Old Rocknroll
Utente di lunga data
Ciao, Sperella
No non sono in Sardegna ma un giorno potrei passarci magari, perché no?
No non sono in Sardegna ma un giorno potrei passarci magari, perché no?
ho alcuni amici (e amica) di cagliari citta'vacanze ?
ho alcuni amici (e amica) di cagliari citta'
si qualche giorno di vacanza.......pensavo anche di spostarmi nella zonadi villasimius.....oltre alla mitica spiaggia del poetto
No, conviene collegarsi in rete...E se non abbiamo amato Train ma amiamo il porno dobbiamo leggere Porno?
è uno dei pochi di Welsh che non ho letto... merita?Vi era piaciuto The acid House ?
ho visto solo il film ma non mi è piaciutoè uno dei pochi di Welsh che non ho letto... merita?
Erano mica racconti? Con un racconto terribile su una coppia di focomelici che si vendica di un manager che in mala fede aveva meso in vendita medicine deformanti?Vi era piaciuto The acid House ?
a me dei meridionali a un corso mi hanno dato del polentone di m.....
erano racconti , la trama è questaErano mica racconti? Con un racconto terribile su una coppia di focomelici che si vendica di un manager che in mala fede aveva meso in vendita medicine deformanti?
è successo anche a me.....
eh si...Posso dirvi una cosa?
Certo che siamo ben rompicoglioni! Finiamo a parlare di libri in tutti i thread!
Non vorrei dare adito a polemiche, ma a livelli quantitativi, il disprezzo dei settentrionali verso i meridionali non è paragonabile a quello dei secondi verso i primi. Lo penso senza pregiudizio, mi si creda.
Era sul Corriere del mezzogiorno di oggi (supplemento cittadino al Corsera).sai, io invece credo che il "terrone di m.." sia equivalente al "polentone di m..."
la cosa che mi ha fatto ridere invece è quando alle medie un ragazzino di Napoli mi ha dato della terrona.....mi sono rotolata x 1 h, ma avevamo 12 anni
Era sul Corriere del mezzogiorno di oggi (supplemento cittadino al Corsera).
Mi sembra pacato, veritiero, condivisibile,
Te/ve lo sottopongo![]()
Noi terroni, Salvini e la scuola di Treviso
giovedì, luglio 23, 2009
(di Francesco Durante dal Corriere del Mezzogiorno)
A Treviso la mamma di un ragazzino napoletano di prima media ha dovuto far cambiare scuola al figlio perché i compagni non la finivano più di chiamarlo terrone , figlio di camorrista, puzzolente e di fingere di disinfettare le penne appena lui le toccava. Notizia di ieri su tutti i media. Adesso il ministero manderà gli ispettori per capire come tutto ciò sia potuto accadere in una scuola finora lodata come modello d’integrazione (di extracomunitari). Subito, però, si può dire che figlio di camorrista etc. non dista molto dal napoletani colerosi etc. intonato pochi giorni fa dall’europarlamentare leghista Matteo Salvini.
A ben guardare, il problema sta tutto qui. Se un europarlamentare, un «eletto del popolo», può lasciarsi andare a simili bestialità, come si potrà mai pretendere che non facciano altrettanto dei bambini, provvisti com’è ovvio di tutta la naturale e innocente crudeltà di cui sempre sono stati provvisti i bambini? E non è forse Treviso la città di quel «sindaco-sceriffo» i cui memorabili detti chiunque potrebbe ascoltare sol che si desse la pena di farsi un giro su You Tube?
Di «punte di razzismo anti-Sud» parlava ieri Antonio Bassolino nella sua intervista al Corriere della Sera.
È un dato di fatto, e la cronaca sta lì a certificarcelo quasi ogni giorno. Per noi napoletani, in particolare, tira un’arietta mica male, e tutti ricorderete come, al culmine della crisi dei rifiuti (e proprio in Veneto) rischiò di trasformarsi in un vento impetuoso. Certo, si può e si deve riconoscere che un certo pregiudizio antimeridionale si fonda su ragioni non proprio peregrine: e del resto tutti noi abbiamo fatto in passato, e purtroppo ci tocca di continuare a farlo ancora, un sano esercizio d’autocritica. Ma un conto è discutere obiettivamente di politica, di società, di economia. E un altro è lasciarsi dilavare da questa marea di volgarità, di insulti: di odio.
Se un «eletto del popolo», il giorno dopo essere stato colto sul fatto mentre dava corpo all’espressione del razzismo più adamantino, non sa far di meglio che balbettare improbabili giustificazioni; e se non salta subito su il suo capo a dirgli che ha sbagliato, che quello che ha detto è assolutamente inaccettabile, che non è degno di un paese né, tanto meno, di una persona civile, beh, allora il danno è fatto, e rischia d’essere irreversibile.
Qui non si tratta di richiamarsi agli stucchevoli rituali del politicamente corretto, del quale i comici più intelligenti fanno bene a far strame ogni volta che gliene venga la voglia (si pensi a Sacha Baron Cohen e al suo nuovo film «Bruno»). Ma i politici dovrebbero imporsi una misura, calibrandola su una parolina che in troppi continuano a blaterare del tutto a sproposito: valori . Ecco: nel deserto creato da chi pretende di battersi per dei Grandi Valori mentre invece non fa che esaltare il proprio egoismo ed esorcizzare le proprie paure, c’è dunque spazio anche per questo ritorno a un tribalismo feroce di cui credevamo d’esserci liberati tanti anni fa.