non è vero, il freddo mi piace.Lui non ama il caldo. Non ama nemmeno il freddo. È una borsa. Si lamenta di tutto.
sul resto, è che sto invecchiando
non è vero, il freddo mi piace.Lui non ama il caldo. Non ama nemmeno il freddo. È una borsa. Si lamenta di tutto.
Mendace.non è vero, il freddo mi piace.
Mendace.
Non l'ho mai detto. È che io non mi lamento.che mi piaccia il freddo è fatto noto. piace anche a te
Concordo con te, adoro il mare ma odio la spiaggia, in casa sopra i 18 gradi sto in maglietta, se no sudo.che mi piaccia il freddo è fatto noto. piace anche a te
tu mica sei vecchiaNon l'ho mai detto. È che io non mi lamento.
No. Non potrei rinunciare agli amici e non sopporterei di vederli una volta all'annoLa domanda era semplice, praticamente hanno riposto solo Vera, Pinco e Brunetta
La sintetizzo.
Avete mai pensato ad un cambio così radicale? Mollare tutto e ricominciare da capo?
Se si avesse la possibilità, lo fareste?
Al momento io sono alla conquista di Roma, poi valuterò l Uruguay![]()
Perché non sanno che sacrifici porta la malattia ai reni ,lo so per aver vissuto la dialisi che faceva mia mamma ,come anche chi ha donato.un rene almproprionfiglio che dopo venti anni lo ha perso .ed il marito con un rene solo perchè lo ha donato a lei, l'ultimo. io non mi spiego come non si riesca a capire quando una notizia è costruita
Oggi è il terzo like che ti faccio , di una cosa dissento anche il sud è meraviglioso.e pieno di storia,se non basta per il nord pensa al sud e alla sua storia millenaria.io ho girato per 25 anni il centronord di un paese che gli italiani non conoscono
e credo fermamente che non basti una vita per dire di averlo visto tutto. le Piramidi sono fantastiche, ma dopo una settimana, hai fatto tutto
Me lo sognoAnch’io davvero contenta del viaggio in Egitto.
Perché?Perché non sanno che sacrifici porta la malattia ai reni ,lo so per aver vissuto la dialisi che faceva mia mamma ,come anche chi ha donato.un rene almproprionfiglio che dopo venti anni lo ha perso .
Ne so altri di casi di persone con trapianto ,ecco perché non credo neanche io alla notizia del racconto , pensa avendo girato un bel po' ho conosciuto che si è trasferito in Tunisia ,Romania e anche chi era andato in portogallo da pensionato,tutte situazioni provvisorie , meglio chi può permetterselo , trasferirsi in Sardegna, anche lì conosciuto persone che dopo la pensione hanno aperto un b&b o comperato casa perle vacanze ,parliamo di gente con li sghei
Oggi è il terzo like che ti faccio , di una cosa dissento anche il sud è meraviglioso.e pieno di storia,se non basta per il nord pensa al sud e alla sua storia millenaria.
Me lo sogno![]()
Vero ma dati in tempi non ci fidiamo , preferiamo fare o visitare altroPerché?
Non ha costi proibitivi l Egitto
Ed è veramente un luogo fantastico
Io sono stata a dicembre scorso e a maggioVero ma dati in tempi non ci fidiamo , preferiamo fare o visitare altro
La crociera sul Nilo mi è saltata non ricordo perché ,forse scelsi il viaggio in Russia .Io sono stata a dicembre scorso e a maggio
Zero problemi assolutamente
In giro non nel mar rosso
Se avessi il culo parato e qualche soldo da parte perché no...Queste storie qui su Repubblica.
Voi avreste il coraggio di mollare tutto e ricominciare una vita nuova?
REPUBBLICA, PIANO B
Piano B, Sara: “Io ero un’impiegata, lui un imbianchino. Ora la nostra casa è un atollo in paradiso”
La nuova puntata della serie sulle persone che mollano tutto e cambiano vita.
“Sull’isola non avevano mai visto persone bianche”.
Dice proprio così Sara: e lo dice come fosse la cosa più normale del mondo. Sara che non si è fermata davanti a niente e a nessuno, che ha lasciato il certo per l’incerto e che, alla fine, ha trovato il paradiso: una minuscola isola di pescatori in un atollo (quasi) sconosciuto, dove nessun turista era mai sbarcato. Nel cuore delle Maldive.
Come è possibile, dai.
E invece.
E invece Sara Marchini, per 23 anni impiegata di banca in una cittadina in provincia di Mantova, un giorno ha firmato “con le mani che tremavano” le sue dimissioni e ha affrontato un cambio vita rivoluzionario, che a molti è sembrato folle. Anche se non da sola.
