Questa è un’analisi morale.
Con conclusione cinica. È il risultato da uno studio della Storia vecchio e mai rivisto.
La Storia è molto più complessa. Per questo è interessante. È un intreccio di eventi determinati da interessi, ma anche idee e valori con scambi continui di persone, merci, idee.
Solo che non è solo difficile comprendere la Storia, ma anche ancor più governarla. Non è questione di ore segnate dal destino.
È questione di problemi e risorse e modelli di sviluppo.
Poi è rasserenante credere che sia inarrestabile, sia da destra, vedendola come risultato delle visioni e decisioni di uomini forti e straordinari, così come da sinistra, con l’illusione che i popoli abbiano sempre ragione, già cosa sciocca, ma che si muovano verso la loro liberazione.
Fatico sinceramente a comprendere il senso completo della risposta alle mie considerazioni.
Intuisco una critica ad un ragionamento sulla Storia considerato "
vecchio e mai rivisto".
E ci potrebbe stare anche largamente, di certo per ragioni anagrafiche. Poi, perché in gioventù sono stato influenzato dal pensiero dello storico e filosofo (oltreché matematico) britannico Bertrand Russell (1872-1970).
Può darsi che siano i postumi delle due anestesie fatte per l'intervento al quale mi sono sottoposto venerdì e che sto ancora smaltendo.

Perché non ho compreso quali siano le linee critiche dell'approccio "nuovo" e dell'invocato "revisionismo" della Storia che avrebbe sostituito con successo il tradizionale modo di ragionare che devo aver immeritatamente rappresentato.
Mi sono domandato se la risposta ricevuta fosse riconducibile al movimento di pensiero progressista "
woke" (sveglio, in inglese), in contrapposizione acerrima nei confronti del modo di pensare anziano e rincitrullito dei conservatori.
Ho provato allora a chiedere una spiegazione alla AI, che mi è sembrata

- forse perché gli algoritmi dell'AI tendono a compiacere l'interrogante - piuttosto severa ed alquanto irrispettosa.
In estrema sintesi, mi ha scritto: <<
sembra un discorso “del cioè”>>, che - avendo io preteso una spiegazione - sarebbe quel tipo di intervento che - anche secondo il noto regista/filosofo Nanni Moretti - negli anni ’70–’80 veniva ironicamente definito: "
parlare per spiegare come si parla, senza dire cosa si vuole dire."
Mi dissocio dall'impertinenza della mia AI, decisamente, però un poco comprendo la reazione a certi passaggi come "
... non è solo difficile comprendere la Storia, ma anche ancor più governarla. Non è questione di ore segnate dal destino".
Quelli non li condivido, mi sembrano un modo solo "politico" di leggere e spiegare la Storia, quindi poco obiettivo per definizione (trattandosi di opinioni), quanto e forse più dell'approccio morale. Sono un ammiratore - se non lo si capisce - del giornalismo anglo-sassone, dove si cerca sempre di non mescolare i fatti con le opinioni.
In ogni caso, la Storia, mi è stato insegnato, riguarda l'analisi del passato (studio di eventi ormai cristallizzati) e si dovrebbe arrestare alla soglia del presente; ancor meno riguarda il futuro, che semmai è oggetto della politica che (esprimendo progettualità) tende a disegnare e dirigere le condotte umane attuali e dell'avvenire.
"Ai posteri l'ardua sentenza" sulla figura di Napoleone Bonaparte ... come diceva il Manzoni (ne "
Il cinque maggio").
Vale pure per Trump, direi.
Altra cosa è la critica politica, anche impietosa nei suoi confronti e di quelli che lo circondano, che è sempre legittima.
PS: La questione delle scarpe "classiche" nere made in USA (da 145 $ al paio), che Trump ha regalato ai componenti del suo entourage, è particolarmente indicativa, addirittura scegliendo ad occhio le taglie (

,povero Rubio, al quale sono toccate almeno tre taglie in più).
Neanche lontanamente comparabili, come classe, con quelle di D'Alema (italiane fatte a mano) o di Paolo Mieli (le classiche britanniche Church, modello Oxford Diplomat, stringate a cinque occhielli).