Stavolta EGdL ha ragione?

Brunetta

Utente di lunga data
Ernesto Galli della Loggia non mi piace molto, ma stavolta forse ha colto il punto.
L’articolo completo qui https://www.corriere.it/editoriali/...ia-13aa6e62-49ba-11ee-9bd2-accbaad86dfa.shtml
“Secondo il punto di vista progressista che tiene oggi il campo la natura esisterebbe ormai solo come qualcosa da superare, un limite arcaico da gettarci dietro le spalle: concettualmente e se possibile praticamente. Praticamente grazie al dispositivo congiunto della scienza e della tecnica, a proposito del quale guai a chiedersi se alla nostra umanità convenga davvero sempre e comunque fare ciò che in teoria la scienza consentirebbe di fare. In specie se si tratta di ampliare il raggio delle nostre potenzialità fisiche o di introdurre di continuo nella vita umana dosi sempre nuove e sempre più sofisticate di artificialità meccanizzata. Concettualmente invece il progressismo mira a eliminare l’idea che i comportamenti umani elementari nonché gli stati psico-emotivi e i rapporti interindividuali che li caratterizzano (la bipolarità di genere e l’accoppiamento, la genitorialità, il legame dei gruppi primari) abbiano un qualsiasi fondamento nella natura. Sostenendo che in questo ambito, viceversa, ogni cosa sarebbe frutto di convenzioni o di abitudini consolidatesi nel corso del tempo, un puro e semplice «prodotto della società» e quindi, come tale, modificabile o cancellabile a piacere.
Minando l’idea che nei comportamenti sociali e nei rapporti degli esseri umani tra di loro vi sia qualcosa che possa dirsi davvero «naturale» e in questo senso «normale», il progressismo odierno getta le basi per il soggettivismo più radicale. L’individuo diviene di fatto la misura di tutte le cose (ciò di cui via via anche i codici hanno preso atto ampliando sempre di più la sfera dei diritti personali). In tal modo nell’universo progressista il «noi», qualunque «noi», vacilla e tende a dissolversi. Esiste unicamente l’individuo solo e davanti a lui, onnipotente, la ramificata struttura della tecnoscienza.
Tanto più definitiva diviene poi questa solitudine in quanto essa si estende pure al passato. Come ho detto all’inizio anche la storia infatti — origine prima della tradizione — tende ad essere via via scalzata dal panorama sociale. Dopo la natura, infatti, è la storia (nella narrazione occidentale così connessa all’idea di natura umana) l’obiettivo principe del progressismo. La storia: così feroce, così turgida di sentimenti estremi, tanto spesso così ingiusta. È in particolare proprio ciò che la rende invisa all’ottica progressista la quale, per l’appunto, si fa un punto d’onore nell’additare la moltitudine di violazioni dei diritti umani che costellano le sue vicende e nel comminare grottesche condanne retrospettive alle guerre, alla schiavitù e a quant’altro. Ma al di là di questo ridicolo esercizio di moralismo è la dimensione complessiva della storia che il progressismo considera a sé estranea se non ostile. Perché rivolgere la propria attenzione al passato, magari considerarlo in qualche modo fonte d’ispirazione, contrasta troppo clamorosamente con il suo scopo: guardare solo e sempre avanti perché da lì solo può venire la felicità, lì solo è ciò che è nuovo e buono, il progresso appunto.”
 

