Ecco quanto riportato sul sito della LAV in merito alla caccia:
Ogni anno in Italia si massacrano per divertimento circa
100 milioni di animali. Responsabile di questa distruzione - a cui si accompagnano puntualmente decine di morti e feriti accidentali anche tra gli esseri umani - è una piccola minoranza composta da circa
l’1% della popolazione, forte degli interessi economici ed elettorali che ruotano intorno a questa crudele pratica.
La caccia, oltre alla strage di animali provoca:
• l’estinzione generale o locale di alcune specie e la rarefazione di altre
• l’alterazione degli equilibri ecologici naturali,
• la diffusione di malattie, come il saturnismo (avvelenamento da piombo degli uccelli che ingeriscono i pallini) e gravi sofferenze agli animali feriti
• incidenti con perdite anche di vite umane.
I cacciatori difendono questo esercizio 'sportivo' aggrappandosi a un superata immagine bucolica di veri amanti della natura. E continuano a sparare, non vedendo o non volendo vedere le conseguenze cruente e distruttive del loro hobby.
La caccia
non è più un fenomeno di massa, ma costituisce ancora una causa, grave e consistente, di
distruzione della natura e di
massacro degli animali. Benché il numero dei praticanti sia costantemente in diminuzione, il loro impatto è ancora altissimo. Nel corso degli ultimi 20 anni il numero di cacciatori si è dimezzato. La
Toscana conta il maggior numero di doppiette (112.571) e, in generale, è il centro-nord del Paese ad ospitare circa il 70% dei cacciatori italiani.
In base alla legge
n. 157 del 1992, nel nostro Paese:
- è permessa la caccia a ben 49 specie fra uccelli e mammiferi
- la stagione venatoria dura 5 mesi, ma si può sparare per tutto l’anno col pretesto degli abbattimenti selettivi (> caccia di selezione) e del controllo (>piani di controllo) della fauna “in sovrannumero”
- i cacciatori possono invadere i fondi privati contro la volontà del proprietario
- è autorizzata l’uccisione di animali - prima allevati e poi liberati con ripopolamenti - nelle Aziende faunistico-venatorie (versione moderna delle riserve di caccia)
- il 70% del territorio di ogni regione è obbligatoriamente destinato alla caccia
- è consentita la strage di cuccioli o di femmine che covano
- non c’è alcun limite fisso agli animali che ogni anno possono essere uccisi.
Le sanzioni previste per le trasgressioni alla legge sono irrisorie e non contrastano in nessun modo il
bracconaggio.
La regolamentazione sulla caccia rientra prevalentemente nella competenza delle
Regioni che, demolendo i pochi limiti imposti dalla legge nazionale, approvano norme spesso filovenatorie, a causa delle quali l’Italia è già stata condannata ben
5 volte dalla Corte di Giustizia europea.
Conseguenze della caccia.
Animali feriti
Non tutti gli animali colpiti muoiono all'istante e vengono quindi portati via, molti
rimangono sul terreno o
vagano trascinandosi feriti, spegnendosi anche dopo giorni di agonia, in cui possono finire preda di altri animali. Anche gli animali che non vengono catturati e uccisi all’istante soffrono. Gli inseguimenti, la paura, i danni fisici riportati durante fughe impari apportano conseguenze anche gravi a chi riesce a evitare i pallini o i proiettili. Per non parlare dei piccoli che rimangono orfani e muoiono di denutrizione e di stenti, o si perdono e cadono inesorabilmente come vittime 'secondarie' dello sport venatorio.
Uova e nidi
Al contrario di ciò che ritengono i più,
i nidi e le uova sono tutelati e protetti. Distruggerli, anche nelle città, è una violazione delle norme EU e nazionali.
La
falconeria, che consiste nell'addomesticamento di rapaci diurni anche a scopo venatorio, è una “passione” che sovente si basa sulla
sottrazione di uova o pullus (i pulcini di pochi giorni di vita). L’uovo viene rubato dal nido per imprintare il piccolo falco e fargli riconoscere l’umano che l’ha rapito come genitore, facilitando l’addestramento del volatile ad ubbidire agli ordini del suo ‘padrone’.
Danni all’agricoltura
Gli agricoltori possono richiedere (e ricevere)
fondi per sopperire ai danni provocati dalla fauna selvatica ai campi e ai raccolti. La legge impone che, per contenere i danni all'agricoltura, non si possa disporre l'uccisione degli animali selvatici, se prima non sono stati adottati mezzi “ecologici” (ovvero che non prevedono il ricorso alle armi dei cacciatori) dei quali deve essere dimostrata l'inefficacia. Mezzi ecologici sono, ad esempio, le colture a perdere e le recinzioni in fettuccia elettrificata.
Divieto di caccia
In base all’ articolo 842 del codice civile,
un cacciatore può invadere la proprietà privata senza che il legittimo proprietario sia in grado di opporsi. Se, nel corso della sua battuta venatoria, si trova a dover passare su terreni altrui per poter inseguire l’animale o appostarsi per braccarlo, o per abbatterlo, può farlo. In base a una norma risalente a tempi in cui, per motivi bellici, era considerato favorevole che le persone familiarizzassero con l'uso delle armi. Ma oggi? In Italia il rispetto della proprietà privata è un obbligo. Non per tutti.
I cacciatori possono entrare nei fondi privati, gli altri cittadini no.