Ciao a tutti!
E' parecchio che vi leggo e faccio tesoro dei consigli indiretti di ciascuno di voi.
Ora però vorrei raccontare la mia storia. Principalmente perchè sono arrivata ad un bivio e devo decidere...
Abito nella capitale, ho 38 anni, sono sposata da 12 con un mio coetaneo ed abbiamo due bambini. Un maschio di 10 e una bambina di 8.
Io sono stata la classica "brava ragazza" tutta casa e Chiesa. Con il desiderio di incontrare l'amore e fare una famiglia. Anche un pò per sfuggire alla mia famiglia di origine molto apprensiva, di rigidi principi e soffocante, sia con me che con mia sorella.
Già quando mi fidanzai con mio marito, mio coetaneo conosciuto in Parrocchia, non c'era amore folle, nè da parte mia, nè tantomeno sua. Pur sapendo di non essere innamoratissima, credevo in quel rapporto e nel progetto insieme.
Lui aveva molti più dubbi, forse anche causati dalla giovane età e da un temperamento introverso. In questi anni ci sono stati momenti belli, in primis la nascita dei figli, amatissimi da entrambi.
Ma anche tanti momenti bui. Incomprensioni, mancanza di collaborazione da parte sua nella gestione dei ragazzi. Diversità di indole: io molto solare e socievole, lui rifugge la compagnia e la socialità.
Problemi anche dal punto di vista sessuale, o per lo meno una sintonia apparente, basata su una inesperienza di entrambi e molti tabù che ci ha portati a esplorare solo parzialmente il sesso. Col risultato che io a volte mi sono domandata se non era per caso colpa mia.
Ho tirato avanti, anche perchè molte cose non le vedevo, le avevo messe a tacere con la convinzione che fosse giusto così. Poi in qualche modo non avevo occasione di sentire altri pareri, perchè le mie amiche si triceravano come me dietro il silenzio dell'inconsapevolezza.
Qualche anno fa la svolta: a livello lavorativo assumo un ruolo di maggior responsabilità che mi dà maggiori soddisfazioni. Grazie ai figli creo una nuova rete di amicizie, lontane da quel mondo dove ero cresciuta. Amicizie "normali" magari senza particolari Credo, ma con la verità della vita reale.
Questo mi spinge ad un'analisi, inizialmente involontaria, su me stessa e la mia vita. Parlo con molte persone e scopro che i rapporti non sono idilliaci per nessuno e non è reato avere delle insoddisfazioni e dei problemi.
Divento in qualche modo più indipendente, distaccata, consapevole della mia insoddisfazione.
Cerco di coinvolgere mio marito con richieste di aiuto più o meno esplicite. Gli faccio notare i miei cambiamenti, la mia voglia di vivere in maniera più divertente a appassionata la nostra vita. Cerco di spronarlo facendogli capire che sono una donna che può piacere....ma lui nulla.
Per pigrizia e per comodo va avanti con la sua passività, sia con me che con i ragazzi, per anni.
Un anno fa l'evento decisivo: conosco un uomo tramite amici comuni. Si sta separando per volontà della moglie ed è distrutto.
Cominciamo a scriverci, a sentirci, per raccontarci e confortarci riguardo le reciproche difficoltà. Ora so, col senno del poi, che in quel momento avrei dovuto mettere un freno, ma non avrei pensato sarebbe successo quello che è successo. Oppure, al contrario, lo volevo ardentemente e lo ricercavo.
Comunque lui si è innamorato di me, mi ha travolta e io mi sono lasciata travolgere.
Sono stati mesi meravigliosi, pieni di un amore e una passione che pensavo solo esistere nei film. Che credevo non potermi meritare...
Ci vediamo tutti i giorni. Ci capiamo su tutto. Lui ha un figlio dell'età della mia piccola e quindi capisce anche le problematiche con i ragazzi. Lui fa progetti pratici sulla nostra vita futura, vuole rifarsi una vita con me e con i nostri figli. Lo desidera veramente e non ha dubbi.
Io non ho dubbi sul sentimento che ci lega, non potrei perchè è immenso e sincero. Mi ha donato una nuova vita.
Ho però tante paure. Paura di distruggere quello che ho costruito. Paura di sconvolgere la vita dei miei figli, dei miei genitori.
Mi dispiace molto per mio marito, al quale comunque voglio molto bene e che reputo una bella persona, e so che per lui sarebbe un colpo pazzesco, più che per il sentimento, per l'ideale di vita e famiglia che si è proposto.
Sto cercando di farmi aiutare da uno spicologo.
Sono combattuta. Mi sveglio la mattina pensando che devo fare una scelta, salvando la famiglia, rinunciando a una parte di me.
Vado a letto alla sera dicendomi che indietro non si può più tornare, perchè ho il cuore pieno di amore per un'altro.
Ho paura dei risvolti sociali che una separazione potrebbe creare intorno a me e ai miei bambini.
Ma ho anche paura di non sopportare a lungo la falsità di una doppia vita. Amo troppo il mio nuovo compagno, ma sono ancora piena di domande, di paranoie morali.
Non so se dovute alla mia coscienza o solo al timore di fare la scelta giusta per tutti. E alla consapevolezza che non far soffrire nessuno non è possibile.
Grazie per la vostra pazienza!