Il Piano B l’ha costruito con suo marito - che di mestiere faceva l’imbianchino - e altri quattro amici. Oggi, insieme, ormai da 11 anni, gestiscono una guest house con 13 stanze sul mare. Quel mare di cristallo lì, quello dal colore impossibile un po’ verde acqua, un po’ turchese e un po’ smeraldo. Con la sabbia come farina e le palme a fare da ombrellone e le tartarughe e le mante e i coralli e i pesci colorati e i delfini che passano ogni mattina all’alba a salutare.
Ma partiamo dall’inizio del viaggio, quando il mare era solo un pensiero felice.
“Mio marito si chiama Gino”, premette Sara. E aggiunge sorridendo:
“Era Gino l’imbianchino. E lo era da quando aveva 14 anni. Ma mi ha sempre detto: ‘Non voglio morire con secchio e pennello in mano’. Questo per spiegare che la voglia di cambiamento ci scorreva nelle vene da tanto tempo e che abbiamo sempre avuto una certezza: non saremmo morti a Viadana”.
Viadana è una cittadina sul Po al confine tra Lombardia ed Emilia-Romagna, dove Sara e Gino, oggi 53 e 60 anni, sono nati e cresciuti. E dove hanno costruito lavoro, amicizie, vita. Hanno anche una figlia, Martina.
L’anno in cui cambia tutto, ma loro ancora non lo sanno, è il 2012. Quando fanno una vacanza a Zanzibar: qui conoscono una coppia emiliana, Glauco e Maura. Nasce un feeling immediato, che si trasforma presto in una bella amicizia. Tanto che negli anni successivi decidono di fare nuove vacanze insieme: prima in Messico, poi alle Maldive, dove sono ospiti proprio di una guest house.
“In origine erano le case dei pescatori maldiviani - spiega Sara - dove si poteva mangiare e dormire. Poi si sono evolute, e sono diventate vere e proprie strutture turistiche. Fu una vacanza splendida: era il gennaio del 2014. Dormivamo in riva al mare, e tutti i giorni andavamo fuori in barca. Non volevamo più tornare. Ci siamo innamorati e, insieme, tutti e quattro, abbiamo deciso di informarci per l’acquisto di una casa. Ma abbiamo scoperto che alle Maldive, per legge, non si può comprare niente. Si possono solo affittare delle strutture, oppure costruirle, ma la proprietà resta degli isolani”.
Una volta tornati a casa, un altro amico, Claudio, che ha visto le foto su Facebook, vuole saperne di più.
“Le immagini lo avevano incuriosito molto. Ci ha chiesto informazioni, abbiamo parlato. Ve la faccio breve: anche lui e sua moglie erano interessati a investire. E il 7 luglio del 2014 abbiamo firmato il contratto: noi e i nostri quattro amici abbiamo preso in gestione una struttura con cinque bungalow”.
Così, inizia l’avventura. Investono 30mila euro a coppia, i risparmi di tanti anni di lavoro. Si alternano e passano circa 4 mesi ognuno sull’isola.
“All’inizio non sapevamo bene come fare, tutti noi avevamo lavori normalissimi. Poi, piano piano, io e Maura abbiamo raccolto le prenotazioni tramite amici, con il passaparola. Ancora oggi, infatti, tanti ospiti vengono dal Nord Italia, dalla Lombardia e dall’Emilia-Romagna”.
Ognuno ha il suo compito: Giovanna si occupa della contabilità. Claudio, che faceva il commercialista, della chiusura dei contratti. Glauco e Gino della manutenzione. Tutti di accompagnare e assistere gli ospiti. Ma nel giro di poco tempo l’isola diventa troppo commerciale:
“Si era riempita di resort, e fare escursioni in zone poco turistiche era diventato molto difficile. Così abbiamo deciso di provare a cambiare atollo. Sempre tutti insieme. Dopo varie ricerche, siamo finiti sull’isola di Buruni, nell’atollo di Thaa, nel cuore delle Maldive, a 100 chilometri dall’Equatore. E non ci crederete, ma quando siamo arrivati, eravamo i ‘primi bianchi’ che mettevano piede sull’isola. Abbiamo costruito 10 bungalow e una villetta: in tutto 13 stanze sul mare, che gestiamo ancora oggi (la struttura si chiama Villa Buruni guesthouse Maldives,ndr)”.
E come vi hanno accolto gli abitanti?
