Non sapere darsi limiti

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Alce Veloce

Utente di lunga data
è coerente con le sue idee e certamente rischia spesso il limite di una visione a senso unico.ma la satira va fatta esattamente come la fa lui, non è comicità:
deve graffiare e torcere le budella .
La satira deve, mescolando ironia e malizia, toccare i nervi scoperti di chi ne è oggetto, ma deve avere una sua deontologia, altrimenti si riduce ad uno strumento di propaganda e basta.
Si può colpire il proprio avversario nei punti più sensibili, ma per farlo non si deve scadere con, l'usare come "corpo contundente" le ossa (la dignità, la sensibilità) di chi non c'entra nulla.
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
Allora siamo stupiti in due, in ogni caso evidentemente non hai capito cosa intendo.
La satira non è questa, per te. Per me è anche questa.
Penso invece di aver capito, e sono daccordo con te che questa storia ha preso le dimensioni che ha preso prevalentemente per silurare Santoro (che per altro a me sta pesantemente sui maroni, pur meritando come tutti di dire la sua). Se lui ed i suoi collaboratori sapevano, come sanno, di essere "a rischio", ragion di più avrebbero dovuto fare attenzione a non mostrare il fianco con bassezze come quella vignetta. E' servita ai loro avversari, non sarebbe comunque servita a loro, anzi, molti di parte ne sono stati disgustati come gli altri.
Riguardo alla satira, dimmi dove trovi satira in quella vignetta. A me sembra una battuta da osteria ad ora tarda.
 
La satira deve, mescolando ironia e malizia, toccare i nervi scoperti di chi ne è oggetto, ma deve avere una sua deontologia, altrimenti si riduce ad uno strumento di propaganda e basta.
Si può colpire il proprio avversario nei punti più sensibili, ma per farlo non si deve scadere con, l'usare come "corpo contundente" le ossa (la dignità, la sensibilità) di chi non c'entra nulla.
ma sai la sensibilità qui è un concetto, al solito, molto soggettivo.sono convinta che vauro possieda un'enorme sensibilità che per assurdo usa in maniera assolutamente provocatoria.
ricordo una vignetta su alfredino rampi lacerante nella sua brutalità....ma era proprio per denunciare lo scempio compiuto dai media
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
ma sai la sensibilità qui è un concetto, al solito, molto soggettivo.sono convinta che vauro possieda un'enorme sensibilità che per assurdo usa in maniera assolutamente provocatoria.
ricordo una vignetta su alfredino rampi lacerante nella sua brutalità....ma era proprio per denunciare lo scempio compiuto dai media
In quel caso c'era la tragedia, e c'era pure un "obiettivo" preciso da centrare, in quanto i media dovevano essere colpiti proprio per il loro comportamento inerente Alfredino.
Non si è preso Alfredino per colpire i media riguardo, chessò, questioni di economia.
I "sensibili" a seconda della convenienza mi disgustano.
 
In quel caso c'era la tragedia, e c'era pure un "obiettivo" preciso da centrare, in quanto i media dovevano essere colpiti proprio per il loro comportamento inerente Alfredino.
Non si è preso Alfredino per colpire i media riguardo, chessò, questioni di economia.
I "sensibili" a seconda della convenienza mi disgustano.
per me non è questo il caso.
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
Andando un po' OT:
giorni fa ho letto sulla Stampa un articolo di Lucia Annunziata osannante al limite dello sbrodoloso l'azione del governo e del suo capo. Sembrava scritto da Fede.
Ma L'Annunziata non era una sinistrorsa sfegatata? O sbaglio? Ci sono quasi rimasto male.
 

Nobody

Utente di lunga data
Penso invece di aver capito, e sono daccordo con te che questa storia ha preso le dimensioni che ha preso prevalentemente per silurare Santoro (che per altro a me sta pesantemente sui maroni, pur meritando come tutti di dire la sua). Se lui ed i suoi collaboratori sapevano, come sanno, di essere "a rischio", ragion di più avrebbero dovuto fare attenzione a non mostrare il fianco con bassezze come quella vignetta. E' servita ai loro avversari, non sarebbe comunque servita a loro, anzi, molti di parte ne sono stati disgustati come gli altri.
Riguardo alla satira, dimmi dove trovi satira in quella vignetta. A me sembra una battuta da osteria ad ora tarda.
Anche a me Santoro è molto antipatico, ma almeno (con tutti i suoi limiti ideologici e di carattere) prova a fare il suo mestiere. E non vedo perchè dovrebbe ridimensionarsi, tenendo un basso profilo solo perchè rompe i coglioni ai potenti. Siamo all'assurdo, ora se lo cacceranno sarà colpa sua che non si è defilato, quando fischiavano le pallottole.
Per te quella vignetta è una bassezza, per me no.
La satira non si spiega, o la percepisci oppure no, quindi non posso risponderti.

Comunque, pare che i centinaia di milioni di euro per il mancato accorpamento del referendum finiscano nel cesso per calcolo politico. Questo è un fatto, altro che indignarsi per Vauro. Spero che gli elettori di questo governo plaudano alla scelta.
 

Nobody

Utente di lunga data
Mi dici cosa c'entrano i morti abruzzesi con il decreto sulle volumetrie delle case?
Ecco qui siccome ti ritengo intelligente, parli ideologicamente. Sai benissimo che non c'entra con questi morti, ma con gli eventuali prossimi.
 

