Prospettive

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non è troppo. Le mie difese sono solide. Però nel momento in cui hai una soglia del dolore molto alta continui a sorridere anche mentre i cuccioli voraci si sbranano la tetta
Sono sempre stata il più possibile nella natura. Imparando mano a mano come sia comunque edulcorata nello sguardo umano, e spesso privata di quella che come umana chiamo "crudeltà".

So che non è crudeltà umana.

Ma so anche che quello che contraddistingue la Natura è l'essere fuori dalle regole umane....e non ho che le parole umane per descrivere qualcosa che è Oltre l'umano. :eek:

Beh...mi ricordo questa gatta. Bellissima.

I felini sono splendidamente accudenti coi cuccioli.
E' interessantissimo il meccanismo per cui spesso i maschi adulti temono i cuccioli. E' una protezione per i cuccioli stessi.
E' altrettanto interessante il fatto che il maschio tenti di uccidere la cucciolata per potersi ri-accoppiare con la femmina.

Questa gatta aveva avuto una cucciolata neanche troppo numerosa. Un 5 gattini, se non ricordo male.
E io, ero una piccoletta, andavo tutti i giorni a vedere i gattini crescere. Mi piaceva tantissimo mettermi lì in silenzio a scambiare occhi chiusi con la gatta e sentirla fusare mentre allattava.

Un giorno sono arrivata e come mio solito ho dato una sbirciata ai gattini.
Un fenomeno stranissimo. Perchè ricordo nettamente che i miei occhi vedevano un qualcosa che io non sapevo riconoscere. Ci ho messo un po'.

Dei gattini ne erano rimasti due.
Degli altri era rimasta una testolina, dei pezzetti di zampine e nient'altro.

Ero rimasta immobilizzata a guardare i due gattini ciucciare.

Mi è poi stato spiegato che probabilmente quei gattini li aveva uccisi e mangiati la gatta.
In Natura non si spreca nulla.
Le ipotesi molteplici. Non aveva abbastanza per nutrirli tutti. Erano malati.
Ci sono studi interessanti su questa cosa delle madri che uccidono i loro cuccioli.
Lo fanno a volte anche le madri umane.

Ecco.
Rientrando nella tua metafora, saper dare la vita significa anche saper dare la morte.
Ed è in entrambi i casi tenerezza.
Il sacrificio, intenso nel senso di rendere sacro, è nel saper dare la morte.
Saper rinunciare ad un qualcosa di molto prezioso per un bene altrettanto prezioso.

A volte è egoismo e paura allo stato puro quel lasciarsi sbranare la tetta sorridendo. Autocompiacimento.
Prendere e non saper dare il proprio dolore.

A prescindere dalla soglia di tolleranza.

Sono esattamente le difese, a mio parere, quando sono solide ad essere controproducenti e a rendere la tenerezza un qualcosa di molto più pericoloso e doloroso di un semplice atto reale di distacco.
Perchè in quelle difese è il proprio dolore ad essere sacrificato a prescindere dall'altro. (sempre nel significato di rendere sacro).

Ed è un meccanismo autoreferenziale.

Che è poi il motivo per cui la tenerezza, dal mio punto di vista, è un qualcosa da cui giro largo, e di cui mi fido molto poco. Anche e soprattutto in me.

Ovviamente è una mia opinione che deriva anche dal mio vissuto e dal modo in cui io desidero vengano trattati il mio dolore e i miei bisogni.

Io ho allattato nel modo in cui descrivi. Ho fatto male. Molto male. all'altro e anche a me.
E' un limite che sono ben attenta a non valicare. Il prezzo oltre ad essere troppo alto, porta ad uno spreco che in natura non è contemplato.

In Natura si persegue la Vita, anche attraverso la Morte.
Il dolore, sto imparando, non ha bisogno di essere tollerato...ha bisogno di essere accolto e abbracciato. :)
 
Ultima modifica:

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Sono sempre stata il più possibile nella natura. Imparando mano a mano come sia comunque edulcorata nello sguardo umano, e spesso privata di quella che come umana chiamo "crudeltà".

So che non è crudeltà umana.

Ma so anche che quello che contraddistingue la Natura è l'essere fuori dalle regole umane....e non ho che le parole umane per descrivere qualcosa che è Oltre l'umano. :eek:

Beh...mi ricordo questa gatta. Bellissima.

I felini sono splendidamente accudenti coi cuccioli.
E' interessantissimo il meccanismo per cui spesso i maschi adulti temono i cuccioli. E' una protezione per i cuccioli stessi.
E' altrettanto interessante il fatto che il maschio tenti di uccidere la cucciolata per potersi ri-accoppiare con la femmina.

