Io penso che esista la famiglia mitologica e la famiglia reale.
La famiglia mitologica è mito appunto. Quella in cui tutto è stabilità, coerenza, sicurezza, infallibilità. Un mito appunto.
Poi c'è la famiglia reale. Quella umana. E gli umani fanno casino. Non sono fedeli. Si confondono. Hanno paura. Desiderano. Sognano. Umani insomma. Non miti.
I principi incrollabili, quelli che segnano e lasciano il segno della colpa appartengono al mito. Al dover essere e al voler essere.
Sono quelli a cui per cultura di appartenenza si fa riferimento per orientarsi. Nel casino umano.
Ma devono essere calati nell'umanità. Nella fallibilità.
E non per giustificare o peggio ancora assolvere.
Nessuno assolve nessuno dal mio punto di vista.
E quando vengono calati devono essere tradotti da ogni individuo agli individui che sceglie di avere vicino.
La parcellizzazione deriva probabilmente anche dal fatto che la parte individuale e la elaborazione individuale stanno emergendo in modo sempre più forte e di contro la capacità di comunicare a sè e di sè si sta abbassando.
E questo è disorientante.
Non a caso nei periodi di attraversamento e cambiamento ci si aggrappa strenuamente al conosciuto. I principi mitologici.
Le persone cambiano nel corso di una vita.
Trovo sia utopico pensare di stare con una persona credendo che sarà sempre tutto uguale. Che firmata la carta. Il gioco è fatto. Tutto fermo.
Le persone evolvono in ogni momento. A volte si perdono e a volte si trovano.
E trovo che sia importante seguire le variazioni.
Che nella famiglia reale, non quella mitologica, a me sembra che il tradimento che fa più danni sia quello del voler tenere tutto uguale quando tutto è cambiato. Trovo che questo sia violento. Che è negare la realtà. Ma qui sono sicuramente influenzata dal mio vissuto.
Si cambia anche senza infrangere promesse scritte.
Ma non comunicarlo è infrangere la promessa più importante che sta al fondo di tutto. Che è quella dello starsi vicini.
A quel punto il tradimento in sè, secondo me, passa in secondo piano. E qui si apre tutta la questione del dire e del non dire.
Ma al di là del dire il fatto in sè, trovo che tradire sia non trovare il modo di comunicare il cambiamento avvenuto. E lasciarsi indietro. L'impazzire dietro il fatto spicciolo a volte mi sembra un modo per non affrontare l'altro raccontando che stanno succedendo cose più profonde di una o qualche scopata.
Io escludo la questione dell'innamoramento...non la so proprio collocare questa. E non trovo sia affidabile come indicatore. Che a me sembra indicatore più di altro che di sè stesso. E usarlo come uscita di emergenza...boh. Lo trovo poco sincero.
Ho fatto un minestrone...