spleen

utente ?
Ernesto Galli della Loggia non mi piace molto, ma stavolta forse ha colto il punto.
L’articolo completo qui https://www.corriere.it/editoriali/...ia-13aa6e62-49ba-11ee-9bd2-accbaad86dfa.shtml
“Secondo il punto di vista progressista che tiene oggi il campo la natura esisterebbe ormai solo come qualcosa da superare, un limite arcaico da gettarci dietro le spalle: concettualmente e se possibile praticamente. Praticamente grazie al dispositivo congiunto della scienza e della tecnica, a proposito del quale guai a chiedersi se alla nostra umanità convenga davvero sempre e comunque fare ciò che in teoria la scienza consentirebbe di fare. In specie se si tratta di ampliare il raggio delle nostre potenzialità fisiche o di introdurre di continuo nella vita umana dosi sempre nuove e sempre più sofisticate di artificialità meccanizzata. Concettualmente invece il progressismo mira a eliminare l’idea che i comportamenti umani elementari nonché gli stati psico-emotivi e i rapporti interindividuali che li caratterizzano (la bipolarità di genere e l’accoppiamento, la genitorialità, il legame dei gruppi primari) abbiano un qualsiasi fondamento nella natura. Sostenendo che in questo ambito, viceversa, ogni cosa sarebbe frutto di convenzioni o di abitudini consolidatesi nel corso del tempo, un puro e semplice «prodotto della società» e quindi, come tale, modificabile o cancellabile a piacere.
Minando l’idea che nei comportamenti sociali e nei rapporti degli esseri umani tra di loro vi sia qualcosa che possa dirsi davvero «naturale» e in questo senso «normale», il progressismo odierno getta le basi per il soggettivismo più radicale. L’individuo diviene di fatto la misura di tutte le cose (ciò di cui via via anche i codici hanno preso atto ampliando sempre di più la sfera dei diritti personali). In tal modo nell’universo progressista il «noi», qualunque «noi», vacilla e tende a dissolversi. Esiste unicamente l’individuo solo e davanti a lui, onnipotente, la ramificata struttura della tecnoscienza.
Tanto più definitiva diviene poi questa solitudine in quanto essa si estende pure al passato. Come ho detto all’inizio anche la storia infatti — origine prima della tradizione — tende ad essere via via scalzata dal panorama sociale. Dopo la natura, infatti, è la storia (nella narrazione occidentale così connessa all’idea di natura umana) l’obiettivo principe del progressismo. La storia: così feroce, così turgida di sentimenti estremi, tanto spesso così ingiusta. È in particolare proprio ciò che la rende invisa all’ottica progressista la quale, per l’appunto, si fa un punto d’onore nell’additare la moltitudine di violazioni dei diritti umani che costellano le sue vicende e nel comminare grottesche condanne retrospettive alle guerre, alla schiavitù e a quant’altro. Ma al di là di questo ridicolo esercizio di moralismo è la dimensione complessiva della storia che il progressismo considera a sé estranea se non ostile. Perché rivolgere la propria attenzione al passato, magari considerarlo in qualche modo fonte d’ispirazione, contrasta troppo clamorosamente con il suo scopo: guardare solo e sempre avanti perché da lì solo può venire la felicità, lì solo è ciò che è nuovo e buono, il progresso appunto.”
Mi sono perso durante l'assenza questo interessante 3d, sono d'accordo comunque con EGDL.
In tempi non sospetti dissi che l'uomo in quanto tale, in quanto specie, sia pur senziente, dimentica di aver trascorso 150 000 anni di evoluzione a scheggiare pietre, a cacciare animali, a raccogliere tuberi e frutti.
Questo ha delle conseguenze, essere un prodotto evolutivo comprende il fatto di essere per natura opportunisti, egoisti, talvolta crudeli.
Queste caratteristiche completano quello che siamo, considerarsi unicamente un contenitore culturale è semplicistico e riduttivo.
Evoluzione e progresso non sono del resto sovrapponibili, nè per i tempi nè per gli scopi.
La cultura popolare contemporanea è deformata dalla mancata considerazione di questo, ubriaca come è di considerare benessere, civiltà e progresso come risultato inevitabile del processo storico.
Ma tutto ciò non è nè sicuro nè garantito, se ci fosse, e probabilmente prima o poi arriverà, una grave crisi globale delle risorse, vedremo dove finirà il nostro cristallino concetto di civiltà. (In questo credo di pensarla come @ipazia ).
In ogni caso questa pretesa di considerarci esclusivamente un contenitore culturale ha delle conseguenze non solo sulla ridicola pretesa di giudicare i processi storici senza integrarli nel contesto in cui sono maturati, ma persino nel giudicare l'attuale contesto storico, ignorando del tutto gli assetti del passato e la loro proiezione sul presente.
Giusto un esempio sulla abusata parola "patriarcato" della quale una montagna di sedicenti pseudointellettuali si riempiono la bocca, ignorando che in società e tempi diversi dal presente era una declinazione sociale, tesa a proteggere, controllare, disinnescare l'aggressività e la violenza connaturate nella nostra natura.
Il razionalismo che ci contraddistingue negli ultimi tempi, sposato all'individualismo più sfrenato sono la declinazione moderna, attuale, ma non definitiva del nostro assetto sociale, sono come sempre una fase. Al fondo la nostra condizione rimane e rimarrà sempre la stessa, senza eccezione alcuna, di sesso, di condizione sociale ed economica, di condizione culturale.
A Turetta, giusto per fare un esempio attuale, non mancava nulla per essere fino in fondo quel bravo ragazzo che mostrava esteriormente di essere, era la sua natura, irrisolvibile, sposata ad altri fattori più o meno ponderabili e modificabili che lo ha reso un assassino. Agire su quei fattori in modo da disinnescare il suo -naturale- egoismo, la sua immaturità, la sua disperazione trasformata in ferocia, dovrebbe essere l'impegno della nostra società, in una riflessione collettiva, matura, multidisciplinare.
Viste le ridicole strumentalizzazioni, la morbosa curiosità, le stupidaggini, le inefficaci proposizioni, dubito sia possibile.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mi sto interrogando spesso ultimamente sulla mia tendenza a essere Bastian Contrario.
Rileggo Della Loggia e te e penso l’opposto. Anche se l’articolo l’ho condiviso io. 🤣
Io l’ho condiviso pensando alla naturalità degli impulsi sessuali, nessuno desidera una persona dell’altro sesso (ma anche del proprio) per convenzione.
Ma pure credo che non vi sia nulla di naturale in determinati ruoli sociali e che siano invece culturali e, come tali, modificabili.
Ma ugualmente vedo una forzatura nella ostinazione a vedere tutti intercambiabili. Mi pare che la intercambiabilità tra i genitori non faccia che sminuire l’enorme valore della maternità.
 

