ha stanziato 5 milioni di euro per il primo avvìo della missione. Si utilizzeranno mezzi militari, ma anche una nave traghetto messa a disposizione gratuitamente dalla Grimaldi". Il ministro degli Esteri ha anche precisato che la seconda missione sarà diretta Bengasi e a Misurata.
La missione prevede un campo italiano in territorio tunisino nel quale fornire "pronto intervento di assistenza alimentare, sanitaria, personale a persone depredate di tutti i loro averi" per poi accompagnarli con il supporto terrestre delle forze tunisine con navi e aerei vero Alessandria e Il Cairo. Un'operazione che "riguarda un enorme quantità di persone: fino all'altro ieri avevamo registrato 77mila persone, il 70% egiziani, nella necessità anche di interventi medici di urgenza". Alla missione italiana darà appoggio l'Austria, e "faremo da apripista ad altri paesi che organizzeranno missioni simili: ieri il ministro degli esteri francese Juppè mi ha parlato di una loro idea".
Dal canto suo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha spiegato che la missione umanitaria avrà il sostegno militare, con l'unico obiettivo di supporto ai civili e di protezione delle strutture che saranno realizzate. La Russa ha anche precisato che la gestione dei campi sarà fatta dalle organizzazioni umanitarie internazionali e dalla polizia tunisina. Dal canto suo il ministro della Sanità Ferruccio Fazio ha aggiunto che L'italia invierà una "task force medica Composta da 5 tecnici sanitari esperti in svariati campi" per sostenere la missione italiana. Inoltre, "se c'è un aumento di migranti siamo pronti a garantire la situazione sanitaria dei campi".
L'Italia è "disponibile" a fornire "mezzi e personale" di polizia per un "maggiore controllo dei porti" della Tunisia da cui partono gli immigrati diretti in Europa, ha spiegato il ministro dell'Interno, Maroni, sottolineando che si tratterebbe di un intervento d'intesa con le autorità di Tunisi, che avrebbe "come conseguenza" quella di "aumentare gli effetti sulla sicurezza, per prevenire l'esodo in massa verso l'Europa".
Intanto l'esodo dal Maghreb non si ferma. Sono 552 i migranti, quasi tutti di nazionalità tunisina, giunti la scorsa notte a Lampedusa. Sono stati alloggiati presso il centro di accoglienza, in attesa di essere trasferiti a Bari e Brindisi. A questo riguardo, Maroni ha spiegato che sono in via di allestimento i centri di prima accoglienza per i profughi in arrivo. Il ministro ha anche detto che l'Italia sta allestendo un piano complessivo qualora si dovessero verificare esodi di massa dai territori sconvolti dalle rivolte anti-Gheddafi. "Abbiamo predisposto anche un 'piano B' - ha spiegato il titolare del Viminale - perchè se dovesse prendere avvio la fuga di massa noi siamo pronti a gestire la prima accoglienza".
(03 marzo 2011)
http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/03/news/frattini_tunisi-13120351/?ref=HREA-1
IN TUNISIA E IN CIRENAICA
Al via le due missioni umanitarie per la Libia
Frattini: "L'Italia non farà interventi militari"
Il nostro paese allestirà un campo al confine tunisino, occupandosi del rimpatrio di migliaia di cittadini egiziani. "Porteremo anche cibo e medicinali alla popolazione stremata della Cirenaica". Maroni: "Pronti ad un esodo di massa"
ROMA - C'è anche un pacchetto di misure per alleviare la situazione umanitaria nel Nordafrica esconvolto dalle rivolte e la pressione migratoria sulle coste italiane al centro del Consiglio dei ministri tenutosi a Palazzo Chigi. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha anticipato che nelle prossime ore l'Italia porterà aiuti a Bengasi, seconda città libica, e allestirà un campo in Tunisia al confine con la Libia, occupandosi anche del rimpatrio di migliaia di cittadini egiziani.