Old reale

Utente di lunga data
Anche a me Santoro è molto antipatico, ma almeno (con tutti i suoi limiti ideologici e di carattere) prova a fare il suo mestiere. E non vedo perchè dovrebbe ridimensionarsi, tenendo un basso profilo solo perchè rompe i coglioni ai potenti. Siamo all'assurdo, ora se lo cacceranno sarà colpa sua che non si è defilato, quando fischiavano le pallottole.
Per te quella vignetta è una bassezza, per me no.
La satira non si spiega, o la percepisci oppure no, quindi non posso risponderti.

Comunque, pare che i centinaia di milioni di euro per il mancato accorpamento del referendum finiscano nel cesso per calcolo politico. Questo è un fatto, altro che indignarsi per Vauro. Spero che gli elettori di questo governo plaudano alla scelta.
molti, la questione è che tu mescoli due cose. il piano del forum e quello politico mediatico. nessuno qui ha criticato o critica vauro e santoro per quella vignetta per ridimensionarli, delegittimarli ecc...e credo che la maggior parte di noi che abbiamo scritto non credo sia d'accordo con una cacciata di vauro o di santoro. se poi succederà personalmente criticherò ancora più pesantemente di quello che posso fare con vauro perchè in vauro riconosco una buona fede che non riconosco certo in chi per una vignetta di satira, che non approvo ma che mai nemmeno avrei censurato, decide o deciderà di sospenderlo. la libertà di satira è importante, altresì importante e sullo stesso piano pongo la libertà di criticarla senza censurarla ma nemmeno a priori accettarla tout court senza spirito, appunto, critico.
 

Nobody

Utente di lunga data
molti, la questione è che tu mescoli due cose. il piano del forum e quello politico mediatico. nessuno qui ha criticato o critica vauro e santoro per quella vignetta per ridimensionarli, delegittimarli ecc...e credo che la maggior parte di noi che abbiamo scritto non credo sia d'accordo con una cacciata di vauro o di santoro. se poi succederà personalmente criticherò ancora più pesantemente di quello che posso fare con vauro perchè in vauro riconosco una buona fede che non riconosco certo in chi per una vignetta di satira, che non approvo ma che mai nemmeno avrei censurato, decide o deciderà di sospenderlo. la libertà di satira è importante, altresì importante e sullo stesso piano pongo la libertà di criticarla senza censurarla ma nemmeno a priori accettarla tout court senza spirito, appunto, critico.
Scrivo sul forum quello che penso... se questo è mescolare, allora mescolo.
 

emmanuelle arsan

Utente di lunga data
"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO."
DI GIACOMO DI GIROLAMO


Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?

Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente? Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
l'ho letta ieri su un blog questa lettera e riesco solo a pensare alla rabbia, alla frustrazione, al dolore ed al senso di impotenza che c'è in chi l'ha scritta.
 

emmanuelle arsan

Utente di lunga data
"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO."
DI GIACOMO DI GIROLAMO


Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?

Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente? Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
l'ho letta ieri su un blog questa lettera e riesco solo a pensare alla rabbia, alla frustrazione, al dolore ed al senso di impotenza che c'è in chi l'ha scritta.
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
Anche a me Santoro è molto antipatico, ma almeno (con tutti i suoi limiti ideologici e di carattere) prova a fare il suo mestiere. E non vedo perchè dovrebbe ridimensionarsi, tenendo un basso profilo solo perchè rompe i coglioni ai potenti. Siamo all'assurdo, ora se lo cacceranno sarà colpa sua che non si è defilato, quando fischiavano le pallottole.
Per te quella vignetta è una bassezza, per me no.
La satira non si spiega, o la percepisci oppure no, quindi non posso risponderti.

Comunque, pare che i centinaia di milioni di euro per il mancato accorpamento del referendum finiscano nel cesso per calcolo politico. Questo è un fatto, altro che indignarsi per Vauro. Spero che gli elettori di questo governo plaudano alla scelta.
Ragazzo mio, e tu speravi che bastasse un terremoto per fermare i calcoli politici?
E speri forse che un governo qualsiasi, per quanto possa fare a volte qualcosa di buono, possa essere esente da questi? Allora potresti averlo scritto tu il post di Giobbe, e senza intento ironico
 
molti, la questione è che tu mescoli due cose. il piano del forum e quello politico mediatico. nessuno qui ha criticato o critica vauro e santoro per quella vignetta per ridimensionarli, delegittimarli ecc...e credo che la maggior parte di noi che abbiamo scritto non credo sia d'accordo con una cacciata di vauro o di santoro. se poi succederà personalmente criticherò ancora più pesantemente di quello che posso fare con vauro perchè in vauro riconosco una buona fede che non riconosco certo in chi per una vignetta di satira, che non approvo ma che mai nemmeno avrei censurato, decide o deciderà di sospenderlo. la libertà di satira è importante, altresì importante e sullo stesso piano pongo la libertà di criticarla senza censurarla ma nemmeno a priori accettarla tout court senza spirito, appunto, critico.
hai ragione
 

emmanuelle arsan

Utente di lunga data
intanto pare che non andremo a votare in una sola tornata e qualche elettore corre il rischio di doversi recare alle urne per tre domeniche di seguito...
 

Nobody

Utente di lunga data
Ragazzo mio, e tu speravi che bastasse un terremoto per fermare i calcoli politici?
E speri forse che un governo qualsiasi, per quanto possa fare a volte qualcosa di buono, possa essere esente da questi? Allora potresti averlo scritto tu il post di Giobbe, e senza intento ironico
Lo so benissimo che lucrano anche sul terremoto, e la cosa per fortuna mi da ancora la nausea... tu continua a riderci su, ed a indignarti per Vauro.
Sull'ultima frase, neanche ti rispondo.
 
Stato
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