Mi sento di dover rispondere alla velata accusa di non essere stato molto innamorato o non abbastanza di mia moglie rompendo in parte il riserbo che mi ero imposto, rivelando alcuni particolari della mia vicenda finora non menzionati.
Avevo scritto nel mio intervento a commento dell'affermazione di
@ToyWoman che "
La fiducia non la recuperi più, una volta persa.
Chi è tradito e perdona deve essere molto paziente e tollerante: pensa di riuscirci, anche se ci vogliono anni ed anni. Auguri a chi ci prova.
La nuova relazione di coppia con mia moglie è partita su presupposti traballanti. E basta un nonnulla per farti cambiare idea e chiudere: questo l'avevo onestamente preannunciato a mia moglie quando, a separazione consensuale omologata dal tribunale, mi aveva comunicato che aveva chiuso con l'amante (non so tuttora ad iniziativa di chi) e chiesto che tornassi a casa, almeno per amore della figlia."
Ho parlato in altri thread del tradimento di mia moglie, avvenuto dopo 7 anni dalla nascita della figlia e di come l'avessi scoperto. Avevo omesso finora di raccontare, però, che prima di sposarci, mentre eravamo all'università circa due anni prima del matrimonio, mi aveva tradito con un docente (sposato e con prole). Avevo sospettato qualcosa dai suoi comportamenti e chiesto chiarimenti esternando la mia sofferenza perché innamorato di lei: aveva confessato il tradimento accettando la mia richiesta di chiudere subito la relazione extra. Ed io avevo perdonato, in quel caso il termine giusto era quello. Perdonato, davvero. Avevamo comunicato in qualche modo, direi, la relazione extra era iniziata da poche settimane ed aveva funzionato (così pensavo).
Dunque, c'era stato un "antipatico" precedente tra noi che può spiegare come la seconda volta, da sposato e con una figlia piccola, avessi reagito in modo forse ritenuto troppo duro e rapido da chi faccia riferimento solamente a quell'episodio più recente di tradimento.
Un secondo superamento del tradimento obiettivamente è più difficile che riesca e, aggiungo, quando ci siamo incontrati due giorni dopo che avevo lasciato casa, in un drammatico colloquio avvenuto in auto, aveva ammesso la relazione e mi aveva detto che era innamorata dell'altro e che non lo voleva lasciare. Mi aveva detto che sentiva di amare entrambi e le avevo detto che non accettavo di essere in condominio.
Come ultima prova di amore avrei chiesto la separazione consensuale (avevo le prove per l'addebito) affinché lei potesse essere libera senza problemi, ad una sola condizione: che l'amante non entrasse in casa nostra e che tenesse fuori nostra figlia dalla sua relazione. Altrimenti, avrei fatto la guerra ad oltranza in modo totale.
Lei accettò ed una settimana dopo firmavamo il ricorso per separazione consensuale. Tre mesi dopo eravamo ufficialmente separati in tribunale. Neanche trascorsero altri tre mesi che, avendo accettato di tornare a casa per fare il pranzo di Pasqua con nostra figlia, mi comunicava che la sua relazione extra era finita, mi amava e mi chiedeva di tornare a casa.
Ed io avevo parlato alcune settimane prima con le insegnanti di nostra figlia che mi avevano esternato come la bambina avesse cambiato comportamento in classe e tendesse ad isolarsi dai compagni e non comunicare. E si erano domandate cosa ci fosse dietro quel cambiamento, ottenendo conferma che i genitori si erano separati.
Così avevo accettato, non proprio convinto del suo amore, di ritornare a casa per ... proteggere la figlia. Anche pagando il prezzo di rinunciare ad un possibile progetto alternativo di vita.