“I primi ad arrivare sull’atollo sono stati i tre mariti. Alcuni degli isolani erano accoglienti, altri un po più diffidenti. Li hanno invitati a pescare insieme. E Gino e gli altri hanno accettato. Da lì, è nata una serena convivenza. La cosa che non sono mai riusciti ad accettare, invece, sono le donne troppo svestite. Anche un pantaloncino corto li scandalizza. Così siamo andati a parlare con il Comune e abbiamo spiegato che per noi è normale. Loro hanno capito, ma per rispetto non andiamo mai in giro con shorts cortissimi o con le spalle scoperte”.
Solo quando il cambio vita ormai ha preso forma, Sara decide di licenziarsi: è il novembre del 2018: “Ho mollato piano piano. In pratica, da quando abbiamo iniziato l’avventura a quando mi sono licenziata, sono passati quattro anni, durante i quali gli altri si erano licenziati o erano andati in pensione. Il giorno in cui sono andata a firmare mi tremava la la penna. Mi dissero: sei sicura? Non lo ero. Avevo paura, anche perché avevo una figlia adolescente. Ma dopo 23 anni dietro a uno sportello avevo bisogno di cambiare. Non potevo non tentare, nella vita dovevo e volevo fare altro”.
A Buruni, che si trova a 220 chilometri dalla capitale delle Maldive, Malè, vivono circa 400 persone, di cui 100 bambini.
“Tutto intorno ci sono isole deserte. Sono sono pochissimi i posti delle Maldive ancora così intatti. In questo modo possiamo portare i nostri ospiti tutti i giorni a visitare luoghi incontaminati. Negli anni siamo riusciti anche a comprare due barche. Sull’isola poi c’è la scuola, campi da calcio e da pallavolo, una piccola farmacia, un piccolo ospedale e ben cinque moschee. Sono molto religiosi, per legge sono obbligati a essere musulmani, l’Islam si insegna fin dall’asilo. Noi cerchiamo sempre di coinvolgerli in quello che facciamo, di avere rapporti positivi. Per esempio, se vogliamo abbellire la struttura, spieghiamo il progetto e facciamo capire che è un bene anche per loro”.
"Sono persone amichevoli: c’è un anziano che quando mi incontra parla sempre in maldiviano, come se potessi capirlo, e poi – sorride – mi regala le noccioline. E c’è chi mi porta il frutto del pane fritto, che mi piace moltissimo. Noi ricambiamo regalando della frutta a tutti gli isolani durante il Ramadan, la portiamo alle famiglie con il nostro ape car”.
Oggi Sara e i suoi amici hanno anche un ristorante sul mare, a cinque metri dall’acqua. E dieci dipendenti, di cui quattro sono maldiviani. Chiudono tre o quattro mesi all’anno. Quando non sono alle Maldive vivono in Sardegna, a dieci chilometri da Olbia, in una casa che hanno comprato (accendendo un mutuo) diversi anni fa.
Quando non lavorate cosa fate?
“Beh – sorride ancora Sara – non molto. Prendiamo soprattutto le prenotazioni. Andiamo nel nostro paese di origine solo per nostra figlia (che oggi ha 30 anni) e i nostri genitori, che ormai sono anziani”.
Siete felici?
“Molto. Con questo lavoro abbiamo conosciuto tantissime persone e si sono create vere amicizie. Certo, i problemi ci sono e ci saranno sempre. Come quando ho subito un trapianto di reni. Anzi, in realtà ne ho fatti tre, di trapianti. L’ultimo, nel giugno del 2021, e il rene me lo ha donato mio marito. È stata dura, ma poi siamo tornati sulla nostra spiaggia, e tutto è tornato a posto. Sapete? La mattina vediamo i delfini. Passano ogni giorno, alle cinque, e mi commuovo sempre. Una volta, mentre saltavano, sono spuntati due arcobaleni: uno dentro l’altro. Il paradiso? Esiste davvero”.
Viaggiando ho notato che nei paesi economicamente piu deboli, che paradossalmente dovrebbero dare meno possibilità di istruzione ci sono più persone che parlano inglese. Non per fer forza nei paesi slavi, in Portogallo ho parlato in inglese con elettricista sessantenne (ubriaco)non nei paesi slavi, in quelli arabi o in quelli dell'Africa "nera" che non sono stati colonie inglesi o in Asia Centrale
dimenticavo il Sudamerica. grossomodo metà del mondo
non ho inserito i paesi europei occidentali appostaViaggiando ho notato che nei paesi economicamente piu deboli, che paradossalmente dovrebbero dare meno possibilità di istruzione ci sono più persone che parlano inglese. Non per fer forza nei paesi slavi, in Portogallo ho parlato in inglese con elettricista sessantenne (ubriaco)
Io la maglietta solo sopra i 25!sopra i 18 gradi sto in maglietta, se no sudo.