spleen

utente ?
Mi sto interrogando spesso ultimamente sulla mia tendenza a essere Bastian Contrario.
Rileggo Della Loggia e te e penso l’opposto. Anche se l’articolo l’ho condiviso io. 🤣
Io l’ho condiviso pensando alla naturalità degli impulsi sessuali, nessuno desidera una persona dell’altro sesso (ma anche del proprio) per convenzione.
Ma pure credo che non vi sia nulla di naturale in determinati ruoli sociali e che siano invece culturali e, come tali, modificabili.
Ma ugualmente vedo una forzatura nella ostinazione a vedere tutti intercambiabili. Mi pare che la intercambiabilità tra i genitori non faccia che sminuire l’enorme valore della maternità.
Infatti io ho scritto che i ruoli sociali appartengono alla "declinazione" che ogni società si dà per assetto, non ho detto che sono rigidi e inamovibili.
Ma ho anche detto che la moderna società ha la pretesa di sovrapporli in modo totale e questo è probabilmente un errore grossolano dovuto alla mancanza di multidisciplinarietà che contraddistingue una parte consistente della sociologia.
Tu lo sapevi, per esempio, che il cervello dei maschi ha una più spiccata attitudine alla percezione degli spazi, dovuta alla selezione naturale sulle capacità di cacciare?
Del resto è necessario che ti ribadisca la superiore capacità in intelligenza "sociale" delle femmine dovuta all'allenamento alla gestione dei rapporti e della maternità (che citi) evolutasi dalla società primitiva?
E' che semplicisticamente si vuole sovrapporre tutto, pensando che le differenze non ci caratterizzino, senza spingersi mai ad interpellare le scienze, siano esse neuroscienze o biologia evolutiva.
Pensando erroneamente che diversità non significhi pari dignità.
Eppure non è che oggi, in generale, ci manchino i mezzi per capire qualcosa in più.
Edit:
Personalmente vivo tutti i dibattiti che ultimamente infuriano sui medium come mere disquisizioni sul potere, di volontà di comprensione della realtà (realtà non verità, giusto per citare un altro 3d che ho visto di sfuggita), ne vedo in generale poca.
 
