La mia cipollina aveva diciott’anni / quando ci ho fatto all’amore,
era giovane come l’acqua, / era fresca come un fiore.
Aveva una vitina / che stava in un anellino,
le dicevo: cipollina, / le dicevo: cosettina!
Andavamo a spasso… / Lei, leggera, elegante,
la bocca ridente. / La gente la vanta:
Le dice che è bella, / che sembra un gelsomino;
io le dico: coditremola, / le dico: passerotto,
le dico: scricciolo, / filo d’erba, lucciola…
e lei mi sorride, / e io perdo la bussola…
L’ho persa, infatti, / e non l’ho più trovata…
L’ho persa una sera / e un giorno l’ho sposata.
Vent’anni che siamo sposi / e le voglio ancora bene,
ma è diventata una barca, / una pietra da mulino.
Quella vita tanto sottile / adesso è un fagottone,
quella bella cipollina / ormai è un “bavarone” (cipollotto piccante).
Ancora si va a spasso / e il cuore le canta,
ma subito suda / perch’è grassa e pesante.
La gente si scosta, / le cede il marciapiede,
ma lei va piano, / si fa trascinare.
Io le faccio da puntello / per far che non si spanda
e le dico: su, bellezza, / sta su, bella grande…
E lei mi sorride / e io la incoraggio…
La mia cipollina / ormai è un cariaggio!