Eccoti

Ti neretterei tutto, non solo quelle tre frasette.
Hai capito quello che volevo dire. Perfettamente calzante in maniera impressionante (perdona l'allitterazione buffa).
Ho nominato l'orgoglio perchè.. perchè sì, viene dopo, ma quest'anno, nonostante mi sia servito come reazione alla vulnerabilità, è stata la mia bella menzogna per negare la fame di empatia e contatto. Non è la prima volta, ovvio. E' una storia antica quanto i miei anni, questa.
"A me piace così".. sì, fino ad una certa. Ma basta una brezza leggera per scardinare l'equilibrio e rendersi conto delle chiacchiere che ci si propina.
Altro punto bellissimo che hai colto è il vuoto celebrale che ti assale nei confronti del dire e del domandare.
E anche lì, meglio negare quella massa che ti si aggroviglia all'altezza dello stomaco (buona o cattiva che sia, hai colto nel segno anche qui), ricacciarla giù a furia di sussurrarsi da soli che non è reale. O che, nei confronti delle domande, non ti riguarda, e quindi in realtà non c'è nemmeno una domanda da formulare.
Ieri, una ragazza molto vicina a me (l'unica persona di cui sto iniziando a non avere paura, anche a livello di affettività oltre che del farsi vedere), nel chiacchierare sul modo estremamente diverso che abbiamo nel raccontarci, mi ha definita una persona estremamente razionale.
Probabilmente ha ragione. Ma è una razionalità opprimente, un macigno a chiudere la tomba (sai, tipo come nelle necropoli.. non ricordo, c'è un periodo storico in cui si usavano i macigni?

)
Farsi violenza.. sì, assolutamente sì anche quello. E' necessario.
Almeno che non ci si aspetti che sia il mondo a venirti a raccogliere. Ma sono cose che il mondo non fa. Com'è giusto che sia.
Hai colto anche tu

I contesti non sono molto importanti, però. Qualsiasi situazione che riguardi affettività e/o emotività va bene.
La casistica è davvero immensa.. difficile fare esempi.
Può riguardare il chiedere aiuto o semplice compagnia, o di essere ascoltati su qualcosa che mi riguarda personalmente, oppure.. "cosa significa quel dato comportamento?" "perchè ti avvicini a me?" "perchè ti allontani?"
"Vorrei conoscerti, raccontami di te, di questo, di quello". Ecco, questa è una domanda che mi è morta in gola (anche un po' più giù) un'infinità di volte.
L'estrema discrezione e, in alcuni casi, mostrare disinteresse e distacco, mi fa sentire immensamente più al sicuro.
E gli errori d'interpretazione e comunicazione si accumulano a non finire.
Qualsiasi rapporto interpersonale diventa un immenso gioco basato sul mantenere le distanze e sul non sapere, in maniera, da parte mia, del tutto artificiale e faticosa. Molto vicina all'esigenza di mantenere il controllo totale fino alle estreme conseguenze, se vogliamo. Questo bel vizio, nel passato, mi ha portato anche a mandare avanti "legami" in maniera assolutamente autolesionistica.
Riguardo ai neretti, sono entrambi validi.
Per me è molto, molto facile sentirmi invasa. Quindi non voglio invadere. O almeno, così mi ripeto spesso. A volte è assolutamente vero.
Ma credo che l'immagine che cerco di dare (intenzionalmente o meno) per la maggior parte sia più la seconda. E qui ci si riallaccia allo splendido post di nicka.
Il rischio di apparire insolente... magari. Non credo nemmeno di esserne capace.
Il rischio di apparire, in qualche modo, "coinvolta".