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ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ernesto Galli della Loggia non mi piace molto, ma stavolta forse ha colto il punto.
L’articolo completo qui https://www.corriere.it/editoriali/...ia-13aa6e62-49ba-11ee-9bd2-accbaad86dfa.shtml
“Secondo il punto di vista progressista che tiene oggi il campo la natura esisterebbe ormai solo come qualcosa da superare, un limite arcaico da gettarci dietro le spalle: concettualmente e se possibile praticamente. Praticamente grazie al dispositivo congiunto della scienza e della tecnica, a proposito del quale guai a chiedersi se alla nostra umanità convenga davvero sempre e comunque fare ciò che in teoria la scienza consentirebbe di fare. In specie se si tratta di ampliare il raggio delle nostre potenzialità fisiche o di introdurre di continuo nella vita umana dosi sempre nuove e sempre più sofisticate di artificialità meccanizzata. Concettualmente invece il progressismo mira a eliminare l’idea che i comportamenti umani elementari nonché gli stati psico-emotivi e i rapporti interindividuali che li caratterizzano (la bipolarità di genere e l’accoppiamento, la genitorialità, il legame dei gruppi primari) abbiano un qualsiasi fondamento nella natura. Sostenendo che in questo ambito, viceversa, ogni cosa sarebbe frutto di convenzioni o di abitudini consolidatesi nel corso del tempo, un puro e semplice «prodotto della società» e quindi, come tale, modificabile o cancellabile a piacere.
Minando l’idea che nei comportamenti sociali e nei rapporti degli esseri umani tra di loro vi sia qualcosa che possa dirsi davvero «naturale» e in questo senso «normale», il progressismo odierno getta le basi per il soggettivismo più radicale. L’individuo diviene di fatto la misura di tutte le cose (ciò di cui via via anche i codici hanno preso atto ampliando sempre di più la sfera dei diritti personali). In tal modo nell’universo progressista il «noi», qualunque «noi», vacilla e tende a dissolversi. Esiste unicamente l’individuo solo e davanti a lui, onnipotente, la ramificata struttura della tecnoscienza.
Tanto più definitiva diviene poi questa solitudine in quanto essa si estende pure al passato. Come ho detto all’inizio anche la storia infatti — origine prima della tradizione — tende ad essere via via scalzata dal panorama sociale. Dopo la natura, infatti, è la storia (nella narrazione occidentale così connessa all’idea di natura umana) l’obiettivo principe del progressismo. La storia: così feroce, così turgida di sentimenti estremi, tanto spesso così ingiusta. È in particolare proprio ciò che la rende invisa all’ottica progressista la quale, per l’appunto, si fa un punto d’onore nell’additare la moltitudine di violazioni dei diritti umani che costellano le sue vicende e nel comminare grottesche condanne retrospettive alle guerre, alla schiavitù e a quant’altro. Ma al di là di questo ridicolo esercizio di moralismo è la dimensione complessiva della storia che il progressismo considera a sé estranea se non ostile. Perché rivolgere la propria attenzione al passato, magari considerarlo in qualche modo fonte d’ispirazione, contrasta troppo clamorosamente con il suo scopo: guardare solo e sempre avanti perché da lì solo può venire la felicità, lì solo è ciò che è nuovo e buono, il progresso appunto.”
Mi sembrano discorsi e posizioni che tornano ciclicamente probabilmente dai tempi del mito di Prometeo, poi ad esempio nell'illuminismo, nel positivismo ecc ecc.. Verso inizio '800 c'era chi esaltava le "magnifiche sorti e progressive" e aveva un cugino poeta che ne criticava magnificamente l'essenza in una poesia considerata il suo testamento. Anche nel cinema è un tema che ricorre, Ridley Scott ad esempio ci ha fatto fortuna con la saga di Alien, vedi discorso del giovane Weyland all'inizio di Prometheus (nome non scelto a caso)... Allerta spoiler: finisce che muoiono tutti male
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Infatti io ho scritto che i ruoli sociali appartengono alla "declinazione" che ogni società si dà per assetto, non ho detto che sono rigidi e inamovibili.
Ma ho anche detto che la moderna società ha la pretesa di sovrapporli in modo totale e questo è probabilmente un errore grossolano dovuto alla mancanza di multidisciplinarietà che contraddistingue una parte consistente della sociologia.
Tu lo sapevi, per esempio, che il cervello dei maschi ha una più spiccata attitudine alla percezione degli spazi, dovuta alla selezione naturale sulle capacità di cacciare?
Del resto è necessario che ti ribadisca la superiore capacità in intelligenza "sociale" delle femmine dovuta all'allenamento alla gestione dei rapporti e della maternità (che citi) evolutasi dalla società primitiva?
E' che semplicisticamente si vuole sovrapporre tutto, pensando che le differenze non ci caratterizzino, senza spingersi mai ad interpellare le scienze, siano esse neuroscienze o biologia evolutiva.
Pensando erroneamente che diversità non significhi pari dignità.
Eppure non è che oggi, in generale, ci manchino i mezzi per capire qualcosa in più.
Edit:
Personalmente vivo tutti i dibattiti che ultimamente infuriano sui medium come mere disquisizioni sul potere, di volontà di comprensione della realtà (realtà non verità, giusto per citare un altro 3d che ho visto di sfuggita), ne vedo in generale poca.
Si vede che non sei mai andato in auto con mio marito 🤣🤣🤣 o mio figlio. Pensa che è andato in tangenziale nella direzione opposta a dove doveva andare per il più importante colloquio di lavoro. 🤣
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mi sembrano discorsi e posizioni che tornano ciclicamente probabilmente dai tempi del mito di Prometeo, poi ad esempio nell'illuminismo, nel positivismo ecc ecc.. Verso inizio '800 c'era chi esaltava le "magnifiche sorti e progressive" e aveva un cugino poeta che ne criticava magnificamente l'essenza in una poesia considerata il suo testamento. Anche nel cinema è un tema che ricorre, Ridley Scott ad esempio ci ha fatto fortuna con la saga di Alien, vedi discorso del giovane Weyland all'inizio di Prometheus (nome non scelto a caso)... Allerta spoiler: finisce che muoiono tutti male
Naturalmente ho voglia di dire il contrario.
 

