contepinceton
Escluso
Ma che novità...eh?Quante volte l'abbiamo letto?
A un certo punto della storia la passione finisce, sopraggiunge un'altra persona e ci si sorprende di riscoprire sensazioni sopite.
La meravigliosa sensazione di sentirsi amati. Ancora.
Statisticamente, una storia più femminile che maschile, almeno su queste pagine.
Raccontata a volte da donne, a volte da uomini. Da traditrici e da traditi.
Mia moglie non fu da meno. Disse che non mi amava più da tempo, quando mi stava ancora tradendo. Le chiesi cosa significasse per lei l'amore.
"Se per amore intendi passione, quella non c'è. Se è bisogno dell'altro, quello sì. Io ho bisogno di te." disse.
Non così tanto, all'epoca, da non desiderare l'altro. E fin qui siamo nell'ovvietà. Leggendo tante altre storie su questo forum ho trovato innumerevoli punti in comune con la mia. Un cliché che si ripete, come fosse un canovaccio, con le inevitabili varianti. C'è quella sensazione a un certo punto della vita di coppia: ricordi la passione di un tempo e la confronti con l'assenza del momento, e ti stupisci di questo. E senti il bisogno di riempire questo vuoto. Dare un senso alla tua vita. Conosco uomini che questo senso l'hanno trovato sul divano, con in mano il telecomando di Sky. Oppure trovando sfogo negli hobby. Nel collezionismo. Alle fiere, che frequentiamo entrambi come coppia, trovi infatti per la maggior parte individui di sesso maschile. O nell'attività politica. Tante donne nei figli, invece. Perché quello che dovrebbero ricordarci ogni momento della nostra vita è che tutto prima o poi finisce. Anche la passione. E' inevitabile, normale, succede per tutti.
Non dovrebbe esservi sorpresa. Dovremmo anzi essere preparati a questo evento e pensare come superarlo.
Invece...
Se ci si innamora giovani e belli a 25, ci si sposa a 30, a 40 ci si troverà a convivere con un marito con meno capelli, a 50 con problemi di prostata, a 70 si dovranno fare i conti con il diabete, una mitocondrite che ti lascia su una sedia a rotelle, un tumore alla vescica. E nel frattempo si dovrà lavorare e faticare, allevare e educare i figli, passare notti insonni con un neonato che piange, o in attesa di un adolescente in discoteca.
Questa è la vita che probabilmente ci aspetta se si decide a un certo punto di "mettere su famiglia": e il nostro lavoro quotidiano dovrebbe essere quello di accumulare piccole gioie e sforzarsi di trovarne giorno per giorno per superare questa fatica, inevitabile, perché non si è giovani e sani in eterno. E non si è felici o innamorati ogni istante della nostra vita.
E qui arriviamo al significato dell'amore, che implica il donare se stessi a qualcun altro.
Non si dichiara amore solo per essere amati. Non ci si sposa solo per godere del corpo di un altro. Della compagnia di una bella donna o di un bell'uomo. Della passione che ci anima in quel momento. Non ci si sposa solo per quello, perché rischiamo di dare valore solo all'effimero. E di amare noi stessi e continuare a farlo piuttosto che imparare ad amare l'altro. Che è una cosa che si apprende, perché questa capacità di amare la dobbiamo trovare dentro di noi, quando superiamo il nostro innato egoismo. Quello che ci spinge a dimenticarci degli altri quando non se ne ha più bisogno.
Oscuro ha detto una cosa interessante in un post in un altro thread. Ha citato l'egoismo di questa società.
E' profondamente vero. Continuamente ci arrivano messaggi che ci portano a privilegiare il nostro io a scapito del noi. Un noi che può essere una coppia, come gruppi più ampi. Una società che ci vuole tutti individui soli, rassegnati a cercare soddisfazioni effimere, come possono essere brevi relazioni, o gli oggetti più di moda, o la comunicazione dei social network, i complimenti sui forum, su instagram, su Facebook. Ma ci fa dimenticare delle esigenze e dei problemi di chi ci è accanto. Ci fa dimenticare che un padre e una madre sono importanti per un figlio. Che siamo tutti responsabili dei dolori di qualcun altro. Che si invecchia tutti, ci si ammala tutti, che si muore. Che non si è eternamente giovani. E che non c'è niente di peggio che trovarsi soli senza aver capito cosa voglia dire amare qualcuno veramente.
http://www.youtube.com/watch?v=caT9PdYZBHs&feature=kp
Ecclesiaste 1
1 Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re di Gerusalemme.
2 Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
3 Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?
4 Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
5 Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
6 Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira
e sopra i suoi giri il vento ritorna.
7 Tutti i fiumi vanno al mare,
eppure il mare non è mai pieno:
raggiunta la loro mèta,
i fiumi riprendono la loro marcia.
8 Tutte le cose sono in travaglio
e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.
Non si sazia l'occhio di guardare
né mai l'orecchio è sazio di udire.
9 Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c'è niente di nuovo sotto il sole.
10 C'è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Guarda, questa è una novità»?
Proprio questa è già stata nei secoli
che ci hanno preceduto.
11 Non resta più ricordo degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso coloro che verranno in seguito.
12 Io, Qoèlet, sono stato re d'Israele in Gerusalemme.
13 Mi sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. È questa una occupazione penosa che Dio ha imposto agli uomini, perché in essa fatichino.
14 Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto è vanità e un inseguire il vento.
15 Ciò che è storto non si può raddrizzare
e quel che manca non si può contare.
16 Pensavo e dicevo fra me: «Ecco, io ho avuto una sapienza superiore e più vasta di quella che ebbero quanti regnarono prima di me in Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza».
17 Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento,
18 perché
molta sapienza, molto affanno;
chi accresce il sapere, aumenta il dolore.