danny
Utente di lunga data
Sì.Le società occidentali, illuministe, democratiche, guardano il mondo e l'uomo escludendo dal loro spettro percettivo le differenze etniche, tribali, culturali, religiose. Vedono solo l'uomo astratto, il cittadino-consumatore, perchè la luce illuminista è una luce fredda che appiattisce i volumi e non getta ombre.
Poi anche il cittadino consumatore occidentale non si esaurisce nella cittadinanza e nel consumo (perchè non esiste nè può esistere essere umano reale che si esaurisca nella cittadinanza e nel consumo). Il cittadino-consumatore occidentale ha anche una lingua materna, una cultura che si ispira a una religione (anche se non la pratica più), una comunità a cui è legato, etc.: ed è grazie a queste radici, per quanto allentate, che tra i cittadini-consumatori occidentali c'è quell' "idem sentire", come lo chiamano i politologi, che consente il funzionamento della democrazia rappresentativa a suffragio universale, dove ci si può dividere anche aspramente ma si presume che il partito che arriva al potere in seguito alle elezioni a) non sia costituito su base etnico-religiosa-tribale b) non impieghi la macchina dello Stato, una volta giunto al potere, per sterminare gli oppositori o imporre una religione. Che invece è proprio quanto avviene quando gli occhiali occidentali e democratici vengono inforcati in paesi dove l'idem sentire proprio non c'è, perchè le differenze, essendo razziali, tribali, religiose, sono incomponibili all'interno dell'insieme fittizio "cittadino-consumatore": v. per esempio Rwanda, Sudafrica, Algeria, Egitto...la lista è lunga.
Da quanto precede, si può valutare la saggezza di invitare interi pezzi di popoli culturalmente diversissimi all'interno del contenitore illuminista "cittadino consumatore democratico". Non finirà bene.
Il problema è che in questo contenitore ce li abbiamo fatti entrare noi.
La globalizzazione non ha avuto effetti solo da noi.
E se in Kenya si creano villaggi esclusivi a 5 stelle con Briatore (protetti da guardie armate), a Capo Verde resort occidentali con una clientela superiore alla popolazione locale (che vede devastata la propria struttura economica preesistente), tu hai creato un'unica economia globale in cui tu, romeno, godi di uno stipendio di 300 euro contro i 1000 di un italiano e non puoi comprarti la Dacia che ci compriamo noi.
E alla fine decidi di andare dove puoi con le rimesse partecipare al grande consumo globale avendo più chance.
In pratica globalmente si assiste all'impoverimento del ceto medio e alla concentrazione di ricchezze in mano a poche persone.
D'altronde anche il simbolo di Londra, The Shard, è stato costruito con capitali del Qatar.
E questo articolo di qualche tempo fa spiega molto, tra le righe:
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| Londra è "l'ottavo emirato su questo pianeta" e di questo non c'e' che da essere felici". E' quanto ha detto il sindaco della capitale britannica, Boris Johnson, durante un convegno sugli investimenti provenienti dal Medio Oriente e dai Paesi arabi in generale, dando il via a qualche critica e a molta ilarità' sotto il Big Ben. Il convegno, organizzato dal Daily Telegraph, e' stato un momento per fare un punto della situazione "sull'enorme nave spaziale piena di miliardi", come ha detto lo stesso primo cittadino al quotidiano conservatore, in una Londra dove i grandi investitori del mondo islamico sono sempre più presenti, fra grattacieli, infrastrutture, grandi magazzini e proprietà immobiliari di ogni tipo. Il sindaco ha anche detto che gli investitori arabi beneficiano di Londra per "il rispetto della legge e per le tante opportunita'". I commenti di Johnson hanno appunto suscitato molto sarcasmo sui social network, anche considerando l'attuale dibattito sull'integrazione e sui modelli di coinvolgimento delle altre culture nella metropoli inglese. Ma il sindaco è stato chiaro: "Penso di essere uno dei pochi politici britannici a pensare ancora che l'immigrazione sia un fatto positivo. E quattro londinesi su dieci sono nati all'estero" |
In pratica cosa sta succedendo?
Che mentre i ricchi cinesi e arabi stanno facendo enormi investimenti in Europa che rendono felici i governanti e i ricchi locali, il problema globale della distruzione delle (poche) ricchezze ma sopratutto delle aspettative di crescita (o stabilità) del ceto che potremmo definire medio per comodità o dei lavoratori più poveri viene risolto lasciando aperta l'immigrazione anche incontrollata.
In pratica ci si disfa di intere generazioni di cittadini giovani potenzialmente in grado di pretendere più diritti mandandoli altrove, dove andranno a limare i diritti preesistenti.
Nel frattempo il capitale tranquillamente opera indisturbato tenendosi buoni i governi.
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