"Abbiamo deciso due importanti missioni umanitarie. La prima, su richiesta dell'Egitto e della Tunisia, prevede l'aiuto a circa 60mila egiziani che lavoravano in Libia ed ora sono fuggiti in Tunisia. Ci è stato chiesto di assisterli e di fare in modo che possano rientrare in patria sani e salvi. La seconda missione umanitaria si dirigerà in Cirenaica portando cibo e medicinali a una popolazione stremata". E' quanto spiega il ministro degli Esteri, Franco Frattini.
Sulle ipotesi di un'eventuale intervento militare dall'esterno precisa: "è un'ipotesi che ha già sollevato le perplessità della Lega araba. Escludo categoricamente che l'Italia possa partecipare ad un'azione militare in Libia, per ovvi motivi legati al nostro passato coloniale. Al massimo, potremmo dare la disponibilità logistica delle nostre basi, ma anche in questo caso occorre un chiaro mandato internazionale dell'Onu. E, comunque, qualsiasi tipo d'azione deve tener presente il delicato contesto politico e culturale del mondo arabo".
Per coordinare le iniziative in campo umanitario in Libia e fare il punto sugli sviluppi della crisi, il Ministro degli Esteri ha sentito telefonicamente l'alto rappresentante degli Esteri europeo Catherine Ashton e il neo ministro degli Esteri francese Alain Juppè.
Catherine Ashton ha telefonato al titolare della Farnesina anche per sondare la disponibilità italiana ad aiutare logisticamente una eventuale missione dell'Unità di crisi europea, guidata da Agostino Miozzo, a Tripoli. Obiettivo della missione sarebbe una prima ricognizione della situazione della sicurezza dei cittadini europei e di quella umanitaria. Tra i temi affrontati con il rappresentante Ue e il collega francese i vari aspetti della crisi, tra i quali anche la questione della No Fly Zone.
I particolari delle due missioni umanitarie sono stati discussi questa mattina e il reponsabile della Farnesina l'ha spiegata in dettaglio. "Nel giro di 24-48 ore - ha spiegato - sono in grado di partire navi per allestire nella zona di Ras Jejder un campo di assistenza italiano con la collaborazione dell'Acnur (Alto commissariato Onu per i rifugiati) e dell"Oim (Organizzazione internazionale migranti)". "La missione ci è stata richiesta dai governi di Tunisia ed Egitto - dice Frattini - allo stato ci sono 77mila persone in Tunisia, di cui il 70% sono egiziani". "L'Unione Europea sta valutando come partecipare alla missione italiana e sostenerla", ha precisato Frattini che poi ha aggiunto: "Il governo ha stanziato 5 milioni di euro per il primo avvìo della missione. Si utilizzeranno mezzi militari, ma anche una nave traghetto messa a disposizione gratuitamente dalla Grimaldi". Il ministro degli Esteri ha anche precisato che la seconda missione sarà diretta Bengasi e a Misurata.
La missione prevede un campo italiano in territorio tunisino nel quale fornire "pronto intervento di assistenza alimentare, sanitaria, personale a persone depredate di tutti i loro averi" per poi accompagnarli con il supporto terrestre delle forze tunisine con navi e aerei vero Alessandria e Il Cairo. Un'operazione che "riguarda un enorme quantità di persone: fino all'altro ieri avevamo registrato 77mila persone, il 70% egiziani, nella necessità anche di interventi medici di urgenza". Alla missione italiana darà appoggio l'Austria, e "faremo da apripista ad altri paesi che organizzeranno missioni simili: ieri il ministro degli esteri francese Juppè mi ha parlato di una loro idea".
Dal canto suo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha spiegato che la missione umanitaria avrà il sostegno militare, con l'unico obiettivo di supporto ai civili e di protezione delle strutture che saranno realizzate. La Russa ha anche precisato che la gestione dei campi sarà fatta dalle organizzazioni umanitarie internazionali e dalla polizia tunisina. Dal canto suo il ministro della Sanità Ferruccio Fazio ha aggiunto che L'italia invierà una "task force medica Composta da 5 tecnici sanitari esperti in svariati campi" per sostenere la missione italiana. Inoltre, "se c'è un aumento di migranti siamo pronti a garantire la situazione sanitaria dei campi".