spleen

utente ?
Si vede che non sei mai andato in auto con mio marito 🤣🤣🤣 o mio figlio. Pensa che è andato in tangenziale nella direzione opposta a dove doveva andare per il più importante colloquio di lavoro. 🤣
Se non hai intenzione di cogliere le diversità e le neuroscienze suscitano la tua ilarità, chi sono io per convincerti del contrario?
Ho semplicemente citato quella che secondo me ( e non solo secondo me ) è una delle chiavi di lettura sottovalutata per dolo o per ignoranza del comportamento umano.
Mi limito a segnalare una palese incongruenza: il fatto che i generi siano biologicamente diversi, è consequenziale a pensare che ci siano anche differenze comportamentali indotte, per me è abbastanza evidente, visto che in fondo siamo sempre gli stessi.
Ma se pensate il contrario, auguri, resto in attesa di vedere "l'uomo nuovo", quello inutilmente inseguito dalle utopie sanguinarie del secolo scorso, naufragate miseramente alla prova dei fatti e della realtà oggettiva che non è manipolabile a piacimento.
Del resto a me basta leggere l'odissea o la bibbia per capire che l'idea di progresso che ci siamo fatti di recente non ha molto a che spartire con quello che in modo identico, da millenni, siamo. :)
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Se non hai intenzione di cogliere le diversità e le neuroscienze suscitano la tua ilarità, chi sono io per convincerti del contrario?
Ho semplicemente citato quella che secondo me ( e non solo secondo me ) è una delle chiavi di lettura sottovalutata per dolo o per ignoranza del comportamento umano.
Mi limito a segnalare una palese incongruenza: il fatto che i generi siano biologicamente diversi, è consequenziale a pensare che ci siano anche differenze comportamentali indotte, per me è abbastanza evidente, visto che in fondo siamo sempre gli stessi.
Ma se pensate il contrario, auguri, resto in attesa di vedere "l'uomo nuovo", quello inutilmente inseguito dalle utopie sanguinarie del secolo scorso, naufragate miseramente alla prova dei fatti e della realtà oggettiva che non è manipolabile a piacimento.
Del resto a me basta leggere l'odissea o la bibbia per capire che l'idea di progresso che ci siamo fatti di recente non ha molto a che spartire con quello che in modo identico, da millenni, siamo. :)
Anche a me pare del tutto evidente che esistano degli imperativi biologici selezionati dalla natura ai fini della perpetuazione della specie che si traducono in tendenze comportamentali che purtroppo pongono in secondo piano l'individuo della cui "felicità" in definitiva se ne sbattono altamente
 

Brunetta

Utente di lunga data
Se non hai intenzione di cogliere le diversità e le neuroscienze suscitano la tua ilarità, chi sono io per convincerti del contrario?
Ho semplicemente citato quella che secondo me ( e non solo secondo me ) è una delle chiavi di lettura sottovalutata per dolo o per ignoranza del comportamento umano.
Mi limito a segnalare una palese incongruenza: il fatto che i generi siano biologicamente diversi, è consequenziale a pensare che ci siano anche differenze comportamentali indotte, per me è abbastanza evidente, visto che in fondo siamo sempre gli stessi.
Ma se pensate il contrario, auguri, resto in attesa di vedere "l'uomo nuovo", quello inutilmente inseguito dalle utopie sanguinarie del secolo scorso, naufragate miseramente alla prova dei fatti e della realtà oggettiva che non è manipolabile a piacimento.
Del resto a me basta leggere l'odissea o la bibbia per capire che l'idea di progresso che ci siamo fatti di recente non ha molto a che spartire con quello che in modo identico, da millenni, siamo. :)
Ma il tuo senso dell’umorismo dove lo hai lasciato?
 