Questa gatta aveva avuto una cucciolata neanche troppo numerosa. Un 5 gattini, se non ricordo male.
E io, ero una piccoletta, andavo tutti i giorni a vedere i gattini crescere. Mi piaceva tantissimo mettermi lì in silenzio a scambiare occhi chiusi con la gatta e sentirla fusare mentre allattava.

Un giorno sono arrivata e come mio solito ho dato una sbirciata ai gattini.
Un fenomeno stranissimo. Perchè ricordo nettamente che i miei occhi vedevano un qualcosa che io non sapevo riconoscere. Ci ho messo un po'.

Dei gattini ne erano rimasti due.
Degli altri era rimasta una testolina, dei pezzetti di zampine e nient'altro.

Ero rimasta immobilizzata a guardare i due gattini ciucciare.

Mi è poi stato spiegato che probabilmente quei gattini li aveva uccisi e mangiati la gatta.
In Natura non si spreca nulla.
Le ipotesi molteplici. Non aveva abbastanza per nutrirli tutti. Erano malati.
Ci sono studi interessanti su questa cosa delle madri che uccidono i loro cuccioli.
Lo fanno a volte anche le madri umane.

Ecco.
Rientrando nella tua metafora, saper dare la vita significa anche saper dare la morte.
Ed è in entrambi i casi tenerezza.
Il sacrificio, intenso nel senso di rendere sacro, è nel saper dare la morte.
Saper rinunciare ad un qualcosa di molto prezioso per un bene altrettanto prezioso.

A volte è egoismo e paura allo stato puro quel lasciarsi sbranare la tetta sorridendo. Autocompiacimento.
Prendere e non saper dare il proprio dolore.

A prescindere dalla soglia di tolleranza.

Sono esattamente le difese, a mio parere, quando sono solide ad essere controproducenti e a rendere la tenerezza un qualcosa di molto più pericoloso e doloroso di un semplice atto reale di distacco.
Perchè in quelle difese è il proprio dolore ad essere sacrificato a prescindere dall'altro. (sempre nel significato di rendere sacro).

Ed è un meccanismo autoreferenziale.

Che è poi il motivo per cui la tenerezza, dal mio punto di vista, è un qualcosa da cui giro largo, e di cui mi fido molto poco. Anche e soprattutto in me.

Ovviamente è una mia opinione che deriva anche dal mio vissuto e dal modo in cui io desidero vengano trattati il mio dolore e i miei bisogni.

Io ho allattato nel modo in cui descrivi. Ho fatto male. Molto male. all'altro e anche a me.
E' un limite che sono ben attenta a non valicare. Il prezzo oltre ad essere troppo alto, porta ad uno spreco che in natura non è contemplato.

In Natura si persegue la Vita, anche attraverso la Morte.
Il dolore, sto imparando, non ha bisogno di essere tollerato...ha bisogno di essere accolto e abbracciato. :)
Ecco. Io alla dicotomia umano - natura ci credo proprio zero. Ma zero. A prescindere dalle metafore.
Le regole umane fanno parte dei sistemi di controllo sociale, o dei compromessi. E dalla rupe Tarpea si fanno splendidi lanci ad effetto :D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ecco. Io alla dicotomia umano - natura ci credo proprio zero. Ma zero. A prescindere dalle metafore.
Le regole umane fanno parte dei sistemi di controllo sociale, o dei compromessi. E dalla rupe Tarpea si fanno splendidi lanci ad effetto :D
Io non ho parlato di dicotomia :)

Che è solo, fra l'altro, la risultanza di uno dei tanti tentativi del pensiero umano di spiegarsi un qualcosa che non è semplicemente in grado di spiegare pur di non perdere l'illusione di una qualche forma di controllo sulla sua vita.
FA anche ridere...la parte che prova a spiegare il Tutto senza neanche averne piena, non dico comprensione, ma semplicemente visione.

Anche io vedevo il grassetto. Comunque. Mi sembrava una cosa fondamentale.

Poi mi sono trovata a fare un inaspettato bagno di umiltà...e ho iniziato a realizzare che la Terra ha una cosa come 5 miliardi di anni, e l'uomo è comparso su questo pianeta fra i 2 e i tre milioni di anni fa.

La vita media umana è all'incirca di 80 anni, se gli gira giusta.
Praticamente un millisecondo in tempo terrestre.

Una piccola particella di polvere.

E mi sono resa conto che, in tempi terrestri, i sistemi umani sono temporanei accordi (illusori) che funzionano forse un secondo in proporzione.

:)

Relativizzare l'umano, è uno dei migliori esercizi proprio per uscire dalle dicotomie ;):)
 
Ultima modifica:
Top