L'Italia è "disponibile" a fornire "mezzi e personale" di polizia per un "maggiore controllo dei porti" della Tunisia da cui partono gli immigrati diretti in Europa, ha spiegato il ministro dell'Interno, Maroni, sottolineando che si tratterebbe di un intervento d'intesa con le autorità di Tunisi, che avrebbe "come conseguenza" quella di "aumentare gli effetti sulla sicurezza, per prevenire l'esodo in massa verso l'Europa".
Intanto l'esodo dal Maghreb non si ferma. Sono 552 i migranti, quasi tutti di nazionalità tunisina, giunti la scorsa notte a Lampedusa. Sono stati alloggiati presso il centro di accoglienza, in attesa di essere trasferiti a Bari e Brindisi. A questo riguardo, Maroni ha spiegato che sono in via di allestimento i centri di prima accoglienza per i profughi in arrivo. Il ministro ha anche detto che l'Italia sta allestendo un piano complessivo qualora si dovessero verificare esodi di massa dai territori sconvolti dalle rivolte anti-Gheddafi. "Abbiamo predisposto anche un 'piano B' - ha spiegato il titolare del Viminale - perchè se dovesse prendere avvio la fuga di massa noi siamo pronti a gestire la prima accoglienza".
(03 marzo 2011)
http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/03/news/frattini_tunisi-13120351/?ref=HREA-1
:thinking:
Siamo ancora a El Alamein
Siamo ancora a El Alamein
Mentre già si parla di un intervento NATO, di no-fly zone e di “missioni umanitarie”, vale la pena di ricordare quello che accadde in Cirenaica durante la II Guerra Mondiale, per avere un’idea dell’importanza strategica che può avere quella striscia di terra che va da Tripoli fino ad Alessandria d’Egitto. Il video che segue è tratto dal documentario “De Nuremberg a Nuremberg” di Frederic Rossif.
http://www.youtube.com/watch?v=cZyRXFZKP80
NOTA: Frederic Rossif è considerato da molti il miglior documentarista del mondo. Fu il primo ad utilizzare materiali di repertorio, che andava personalmente a cercare …
… negli archivi cinematografici di mezzo mondo, per costruire una struttura narrativa completamente nuova, indipendente dalla fonte originaria. Fu anche il primo ad utilizzare la musica come elemento espressivo e non solo di supporto (fu Rossif a “scoprire” compositori come Vangelis o Maurice Jarre), introducendo nel documentario una dimensione lirica mai conosciuta prima.
Rossif divenne famoso con "Mourir a Madrid", un eccezionale documentario sulla guerra civile spagnola (del quale abbiamo pubblicato un estratto, sull'account Youtube purtroppo defunto), con il quale vinse il premio Jean Vigo nel 1963.
Massimo Mazzucco
http://www.luogocomune.net/
... sembra che il tempo non sia passato, tutto si ripete
.
http://www.youtube.com/watch?v=cZyRXFZKP80
NOTA: Frederic Rossif è considerato da molti il miglior documentarista del mondo. Fu il primo ad utilizzare materiali di repertorio, che andava personalmente a cercare …
… negli archivi cinematografici di mezzo mondo, per costruire una struttura narrativa completamente nuova, indipendente dalla fonte originaria. Fu anche il primo ad utilizzare la musica come elemento espressivo e non solo di supporto (fu Rossif a “scoprire” compositori come Vangelis o Maurice Jarre), introducendo nel documentario una dimensione lirica mai conosciuta prima.
Rossif divenne famoso con "Mourir a Madrid", un eccezionale documentario sulla guerra civile spagnola (del quale abbiamo pubblicato un estratto, sull'account Youtube purtroppo defunto), con il quale vinse il premio Jean Vigo nel 1963.
Massimo Mazzucco
http://www.luogocomune.net/
... sembra che il tempo non sia passato, tutto si ripete