Allora ti riporto qualcosa del CIPMO:
Il CIPMO, Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, fondato nel 1989 da Janiki Cingoli, che ne è il Direttore, è tra le principali strutture di riferimento in Italia per le tematiche dell’area mediorientale e mediterranea.
Esso si propone di favorire, con un approccio bilanciato e costruttivo, il dialogo fra israeliani, palestinesi e arabi e di promuovere le più diverse forme di cooperazione euromediterranea.
Nel 1998 ha ottenuto la qualifica di Ente Internazionalistico dal Ministero degli Affari Esteri, che ne ha riconosciuto il costante impegno nel rafforzare il ruolo dell’Italia nell’area, svolgendo un compito non secondario nel sostegno del processo di pace.
Il Centro è sostenuto dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia, che ne hanno promosso la nascita, e realizza alcuni dei suoi più importanti progetti con il supporto dell’Unione Europea.
Presidente Onorario è il Senatore a Vita e Premio Nobel Rita Levi Montalcini.
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, è fra i suoi soci fondatori.
Nel 2000, il CIPMO è stato insignito del Premio per la Pace della Regione Lombardia e nel 2005 ha ricevuto l’Attestato di Benemerenza Civica da parte del Comune di Milano.
Dal dicembre 2003, il CIPMO è promotore e coordinatore del Comitato Italiano di Appoggio all’Accordo di Ginevra, il Modello di Accordo di pace promosso dagli ex ministri Yossi Beilin (Israele) e Yasser Abed Rabbo (Palestina).
Camp David: un vertice fallito per Gerusalemme
L’11 luglio del 2000 il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton convocò un vertice trilaterale con israeliani e palestinesi a Camp David nella speranza di concludere il proprio mandato con uno storico accordo di pace che avrebbe messo la parola fine al conflitto mediorientale. I tempi però non si dimostrarono maturi . L’approccio differente delle due delegazioni, e dei due leaders in particolare, non agevolò i colloqui. Mentre gli israeliani volevano procedere punto per punto, i palestinesi, ancor prima di negoziare, avrebbero voluto vedersi riconoscere dalla controparte la piena sovranità su Gerusalemme Est. Arafat insisteva che bisognasse rispettare la legalità internazionale ai sensi della quale Gerusalemme Est, comprensiva della Città Vecchia, è intesa come territorio occupato. Barak, infrangendo un vecchio e consolidato tabù israeliano, accettò la divisione della città santa ma era disposto a concedere la piena sovranità palestinese solamente per i quartieri situati a nord-est e sud-est di Gerusalemme permettendo così ai palestinesi di costituire nel villaggio di Abu Dis la capitale del loro futuro Stato.
Nel tentativo di trovare una sintesi tra le due richieste, gli americani formularono “soluzioni creative” attingendo all’accordo Beilin-Abu Mazen . Clinton, capendo che la partita si giocava intorno allo status della Città Vecchia, propose alle parti di dividerla in due: ai palestinesi il quartiere mussulmano e cristiano, agli israeliani il muro occidentale e i quartieri ebraico ed armeno. Sulla Spianata sarebbe potuta sventolare la bandiera palestinese in riconoscimento di una “sovranità simbolica” ma non effettiva . Clinton assicurò Arafat che lo stesso tipo di sovranità sarebbe valso per le zone al di fuori delle mura, come i distretti Sheikh Jerrah, Salah a-Din, alle quali Barak avrebbe concesso una maggiore indipendenza in termini di amministrazione municipale.
Arafat bocciò questo piano perché, a suo giudizio, non riconosceva Gerusalemme Est come capitale dello Stato palestinese. Il presidente Clinton elaborò allora una nuova proposta: la Spianata delle moschee sarebbe rimasta sotto la sovranità israeliana ma la sua gestione sarebbe stata affidata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e al Marocco, in quanto presidente permanente della “Commissione Gerusalemme” degli Stati islamici. La delega all’Onu assicurava ai palestinesi di non sottostare ad un’autorità israeliana. Ma Arafat rifiutò anche questa proposta: non voleva essere ricordato dal mondo arabo-mussulmano come colui che aveva svenduto la Spianata delle moschee.
Clinton non si arrese elaborando una nuova proposta che avesse come principio cardine una definizione “verticale” della sovranità: ai palestinesi sarebbe stata riconosciuta la sovranità su quanto si trovava “sopra” il suolo della Spianata, agli israeliani la sovranità su quanto si trovava “sotto” il suolo della Spianata, cioè le rovine del secondo Tempio . Ma nemmeno queste condizioni riuscirono ad evitare il fallimento delle trattative a cui gli americani attribuirono la responsabilità ad Arafat. Queste le parole del presidente Bill Clinton nella prima apparizione alla stampa: “Abbiamo fatto progressi sulle questioni principali e su alcune di esse i progressi sono stati sostanziali. I negoziatori palestinesi hanno lavorato sodo su un buon numero di questioni. Credo che a questo punto sia però corretto dire che, forse perché si è preparato di più, forse perché ci ha pensato di più, il primo ministro Barak ha fatto più passi avanti rispetto al presidente Arafat, specialmente per quanto riguarda la questione di Gerusalemme. I miei commenti dovrebbero essere presi per quello che sono, cioè non tanto una critica al presidente Arafat, poiché i negoziati sono molto difficili e non sono stati mai tentati prima, quanto un elogio per Barak. Era venuto qui sapendo di dover compiere passi coraggiosi e lo ha fatto; dovreste comprendere che quello che sto dicendo qui è più un apprezzamento nei suoi confronti che non una condanna della posizione palestinese”.
... penso che questa non sia una fonte sospetta...