Idem, ma noi siamo al nord.
Io di donne romantiche che non guardino ai soldi, alla bellezza, alla posizione sociale, a quanto 'dai' non ne ho conosciute molte.
Che cosa tiri fuori da una che guarda ai soldi? Qui il lavoro ha questo scopo, fare soldi. E il matrimonio pure, deve garantire benessere
E il romanticismo ha una componente irrazionale, sempre.
È il trionfo dell'amore sull'opportunità.
E non credere che a sinistra vada meglio.
È solo un'altra facciata.
Non ho mai conosciuto una donna di sinistra povera e romantica.
Bah, non è che sia così d’accordo.
Il romanticismo non è l’opposto dei soldi. È un linguaggio. Un modo di guardare certe cose invece che certe altre. Un modo di leggere i gesti, il tempo, la presenza, il desiderio, quello che uno ti dà quando non lo puoi mettere a bilancio.
Io sono una macchina da soldi, va bene. Ma questo non toglie che, se ho una storia con una donna, io possa valutarla anche — e spesso soprattutto — per quello che mi dà in termini non materiali.
Anzi, quando hai figli, la questione per me è ancora più chiara: quello che porti a casa lo porti innanzitutto per i figli. Lì sì che entrano in gioco il lavoro, la sicurezza, la struttura, il benessere. Ma con la moglie, la compagna, l’amante, il linguaggio è un altro.
Anche quando hai la famiglia-SRL, come la chiama
@Pincopallino, esiste un piano funzionale, pratico, organizzativo. Certo. Ma quello è il piano dell’azienda domestica. Quando restiamo io e te da soli, non è che mi porto il lavoro a casa e ti guardo col bilancino in mano. Lì deve esserci altro, sennò non è una relazione: è amministrazione.
E guarda che io sono sempre stato con donne workaholic. Ma workaholic per i loro obiettivi, per la loro fame, per la loro corsa. Non donne che stavano lì a spremere me come un bancomat con le gambe.
Per questo dico che ridurre tutto a soldi, posizione, utilità mi sembra una lettura corta. Quella roba conta, eccome. Ma non esaurisce il discorso. Perché se tra due persone resta solo la contabilità, il romanticismo non lo ammazza il denaro: lo ammazza la lingua da ufficio portata nel letto.