Old Pazienza
Utente di lunga data
Perché sono qui
Visto che mi sono iscritto per parlarne, tanto vale non rimandare oltre ed affondare subito il dito nella piaga.
La mia è una storia banale ma non per questo meno dolorosa.
Dopo molti anni di un matrimonio che credevo solido, senza momenti di esaltazione ma neppure di crisi, ho iniziato per voglia di trasgressione a frequentare sempre più assiduamente chat per singles e forum di "relazioni sociali", sino a stringere amicizia con una donna in particolare, che poi ho iniziato lentamente ad apprezzare a tal punto da desiderare di incontarla di persona. E così è stato. Città diverse ma non troppo distanti, lavori che consentivano ad entrambi di spostarsi con un buon margine di autonomia. Anche lei sposata, anche lei madre di figli, anche lei molto presa dalla cosa, o almeno così credevo io. Avrebbe dovuto continuare ad essere un divertissement, una cosa estemporanea, ma io ho perso la testa per lei. Pesantemente. Speravo che anche lei provasse lo stesso per me.Un giorno mi decido a confessarle questo mio stato d'animo e lei reagisce malissimo, si spaventa, teme che io possa mettere in discussione la sua vita. Mi dice di chiuderla immediatamente, prima che scoppino casini irreversibili per tutti e due.
Io sto male come un animale ferito. Continuo a cercarla, la imploro di non lasciarmi, di tenermi con se comunque nella sua vita. Lei mi sfugge ma io inisisto a cercarla, ovunque. Di fatto la perseguito quasi. Lei reagisce prima con distacco, poi con insofferenza ed infine con crudeltà: arriva a dirmi, citando i dettagli, che non ho mai significato nulla per lei, una scopata come un'altra, e che pure durante i mesi in cui abbiamo vissuto la nostra storia io non ero l'unico, ma aveva continuato a vedere altri uomini. Mi cita persone, luoghi, tempi. Il tutto detto con un candore, una naturalezza ed una assoluta indifferenza che mi hanno fatto temere seriamente per il mio equlibrio emotivo: soltanto una immensa forza d'animo e l'intervento opportuno di persone a me realmente care e vicine (su tutte mia moglie, alla quale preso dalla disperazione ho confessato tutto e che è riuscita ad anteporre il mio bene alla sua rabbia, alla sua delusione, alla sua mortificazione ed al suo dolore) hanno impedito che potessi commettere una follia o comunque qualcosa di cui avrei potuto pentirmi per il resto dei miei giorni.
Sono trascorsi da allora alcuni mesi. Io e mia moglie stiamo lavorando molto sul nostro rapporto, per capire e cambiare. Comunque vada, sono certo di essere un uomo fortunato ad aver avuto accanto lei per tutti questi anni e mi vergogno come un ladro per aver ferito la sola persona che nella mia vita non l'avrebbe meritato. Gli uomini sbagliano e un prezzo da pagare c'è sempre. Il mio è l'aver scoperto quanto sono diverso da quel che credevo di essere. E non mi piaccio granché, ma non ho altrenative: devo accettarmi e impegnarmi a modificare alcuni aspetti del mio carattere, del mio essere. Ma ancor più mi ha turbato nel profondo capire quanti fossi solo anche quando avevo un mondo di affetti che ruotava intorno a me, mentre io ero tutto preso a concentrami sulla costruzione di una pseudo esistenza parallela, con una persona sostanzialmente a me estranea che simboleggiava il mio desiderio di trasgressione e novità, e priva dell'unica cosa, che secondo me, realmente conta: la sincerità con se stessi e gli altri. Se manca quella, il castello di carte è destinato prima o poi a crollare miseramente.Ora lo so, l'ho pagato sulla mia pelle e su quella di chi mi ama.
Visto che mi sono iscritto per parlarne, tanto vale non rimandare oltre ed affondare subito il dito nella piaga.
La mia è una storia banale ma non per questo meno dolorosa.
Dopo molti anni di un matrimonio che credevo solido, senza momenti di esaltazione ma neppure di crisi, ho iniziato per voglia di trasgressione a frequentare sempre più assiduamente chat per singles e forum di "relazioni sociali", sino a stringere amicizia con una donna in particolare, che poi ho iniziato lentamente ad apprezzare a tal punto da desiderare di incontarla di persona. E così è stato. Città diverse ma non troppo distanti, lavori che consentivano ad entrambi di spostarsi con un buon margine di autonomia. Anche lei sposata, anche lei madre di figli, anche lei molto presa dalla cosa, o almeno così credevo io. Avrebbe dovuto continuare ad essere un divertissement, una cosa estemporanea, ma io ho perso la testa per lei. Pesantemente. Speravo che anche lei provasse lo stesso per me.Un giorno mi decido a confessarle questo mio stato d'animo e lei reagisce malissimo, si spaventa, teme che io possa mettere in discussione la sua vita. Mi dice di chiuderla immediatamente, prima che scoppino casini irreversibili per tutti e due.
Io sto male come un animale ferito. Continuo a cercarla, la imploro di non lasciarmi, di tenermi con se comunque nella sua vita. Lei mi sfugge ma io inisisto a cercarla, ovunque. Di fatto la perseguito quasi. Lei reagisce prima con distacco, poi con insofferenza ed infine con crudeltà: arriva a dirmi, citando i dettagli, che non ho mai significato nulla per lei, una scopata come un'altra, e che pure durante i mesi in cui abbiamo vissuto la nostra storia io non ero l'unico, ma aveva continuato a vedere altri uomini. Mi cita persone, luoghi, tempi. Il tutto detto con un candore, una naturalezza ed una assoluta indifferenza che mi hanno fatto temere seriamente per il mio equlibrio emotivo: soltanto una immensa forza d'animo e l'intervento opportuno di persone a me realmente care e vicine (su tutte mia moglie, alla quale preso dalla disperazione ho confessato tutto e che è riuscita ad anteporre il mio bene alla sua rabbia, alla sua delusione, alla sua mortificazione ed al suo dolore) hanno impedito che potessi commettere una follia o comunque qualcosa di cui avrei potuto pentirmi per il resto dei miei giorni.
Sono trascorsi da allora alcuni mesi. Io e mia moglie stiamo lavorando molto sul nostro rapporto, per capire e cambiare. Comunque vada, sono certo di essere un uomo fortunato ad aver avuto accanto lei per tutti questi anni e mi vergogno come un ladro per aver ferito la sola persona che nella mia vita non l'avrebbe meritato. Gli uomini sbagliano e un prezzo da pagare c'è sempre. Il mio è l'aver scoperto quanto sono diverso da quel che credevo di essere. E non mi piaccio granché, ma non ho altrenative: devo accettarmi e impegnarmi a modificare alcuni aspetti del mio carattere, del mio essere. Ma ancor più mi ha turbato nel profondo capire quanti fossi solo anche quando avevo un mondo di affetti che ruotava intorno a me, mentre io ero tutto preso a concentrami sulla costruzione di una pseudo esistenza parallela, con una persona sostanzialmente a me estranea che simboleggiava il mio desiderio di trasgressione e novità, e priva dell'unica cosa, che secondo me, realmente conta: la sincerità con se stessi e gli altri. Se manca quella, il castello di carte è destinato prima o poi a crollare miseramente.Ora lo so, l'ho pagato sulla mia pelle e su quella di chi mi ama.