spleen

utente ?
Ma il tuo senso dell’umorismo dove lo hai lasciato?
Quando parlo seriamente, e mi costa un grande sforzo farlo, visto che non riesco a padroneggiare meglio il mio linguaggio, cerco di dire delle cose a cui credo molto ma che vedo quotidianamente sminuite e villipese.
Tipo la marea di stupidaggini spese (non qui dentro) sul caso di Giulia.
Mi scuso se ho urtato la tua sensibilità comica.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Quando parlo seriamente, e mi costa un grande sforzo farlo, visto che non riesco a padroneggiare meglio il mio linguaggio, cerco di dire delle cose a cui credo molto ma che vedo quotidianamente sminuite e villipese.
Tipo la marea di stupidaggini spese (non qui dentro) sul caso di Giulia.
Mi scuso se ho urtato la tua sensibilità comica.
La mia battuta tendeva a smontare le rigidità. Tu vedi solo quelle contrarie ai tuoi ragionamenti seri, ma pure i ragionamenti seri corrono il rischio di essere rigidi.
E il problema è che da osservazioni scientifiche, più o meno scientifiche, si traggono deduzioni universali arbitrarie o si giustificano pregiudizi e si impongono ruoli fissi.
Se c’è qualcosa di davvero plastico è il nostro cervello che cambia in base alle esperienze.
L’avevo scritto in modo allegro.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Se non hai intenzione di cogliere le diversità e le neuroscienze suscitano la tua ilarità, chi sono io per convincerti del contrario?
Ho semplicemente citato quella che secondo me ( e non solo secondo me ) è una delle chiavi di lettura sottovalutata per dolo o per ignoranza del comportamento umano.
Mi limito a segnalare una palese incongruenza: il fatto che i generi siano biologicamente diversi, è consequenziale a pensare che ci siano anche differenze comportamentali indotte, per me è abbastanza evidente, visto che in fondo siamo sempre gli stessi.
Ma se pensate il contrario, auguri, resto in attesa di vedere "l'uomo nuovo", quello inutilmente inseguito dalle utopie sanguinarie del secolo scorso, naufragate miseramente alla prova dei fatti e della realtà oggettiva che non è manipolabile a piacimento.
Del resto a me basta leggere l'odissea o la bibbia per capire che l'idea di progresso che ci siamo fatti di recente non ha molto a che spartire con quello che in modo identico, da millenni, siamo. :)
In quel link c'è una parola che non piace....io la adoro.

complementarietà di tipo adattativo

Ma.
In una guerra del potere, diffusa non soltanto ai generi, non piace.
Come non piace il parlare apertamente di utilizzo del potere all'interno di una relazione.

E' brutto, è cattivo.
Lo faranno gli altri. Mica io!!! :D

La diversità, includendo il concetto di uguaglianza diffuso, per cui tutti alla fine devono rientrare nella linea di normalità (che è ovviamente definita a discendere dall'adesione a posizioni di maggioranza) altrettanto non piace.

Non piacciono i diversi funzionamenti.
Che sono fra l'altro frutto di percorsi evolutivi adattativi etcetc...

Tutti uguali.
Dobbiamo essere.

A me onestamente non sembra ci sia poi tutto questo progresso di specie. (ed è idiota pensare che in poche centinaia id anni ci possa essere).
Tecnologico di certo.

Ma parlare di un progresso di specie in tempi umani senza la considerazione del tempo profondo...è come parlare di " e vissero per sempre felici e contenti" e crederci.

E ciao!
È sempre un piacere leggerti! :)
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
In quel link c'è una parola che non piace....io la adoro.

complementarietà di tipo adattativo

Ma.
In una guerra del potere, diffusa non soltanto ai generi, non piace.
Come non piace il parlare apertamente di utilizzo del potere all'interno di una relazione.

E' brutto, è cattivo.
Lo faranno gli altri. Mica io!!! :D

La diversità, includendo il concetto di uguaglianza diffuso, per cui tutti alla fine devono rientrare nella linea di normalità (che è ovviamente definita a discendere dall'adesione a posizioni di maggioranza) altrettanto non piace.

Non piacciono i diversi funzionamenti.
Che sono fra l'altro frutto di percorsi evolutivi adattativi etcetc...

Tutti uguali.
Dobbiamo essere.

A me onestamente non sembra ci sia poi tutto questo progresso di specie. (ed è idiota pensare che in poche centinaia id anni ci possa essere).
Tecnologico di certo.

Ma parlare di un progresso di specie in tempi umani senza la considerazione del tempo profondo...è come parlare di " e vissero per sempre felici e contenti" e crederci.

