Come sempre, ed a rischio (certezza) di apparire noioso, anche in questo caso mi sento in dovere di riportare il discorso alle radici.
Siamo animali, e come tali soggetti agli istinti basilari che dominano il mondo animale, pertanto l'aggressività è nella nostra natura non tanto per "gusto" quanto perchè naturale sistema difensivo, istinto di sopravvivenza.
Le guerre non sono altro che la manifestazione più evidente, ed oggi balzano all'occhio più che un tempo, grazie ai media, pure quelle manifestazioni di violenza apparentemente gratuita più "semplici" quali le aggressioni, gli stupri, e, ancora più sotto, il mobbing e la semplice avidità, la spocchia, la presunzione.
L'uomo è un animale "sociale", ma questo vuol significare solamente che ha trovato, nel corso della sua evoluzione, che l'associarsi sia una soluzione migliore per la tutela della specie, preferibile indubbiamente all'individualismo ed all'isolamento. Non siamo l'unica specie sociale, tanto che le espressioni di aggregazione umana vengono spesso, e molto appropriatamente, definite "spirito di branco". Questo di manifesta tanto in senso positivo - ed un esempio può essere la struttura culturale/legislativa - quanto in senso negativo come nei casi di rapine, aggressioni, stupri, e..... guerre.
Ma chi comanda una guerra? E perchè questa viene portata avanti anche se la maggior parte della gente apparentemente si dice contraria alla violenza?
Semplice: a comandare sono coloro che sono stati preposti a farlo secondo un sistema che, pur diverso di cultura in cultura, vorrebbe demandare il potere a coloro che si dovrebbero dimostrare i più capaci e preparati a farlo, poichè in una comunità, in un branco, non tutti gli elementi ne sarebbero in grado (o se ne vorrebbe assumere l'onere). Ora, più una struttura sociale è complessa, più variabili ci sono all'interno, più difficile diventa tanto gestire il potere in funzione delle necessità di tutti, quanto individuare i soggetti che meglio potrebbero accollarsi questo impegno, pertanto ci si ritrova spesso nelle condizioni di avere al comando elementi che hanno dimostrato prevalentemente, quando non unicamente, di sapere fare il proprio interesse personale, acquisendo, attraverso tutte le armi di cui l'istinto animale nell'uomo può avvalersi, il potere sugli altri.
Il mondo d'oggi vede aggregazioni piuttosto estese, gli stati sovrani, ma un tempo queste strutture erano più frazionate (paragone potrebbero essere le nostre antiche "città-stato"). Il tentativo di creare aggregazioni più forti le vediamo pure nella storia, potendo prendere ad esempio l'espansionismo romano, l'impero alessandrino od uno qualsiasi dei molti altri esempi simili. Ciò che possiamo notare, rispetto ad oggi, è che pure all'interno di tali strutture nasceva la necessità di creare un certo spirito di aggregazione, ed i Romani si erano mostrati particolarmente bravi in questo, concedendo generalmente alle colonie di conservare la propria cultura, ed imponendo unicamente un potere centrale al quale dover dar conto e dal quale dipendere per la propria tutela.
E' però difficile mantenere l'equilibrio di aggregazioni complesse all'interno delle quali già storicamente esistevano conflitti regionali, odi razziali, culturali e religiosi. Lo stesso problema che troviamo oggi.
L'aggregazione è sempre più spinta, oggi: pur essendoci una miriade di stati sovrani, alla fine torna naturale parlare di "blocchi" che semplificando si risolvono nel "blocco Occidentale, costituito dalle Americhe, l'Oceania, l'Europa, ed oramai buona parte dell'Asia (Russia e paesi ex sovietici), il "blocco Mediorientale", che comprende in sè, in pratica, tutta l'Africa ed i paesi fino un poco oltre il confine orientale con l'Asia, India compresa, ed il "blocco Orientale", costituito dalla Cina e dai paesi dell'Asia meridionale.
All'interno dei singoli blocchi, però, troviamo realtà estremamente varie, interagenti per alcuni lati ed isolate per altri. Gli stessi blocchi, inoltre, interagiscono tra loro soprattutto dal punto di vista economico, e... qui casca l'asino.
L'economia basata sul petrolio porta ad una sorta di asservimento di un blocco, quello Occidentale, ad un altro, quello Mediorientale, quindi oggi è prevalentemente su questo che si basa la politica di espansione occidentale.
Machiavelli si è trovato quindi più volte tirato in causa, allorchè i potenti dei diversi schieramenti si sono trovati a dover scegliere il metodo da utilizzare per mettere o mantenere mano sui grandi patrimoni naturali da cui dipendono. Spesso ci si è trovati di fronte a scelte estreme, che non potevano essere mostrate pubblicamente, in quanto comportavano sacrifici estremi. Ben lungi dal giustificare questi mezzi, queste scelte, voglio porre l'attenzione sui fattori prevalenti di questa situazione: la gestione ed il mantenimento del potere da parte degli individui che si trovano al comando, e la necessità di far fronte alle necessità del paese sotto il proprio dominio. E' senza dubbio interessante analizzare il caso Pearl Harbour, tanto come il caso 11 Settembre, ed ancora la guerra tra Hutu e Tutsi in Africa, o il caro, vecchio Vietnam, la capagna afghana sovietica e quella successiva americana, ma, in soldoni, si torna sempre alla stessa radice: espedienti piccoli e grandi, palesi o celati per la gestione di un istinto molto, molto semplice: l'istinto di sopravvivenza.
La stessa analisi, qui necessariamente condensata, la si può fare nell'ambito di eventi di qualsiasi entità, andando quindi dalle guerre ai litigi famigliari, scendendo fino ai moti interiori della coscienza individuale: la parte umana nell'Uomo è molto più ridotta di quanto vorremmo credere, e non è con l'adesione ai "branchi", di qualsiasi natura, piccoli o grandi, che essa si può sviluppare. Anzi! Lo spirito di branco addormenta ed accieca la coscienza umana, la quale solo attraverso la consapevole gestione da parte del singolo, la ricerca del dominio su sè stesso e sui propri istinti, può trovare sfogo per crescere.
Scusate la tirata, ma son fatto così....