E ciao!
È sempre un piacere leggerti! :)
Magari dirò una cagata però un conto è vivere in un ambiente ostile avendo come arma migliore l'intelligenza, da cui un'evoluzione della specie ottima conseguenza della capacità di adattamento a questo ambiente, un conto è diventare la specie che invece di adattarsi all'ambiente adatta l'ambiente a se stessa, ambiente che però col progresso tecnologico che viaggia a velocità esponenziale muta senza più dare il tempo di adattarvisi e si ritorce contro. Esempio l'alimentazione. Penso che il nostro hardware non sia dissimile da quello dei primi sapiens, i quali però vivevano mangiando quando riuscivano e infatti il nostro corpo è una macchina molto efficiente se si tratta di accumulare riserve adipose per affrontare i periodi di magra. Oggi però viviamo in un ambiente pesantemente modificato dove il cibo abbonda ed ecco che il nostro hardware da adattato è diventato disadattato, vedi incidenza del sovrappeso e dell'obesità
 

spleen

utente ?
La mia battuta tendeva a smontare le rigidità. Tu vedi solo quelle contrarie ai tuoi ragionamenti seri, ma pure i ragionamenti seri corrono il rischio di essere rigidi.
E il problema è che da osservazioni scientifiche, più o meno scientifiche, si traggono deduzioni universali arbitrarie o si giustificano pregiudizi e si impongono ruoli fissi.
Se c’è qualcosa di davvero plastico è il nostro cervello che cambia in base alle esperienze.
L’avevo scritto in modo allegro.
Puoi farmi un esempio dove qui, adesso, nella cosiddetta civiltà occidentale, vengano imposti dei ruoli a qualcuno in base alle attuali conoscenze sulle bioscienze , e non in base a retaggi adattativi delle società del passato?
Il problema non è semmai l'opposto, cioè negare anche di fronte a palesi evidenze che ci siano delle differenze?
E' troppo complicato dire che le differenze non comportano una quantità maggiore o minore di dignità e diritti come in effetti dovrebbe essere?
E magari battersi per questo, anzichè per affermazioni che non rispecchiano la realtà?
Io non credo di avere la soluzione in tasca, ma sono consapevole che ogni semplificazione, e ne sono state fatte a quintali, ci allontani dalla comprensione e dalla soluzione dei problemi sociali e di convivenza.
 

spleen

utente ?
In quel link c'è una parola che non piace....io la adoro.

complementarietà di tipo adattativo

Ma.
In una guerra del potere, diffusa non soltanto ai generi, non piace.
Come non piace il parlare apertamente di utilizzo del potere all'interno di una relazione.

E' brutto, è cattivo.
Lo faranno gli altri. Mica io!!! :D

La diversità, includendo il concetto di uguaglianza diffuso, per cui tutti alla fine devono rientrare nella linea di normalità (che è ovviamente definita a discendere dall'adesione a posizioni di maggioranza) altrettanto non piace.

Non piacciono i diversi funzionamenti.
Che sono fra l'altro frutto di percorsi evolutivi adattativi etcetc...

Tutti uguali.
Dobbiamo essere.

A me onestamente non sembra ci sia poi tutto questo progresso di specie. (ed è idiota pensare che in poche centinaia id anni ci possa essere).
Tecnologico di certo.

Ma parlare di un progresso di specie in tempi umani senza la considerazione del tempo profondo...è come parlare di " e vissero per sempre felici e contenti" e crederci.

E ciao!
È sempre un piacere leggerti! :)
Ciao!!!
Il piacere è reciproco. :)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Puoi farmi un esempio dove qui, adesso, nella cosiddetta civiltà occidentale, vengano imposti dei ruoli a qualcuno in base alle attuali conoscenze sulle bioscienze , e non in base a retaggi adattativi delle società del passato?
Il problema non è semmai l'opposto, cioè negare anche di fronte a palesi evidenze che ci siano delle differenze?
E' troppo complicato dire che le differenze non comportano una quantità maggiore o minore di dignità e diritti come in effetti dovrebbe essere?
E magari battersi per questo, anzichè per affermazioni che non rispecchiano la realtà?
Io non credo di avere la soluzione in tasca, ma sono consapevole che ogni semplificazione, e ne sono state fatte a quintali, ci allontani dalla comprensione e dalla soluzione dei problemi sociali e di convivenza.
Intanto gli stessi scienziati possono essere influenzati dai propri pregiudizi e ricercarne conferme.
Ma la cosa più frequente è che la divulgazione dei risultati delle ricerche è giocoforza semplificata è lacunosa e può essere usata per confermare altri pregiudizi.
Mi fa piacere che nel tuo contesto di vita tu non abbia mai riscontrato questo.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Magari dirò una cagata però un conto è vivere in un ambiente ostile avendo come arma migliore l'intelligenza, da cui un'evoluzione della specie ottima conseguenza della capacità di adattamento a questo ambiente, un conto è diventare la specie che invece di adattarsi all'ambiente adatta l'ambiente a se stessa, ambiente che però col progresso tecnologico che viaggia a velocità esponenziale muta senza più dare il tempo di adattarvisi e si ritorce contro. Esempio l'alimentazione. Penso che il nostro hardware non sia dissimile da quello dei primi sapiens, i quali però vivevano mangiando quando riuscivano e infatti il nostro corpo è una macchina molto efficiente se si tratta di accumulare riserve adipose per affrontare i periodi di magra. Oggi però viviamo in un ambiente pesantemente modificato dove il cibo abbonda ed ecco che il nostro hardware da adattato è diventato disadattato, vedi incidenza del sovrappeso e dell'obesità
A me sembra una credenza pure questa, in grassetto intendo, onestamente :)

Una caratteristica della nostra specie è la capacità di narrazione di sè.
Il raccontarsi la propria storia.

Come tutte le altre specie presenti sul pianeta, intelligenti ognuna a suo modo, non siamo in grado di considerare nel nostro campo visivo e immaginativo le connessioni in cui siamo immersi.

A differenza delle altre specie ci siamo inventati una narrazione per cui il nostro campo visivo raccoglie in sè il Tutto.

Non abbiamo adattato l'ambiente a noi. E' una credenza.

Abbiamo sfruttato l'ambiente seguendo il potere (alimentare, territoriale, relazionale) che mano a mano sperimentavamo di poter acquisire.
E accumulando risorse.
Senza minimamente essere in grado di valutarne l'impatto ma affermando di poterlo fare e di farlo.
E rispondendo al senso di sconosciuto e incertezza con dogmi e assiomi. Come se fossero essi stessi strumenti di controllo.

Quello che la scienza sta dimostrando non è altro che il fatto che noi, formiche, scimmie siamo solo elementi.
Interconnessi.

Siamo fondamentalmente scimmie.
Con tutte le altre specie condividiamo l'origine batterica.

Tutte le bestie mangiano tutto quello che hanno a disposizione.
Anche fino a morirne.
Le altre bestie mangiano il loro vomito. Noi mangiamo la nostra merda. Non è diverso.

Non stiam facendo niente di nuovo neanche a quel livello.
Però noi ci costruiamo sopra una narrazione epica. :)

Riesco a mostrare dove mi sto dirigendo?
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
A me sembra una credenza pure questa, in grassetto intendo, onestamente :)

Una caratteristica della nostra specie è la capacità di narrazione di sè.
Il raccontarsi la propria storia.

Come tutte le altre specie presenti sul pianeta, intelligenti ognuna a suo modo, non siamo in grado di considerare nel nostro campo visivo e immaginativo le connessioni in cui siamo immersi.

A differenza delle altre specie ci siamo inventati una narrazione per cui il nostro campo visivo raccoglie in sè il Tutto.

Non abbiamo adattato l'ambiente a noi. E' una credenza.

Abbiamo sfruttato l'ambiente seguendo il potere (alimentare, territoriale, relazionale) che mano a mano sperimentavamo di poter acquisire.
E accumulando risorse.
Senza minimamente essere in grado di valutarne l'impatto ma affermando di poterlo fare e di farlo.
E rispondendo al senso di sconosciuto e incertezza con dogmi e assiomi. Come se fossero essi stessi strumenti di controllo.

Quello che la scienza sta dimostrando non è altro che il fatto che noi, formiche, scimmie siamo solo elementi.
Interconnessi.

Siamo fondamentalmente scimmie.
Con tutte le altre specie condividiamo l'origine batterica.

Tutte le bestie mangiano tutto quello che hanno a disposizione.
Anche fino a morirne.
Le altre bestie mangiano il loro vomito. Noi mangiamo la nostra merda. Non è diverso.

Non stiam facendo niente di nuovo neanche a quel livello.
Però noi ci costruiamo sopra una narrazione epica. :)

Riesco a mostrare dove mi sto dirigendo?
No, comunque è un po' anche la mia credenza ed era la credenza di Weyland il quale affermava, dopo aver elencato tutte le "conquiste" della scienza dalla ruota alla genetica applicata, che oggi siamo noi Dio, e come ho detto, allerta spoiler finisce che muoiono tutti male
 
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